Il è stato un movimento artistico e un'associazione di artisti fondato da Jirō Yoshihara e Shōzō Shimamoto in Giappone nel 1954. Fu Shimamoto che suggerì il nome Gutai, che significa "concreto", in opposizione ad astratto/teorico.
Gutai si distinse per l’ampia sperimentazione artistica che combinava pittura, performance, installazione, arte concettuale, opere interattive e interventi site-specific. I membri operarono spesso in spazi non convenzionali, come parchi pubblici e palcoscenici teatrali, esplorando il rapporto tra spirito, corpo e materia. In molte opere il corpo dell’artista e il gesto fisico, talvolta violento, divennero strumenti centrali del processo creativo.
Fin dall’inizio il gruppo ebbe una forte vocazione internazionale. Attraverso mostre, pubblicazioni e collaborazioni, Gutai entrò in dialogo con artisti, critici e galleristi europei e statunitensi, tra cui Michel Tapié, Martha Jackson e Rodolphe Stadler, nonché con gruppi come Nul e Zero. Nel corso della sua attività coinvolse circa 60 artistiMing Tiampo, Gutai: Decentering Modernism, Chicago, London: The University of Chicago Press, 2010..
Storia
Fondazione Gutai nacque nel contesto della rinascita culturale giapponese del secondo dopoguerra. Jirō Yoshihara, già attivo nell'associazione artistica Nika-kai e promotore di iniziative artistiche nella città di Ashiya, incoraggiò un gruppo di giovani artisti a costituire una nuova associazione orientata alla sperimentazione radicale. Il nome “Gutai”, proposto da Shōzō Shimamoto, significa “concreto” e si contrappone sia all’astrazione pura sia alla figurazione tradizionale具体資料集 1954–1972 / Gutai Documents 1954–1972, Ashiya: Ashiya City Museum of Art & History, 1994..
Tra i membri fondatori figuravano, oltre a Yoshihara, artisti come lo stesso Shimamoto, Tsuruko Yamazaki, Sadami Azuma, Kei Iseya, Tamiko Ueda, Chiyū Uemae, Hiroshi Okada, Hajime Okamoto, Yoshio Sekine, Shigeru Tsujimura, Tōichirō Fujikawa, Hiroshi Funai, Masanobu Masatoshi, Toshio Yoshida, Hideo Yoshihara e Michio Yoshihara. Nei mesi successivi alcuni membri lasciarono il gruppo, mentre si unirono nuovi artisti, tra cui Sadamasa Motonaga, Akira Kanayama, Saburō Murakami, Kazuo Shiraga e Atsuko Tanaka, che contribuirono a definire l’identità più radicale del movimento.
Idee artistiche Il termine “gutai” richiama l’idea di concretezza materiale. Il gruppo si distingueva dall’arte figurativa contemporanea, come il surrealismo e il realismo socialista, così come dall’astrazione geometrica formalista. Gli artisti sperimentarono modalità non convenzionali di applicazione del colore, estendendo la pittura a oggetti tridimensionali, ambienti e azioni performativeMing Tiampo, “Gutai Experiments on the World Stage”, Gutai. Dipingere con il tempo e lo spazio / Painting with Time and Space, exh. cat., Museo Cantonale d’Arte, Lugano, Cinisello Balsamo: Silvana Editoriale, 2010, pp. 24–37.Ming Tiampo, “’Create What Has Never Been Done Before!’ Historicising Gutai Discourses of Originality”, Third Text 21/6 (2007): 689–706..
Yoshihara esortava i membri a “creare ciò che non è mai stato fatto prima”, promuovendo formati espositivi innovativi che favorissero la libertà creativa. Questa tensione costante verso l’originalità generò una vera e propria “cultura della sperimentazione”.
Manifesto dell’arte Gutai
Nel Manifesto dell’arte Gutai, pubblicato nel 1956, Yoshihara affermò che l’arte del gruppo mirava ad andare oltre l’astrazione per esplorare le possibilità della pura creatività. Centrale era la relazione dinamica tra spirito umano e materia: l’opera doveva permettere alla materia di esprimere la propria vitalità, anche attraverso processi di trasformazione, deterioramento o distruzioneShōichi Hirai, 具体ってなんだ? 結成50周年の前衛美術グループ18年の記録 / What’s Gutai?, Tokyo: Bijutsu Shuppansha, 2004..
Il gruppo attribuiva grande importanza alla libertà individuale e alla creatività come strumenti di emancipazione nel difficile contesto del dopoguerra. Molti membri si impegnarono anche nell’educazione artistica, promuovendo la libera espressione nei bambini具体 復刻版 / Gutai, Facsimile Edition, ed. Ashiya City Museum of Art & History, Tokyo: Geika Shoin, 2010, suppl. vol., 9..
La rivista Gutai La rivista omonima fu uno strumento fondamentale di diffusione internazionale. Pubblicata tra la metà degli anni Cinquanta e la metà degli anni Sessanta, documentava opere, mostre e riflessioni teoriche del gruppo, includendo testi in giapponese, inglese e francese. La qualità grafica e l’impostazione sperimentale della rivista riflettevano l’approccio innovativo dell’associazioneShoichi Hirai, “On Gutai”, Gutai: Dipingere con il tempo e con lo spazio / Gutai: Painting with Time and Space, exh. cat., Museo Cantonale d’Arte, Lugano, Cinisello Balsamo: Silvana Editoriale, 2010, pp. 142–161.具体 復刻版 / Gutai, Facsimile Edition, ed. Ashiya City Museum of Art & History, Tokyo: Geika Shoin, 2010..
Mostre all’aperto e performance Tra le iniziative più significative vi furono le mostre all’aperto organizzate nel parco di Ashiya, in cui le opere dovevano resistere agli agenti atmosferici e dialogare con l’ambiente naturale. Gli artisti utilizzarono materiali industriali, oggetti di uso quotidiano e strutture temporanee, anticipando pratiche che in seguito sarebbero state associate alla land art, all’arte ambientale e all’installazioneMing Tiampo, “Gutai Chain: The Collective Spirit of Individualism”, positions 21/2 (2013): 383–415..
Le mostre presso la Ohara Hall di Tokyo divennero celebri per le performance pubbliche. Kazuo Shiraga dipingeva con i piedi sospeso a una corda o lottando nel fango; Saburō Murakami attraversava grandi schermi di carta tesi su telai, rompendoli; Shōzō Shimamoto lanciava bottiglie di vernice contro la tela. Tali azioni mettevano in primo piano il gesto corporeo e il processo creativo.
Nel corso degli anni il gruppo realizzò anche spettacoli teatrali, tra cui Gutai Art on the Stage, che combinavano pittura, suono, luce e azione scenica.
Relazioni internazionali Il critico francese Michel Tapié promosse Gutai nel contesto dell’arte informale, favorendone l’esposizione in Europa e negli Stati Uniti. Nel 1958 il gruppo presentò una mostra alla Martha Jackson Gallery di New York, prima esposizione al di fuori del Giappone. Sebbene alcune opere fossero considerate derivate dall’espressionismo astratto, il dialogo internazionale contribuì alla diffusione e al riconoscimento del gruppo.
Nel 1962 fu inaugurata a Osaka la Gutai Pinacotheca, spazio espositivo che divenne punto di riferimento per artisti e critici internazionaliTijs Visser, “Mal Communication”, Gutai: Painting with Time and Space, exh. cat., Museo Cantonale d’Arte, Lugano, Cinisello Balsamo: Silvana Editoriale, 2010, 14–23.. Negli anni Sessanta il gruppo collaborò con movimenti europei come Nul e Zero e partecipò a eventi di rilievo, tra cui l’Expo 1970 di Osaka"Expo '70", Gutai: Splendid Playground, eds. Alexandra Munroe, Mint Tiampo, exh. cat., The Solomon R. Guggenheim Museum, New York, New York: The Solomon R. Guggenheim Foundation, 2013, 232..
Evoluzione e scioglimento Nel corso degli anni Sessanta, Gutai accolse una nuova generazione di artisti, mentre alcuni membri storici intrapresero percorsi sempre più autonomi. La morte di Jirō Yoshihara nel 1972 segnò la fine dell’associazione, che si sciolse poco dopo.
Accoglienza critica ed eredità La ricezione critica di Gutai è stata influenzata dai mutamenti del discorso artistico internazionale. Inizialmente le opere furono talvolta interpretate come manifestazioni spettacolari o derivate dall’espressionismo astratto. Successivamente, con l’affermarsi della performance, dell’happening e dell’arte concettuale, il gruppo venne riconosciuto come precursore di molte tendenze sviluppatesi negli anni Sessanta.
Ricerche degli anni 2010 hanno evidenziato come gli artisti Gutai superassero le distinzioni tradizionali tra pittura e performance, proponendo una concezione ampia della rappresentazione artistica. Oggi il gruppo è considerato una delle principali avanguardie del dopoguerra, capace di coniugare sperimentazione radicale e dialogo internazionale in un contesto culturale segnato dalla ricostruzione e dalla ridefinizione dell’identità giapponese.
Critica La prima apparizione americana del gruppo Gutai, alla Martha Jackson Gallery nel 1958, fu accolta da numerose critiche: molti osservatori sostennero che le opere imitassero Jackson Pollock. Tuttavia, l’arte Gutai non si limitava a copiarne lo stile, ma ne traeva ispirazione per affrontare il tema della libertà nel Giappone del secondo dopoguerra. Jirō Yoshihara elogiava Pollock come uno dei più grandi pittori americani viventi, ammirandone l’originalità e l’interpretazione concreta della libertà. Come Pollock, anche Yoshihara aspirava a incarnare la natura piuttosto che rappresentarla in modo figurativo. Pur riconoscendo una certa affinità estetica, Yoshihara cercò con determinazione di sviluppare uno stile distintivoTiampo, Ming; Munroe, Alexandra (2013). Gutai Splendid Playground. New York: Guggenheim Museum Publications. ISBN 978-0-89207-489-1..
Consapevole della diffusa convinzione che gli artisti giapponesi seguissero modelli occidentali, Yoshihara insistette affinché i membri del Gutai elaborassero un linguaggio fortemente individuale. Incoraggiò i suoi allievi a studiare approfonditamente le questioni artistiche contemporanee per competere con i centri dell’arte internazionale. Sebbene alcune opere, soprattutto quelle basate su processi corporei, mostrassero un’affinità con il dripping di Pollock, il gruppo ampliò tali pratiche in modo radicaleTiampo, Ming (2011). Decentering Modernism. Chicago: University of Chicago Press. ISBN 978-0-226-80166-7..
A un primo sguardo, le prime pitture Gutai possono ricordare le tele di Pollock; tuttavia, metodi e intenzioni differivano in modo sostanziale. Le composizioni di Pollock, pur caratterizzate da gestualità libera, risultano strutturate entro limiti compositivi definiti, mentre artisti come Yasuo Sumi operarono attraverso azioni più impulsive e sperimentali, arrivando a “scatenarsi” sulla superficie pittorica. Il Gutai fu talvolta accostato al Dadaismo, ma Yoshihara chiarì nel manifesto del gruppo che, pur riconoscendo l’importanza storica del Dada, le loro opere nascevano da un’indagine sulle possibilità di “dare vita alla materia”, differenziandosi quindi dall’approccio dadaista.
Anche in seguito, alcuni membri (tra cui Kazuo Shiraga) videro le proprie opere liquidate come derivazioni dell’Espressionismo astratto di seconda generazione durante le mostre negli Stati Uniti. Solo in tempi più recenti tali interpretazioni sono state riconsiderate. Yoshihara mirava infatti a creare un genere difficilmente classificabile, perseguendo un’idea di autentica originalità.
Nel 2013, le opere del Gutai furono incluse dal critico e giornalista Dale Eisinger tra le più significative nella storia della performance art sulla piattaforma multimediale statunitense Complex. Il dialogo epistolare tra Yoshihara e l’artista statunitense Allan Kaprow contribuì inoltre a uno scambio creativo tra Oriente e Occidente, favorendo nuove forme di sperimentazione multimediale.
Politica Il Gutai sviluppò anche una rilevante dimensione politica. Negli anni Cinquanta, l’arte giapponese moderna era fortemente segnata dal realismo sociale, mentre un’astrazione più raffinata, in particolare il Nihonga del dopoguerra, veniva promossa all’estero come espressione rappresentativa dell’identità artistica nazionale. In questo contesto, il gruppo manifestò il desiderio di sottrarsi a quella che percepiva come una condizione di monotonia e di costrizione ideologicaKee, J. "Situating a Singular Kind of 'Action': Early Gutai Painting, 1954 1957." Oxford Art Journal 26.2 (2003): 121-40. Web..