LEnūma eliš (in italiano "Quando in alto"Dal nome delle prime parole di apertura del poema (cfr. Liverani, 2009, p. 416) che, come nelle altre opere della tradizione mesopotamica, ne caratterizzano il titolo.; in cuneiforme accadico: ) è un poema teogonico e cosmogonico, in lingua accadica, appartenente alla tradizione religiosa babilonese, che tratta in particolar modo del mito della creazione, la teomachia che diede origine al mondo come lo conosciamo, e le imprese del dio MardukDio attestato fin dalla metà del III millennio a.C.; cfr., ad esempio, Pietro Mander, Il pantheon di Abu-Salabikh, Napoli, Istituto Universitario Orientale, Dipartimento di Studi Asiatici, 1986., divinità poliade della città di Babilonia (Babylōnía, greco antico; in accadico Bābilāni, da Bāb-ili che rende l'antico nome sumerico KA2.DINGIR.RA, col significato di "Porta del Dio"Perché da lì gli dèi scendevano sulla terra (cfr. Mircea Eliade, Il mito dell'eterno ritorno, Roma, Borla, 1999, p. 23., la città amorrea fondata nel XIX secolo a.C.).
LEnūma eliš veniva recitato, o forse cantato,All'ultima Tavola, la VII, verso 161, tale opera viene indicata con il nome di "Canto di Marduk" durante l'Akītu (in sumerico: A2.KI.TI, cuneiforme , col significato di "forza che fa rivivere il mondo"in Eliade I, 74; nome sumerico della festività, anche Zagmuk), la festa di inizio del nuovo anno di Babilonia, segnatamente il quarto giorno degli undici prescritti, nel mese di Nisān (Nissanu)Rituale della festa di Akitu, Cfr. Giovanni Pettinato, Mitologia assiro-babilonese, Torino, UTET, 2004, p. 102.Nisān, primo mese dell'anno babilonese della durata di 30 giorni, corrisponde a un periodo compreso nei nostri marzo e aprileDa tener presente anche che «the Enuma Elid was also recited to Marduk during the akitu-festival in Babylon in the seventh month; ...» (Mark E. Cohen, The Cultic Calendars of the Ancient Near East, CDL Press Bethesda, Maryland, 1993, nota 4 a p.438); quindi un secondo momento della festività era celebrato nel mese di Tašritu (settembre-ottobre), anche se con rituali differenti..
Origine del poema e sua datazione L'opera risale al periodo di Nabucodonosor I di Babilonia (Nabû-kudurrī-uṣur I, XII a.C.; secondo la cronologia mediaLiverani, 2011, p. 356.), il re più noto della Seconda dinastia di Isin.
Le origini dell'opera sono sconosciute (le versioni pervenute sono tutte tarde, del I millennio a.C.: in particolare, sono sopravvissute, tra le altre, copie assire dalla Biblioteca di Assurbanipal, ma anche copie degli studenti che si istruivano per diventare scribiLeonard W. King, Enuma Elish (2 Volumes in One), Cosimo, Inc., 2010, p. XXV-XXVI.). La sua scoperta è datata al 1875, grazie all'assiriologo britannico George Smith (1840-1876), peraltro il primo assiriologo a individuare il Poema di Atraḫasis.
Tuttavia Mario Liverani osserva come già nella Babilonia di Hammurabi (Ḫammurapi I) si sia avviata una riforma religiosa a vantaggio delle divinità astrali (come Šamaš, Adad o Ištar) con un ridimensionamento di quelle sumeriche; in tal senso la Babilonia si indirizza a far assurgere il suo dio poliade, Marduk, al vertice divino, tale ultima opera, tuttavia, «troverà piena attuazione solo con Nabucodonosor I, mezzo millennio dopo Hammurabi.»Mario Liverani, Antico Oriente, 2011, p.354..
Le caratteristiche LEnūma eliš si compone di sette tavole di circa 150 versi ognuna per complessivi 1.100 versi circa. Da notare, elemento di grande rilievo, che tutte le copie giunte a noi corrispondono esattamente nella loro stesura sia nel testo che dal punto di vista grafico, il che denuncerebbe, secondo gli studiosi Jean Bottéro e Samuel Noah KramerOp.cit. pp. 640-642., la grande importanza che possedeva questa opera per la cultura religiosa babilonese. Di evidenza anche il fatto che quando gli scribi assiri riporteranno tale opera nelle loro versioni manterranno il testo inalterato, pur modificando il nome di Marduk, dio poliade di Babilonia, con Assur (Aššūr), dio poliade della omonima capitale assira.
Il testo Tavola I La teogonia: versi 1-20 I primi versi del poema (I, 1-9) sono:
All'origine di ogni cosa vi sono dunque due princìpi divini: Apsû e Tiāmat. Apsû (l'Abzu, ZU.AB, sumerico) è l'Abisso, le Acque dolci dell'Abisso, padre di tutto il Cosmo; Tiāmat è l'Acqua salata del mareTiāmtu(m) in accadico indica il "mare"., madre di tutto il Cosmo. Da questi due princìpi divini vengono ad essere gli altri dei. Questi dei, nel prosieguo della I Tavola, sono Laḫmu e LaḫamuSumerico lahama; in accadico forse con il significato di "peloso", essere "peloso". Qui sono due, ma generalmente il termine indica una divina collettività, come gli Anunnaki e gli Igigi. Nei testi sumerici sono legati al dio Enki. Nel periodo di Ur III e in quello paleobabilonese, sono divinità protettrici degli ingressi.La versione assira inserisce qui Ea e Damkina al posto Laḫmu e Laḫamu., e mentre questi due dei primordiali crescono, ecco venire Anšar ("l'insieme del Cielo") e Kišar ("l'insieme della Terra"). Segue Anu (l'An sumerico, il dio Cielo), figlio di AnšarLa versione assira ha qui Marduk al posto di Anšar. e Kišar, e a loro eguale. Anu genera Nudimudd ("Generatore degli uomini", inteso come appellativo di Ea, l'Enki sumerico), colui che controlla i suoi padri, più potente del padre di suo padre Anšar, non ha eguali tra i suoi fratelli.
I nuovi dei disturbano Apsû e Tiāmat, Apsû si prepara per ucciderli: versi 21-54 Gli dei generati da Tiāmat e Apsû disturbano i propri genitori con i loro rumori e le loro divine danze. Questi giovani dei portano scompiglio nell'Anduruna (anche Andurunna, lett. "dove abita il dio Anu", ovvero il Cosmo). Apsû convoca il proprio paggio MummuTale termine compare anche nel rigo 4, tuttavia Diversamente avevano concluso H. e H.A. Frankfort, John A. Wilson, Thorkild Jacobsen e William A. Irvin in La filosofia prima dei Greci Torino, Einaudi, 1963 p. 202, quando sostengono che e si reca da Tiāmat denunciando il proposito di uccidere i giovani dei. Tiāmat, pur disturbata anch'essa dal loro clamore, lo invita a riflettere sul fatto che non si può distruggere ciò che si è creato e lo invita a educarli con dolcezza. Mummu interviene spronando invece Apsû a uccidere i giovani dei, recuperando in questo modo la propria tranquillità e quindi il silenzio primordiale.
Ea, il dio figlio di Anu, uccide Apsû e si stabilisce nelle Acque abissali con la propria paredra Damkina, generando il dio Marduk: versi 55-84 È la teomachia più antica di cui abbiamo notizia. I giovani dei vengono a conoscenza delle intenzioni di Apsû e si ammutoliscono nella paura; ma tra questi, Ea, il più intelligente, predispone un incantesimo e recitandolo lo diffonde sulle acque, facendo così addormentare Apsû, quindi priva della corona e dello splendore divino (accadico: melammû; la radiosità terrificante che promana dalla figura divina mesopotamica) il dio primordiale e, dopo averlo costretto in catene, lo uccide. Quindi, Ea imprigiona il paggio di Apsû, Mummu. Compiute queste gesta, Ea stabilisce nelle Acque dell'Abisso la propria residenza, indicandole con lo stesso nome del dio primordiale che aveva appena ucciso: Apsû. Lì vive ora Ea con la propria paredra, DamkinaDamkina, già divinita femminile del pantheon sumerico (dove è conosciuta come Nin-ki, Signora Terra, o, successivamente come Damgalnuna e dove probabilmente consisteva in una delle manifestazioni del Dea-madre (quindi correlata a Ninḫursanga, dnin-ḫur-sağ; anche Nintu, Grande Signora, o Ninmah, Signora generatrice, Signora pedemontana, Signora dellḫur-sağ, Dea madre, la cui forza consente al seme della terra e al feto di venire alla luce), e dove conservava dei culti e dei templi sia a Nippur (Nibru) che ad Adab. Nella cultura religiosa babilonese diviene la paredra di Ea (Enki) stabilendosi con lui nell'Apsû, da qui il suo epiteto babilonese di Sarrat Apsû (regina dell'Apsû)..
E nell'Apsû, Ea e Damkina generano il dio MardukLa paredra, sposa, di Marduk, sarà Ṣarpānītu indicata anche con l'epiteto di Erūa (in qualità di "protettrice delle donne incinte").:
La gloria di Marduk: versi 85-104 In questa parte della I Tavola viene esaltata la figura del nuovo dio, in particolare nella riga 92 (šu-uš-qu ma-'diš UGU-šú-nu a-tar mim-mu-šu) esso viene indicato come "superiore per le sue qualità agli altri [dei]". Quattro sono i suoi occhi e quattro gli orecchi, dalle sue labbra fuoriescono le fiamme. Di enormi fattezze e di incomparabile forza, il suo sguardo abbraccia ogni cosa, possiede lo "splendore" di dieci dei, cinquanta "terrori" sono raccolti in lui.
Marduk provoca con i quattro venti Tiāmat, la madre del Cosmo si prepara allo scontro: versi 105-162 Il padre Anu regala al divino Marduk i quattro venti che ha appena generato, il figlio li fa turbinare creando nuovamente scompiglio. Marduk spazientisce Tiāmat. Tiāmat è sconvolta, e alcuni dei le ricordano come non sia intervenuta mentre Ea uccideva Apsû e imprigionava Mummu, il suo paggio, e questo ha permesso la genesi dei venti e la sua solitudine. Quindi la invitano a liberarli da questo fardello. La progenitrice Tiāmat si decide per la guerra con gli dei che la sostengono. Quindi ḪuburNome di un fiume dell'Oltretomba, qui epiteto di Tiāmat. consegna loro armi terribili e inizia a generare draghi giganteschi rendendoli simili agli dei. Quindi genera undici differenti specie di creature mostruose: girtablullû (gli "uomini scorpione"), uridimmu (gli "uomini leone" o meglio "uomini cane feroce"Richard S. Ellis, Well, dog my cats! A note on the Uridimmu 1" in "If A Man Builds A Joyful House. Assyriological Studies In Honor Of Erie Verdun Leichty", Ann K. Guinan, Maria del Ellis, A.J. Ferrara, Sally M. Freedman, Matthew T. Rutz, Leonhard Sassmannshausen, Steve Tinney, and M.W. Waters (Eds), Brill 2006, p.109 e sgg. Testo completo di: "If a Man Builds a Joyful House, Assyriological Studies in Honor of Erie Verdun Leichty"), kulullû (gli "uomini pesce"), kusarikku (gli "uomini toro"), lahamu (gli "eroi pelosi"), ūmu dabrutū (le "tempeste terribili"), mušmahhu, ušumgallu e bašmu (tre differenti tipi di "serpente con corna"), mušhuššu (il "serpente-drago"), ugallu (i "demoni leone"). Tra i suoi figli divini, Tiāmat sceglie Kingu (anche Qingu) che pone a capo dell'armata, facendolo suo sposo (verso 155). Tiāmat pone quindi Kingu a capo di tutti gli dei, ponendo sul suo petto la "Tavola dei Destini" (accadico: ṭup šīmātu; sumerico: DUB.NAM.(TAR).MEŠ. Verso 157: id-din-šum-ma ṭuppi šīmāti i-ra-tuš ú-šat-mi-ih), consegnandogli in questo modo la dignità che era di Anu (verso 159).
Tavola II Ea informato dei preparativi di Tiāmat, conferisce con il padre Anšar che lo invita a incontrare Tiāmat, ma Ea si ritira: versi 1-90 Il dio Ea viene a sapere dei preparativi di Tiāmat, infuriato si reca dal padre Anšar. Anšar gli risponde che l'unico responsabile della furia di Tiāmat è lui, Ea, che ha ucciso Apsû. Ea replica che non era a conoscenza di ciò che avrebbe causato, ma la morte di Apsû era stata determinata da precise circostanze. Anšar viene convinto dalle risposte di Ea e quindi lo invita a recarsi dalla progenitrice per calmarla con i suoi incantesimi. Ea si reca verso Tiāmat ma si rende subito conto che non è in grado di sconfiggerla con i suoi scongiuri, quindi torna da Anšar.
Dopo Ea, Anu tenta di sconfiggere Tiāmat: versi 91-136 Anšar convoca il proprio figlio, dio Cielo Anu, e lo invita a recarsi al cospetto di Tiāmat, ma anche Anu si rende conto che la potenza della dea madre del Cosmo è troppo grande per lui e si ritira. Tutti gli dei si ammutoliscono e nessuno vuole muovere contro Tiāmat.
Il figlio di Ea, il dio Marduk, su consiglio del padre si reca al cospetto di Anšar: versi 137-162