Il Palazzo Comunale di Narni, chiamato anche Palazzo del Podestà o del Vicario, si trova sulla piazza dei Priori, nel centro di Narni, di fronte al Palazzo dei Priori.
Storia
Il Palazzo Comunale di Narni fu edificato verso la fine del XIII secolo sopra tre torri abitative preesistenti, poi unite in un unico complesso. Documenti d’archivio attestano che tra il 5 e il 19 agosto 1273 il Comune acquistò le tre torri e le case adiacenti nella parrocchia di San Salvato, in Piazza Priora, per adibirle a sede del potere civico.
Nel corso dei secoli, l’edificio subì numerosi interventi di trasformazione per adattarlo alle funzioni pubbliche. Al piano nobile le antiche bifore furono sostituite, nel Quattrocento, da sei grandi finestre a croce guelfa in travertino, che divennero il tratto distintivo del palazzo e introdussero elementi rinascimentali nell’architettura cittadina. L’attribuzione di tali opere resta incerta: secondo alcune fonti sarebbero di Bernardino Rossellino, presente a Narni nel 1449 per i lavori alla Rocca; altre le collegano all’architetto narnese Nuccio de Risis, attivo a Roma per Paolo II tra il 1455 e il 1470.
Nel XVI secolo il magistrato civico si stabilì stabilmente nell’edificio, già residenza dei podestà. Durante questo periodo la facciata fu ornata con stemmi di podestà, governatori e cardinali, alcuni ancora visibili. Sulla destra del fronte, in corrispondenza dell’attuale sede della Pro Loco, si trova una porzione murata che conserva bassorilievi trecenteschi raffiguranti scene bibliche e cavalleresche, provenienti dalla soppressa chiesa di San Salvato.
Dal XVI secolo la grande sala superiore fu utilizzata anche come teatro provvisorio, in linea con la pratica diffusa nei palazzi comunali italiani. I saggi stratigrafici hanno individuato tracce di decorazioni graffite e di successive ristrutturazioni che portarono alla realizzazione di un teatro stabile. Al piano superiore è stato inoltre riscoperto un soffitto ligneo a cassettoni decorato, databile alla fine del Cinquecento, epoca in cui parte dell’edificio apparteneva ancora alla famiglia Eroli.
Descrizione La facciata del palazzo ha subito numerose modifiche nel corso dei secoli. Originariamente composta da tre case-torri medievali, l’unione di questi edifici semplici ha conferito al complesso un aspetto monumentale, arricchito da elementi decorativi che lo distinguono dal tessuto urbano circostante.
Nel tempo, vari interventi (rialzamenti, tamponamenti e aggiunte ornamentali) ne hanno modificato l’aspetto originario. Verso la metà del Quattrocento, le antiche aperture monofore e bifore furono sostituite da sei ampie finestre “a croce guelfa”, introducendo nel palazzo elementi di gusto rinascimentale.
Questa tipologia di finestra, considerata la “pietrificazione” del telaio ligneo, rappresenta un importante passaggio stilistico e trova analogie con celebri esempi romani e umbri, come Palazzo Venezia, Palazzo della Rovere e il Palazzo del Capitano di Perugia.
L’ingresso rinascimentale introduce in un ampio atrio ricavato dalla torre centrale, dove sono raccolti frammenti lapidei di epoca romana e medievale, oltre alla mensa ponderaria in travertino, usata per la misurazione dei cereali. Al centro dell’atrio un pilastro sostiene le volte del piano superiore. Sull’architrave dello scalone principale si conserva l’iscrizione Mons Pietatis, a ricordo dell’antico Monte di Pietà istituito a Narni nel XV secolo, tra i primi in Italia.
La sala consiliare, caratterizzata da decorazioni a finti cassettoni e pareti di colore rosso cardinale, conserva raffigurazioni araldiche e paesaggistiche. Un tempo vi erano esposti ritratti dei più illustri cittadini narnesi, tra cui Cocceio Nerva e il condottiero Gattamelata, oggi in gran parte perduti. In origine vi si trovava anche la tavola del Ghirlandaio con l’“Incoronazione della Vergine”, ora al Museo Eroli. Nella stessa sala sono presenti un affresco dello Spagna raffigurante San Francesco con le stimmate (1500 ca.) e un ritratto di Galeotto Marzio.
Note
Bibliografia
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