La chiesa della Santissima Trinità dei Pellegrini è un luogo di culto cattolico che si trova nel centro storico di Roma in Piazza della Trinità dei Pellegrini nel Rione Regola, vicina ad importanti monumenti come Palazzo Farnese, Ponte Sisto, Campo de' Fiori e Via Giulia.

La chiesa è sede della parrocchia personale di rito tridentino affidata alla Fraternità Sacerdotale di San Pietro.

Storia Nel 1540, per iniziativa di Filippo Neri, un gruppo di laici iniziò a riunirsi nella chiesa romana di San Girolamo alla Carità per portare avanti iniziative caritatevoli. La forte crescita del numero degli associati spinse Neri a dare uno status canonico alla sua associazione e Papa Paolo III la riconobbe come Confraternita della Santissima Trinità del Sussidio. Per il giubileo del 1550, la confraternita si assunse l'onere di ospitare presso una propria casa i pellegrini, con particolare riguardo per coloro che giungevano da più lontano.Terminato l'anno santo, il sodalizio rivolse le proprie cure ai malati poveri che, dimessi dagli ospedali cittadini, non avevano dove passare la convalescenza. Nel 1558 Papa Paolo IV le assegnò l'uso perpetuo della chiesa di San Benedetto in Arenula, edificio menzionato già in un documento di Papa Urbano III del 1186, che versava in condizioni molto precarie; nel 1559 la confraternita acquistò nei dintorni della chiesa una casa da adibire ad Ospedale-Ospizio. Il giubileo del 1575 vide ospitati nelle strutture della Confraternita più di 180 000 personeV. Prinsivalli Gli Anni Santi … Roma 1899 pag. 74. Quando Papa Gregorio XIII nel 1579 donò definitivamente la chiesa alla confraternita, essa possedeva numerose case e immobili nella zona.

Versando la chiesa in pessime condizioni, la confraternita decise di demolirla e di ricostruirla ex novo: la prima pietra fu posta il 26 febbraio 1587, la solenne consacrazione avvenne il 12 giugno 1616, dopo alterne fasi di ferventi lavori e di stasi, con il nome di Santissima Trinità e San Benedetto. Molte parti dell'edificio, come la cupola e la facciata, e diversi annessi furono portati a termine nei decenni successivi.

A causa delle frequenti divergenze tra il parroco di San Benedetto e la confraternita, nel 1601 la parrocchia fu soppressa e fatta rientrare nella giurisdizione di quella di San Lorenzo in Damaso.

Dopo il giubileo del 1575 in cui la confraternita iniziò la propria opera di cura per i pellegrini, in tutti gli Anni Santi successivi la chiesa della Trinità e il suo Ospizio continuarono ad essere il fulcro dell'accoglienza religiosa a Roma, ospitando fino a 400.000 persone, fino al giubileo del 1825. Nel 1848, essendo Pio IX contrario alla guerra d'indipendenza e al relativo spargimento di sangue, fuggì dallo Stato e si rifiutò di tornare. Roma allora, indette le elezioni, nel 1849 proclamò la Repubblica contro la quale Pio IX richiese e ottenne l'intervento militare della Francia che assediò Roma, conquistandola con grande spargimento di sangue e consegnandola al Papa ai primi di luglio 1849. Durante l'assedio francese, l'Ospedale dei Pellegrini ospitò la sede del Comitato di Soccorso pei Feriti, formalmente diretto da padre Alessandro Gavazzi, ma di fatto condotto dalla principessa Cristina Trivulzio di Belgiojoso. Facevano parte del Comitato altre donne di valore come Giulia Bovio Paulucci de Calboli, Giulia Calame Modena, Enrichetta di Lorenzo Pisacane e la giornalista americana Margaret Fuller Ossoli e molte altre che coordinavano donne di ogni condizione che su vari turni assistevano i feriti. L'Ospedale dei Pellegrini durante tutto l'assedio assistette più di 1500 feriti, tra i quali il patriota genovese Goffredo Mameli che, ferito a una gamba il 3 giugno e amputato troppo tardi morì di gangrena ai primi di luglio. A causa dei rivolgimenti politici dello Stato Pontificio e della Roma dei primi anni del Regno d'Italia che videro la soppressione degli anni santi del 1850 e 1875, la confraternita perse la sua specificità, e la chiesa della Trinità rimase un semplice luogo di culto come altri in città.

Architettura e arte La facciata Nel 1722 il mercante piemontese Giovan Battista De Rossi commissionò a Giuseppe Sardi la costruzione dell'attuale facciata su disegno del romano Francesco De Sanctis, celebre architetto della scalinata di Piazza di Spagna. I lavori furono portati a compimento nel giugno del 1723, come ricordato dall'iscrizione bronzea sulla facciata. Il prospetto è realizzato in travertino, leggermente inflesso e bipartito dalla trabeazione, è fiancheggiato da paraste a capitello composito su cui si allineano le ampie volute del secondo piano. Dodici colonne libere, con alta base e capitello dello stesso tipo, racchiudono quattro nicchie decorate da cornici mistilinee, cuspidate e lunettate, con alla sommità rami di giglio intrecciati. Il portale in travertino, accessibile tramite cinque scalini di travertino, è sormontato da un'iscrizione che attesta l'antica indulgenza concessa a chi visitava la chiesa e da una lunetta con angelo ad altorilievo. Nel secondo registro mediano si apre il finestrone sormontato da un archivolto con testa di cherubino ad altorilievo. Il timpano, ornato da mensole alternate a rosette, presenta al centro il triangolo trinitario in stucco, circondato da una raggiera e da diversi putti in stucco. Nelle nicchie ornate da conchiglie in altorilievo trovano luogo quattro statue in pietra raffiguranti gli Evangelisti, realizzate nel 1723 dal romano Bernardino Ludovisi. Sulla sommità del timpano è stata collocata una croce in ferro battuto in occasione dei restauri del 2024.

Controfacciata

La bussola in legno di faggio a tre porte presenta sul soffitto lo stemma del cardinale Alessandro Damasceni Peretti, nipote di Papa Sisto V e protettore dell'Arciconfraternita della Trinità dei Pellegrini e Convalescenti, che finanziò i lavori di costruzione della cantoria.

La cantoria in legno decorata con putti a lumeggiatura in oro ospitava un organo realizzato nel 1623 per volere del cardinale Alessandro Damasceni Peretti, sostituito nel 1848 da un nuovo strumento realizzato dall'organaro Gaetano Priori con decorazioni lignee di Antonio Sarti.

Occultata dall'organo è l'epigrafe che ricorda la consacrazione della chiesa avvenuta nel 1616.

Ai lati della bussola due acquasantiere in marmo grigio, la lastra tombale con ritratti degli illustri professori di medicina Gaetano (+1847) e Achille Lupi (+1852), padre e figlio, e di Anna Monti (+ 1837), morta a quarantasei anni contraendo il colera mentre assisteva il figlio contagiato.

Navata

La chiesa presenta una pianta a croce latina in cui si aprono lateralmente sei cappelle rettangolari simmetriche coperte da volte a botte divise da setti trasversali scanditi lungo la navata da paraste a capitello corinzio dorato. Il transetto presenta due altari ed è sormontato da una grande cupola che poggia su un tamburo con quattro pilastroni angolari e otto colonne corinzie in scagliola. L'attuale sistemazione interna è dovuta ai lavori di Martino Longhi il vecchio e di Giovan Paolo Maggi attuata tra il 1587 e il 1616. La volta della chiesa era decorata da una serie di affreschi ottocenteschi, opera di Raffaele Ferrara che rappresentavano la storia della Confraternita della Santissima Trinità dei Pellegrini e cancellati negli anni 60 del '900. Sono opera del bolognese Andrea Cantaurio le decorazioni a finto marmo sotto i finestroni, i rivestimenti in scagliola ad imitazione di giallo antico, i capitelli e le decorazioni sulle pareti della navata. Il pavimento marmoreo a riquadri geometrici fu invece realizzato nel 1878, sostituendo il precedente pavimento in cotto. Sono ottocenteschi anche i confessionali e le lampade pensili in ottone dorato nelle cappelle laterali.

A destra tra le cappelle del Crocifisso e di San Filippo, vi è una tela settecentesca raffigurante Gesù Nazareno, secondo l'iconografia dei Padri Trinitari, molto diffusa nelle chiese del Rione Regola, restaurata e ri-esposta alla venerazione dei fedeli dal 2021.

Tra le cappelle di San Filippo Neri e di San Giovanni Battista de Rossi vi è una tavola in legno di pioppo con cornice scolpita raffigurante San Filippo Neri con grembiule per la lavanda dei piedi ai pellegrini. Come precisato anche dalla didascalia in basso fu dipinta da un pittore ospite dell'Ospizio dei Pellegrini, contro il volere del santo. Gode dunque del primato di essere l'unica immagine realizzata quando San Filippo Neri era vivente, essendo invece le altre ispirate alla maschera funeraria.

Di grande pregio la settecentesca immagine miracolosa della Madonna con Bambino, sotto il titolo di Succurre Miseris, realizzata dal pittore Giuseppe Antonio Ghedini nel 1747, ornata di ricca cornice in legno dorato, già esposta nella cappellina del Monte di Pietà sita in Via dell'Arco del Monte e qui traslata nel XIX secolo.

A sinistra una tela ovale con cornice il legno dorato raffigurante il Sacro Cuore di Gesù attribuita al celebre artista gesuita Andrea Pozzo e proveniente dalla chiesa di Santa Maria della Pace.

Una modesta statua devozionale di Sant'Antonio da Padova (anni 1930 circa).

Un fonte battesimale con vasca in marmo giallo di Siena e coperchio settecentesco in noce scolpito, coperto da conopeo in seta bianca e recintato da balaustra in noce, è stato collocato nel 2019, per provvedere ai battesimi della Parrocchia fondata nel 2008.

Cappella del Santissimo Crocifisso La prima cappella a destra è dedicata al Santissimo Crocifisso, di cui si conserva una scultura lignea policroma settecentesca, all'interno di una nicchia a fondo stellato, decorata a spese di Giovanni Battista Lucatelli nella prima metà del 1600. Sull'altare si conserva un'immagine miracolosa della Madonna Addolorata risalente al XVIII secolo che prodigiosamente mosse gli occhi durante la campagna militare di Napoleone.Non si conosce l'autore del ciclo pittorico. Sulla parete a sinistra La Veronica che asciuga il Volto del Redentore e a destra la Deposizione di Cristo. Al centro della volta in una formella ottagonale L'orazione nell'orto, ai lati la Flagellazione e l'Incoronazione di spine. Nell'intradosso Quattro tele di Angeli con gli strumenti della Passione, San Giovanni Battista e Santa Vittoria Martire, allusione agli antichi committenti della cappella, il cui stemma è scolpito ai lati della porticina nella balaustra di marmo. Al centro due angioletti che mostrano il Sudario di Gesù. La cappella presenta due colonne in marmo grigio venato di bianco, è l'unica della chiesa ad avere un finestrone ed è usata principalmente per la celebrazione delle Messe per i defunti.

Cappella di San Filippo Neri

La seconda cappella a destra è dedicata a San Filippo Neri, fondatore dell'Arciconfraternita della Santissima Trinità dei Pellegrini e Convalescenti in Roma, già anticamente dedicata a San Francesco d'Assisi e decorata dalle pitture rinascimentali di Giovanni de' Vecchi e di Angelo Papi (XVIII sec.). La cappella venne totalmente rinnovata e ridecorata nel 1852, sostituendo l'antico assetto seicentesco.

Tutti i dipinti sono opera del marchigiano Filippo Bigioli di San Severino (1798-1878), attivo a Roma presso l'Accademia di San Luca. Sull'altare la pala raffigurante San Filippo Neri in estasi durante la Messa, sulle pareti e sulla volta invece le scene che ricordano le opere compiute da San Filippo Neri a beneficio dei pellegrini qui un tempo ospitati: lOspitalità di San Filippo Neri, la Predica ai convalescenti e pellegrini, la Lavanda dei piedi ai pellegrini, la Distribuzione dei pasti alla mensa dei pellegrini l'Apoteosi di San Filippo Neri. Nella lunetta sull'altare, invece, San Filippo Neri moribondo che riceve il Viatico dal Cardinal Federico Borromeo assistito da Cesare Baronio e Giovanni Giovenale Ancina. Nell'arco completano le decorazioni Angeli con il cartiglio DILECTUS DEO / ET HOMINIBUS (amato da Dio e dagli uomini), Allegorie della Carità e il Cuore ardente e puro di San Filippo Neri.