La stella di Betlemme, o stella cometa di Natale, è quel fenomeno astronomico che, secondo il Vangelo di Matteo (), sarebbe apparsa durante il periodo della Nascita di Gesù nei cieli di Betlemme, a sud di Gerusalemme, in Giudea, guidando i Magi a far visita al Bambin Gesù appena nato; per il Cristianesimo è uno dei simboli più diffusi delle celebrazioni natalizie. La storicità del racconto, tuttavia, fu molto discussa: nell'antichità alcuni studiosi proponevano interpretazioni alternative letterarie midrashiche, di carattere narrativo haggadico (esegesi biblica giudaica).

La raffigurazione della stella di Betlemme come una cometa risale all'iconografia cristiana prerinascimentaleBibbia di Gerusalemme, EDB, Bologna 2004, p.2087, nota 2.1.

Tra i fenomeni astronomici furono proposti alcuni eventi celesti apparsi nel periodo tra il 7 ed il 4 a.C.: tra di essi si ritiene assai credibile la tripla congiunzione planetaria Giove-Saturno nel 7 a.C., visibile da Gerusalemme in direzione sud, ossia nella direzione di Betlemme, oppure la congiunzione di Giove e Saturno con Marte nel 6 a.C., in direzione sud-ovest, in prossimità della costellazione dei Pesci, visibile dalla Giudea all'incirca dopo il tramonto.Si veda in proposito Joseph Ratzinger, "L'infanzia di Gesù", Rizzoli 2012, p.115s

Il dibattito sulla stella

Già nell'antichità, le opinioni dei cristiani sulla natura spirituale e trascendente della "stella" furono discordi.

Il filosofo ebreo Filone di Alessandria, contemporaneo di Gesù, basandosi sulla letteratura giudaica del tempo e sulla filosofia ellenistica platonica e stoicaDe Plantatione. Lo stesso concetto in: De Somniis 1.135 e De Opificio Mundi 73., affermò che le stelle dovevano essere delle creature viventi, seppure soltanto spirituali. L'identificazione delle stelle come esseri spirituali, spesso associati ad angeli, traspare infatti in molti testi biblici e di letteratura giudaica. Perciò diversi padri della chiesa, fra cui Giovanni Crisostomo (IV secolo d.C.), non videro alcuna contraddizione nel fatto che una stella, cioè un angelo, rappresentasse una guida proprio come accadde al popolo di Israele durante l'Esodo (; ; ; ). Alcuni biblisti moderni seguono tuttora le tesi di Crisostomo, integrandole con il metodo storico-critico di esegesi ebraica, detto "midrashico", per il quale la stella potrebbe essere un semplice adattamento narrativoBibbia di Gerusalemme, EDB, Bologna 2004, p. 2087, nota 2.1 e per una trattazione ampia: Dale C. Allison, Jr., What Was the Star that Guided the Magi? delle profezie relative al Messia annunciato dall'Antico Testamento, utilizzando, a tal scopo, gli stessi elementi simbolici. Tuttavia, di questo fenomeno non vi è traccia in altri testi legati all'infanzia di Gesù, ad esempio nei Vangeli apocrifi. Per il teologo Origene di Alessandria (II secolo d.C.), invece, si trattò di un semplice evento naturale, e non di un segno celeste di carattere mistico.

Nel IV secolo d.C. San Girolamo confutò l'attribuzione delle stelle ad un qualche essere angelico, rivoluzionando così tutta la cosmologia biblica moderna. Tale delicato tema protocristiano fu ampiamente dibattuto al Concilio di Costantinopoli II del VI secolo d.C., dove si escluse una qualsiasi identità spirituale degli astri della volta celeste. La stella di Betlemme dunque, rimase un fenomeno naturale ed inanimato, seppur carico di portentoso significato.

Iconografia

Nelle prime icone cristiane, l'astro celeste della scena della Natività è una stella, e mai una cometa: uno degli esempi più antichi della stella di Betlemme è in un dipinto murario delle Catacombe di Priscilla (IV secolo d.C.), a Roma.

Nelle raffigurazioni altomedievali, il suddetto fenomeno celeste assume, invece, altre forme, quali un cerchio luminoso, un rosone, un fiore, un angelo, un cherubino o lo stesso Bambin Gesù.

Successivamente, nell'iconografia occidentale e nell'arte cristiana bizantina ed ortodossa, si diffonde di nuovo l'idea della stella. Nella Legenda Aurea di Jacopo da Varazze del 1298 la stella di Natale è descritta con lunghissimi raggi che roteano nel cielo. Questa interpretazione influenzò probabilmente la tradizione popolare cristiana e la rappresentazione a forma di "cometa", data, per la prima volta, dal pittore Giotto di Bondone: questi, impressionato dal passaggio della Cometa di Halley il 25 ottobre 1301, la disegnò come una stella cometa dalla lunga coda in un affresco della Cappella degli Scrovegni, a Padova. A partire dal XV secolo, la particolare raffigurazione giottesca, ebbe una straordinaria fortuna artistica, tanto da diventare ancor oggi una classica icona cristiana della Natività di Gesù e del presepe. La coda cometaria infatti, rappresenterebbe un simbolo religioso e spirituale che dà una "direzione", in accordo con la lettura popolare del testo evangelico.

Testo del Vangelo

Ecco il testo di Matteo, in cui si riportano anche alcuni termini del testo originale greco:

Come si può constatare, il racconto biblico non corrisponde esattamente alla comune tradizione popolare cristiana e contiene, invece, utili dettagli che occorre sottolineare: i dibattiti riguardanti tempi e luoghi sulla Nascita di Gesù sono tutt'oggi vivi: si pensa che iul fatto che la data fu stabilita all'inizio dell'inverno boreale fosse stata decisa per accomodare le tradizioni cristiane delle date dell'anno liturgico cristiano e per adattarle ai riti pagani legati al solstizio d'inverno ed ai Saturnali romani l'evangelista non specifica dopo quanto tempo dopo il parto di Maria i cosiddetti Magi fossero giunti a Betlemme; la tradizione cristiana decise successivamente che fossero trascorsi dodici giorni tra il Natale di Gesù e il giorno dell'arrivo dei Magi: l'Epifania. l'evangelista non specifica se all'arrivo dei Magi la Sacra Famiglia si trovasse ancora sul luogo del parto a Betlemme, indicato come οἰκίαν (oikìan, casa): infatti Matteo e Luca (Luca ) scrivono φάτνη (fatni, mangiatoia), mentre nel Protovangelo apocrifo di Giacomo, si legge σπήλαιο (spílaio, grotta). A tal riguardo si tenga presente che il suddetto Protovangelo apocrifo di Giacomo è considerato il più importante degli apocrifi legati all'infanzia di Gesù. In questo scritto si legge: "abbiamo visto una stella grandissima che splendeva tra queste stelle e le oscurava, tanto che le stelle non apparivano più". Tuttavia, questa enfatizzazione sulla luminosità della stella non sarebbe coerente con i timori di Erode il Grande sulla nascita di un nuovo Re di Giudea, poiché l'avrebbe notata anch'egli. Per quanto riguarda la cosiddetta strage degli innocenti, molti studiosi moderni, anche cristiani, ritengono non essere un evento storicamente accaduto.Cfr: Raymond E. Brown, The Birth of the Messiah, Doubleday, 1993, pp. 29, 31-32, 36, 48-49, 107-119, 138, 154, 175, 179, 191-196, 205-217, 226-228, 298, 543, 559-560, 586, 598-600, 615-616, ISBN 0-385-47202-1; John Dominic Crossan, Gesù una biografia rivoluzionaria, Ponte alle Grazie, 1994, pp. 40-46, 50-51, ISBN 88-7928-270-0; Rudolf Bultmann, Storia dei vangeli sinottici, EDB, 2016, p. 293, ISBN 978-88-10-55850-8; Bart Ehrman, Il Nuovo Testamento, Carocci Editore, 2015, pp. 154-155,I SBN 978-88-430-7821-9; Bibbia di Gerusalemme, EDB, 2011, p. 2439, ISBN 978-88-10-82031-5; Bart D. Ehrman, Jesus, Interrupted - Revealing the Hidden Contradictions in the Bible, Harper Collins Publishers, 2009, pp. 29-35, ISBN 978-0-06-186327-1; Rudolf Bultmann, Storia dei vangeli sinottici, EDB, 2016, p. 293, ISBN 978-88-10-55850-8. L'uccisione di tutti i bambini sotto i due anni indica che l'evento o la sequenza di eventi significativi potrebbe essere iniziata anche due anni prima, o forse meno se si ipotizza che Erode abbia anticipato la data di possibile nascita di Gesù per maggiore sicurezza. l'identità, ed addirittura il numero dei Magi non sono precise; si dice fossero in tre, ed arrivassero da Oriente, verosimilmente dalla Persia, seppur di etnie diverse, e che il titolo onorifico di "Re" derivi dall'appartenenza a una casta sacerdotale di astrologi zoroastriani. In particolare, le parole ἐν τῇ ἀνατολῇ, en tê anatolê, (lett. «al suo sorgere») possono anche essere tradotte «in Oriente», ma anche il verbo "sorgere" può essere interpretato come astro che comincia a vedersi da Oriente verso Occidente subito dopo il tramonto della luce diurna dovuto al moto apparente del Sole, in quanto Betlemme comunque si trova ad Occidente rispetto alla Persia. Il testo non dice affatto che i Magi siano arrivati a Betlemme seguendo la stella, ma soltanto che la vista della stella li indusse a cercare notizie alla corte di Erode sulla nascita di un re dei Giudei; solo grazie ai Magi Erode fu informato della nascita di Gesù. Ciò potrebbe indicare che l'interpretazione dello (o degli) eventuali eventi astrologici non era ovvia per gli astrologi ellenistici, mentre era più chiara per quelli caldei. In alcuni testi coevi sulla Nascita di Gesù l'indicazione ἐστάθη ἐπάνω, estáthe epáno, è utilizzata per comete la cui coda è diretta verso l'altoCfr. quanto scrive Colin Humphreys: "The curious terminology in Matthew 2:9 that the star 'stood over' Bethlehem will now be considered. Phrases such as 'stood over' and 'hung over' appear to be uniquely applied in ancient literature to describe a comet, and I can find no record of such phrases being used to describe any other astronomical object. The historians Dio Cassius and Josephus were broadly contemporary with the author of Matthew's gospel. Dio Cassius (Roman History, 54, 29) describing the comet of 12 BC (Halley's comet) which appeared before the death of Marcus Agrippa writes 'the star called comet stood for several days over the city [Rome]'. Josephus (Jewish War 6,5,3) states 'a star, resembling a sword, stood over the city Jerusalem]', probably referring to the comet of AD 64 mentioned by Tacitus (Annals, 15,47), comets frequently being described as 'swords' in ancient literature because of their upward tails (in a direction away from the sun). Marcellinus describing a comet of AD 390 writes'a sign appeared in the sky hanging like a column and blazing for 30 days'.". Secondo Mario Codebò, infine, il testo greco è ambiguo e potrebbe essere tradotto in modo completamente diverso da quello solito (inaugurato nella traduzione latina di San Gerolamo). Ad esempio il vangelo di Matteo potrebbe semplicemente dire che l'aurora sorse proprio quando i Magi arrivarono a Betlemme (la stella, quindi, non si fermò ma scomparve per la troppa luce)"... ed ecco la stella, che avevano visto al sorgere, li precedeva; l'aurora, sopraggiunta, venne a sorgere sopra il luogo ove era il bambino...", in Ettore Bianchi, Mario Codebò, Giuseppe Veneziano, Dalla “Stella di Betlemme” alla creazione del mondo, p. 5.

Storicità