Troia è un comune italiano di abitanti della provincia di Foggia in Puglia.
Situata nel Subappennino Dauno, a ridosso del Tavoliere delle Puglie, fino agli inizi del Novecento era spesso citata come TrojaL'impiego del grafema j per indicare l'approssimante palatale, oggi desueto, è stato frequente nella lingua italiana. L'uso della grafia Troja è pertanto frequente in numerose opere letterarie del passato. Si veda ad esempio l'Istoria civile del regno di Napoli di Pietro Giannone, a pag. 24 - Istoria civile del regno di Napoli - Pietro Giannone - Google Libri o Troia di Puglia.
Storia La cittadina ha antichissima fondazione, tanto che i ritrovamenti archeologici denotano che il centro fu fondato in epoca anteriore alle guerre punicheLa fondazione del centro in epoca pre-romana, originariamente nato come insediamento dauno con il nome di Aecae, è confermata dai reperti archeologici e dalla storiografia antica; la città è infatti menzionata da Tito Livio (Ab Urbe Condita, XXIV, 20) come centro già attivo e strategico durante la seconda guerra punica.. Prima di essere colonizzata dai Romani, la città era conosciuta ai Greci come Aika (poi latinizzato in Aecae). Il centro ebbe un forte sviluppo socioeconomico in epoca imperiale, quando si trovò ad essere attraversato dalla via Traiana nel tratto compreso fra Aequum Tuticum e Herdonia. Fu in quell'epoca che venne istituita la diocesi di Eca ad opera dei tre vescovi Marco, Eleuterio (patrono di Troia) e Secondino (anch'egli patrono della città assieme ai santi Ponziano, Anastasio e Urbano).
L'antica Aecae andò distrutta a seguito delle invasioni barbariche, e solo nel 1019 rinacque col nome attuale per volere di Basilio Boioannes, catapano bizantino d'Italia, che la ribattezzò Troia in ricordo dell'antica città anatolica . Un documento in lingua greca, redatto nello stesso anno 1019 da funzionari bizantini, attesta che la fondazione della nuova città avvenne ad opera di genti provenienti dalla contea di Ariano, e dunque dall'area appenninica. Fondata e trasformata in roccaforte dai bizantini, Troia fu soggetta nel corso della sua storia a numerosi assedi: da quello dell'imperatore Enrico II (1022), a quello di Federico II di Svevia (1229). La città sorgeva infatti in una posizione altamente strategica lungo la medievale via Francigena (erede dell'antica via Traiana e attestata in territorio di Troia nel Privilegium baiulorum imperialium del 1024).
Nel 1093, Urbano II, il Papa delle crociate, tenne il primo concilio di Troja, cui seguirono altri tre, rispettivamente nel 1115 (papa Pasquale II), nel 1120 (papa Callisto II) e nel 1127 (papa Onorio II).
Nel 1254 i cittadini assistettero allo scontro tra Lucera e Foggia fra le truppe di Manfredi, figlio di Federico II, e quelle di Ottone di Hohenburg e si rifiutarono di accogliere quest'ultimo dopo la sua sconfitta. All'interno della città si era acquartierato il legato pontificio Guglielmo Fieschi che, una volta informato dell'esito della battaglia, fu costretto a fuggire verso Napoli.
Nel 1462 vi si combatté la sanguinosa battaglia di Troia, nella quale gli Angioini furono duramente sconfitti dagli Aragonesi.
In epoca moderna la cittadinanza ebbe quali feudatari tra gli altri Perretto (o Pietro) De Andreis, Muzio Attendolo Sforza, Garzia Cavaniglia e Giovanni Cossa. Tra il 1501 e il 1504 venne infeudata a Giovanna di Trastámara e alla figlia Giovanna d'Aragona, già consorte di Ferdinando II di Napoli, ritornando nel demanio regio nel 1518 in seguito alla morte di quest'ultima. Tale parentesi di relativa autonomia sarebbe durata solo pochi anni, dal momento che la città, posta in vendita dal viceré Raimondo de Cardona, venne acquistata da Troiano Cavaniglia nel 1521, per poi passare sotto il controllo dei Di Capua conti di Altavilla fino al 1583, quando Giovanni di Capua la vendette per la somma di 59.400 ducati al conte di Gambatesa Ferrante Lombardo (1531-1594), esponente della famiglia Lombardo. Il Lombardo, espressione del nuovo ceto emergente nel regno legato alle attività bancarie, al commercio del grano e all'industria armentaria era nativo di Troia nonché uno dei personaggi più ricchi del regno. La città tuttavia accolse negativamente il nuovo feudatario, al punto che ottenne di liberarsi dal suo controllo e rientrare nel regio demanio il 15 ottobre 1585, riscattandosi mediante il pagamento di una somma pari a quella versata da Ferrante Lombardo. Venne tuttavia nuovamente concessa in feudo nel XVII secolo alla famiglia d'Avalos. Nel 1649 Francesco d'Avalos, gran cancelliere del Regno e mastro d'atti, ottenne da Filippo IV di Spagna il titolo di principe di Troia. La città sarebbe rimasta sotto il controllo della famiglia d'Avalos sino all'eversione della feudalità.
Il movimento repubblicano di matrice giacobina ebbe a Troia pochi aderenti e la città fu uno dei bastioni della rivolta antifrancese nel 1799, soffocata dal generale Guillaume Philibert Duhesme, aprendo le porte senza resistenza all'armata sanfedista del cardinale Ruffo.
Durante la spedizione dei Mille e la conseguente unificazione dell'Italia, nel 1860, Troia fu teatro di alcuni episodi di resistenza borbonica.Nicola Beccia, Cronistoria di Troja.
Citazioni Di Antonio Salandra, nativo del luogo, si narra che alcuni parlamentari del periodo prefascista fossero soliti dileggiarlo rivolgendosi a lui con frasi volutamente equivoche del tipo “come ha testé affermato l'illustre figlio di Troia…”. E sempre si narra che egli fosse solito rispondere con un invece poco ambiguo “ciò che per me fu patria, per voi è madre!”.
Simboli Lo stemma e il gonfalone sono stati concessi con decreto del presidente della Repubblica del 20 gennaio 1998. Nello scudo è raffigurato, in campo azzurro, un vaso panciuto d'oro, con cinque serpenti d'argento, linguati ed allumati di rosso, ondeggianti in palo, moventi dall'imboccatura del vaso, due a destra con la testa volta verso destra, due a sinistra con la testa volta verso sinistra, uno centrale con la testa volta verso sinistra, decorato in fascia di foglie di alloro. Ornamenti esteriori da Città. Il gonfalone è un drappo di rosso.
Monumenti e luoghi d'interesse
La cittadina custodisce numerosi tesori artistici, tra i quali si distingue la concattedrale (fondata nel 1093), in stile romanico, con il suo rosone ad undici raggi. Rosone che era presente nel verso, nell'angolo superiore destro, delle vecchie banconote da 5.000 lire, emessa dal 1979 al 1983 (4ª serie con l'effigie di Antonello da Messina). Il Museo del Tesoro della Cattedrale custodisce anche tre esemplari (su 28 totali ancora conservati nel mondo) di Exsultet, rotoli in pergamena usati nei riti della Pasqua.
Architetture religiose
Chiesa di San Vincenzo Martire (X secolo) Secondo un documento del 1040, la chiesa di San Vincenzo era “appena costruita” e si trovava fuori le mura della città di Troia. La chiesa, oggi parrocchia della diocesi di Lucera-Troia, è situata in Via San Leonardo.
Chiesa di San Basilio Magno (XI secolo)
Considerata la più antica chiesa del borgo, di probabile origine paleocristiana, come testimoniato da alcuni elementi architettonici e decorativi di età tardo-antica. Nel corso dei secoli l’edificio è stato più volte rimaneggiato, in particolare tra il Rinascimento e l’epoca barocca. Presenta una pianta a croce latina con tre navate divise da colonne composte da frammenti marmorei e conci di pietra; l’abside in pietra viva è considerata la parte più antica.
Concattedrale di Santa Maria Assunta
Denominata anche «Duomo di Troia», è un notevole esempio di architettura romanica pugliese con influenze pisano-bizantine e musulmane. Fu edificata a partire dal 1093 e completata nel corso del XIII secolo. La facciata presenta un celebre rosone e un portale bronzeo decorato, opera del maestro Oderisio da Benevento datato 1119, «decorato di draghi e mascheroni, in un complesso di intenso classicismo». Sul lato occidentale si trova un secondo portale bronzeo, noto come «Porta della Libertà», datato 1127, anch’esso attribuito a Oderisio. Santuario diocesano Maria Santissima Mediatrice Costruito nel 1934, affiancando e sostituendo la precedente chiesa di Santa Maria delle Grazie. Negli anni ’30 la cura pastorale fu affidata ai Missionari Comboniani. L’8 dicembre 1954, il vescovo Giuseppe Amici dichiarò la chiesa come parrocchia e santuario diocesano. Il santuario possiede una torre campanaria “a castello” con nove campane fuse nel 1933 dalla fonderia De Poli di Vittorio Veneto. Chiesa di San Giovanni di Dio È attestata in documenti e repertori locali sin dal XVI secolo). Conosciuta anche come chiesa dell’Ospedale, poiché annessa a un antico luogo di assistenza e ricovero. Presenta una semplice facciata intonacata e un campanile a vela. San Giovanni di Dio è venerato come compatrono della città e ogni anno, l’8 marzo, si svolge una processione e una messa solenne.
Chiesa di San Francesco Edificio in stile barocco che fa parte del complesso omonimo. Risulta documentato che la chiesa venne ampliata con l'annesso convento dai frati di Montevergine nel 1737 e che nel corso del XVIII secolo (atti dell'Archivio Vescovile) si susseguirono importanti interventi edilizi; un atto del 30 maggio 1756 è citato negli archivi relativi ai conventi di Troia.
Chiesa di Santa Maria dell'Addolorata (XVIII secolo) Nota anche come San Benedetto o San Francesco delle Stimmate, vicina a Piazza Giovanni XXIII, con altari e decorazioni barocche.
Chiesa di Sant'Andrea (in Sant'Anna) Collegata al convento dei Cappuccini (le fonti indicano che il convento fu fondato nel 1616 e che la chiesa fu aperta al culto nei decenni successivi). La chiesa risultò riscattata e restaurata nel corso del XX secolo e fu istituita parrocchia con il titolo attuale durante il XX secolo (menzioni di restauri e riaperture sono riportate nelle schede dei Cappuccini locali).
Ex monastero delle Benedettine (sede del Museo Diocesano) (XVII secolo) È oggi sede del Museo Diocesano di Troia: la trasformazione del convento in sede museale e l'allestimento del Museo Diocesano sono documentati nelle schede museali locali; la struttura conserva architetture ed elementi di età moderna e barocca, con riferimenti a fasi costruttive dei secoli successivi al XVII secolo.
Chiesa di San Giovanni (secc. XVIII–XIX) Nota anche come «al mercato» o chiesa dell'Adorazione perpetua.
Chiesa di San Secondino Vescovo La chiesa, in stile architettonico moderno, fu istituita come parrocchia nel 1972 e l'edificio attuale è stato realizzato nei primi anni '80 del XX secolo.
Architetture civili Palazzo D’Avalos (XVI secolo) – Antica residenza della famiglia D’Avalos, oggi sede del Museo Civico e del municipio; il complesso comprende seminterrato, cortile interno e numerose sale e conserva intatta la piccola cappella barocca e le stanze di rappresentanza. Palazzo Varo (XIX secolo) – Noto anche come “Palazzo Curato”. Palazzo Vescovile (aspetto attuale: XVII secolo). Situato accanto alla Cattedrale di Troia è sede dell’archivio vescovile, dell'archivio capitolare ed è custode di tutti gli atti e documenti dell’ex-diocesi di Troia. L'aspetto che oggi l'edificio presenta risale al seicento, come denunciano chiaramente le linee della sua architettura. Nelle stanze degli appartamenti vescovili sono esposti mobili, arredi e ritratti di prelati, ma anche qualche oggetto in stile art déco. Nella sala del trono si trova la tela della Visione di San Francesco d’Alcantara di Francesco Solimena e quella della Flagellazione, attribuita al Parmigianino; Palazzo dei Gesuiti (XVI secolo) Detto anche Palazzo Tricarico. La facciata è decorata a bugnato a punta di diamante, con una finestra che conserva due leoni provenienti da un monastero benedettino e bassorilievi incastonati. Palazzo San Domenico. Edificio costruito lungo le mura di cinta della città, il castello è menzionato in una pergamena del 1042.
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