È stato il decimo Presidente degli Stati Uniti d'America, ma concluse la sua vita politica nel Congresso provvisorio confederato.
Biografia ed educazione John Tyler nacque il 29 marzo 1790 in una famiglia della Virginia di spicco e proprietaria di schiavi. Originario della contea di Charles City, in Virginia, Tyler discendeva dalle cosiddette "First Families of Virginia" (le famiglie fondatrici dello Stato). La famiglia Tyler faceva risalire le proprie origini a coloni inglesi giunti nella Williamsburg coloniale nel corso del XVII secolo. Suo padre, John Tyler Sr. – comunemente noto come "Judge Tyler" (Giudice Tyler) – fu amico personale e politico nonché compagno di stanza al college di Thomas Jefferson; servì inoltre nella Camera dei Delegati della Virginia al fianco di Benjamin Harrison V, padre di William Henry Harrison. Il padre di Tyler ricoprì per quattro anni la carica di Presidente della Camera dei Delegati della Virginia prima di diventare giudice statale, governatore della Virginia e, successivamente, giudice presso la Corte Distrettuale degli Stati Uniti per il Distretto Orientale della Virginia, a Richmond. Sua moglie, Mary Marot (Armistead), era figlia di Robert Booth Armistead, un importante proprietario di piantagioni nella contea di New Kent che aveva servito per un mandato come delegato. La donna morì a causa di un ictus nel 1797, quando il figlio John aveva sette anni.
Tyler crebbe insieme ai suoi due fratelli e alle cinque sorelle nella Greenway Plantation, una tenuta di 1.200 acri (5 km²) che comprendeva una residenza padronale di sei stanze fatta costruire dal padre. La manodopera schiavizzata si occupava della coltivazione di diverse colture, tra cui grano, mais e tabacco. Il giudice Tyler pagava profumatamente dei precettori affinché stimolassero i figli sul piano intellettuale. Tyler era di salute cagionevole, magro e soggetto a diarrea. All'età di 12 anni, seguendo una tradizione di famiglia, si iscrisse al corso preparatorio del College of William and Mary. Conseguì la laurea presso il corso universitario dell'istituto nel 1807, all'età di 17 anni.
Ascesa politica Ben presto il giovane avvocato si diede alla carriera politica, candidandosi nel 1811 per i Repubblicani-Democratici (partito nel quale militava anche il padre) per la Camera dei delegati della Virginia, rimanendovi fino al 1816, quando Tyler venne eletto rappresentante della Virginia alla Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti d'America, divenendo un fervido sostenitore delle teorie politiche di Thomas Jefferson.
Dopo la fine del suo mandato nel 1821, si ricandidò per la Camera dei delegati della Virginia (1823-1825), per poi essere eletto, il 10 dicembre 1825, governatore dello Stato, carica che aveva ricoperto il padre anni prima. Rimase in carica per un biennio, finché nel 1827 successe al senatore Randolph sul suo seggio al Senato federale. In questo periodo il senatore Tyler, sebbene fedele alle idee di Jefferson, non accettò mai la disciplina di partito e mostrò una grande indipendenza, come quando il 2 aprile 1833 fu l'unico in Senato a votare contro il provvedimento doganale voluto dal presidente Andrew Jackson (noto come "force bill") durante la cosiddetta "crisi della nullificazione".
Elezioni presidenziali del 1840 Aggiungere Tyler alla lista dei candidati
Quando la Convention nazionale del Partito Whig del 1839 si riunì a Harrisburg, in Pennsylvania, per scegliere i candidati del partito alla presidenza e alla vicepresidenza, la nazione stava attraversando il terzo anno di una grave recessione seguita al "Panico del 1837". I tentativi inefficaci di Van Buren di gestire la situazione gli costarono il sostegno dell'opinione pubblica. Con il Partito Democratico dilaniato dalle divisioni interne, il candidato Whig alla presidenza aveva ottime probabilità di diventare il prossimo capo di Stato. Harrison, Clay e il generale Winfield Scott aspiravano tutti alla candidatura. Tyler partecipò alla convention al seguito della delegazione della Virginia, pur non ricoprendo alcun ruolo ufficiale. A causa del risentimento per l'elezione senatoriale rimasta irrisolta, la delegazione della Virginia rifiutò di designare Tyler come proprio candidato di riferimento ("favorite son") per la vicepresidenza.
La nomina alla vicepresidenza era considerata irrilevante, dato che nessun presidente aveva mai mancato di portare a termine il proprio mandato. Alla scelta non fu dedicata molta attenzione e le circostanze esatte in cui Tyler ottenne la candidatura rimangono poco chiare. Chitwood ha sottolineato come Tyler fosse un candidato logico: in quanto proprietario di schiavi del Sud, bilanciava la candidatura presidenziale e placava i timori di quegli abitanti degli stati meridionali che temevano che Harrison potesse nutrire simpatie abolizioniste. Tyler era già stato candidato alla vicepresidenza nel 1836 e la sua presenza nel ticket elettorale avrebbe potuto garantire la vittoria in Virginia, lo stato più popoloso del Sud. Uno degli organizzatori della convention, l'editore newyorkese Thurlow Weed, sostenne che "Tyler fu scelto alla fine solo perché non riuscimmo a trovare nessun altro disposto ad accettare" – un'affermazione, tuttavia, resa nota soltanto dopo la successiva rottura tra il presidente Tyler e il Partito Whig. Altri detrattori di Tyler sostennero che egli avesse ottenuto l'ingresso alla Casa Bianca grazie alle lacrime versate per la sconfitta di Clay; tale ipotesi appariva però improbabile, dato che il politico del Kentucky aveva sostenuto Rives, avversario di Tyler, nelle elezioni per il Senato.
Elezioni generali
I Whig non adottarono alcun programma ufficiale: i vertici del partito ritennero che tentare di elaborarne uno avrebbe finito per lacerare il partito stesso. Di conseguenza, la loro campagna elettorale si basò sull'opposizione a Van Buren, attribuendo a lui e ai Democratici la responsabilità della recessione. Nel materiale propagandistico, Tyler fu lodato per l'integrità dimostrata nel rassegnare le dimissioni in seguito alle direttive impartite dall'assemblea legislativa statale. Inizialmente, i Whig speravano di tenere a freno Harrison e Tyler, temendo che potessero rilasciare dichiarazioni programmatiche capaci di allontanare alcune fazioni del partito. Tuttavia, dopo che il rivale democratico di Tyler, il vicepresidente Johnson, ebbe condotto con successo un ciclo di comizi, Tyler fu incaricato di recarsi da Williamsburg a Columbus, in Ohio, per intervenire a una convention locale; il suo discorso mirava a rassicurare gli elettori del Nord, confermando che egli condivideva le posizioni di Harrison. Nel corso del viaggio, durato quasi due mesi, Tyler tenne numerosi discorsi durante i comizi elettorali.
Per vincere le elezioni, i leader Whig decisero di mobilitare la popolazione in tutto il paese, incluse le donne, che all'epoca non avevano diritto di voto. Fu la prima volta che un partito politico americano coinvolse le donne nelle attività di campagna elettorale su vasta scala; in particolare, le donne della Virginia – lo stato di Tyler – si mobilitarono attivamente a suo sostegno. Il partito sperava di evitare le questioni politiche e di vincere puntando sull'entusiasmo popolare, organizzando fiaccolate e comizi politici animati dal consumo di alcol. L'interesse per la campagna fu senza precedenti e vide lo svolgersi di numerosi eventi pubblici. Quando la stampa democratica dipinse Harrison come un vecchio soldato che avrebbe abbandonato la campagna elettorale se gli fosse stata offerta una botte di sidro forte da bere nella sua capanna di tronchi, i Whig colsero subito l'occasione per fare propria quell'immagine, dando così vita alla cosiddetta "campagna della capanna di tronchi".
Venne posto l'accento sul servizio militare del candidato alla presidenza, dando così origine al celebre slogan in musica della campagna elettorale, "Tippecanoe and Tyler Too", che richiamava la vittoria di Harrison nella battaglia di Tippecanoe. In tutto il Paese sorsero gruppi corali che intonavano canti patriottici e ispiratori; un editore democratico arrivò a definire indimenticabili quelle esibizioni canore a sostegno del Partito Whig. Tra i versi cantati figurava: "Voteremo dunque per Tyler / senza chiederci il perché".
Vicepresidente
In qualità di vicepresidente eletto, Tyler rimase in disparte nella sua residenza di Williamsburg. Espresse privatamente l'auspicio che Harrison si dimostrasse risoluto e non permettesse il proliferare di intrighi all'interno del Gabinetto, specialmente durante i primi giorni dell'amministrazione. Tyler non partecipò alla scelta dei membri del Gabinetto né avanzò candidature per incarichi federali nella nuova amministrazione Whig. Assillato dagli aspiranti a cariche pubbliche e dalle pressioni del senatore Clay, Harrison si rivolse due volte a Tyler per chiedergli un parere sull'opportunità di rimuovere funzionari nominati da Van Buren; in entrambi i casi Tyler sconsigliò tale misura e Harrison dichiarò: "Il signor Tyler sostiene che non debbano essere rimossi, e io non li rimuoverò".
Tyler prestò giuramento il 4 marzo 1841 nell'aula del Senato e tenne un discorso di tre minuti sui diritti degli Stati, prima di amministrare il giuramento ai nuovi senatori e di presenziare alla cerimonia di insediamento di Harrison. Dopo il discorso di due ore tenuto dal nuovo presidente davanti a una folla numerosa, in condizioni di gelo, Tyler tornò al Senato per ricevere le nomine presidenziali per il governo, presiedendo alle relative conferme il giorno seguente; trascorse così un totale di due ore nella veste di presidente del Senato. Prevedendo di avere scarsi impegni, lasciò quindi Washington per fare ritorno, senza clamore, alla sua residenza di Williamsburg.
La presidenza
Eletto decimo vicepresidente solo da un mese, si ritrovò alla più alta carica il 4 aprile 1841, in seguito alla morte del presidente Harrison, ammalatosi di polmonite.
Era la prima volta nella storia degli Stati Uniti che veniva applicata la norma costituzionale per cui il vicepresidente succede al presidente nel caso questi sia impossibilitato a svolgere le sue funzioni, o muoia prima della scadenza del suo mandato. Molti ritenevano che questa successione dovesse essere provvisoria, e bisognasse indire nuove elezioni al più presto, però Tyler resistette e assunse i poteri da presidente a tutti gli effetti. Stabilì con questo un precedente, seguito in altri casi nella storia degli Stati Uniti fino a essere codificato nel XXV emendamento nel 1967.
La successione di Tyler fu piuttosto travagliata, infatti si mostrò subito molto indipendente rispetto al Partito Whig, per il quale era stato eletto e che deteneva la maggioranza al Congresso. Lo dimostrò quando pose il veto a una legge sulla tassazione fortemente voluta dalla maggioranza dei Whig, fatto che causò le dimissioni di massa di tutti i suoi ministri, eccetto il segretario di Stato Daniel Webster. Pur osteggiato per la sua indipendenza, infatti né i Democratici né i Whig lo consideravano dei loro, Tyler portò a termine importanti iniziative durante la sua presidenza; nel 1842 portò a termine con il Regno Unito il trattato Webster-Ashburton, concluso dal suo segretario di Stato con l'inviato britannico Alexander Baring, barone Ashburton, che definiva i confini meridionali tra Canada e Stati Uniti.