La Val Vestino o Valle di Vestino oppure Valvestino ma anche Valle Vestina nei documenti più antichi o nella letteratura del XVIII-XIX secoloIn occasione della terza guerra di indipendenza del 1866, Giuseppe Garibaldi, nelle sue note Memorie, la cita con il nome di Valle Vestina., è una valle della provincia di Brescia posta tra il lago di Garda e quello d'Idro.

Geografia La Valle ha una superficie di 51,30 km² ed è divisa amministrativamente in due comuni: Valvestino e Magasa. Attraversata dal torrente Toscolano, che alimenta il lago di Valvestino e si getta poi nel lago di Garda a Toscolano, la Val Vestino è interamente montuosa e la vetta più alta è monte Caplone di metri.

Origine del nome Sull'origine del toponimo Val Vestino esistono varie ipotesi interpretative e secondo il geografo trentino Ottone Brentari. la Val Vestino prenderebbe il nome dai monti VestaIl monte Vesta svetta nei pressi del villaggio di Bollone e per alcuni prende il nome dalla dea della mitologia romana Vesta. e Stino che la chiudono nella parte sud occidentale, mentre per lo storico bresciano monsignor Paolo Guerrini, concordando con Claudio Fossati di Maderno., la vuole da Vest: luogo scosceso e boscoso o dal valtellinese Vestagg, sentiero scosceso atto a trascinare il legname. Altri ricercatori invece sostengono che sia collegato alla popolazione degli Stoni, antichi abitatori della zona, o dalla derivazione da Ve, ossia da quei prati posti di fronte a nord al Molino di BolloneLocalità del comune di Valvestino fino alla chiesetta di San Rocco a Moerna e Stino, il monte che sovrasta l'abitato di MoernaFrazione del comune di Valvestino e in linea diretta con Ve.

Secondo la linguista Claudia Marcato, il toponimo sarebbe un composto di valle più Vestino, nome locale confrontabile con l'oronimo Vesta, il poleonimo Vestone e altri toponimi lombardi simili, "che sono da ritenere di origine incerta" e richiamano alcuni nomi personali come Vestus, Vestius, Vestonius (e Vestino anche l'etnico Vestini, popolo italico del centro della penisola). Sono in effetti attestati i nomi personali di origine celtica Vistus, Vistalus, Vestonius, VessoniusC. Marcato, Dizionario di Toponomastica, Torino, 1990..

Un'ultima ipotesi di Natale Bottazzi, asserisce che l'origine del nome Vestino è ascrivibile alla voce latina “vastus” che significa luogo desolato. Sembra che non vi sia nessuna assonanza con l'antico popolo dei Vestini stanziati nell'Abruzzo e sottomessi dai Romani nell'89 a.C., anche se alcune analogie sono sorprendenti, tra queste il culto per la dea Vesta, il richiamo al nome del dio umbro VesticoGiacomo Devoto, Gli antichi Italici, p. 126., il "dio-libagione", e l'origine dell'etnonimo che secondo alcuni sarebbe formato dalle voci celtiche "Ves" che significa fiume o acqua e da "Tin" che significa paese indicando in tal modo un "paese delle acque", visto che il territorio abruzzese dell'area Vestina è particolarmente ricco di corsi d'acqua e sorgenti, come lo è anche la Val VestinoDevoto, p. 233.G. Alessio e M. De Giovanni, Preistoria e protostoria linguistica dell'Abruzzo, Edizioni itinerari, 1983.. Curiosa rimane anche la somiglianza con il toponimo della Valle del Vestina sita in Toscana nel comune di Monte San Savino o del comune veronese di Vestenanova.

Storia

La Val Vestino fu frequentata fin dall'età del bronzo, come attestano le stazioni di transito del Dosso delle Saette, del monte Manos e di Cima Ingorello, e fu abitata in età protostorica da genti retico-euganee identificate dalle fonti negli Stoni, cui si sovrapposero i Galli Cenomani. La romanizzazione si compì con la guerra retica del 15 a.C., quando la valle fu attribuita al municipium di Brixia; ne restano un peso di stadera del III secolo e un sesterzio di Massimino Trace rinvenuti rispettivamente a Magasa e a Turano.

Incorporata dai Longobardi nella circoscrizione della Judicaria Summa Laganensis e poi nel Ducato di Trento, la valle entrò con l'età carolingia nell'area amministrativa trentina, cui sarebbe rimasta legata per oltre un millennio; la chiesa di Santa Maria di Turano è citata già nel 927 nel testamento del vescovo veronese Nokterio. Nel 1027 Corrado II il Salico donò la contea di Trento al vescovo Udalrico II e nel 1035 il territorio di Gargnano al vescovo di Brescia: da allora le due comunità furono confinanti, e su quella linea si sarebbe formato il confine di Stato destinato a durare fino al 1918.

Dal 1189 — anno del patto di Storo relativo ai beni di Calapino di Lodrone — al 1826 la valle fu feudo dei conti di Lodrone, vassalli dei principi vescovi di Trento e, attraverso la contea del Tirolo, sudditi degli Asburgo. Priva di fondamento è la tradizione, smentita già nel 1683 dallo storico turanese Bartolomeo Corsetti, che vorrebbe la valle pervenuta ai Lodron dagli scaligeri o soggetta alla Repubblica di Venezia. Le comunità di Armo, Bollone, Magasa, Moerna, Persone e Turano si reggevano su statuti e carte di regola confermati dai conti e inviavano i propri rappresentanti al Consiglio generale della Val Vestino, con sede a Turano.

La ristrettezza dei pascoli d'alta quota fu all'origine di lunghe contese, risolte con il compromesso arbitrale del 1405 sul monte Tombea e con la grande divisione terriera del 1511, mentre la contesa per il villaggio di Droane oppose i Lodron al comune di Tignale per oltre un secolo e quella del monte Fassane il comune di Bollone a Gargnano fino al trattato di Rovereto del 1753.

La posizione di frontiera espose la valle a ripetuti transiti militari: nel 1166 la tradizione vi colloca il passaggio di Federico Barbarossa e di Alessandro III, cui si fa risalire la Festa del Perdono di Turano; nel 1513 e nel 1516, durante la guerra della Lega di Cambrai, la valle fu saccheggiata e incendiata dalle truppe venete; nel novembre del 1526 vi transitò Georg von Frundsberg con quattordicimila lanzichenecchi diretti al sacco di Roma. Fra Cinque e Seicento la valle, isolata e selvaggia, si guadagnò fama di «valle delle streghe» e offrì rifugio a banditi come Giovanni Beatrice detto Zanzanù.

Dopo la parentesi napoleonica e l'annessione agli Asburgo sancita dal Congresso di Vienna, l'Ottocento austriaco vide la valle descritta dalle prime indagini etnografiche e statistiche — quelle di Francesco Lunelli e di Attilio Zuccagni-Orlandini — duramente colpita dall'alluvione del 1850 e attraversata nel 1866 dalle operazioni garibaldine. L'isolamento amministrativo, con il mancato collegamento carrozzabile con Storo, alimentò nel 1909 la suggestione giornalistica di una «repubblica dimenticata» fra Austria e Italia. Occupata dal Regio Esercito nei primi giorni del 1915 e fortificata come caposaldo della terza linea di difesa arretrata, la valle divenne italiana con il trattato di Saint-Germain del 1919 e fu staccata dalla provincia di Trento nel 1934.

Architetture religiose

La chiesa di San Giovanni Battista

La chiesa di San Giovanni Battista è situata a Turano. Le prime notizie risalgono al 15 novembre 928 e sono contenute nel famoso testamento del vescovo veronese Nokterio, ove viene citata come la chiesa di Santa Maria. Filiale della chiesa di Tignale divenne pure pieve della Val Vestino, rettoria e parrocchia. Conserva un dipinto raffigurante la decollazione di San Giovanni Battista opera del pittore gardesano Giovanni Andrea Bertanza di Padenghe sul Garda. Sulla torre del campanile è visibile ancor oggi scolpito nella pietra lo stemma Scaligero, ossia una scala a cinque pioli in palo. Al riguardo un anonimo di Bagolino lasciò scritto che la Valle fu concessa in feudo ai conti di Lodrone in permuta del feudo di Bagolino il 6 aprile 1452, e allorquando nel 1579 i Commissari dell'Arciduca d'Austria pretesero il giuramento di fedeltà dai Valvestinesi, questi si rifiutarono perché il loro feudo non faceva parte del principato di TrentoGiornale araldico, genealogico, diplomatico italiano, 1893.. Tale notizia è priva di veridicità storica e fu smentita da Bartolomeo Corsetti, presbitero benacense, storico e latinista, nel suo scritto “Memorie dell'antica Casa di Lodrone” edito nel 1693.

Vi si celebra la festa del santo patrono della Valle il 29 agosto, la festività di Nostra Signora della Neve il 5 agosto alla quale era anticamente consacrata e l'ultima domenica di agosto la "Festa del Perdono" che secondo la tradizione locale fu istituita da papa Alessandro III nel 1166 che transitò nella zona.

Il prato antistante l'entrata della Chiesa anticamente era chiamato "Prato della Pica"Pica è intesa come forca, ossia il luogo dell'impiccagione. in quanto in antico venivano lette o sentenziate le condanne capitali emanate dai conti di Lodrone, feudatari della Valle..

Tra la fine del Cinquecento e primi anni del Seicento la Pieve fu retta da sacerdoti dalla condotta discutibile: don Lorenzo Bartelli nel giugno 1600 inviava una supplica a papa Clemente VIII per essere assolto dalla colpa dell'omicidio del cognato Stefano Zuaboni commesso nel 1592 per difendere la sorella angustiata dalle continue angherie domesticheCristina Belloni, Suppliche al pontefice. Diocesi di Trento 1566-1605, Il Mulino, Bologna, 2007, pag. 718., mentre don Giovanni Antonio Marzadri, rivale della banda di Giovanni Beatrice, fu giustiziato a Salò nel 1609 per ordine della magistratura della Serenissima in quanto ritenuto colpevole di omicidi e nefandezze varie.

Natura La Val Vestino fa parte del Parco regionale dell'Alto Garda Bresciano e all'interno di essa si può esplorare il sito botanico del monte Tombea o vedere le tracce dell'antica pratica della carbonificazione del legname, della produzione di calce, i resti fossili di Cima Rest, dell'allevamento del bestiame con le sue pozze d'acqua o la produzione del fagiolo dai "fiori rossi".

L'alpinista John Ball, la sua "Guida" turistica e la relazione al Ministero della guerra italiano L'estate del 1864 fu una stagione ricca di novità per l'esplorazione alpinistica del Trentino sud occidentale con la prima traversata delle Dolomiti di Brenta, da Molveno alla Val Rendena sorpassando l'angusta Bocca di Brenta, da parte dell'inglese John Ball, presidente dell'Alpine Club di Londra, accademico, alpinista, botanico, glaciologo avvenuta il 22 luglio, l'impresa dell'esploratore britannico Douglas William Freshfield che scalò per primo la Cima Presanella, terre fino all'ora inesplorate, il 27 agosto o l'ascesa dell'Adamello del tenente boemo Julius Payer che conquisterà la cima il 15 settembre.

Sarà sempre l'instancabile John Ball che partendo dal villaggio di Bondone salì, si presume, mesi prima, tra maggio e giugno nel periodo della fioritura, sul monte Tombea, fino alla malga, incuriosito dalla ricca flora appena scoperta e decantata in pubblicazioni dai noti botanici italiani e europei. Raccontò dettagliatamente il percorso intrapreso, lo definì la "Route G. Da Storo a Toscolano, al lago di Garda attraverso la Val Vestino", nella sua celebre Guida Alpina pubblicata due anni dopo, nel 1866, che sarà d'aiuto a molti escursionisti. Qui riportò l'itinerario percorribile dal viaggiatore partendo dal lago d'Idro a quello di Garda fino a Toscolano transitando attraverso la Val Vestino. Annotò gli aspetti botanici, geografici della Valle e l'itinerario alternativo per Tremosine attraverso il monte Caplone e la Val Lorina..