Cartesio estese la concezione razionalistica di una conoscenza ispirata alla precisione e certezza delle scienze matematiche a ogni aspetto del sapere, dando vita a ciò che oggi è conosciuto con il nome di razionalismo continentale, una posizione filosofica dominante in Europa tra il XVII e il XVIII secolo. Un razionalismo nell'indagare l'universo e l'uomo, ma non Dio, presupposto e non-indagabile.
Renato Cartesio Renato Cartesio è la forma italiana di Renatus Cartesius, latinizzazione umanistica del francese René Descartes. All'epoca il latino era la lingua comune della cultura europea, ed era consuetudine che gli intellettuali si dotassero di una latinizzazione per il proprio nome (la quale era poi adattata nelle varie lingue nazionali).
In senso ironico Giambattista Vico, nella sua polemica nei confronti dei cartesiani, chiama Cartesio Renato Delle Carte, calcando letteralmente il cognome Descartes (all'epoca scritto anche Des-Cartes)Si veda per esempio la Vita di Giambattista Vico scritta da se medesimo.. Questo Delle Carte fu ripreso da alcuni autori italiani seicenteschiPer esempio da Pietro Giannone (1676-1748) in Storia civile del Regno di Napoli, Tomo XI, Tipografia Elvetica, 1841, p.117, e dall'anticartesiano Matteo Giorgi (1650-1728) in Disputa di Matteo Giorgi intorno a principj di Renato delle Carte....
Biografia Le origini familiari
Cartesio, secondo il suo biografo Adrien Baillet, nacque il 31 marzo del 1596 a La Haye en Touraine,Un villaggio ribattezzato in suo onore La Haye-Descartes nell'Ottocento e semplicemente Descartes nel 1967. in una casa «delle più nobili, delle più antiche e delle più in vista della Turenna»Adrien Baillet, Vie de Monsieur Descartes, I, p. 64.; in realtà il titolo di Cavaliere fu concesso alla famiglia Descartes soltanto il 20 gennaio 1668.Chevalier de Beauregard, Nobiliaire de Bretagne, Parigi, 1840, p. 11; nellAbrégé del 1692 Baillet ammette di non avere trovato una data che permetta di stabilire l'antichità della nobiltà (Vita di Monsieur Descartes, tr. it. p. 19.
Il suo biografo Pierre Borel, credeva invece che fosse nato nella casa che i Descartes possedevano a Châtellerault,"in urbe Castrum Eraldium dicta", Pierre Borel, Vitae Renati Cartesii summi philosophi Compendium, (1656), p. 2. nel Poitou: entrambe le case esistono ancora e del Poitou erano originari gli avi del filosofo, che non erano però nobili.
Il nonno Pierre Descartes era un medico e il figlio Joachim (1563-1640), che esercitò l'avvocatura a Parigi, nel 1585 acquistò la carica di consigliere del Parlamento di Bretagna,Oeuvres, XII, p. 2. dove si trovava quando la moglie Jeanne Brochard (1570-1597) partorì René, terzo figlio dopo le nascite di Jeanne (1590-1640) e di Pierre (1591-1660).
René fu battezzato il 3 aprile nella chiesa di Saint-GeorgesAdrien Baillet, Vie de Monsieur Descartes, I, p. 12., prendendo il nome dal padrino, lo zio materno e giudice a Poitiers, René Brochard des Fontaines.
Il bambino fu subito affidato a una balia, che si prese a lungo cura di lui, gli sopravvisse e percepì dal filosofo, che prima di morire aveva chiesto ai fratelli di sostenerla, un vitalizio.
La madre morì il 13 maggio 1597, l'anno dopo la sua nascita, dando alla luce un figlio che le sopravvisse solo tre giorni.
Il vedovo Joachim Descartes si risposò intorno al 1600 con Anne Morin, una bretone conosciuta a Rennes, dalla quale ebbe due figli, Joachim (1602-1680) e Anne.
La curiosa inesattezza circa la morte della madre; l'oscura allusione alla malattia materna, da lui ereditata, cagionata dai dispiaceri; i rapporti forse non particolarmente affettuosi con il padre: tutto questo può fare pensare a un'infanzia non solo malaticcia, ma anche intimamente turbata. Per quanto riguarda i rapporti con il padre, di quest'ultimo si racconta che lo giudicava «tanto ridicolo da farsi rilegare in un vitello».Eugenio Garin, Vita e opere di Cartesio, pag. 6.
Inoltre Cartesio, durante la sua vita, aveva provato un amore per una bambina con gli occhi torti che lo aveva reso inconsciamente benevolo per tutti i guerci; il filosofo lo racconta in una lettera all'amico Chanut il 6 giugno 1647: «L'impressione che si produceva nel mio cervello quando guardavo i suoi occhi smarriti si congiungeva talmente con quella che suscitava la passione d'amore, che anche molto tempo dopo, se vedevo persone con gli occhi torti, mi sentivo trascinato ad amarle più di altre per il solo fatto che avevano quel difetto; e tuttavia non ne sapevo la ragione.»
Orfano di madre e con il padre spesso assente, a prendersi cura di René furono soprattutto la nonna materna e la nutrice. Trascorse l'infanzia con i due fratelli a La Haye, ove un precettore privato gli impartì l'istruzione elementare: il costante pallore e una frequente tosse secca, che facevano pensare ai medici che non sarebbe vissuto a lungo,Lettera di Cartesio alla principessa Elisabetta di Boemia, giugno 1645, in Oeuvres IV, p. 221. ritardarono l'inizio dei suoi studi regolari.
Gli studi
Solo nella ricorrenza della Pasqua del 1607Data la salute precaria i familiari preferirono tenere a casa René durante l'inverno. Non vi è accordo tra i primi biografi circa l'anno nel quale Cartesio sarebbe entrato a La Flèche, ma poiché è certo che uscì nel settembre del 1615 ed essendo di nove anni la durata dell'intero corso di studi, è naturale supporre che vi sia entrato nel 1607 (cfr. Geneviève Rodis-Lewis, Cartesio, 1997, pp. 23-25). Cartesio scrisse di aver passato a La Fléche «quasi nove anni» (cfr. Lettera a Julien Hayneuve, 22 luglio 1640). entrò nel collegio di La FlècheSulla storia di questa istituzione vedere Camille de Rochemonteix, Un collège de jésuites aux XVIIe & XVIIIe siècles: le Collège Henri IV de La Flèche, Le Mans, 1889, quattro volumi, in particolare il quarto, sull'insegnamento della teologia e della filosofia. - fondato da Enrico IV nel 1603 e assegnato ai gesuiti - che già godeva di alta rinomanza e dove il fratello Pierre aveva iniziato gli studi nel 1604. Nello stesso collegio studiò il teologo e scienziato Marin Mersenne, che Cartesio conoscerà probabilmente solo nel 1622 o 1623,Geneviève Rodis-Lewis, Cartesio, 1997, pp. 80-81. di cui fu amico per tutta la vita e che si occupò dei suoi affari in Francia quando Cartesio risiedette in Olanda.Enciclopedia Treccani alla voce "Mersenne Marin". Gli studenti, provenienti da ogni parte della Francia senza distinzione di classe sociale, erano tenuti al solo pagamento della pensione e i corsi prevedevano tre anni di studio della grammatica, tre anni di studi umanistici e tre anni di filosofia. Coloro che avessero voluto intraprendere la carriera ecclesiastica vi avrebbero continuato a studiare per altri cinque anni la teologia e le Scritture.
Nei primi sei anni di corso i giovani attendevano a studi grammaticali (quattro anni) e retorici (due anni). Tutte informazioni necessarie, secondo Cartesio, per conversare con il passato, che è come un viaggiare nella dimensione del tempo. I libri che Cartesio cercò di fuggire come la peste furono quelli di filosofia, e particolarmente i grandi e oscuri libri della Scolastica vecchia e nuova, prima e seconda. Della poesia, poi, conservò sempre intatta l'ammirazione, pur considerando poesia ed eloquenza doni dell'ingegno, piuttosto che frutti dello studio. L'amore per la poesia accompagnò il filosofo fino alla morte. Ai sei anni di studi grammaticali e storici, seguivano a La Flèche i tre anni degli studi propriamente filosofici o filosofico-scientifici: di logica, fisica, matematica, morale e metafisica. L'insegnamento aveva come base Aristotele.
Scarso era l'insegnamento della matematica,Allora in Francia la matematica era insegnata solo nelle Università: furono proprio i gesuiti a introdurne lo studio nelle loro scuole: cfr. Rodis-Lewis, Cartesio, cit., p. 23. impartito per meno di un'ora al giorno ai soli studenti del secondo anno di filosofia. Si insegnava esclusivamente la filosofia aristotelica in un corso triennale ripartito nell'apprendimento della logica, basato sui manuali di Francisco Toledo e di Pedro da Fonseca,Rispettivamente la Introductio in dialecticam Aristotelis e le Institutiones dialecticarum. della fisicaI testi di riferimento erano la Fisica, il De coelo e il De generatione et corruptione animalium di Aristotele. e della metafisica,Con lo studio della Metafisica e del De anima. quest'ultima insieme con nozioni di filosofia morale.
Cartesio si mostrerà poi deluso dell'insegnamento ricevuto: «Sono stato allevato nello studio delle lettere fin dalla fanciullezza, e poiché mi si faceva credere che con esse si poteva conseguire una conoscenza chiara e sicura di tutto ciò che è utile nella vita, avevo un estremo desiderio di apprendere. Ma non appena ebbi concluso questo intero corso di studi, al termine del quale si è di solito annoverati tra i dotti, cambiai completamente opinione: mi trovavo infatti in un tale groviglio di dubbi e di errori da avere l'impressione di non aver ricavato alcun profitto, mentre cercavo di istruirmi, se non scoprire sempre più la mia ignoranza».Oeuvres, VI p. 4.
Sono le considerazioni del Cartesio maturo che scrive il suo Metodo e lamenta che nelle scuole non si promuova lo spirito critico degli allievi; una tale volontà di ricerca personale era già presente nel giovane René: «Da giovane, quando mi si presentava qualche scoperta ingegnosa, mi domandavo se io stesso non fossi in grado di trovarla da solo, anche senza apprenderla dai libri».«Per me possemne invenire, non lecto autore»: Oeuvres, X, p. 214.
Tuttavia l'anno successivo, in una lettera a un amico che gli chiedeva consigli in merito all'educazione del figlio, il giudizio di Descartes sugli studi condotti a La Flèche sarà molto più positivo:
Restò a Cartesio grato ricordo del Collegio anche nel punto in cui ne respinse l'insegnamento. Non a caso da Leida, il 14 giugno 1637, scriverà a uno dei suoi vecchi maestri:
«Mio reverendo padre, io non penso che vi ricordiate i nomi di tutti gli scolari che avete avuto nei ventitré o ventiquattro anni durante i quali avete insegnato a La Flèche. Non per questo ho voluto cancellare dal mio ricordo gli obblighi che ho per voi, né ho perduto il desiderio di riconoscerli, anche se non ho altra occasione per dimostrarlo oltre quella di offrirvi il volume che ho fatto stampare nei giorni scorsi, e che voi riceverete con questa lettera, come un frutto che vi appartiene e del quale avete gettato i primi semi nel mio spirito, a quel modo che debbo ai membri del vostro ordine il poco che io so delle buone lettere.»Eugenio Garin, Vita e opere di Cartesio, p. 19.
Uscì dal collegio gesuita nel settembre del 1615, conservando un affetto riconoscente nei confronti del rettore, padre Étienne Charlet, che gli fece «le veci del padre per tutto il periodo della gioventù»,Lettera di Cartesio a padre Étienne Charlet del 9 febbraio 1645, Oeuvres IV, p. 156. e per il regime di vita osservato nella scuola, durante il quale la sua salute si ristabilì completamente. Si stabilì a pensione presso un sarto di Poitiers per studiare giurisprudenza nell'Università di quella città, dove il fratello Pierre si era laureato tre anni prima: il 9 novembre 1616 ottenne il baccalaureato e il giorno dopo la laurea in utroque iure.La dedica della tesi di laurea, ritrovata nel 1981, è stata pubblicata in Bulletin cartésien, «Archives de philosophie», 15, 1987, pp. 1-4. Si riunì alla famiglia che, dopo il secondo matrimonio del padre, viveva a Rennes - dove anche la sorella Jeanne, sposata nel 1613 con Pierre Rogier, signore di Crévis, si era stabilita - o a Sucé, presso Nantes, dove la matrigna Anne Morin possedeva una casa.
L'incontro con Isaac Beeckman