Il sardo logudorese (nome nativo sardu logudoresu o logudoresu) è una delle due tradizionali partizioni ortografiche della lingua sarda (l'altra è il sardo campidanese)La lingua sarda : Storia, spirito e forma , Max Leopold Wagner, a cura di Giulio Paulis, Nuoro 1997, p.41, originaria della regione del Logudoro nella parte centro-settentrionale della Sardegna, abitata da circa 400.000 abitanti. Il codice ISO 639-3 è "src".

Diffusione Nella denominazione di logudorese si suole comprendere un gruppo di dialetti della lingua sarda, quali il logudorese settentrionale, il logudorese comune e il nuorese. Le prime due hanno subito maggiori evoluzioni dal Logudorese parlato nel Medioevo in parte per uno sviluppo autonomo, in parte per i contatti con il castigliano (portato dai conquistatori spagnoli) e con gli idiomi sardo-còrsi (gallurese e sassarese) parlati nell'estremo nord dell'isola. Il logudorese settentrionale e in parte anche quello comune hanno costituito la matrice linguistica del logudorese letterario, il quale è una sorta di koinè poetica che assumeva elementi di diversi dialetti del logudoro, fondendoli assiemeF. Alziator, Storia della letteratura di Sardegna, Cagliari, Edizioni 3T, 1982, p.283. I dialetti nuoresi è tradizionalmente considerata la più conservativa delle varianti della lingua sarda e di tutte lingue neolatine, la più simile cioè al latino. Tratto caratteristico di tutte le varianti logudoresi è la conservazione del suono velare di C e G anche davanti a vocale: per cui Caelum > Chelu (grafia italiana) / Quelu (grafia iberica)(pronuncia: kelu).

L'area su cui si estende è priva di città e, come tutte le aree rurali della Sardegna, in forte depauperamento demografico, a vantaggio di città costiere quali Olbia (l'unica originariamente logudoresofona), Sassari, Alghero, Cagliari, Quartu Sant'Elena. Questi centri, assieme ai comuni costieri della Gallura e a Porto Torres, accolgono quindi un gran numero di abitanti originari delle suddette aree. Nel complesso, in base a una ricerca del 2006 della Sardegna il logudorese risulta capito da 553.000 persone circa e parlato da 330.000 persone circa.Stima su un campione di 2715 interviste: Anna Oppo, Le lingue dei sardi

Caratteristiche Le varietà sarde orbitanti attorno al modello ortografico logudorese sono state spesso considerate quelle di maggiore prestigio, in virtù di un'importante tradizione letteraria che ha avuto inizio nel XV secolo e anche in virtù di una sua presunta maggiore conservatività e vicinanza al latino. La tradizione poetica logudorese, pur essendo nata come poesia elevata grazie all'opera di Girolamo Araolla e basandosi su schemi metrici tipici della poesia colta (come l'ottava rima), ha avuto a partire dal Settecento una particolare diffusione anche nella poesia popolare e semicolta. A livello parlato il logudorese si distingue in numerose sottovarianti che si discostano dal logudorese letterario sia a livello fono-morfologico che a livello lessicale: infatti la lingua della poesia sino dalla sua origine è stata ricchissima di iberismi e italianismi, molti dei quali non vengono utilizzati nel logudorese d'uso comune. Il logudorese letterario non è mai stato molto fermo nella grafia e si riscontrano importanti differenze da un secolo all'altro. In particolare dalla metà del Settecento si andò attuando una progressiva italianizzazione ortografica, soppiantando gli usi grafici dell'epoca spagnola, in particolare nella scrittura delle consonanti velari /ɣ/ e /k/Nel Settecento e nell'Ottocento, diversi autori come Madao, Angius e Spano optarono per grafie etimologiche e latineggianti.. Il logudorese letterario non fu utilizzato solo da poeti e autori provenienti dal Logudoro, ma anche di altre aree linguistiche della Sardegna, i quali spesso integrarono tale codice letterario inserendovi elementi lessicali e morfologici propri delle loro varianti. Nell'Ottocento lo Spano elaborò una teorizzazione approfondita del logudorese letterario come lingua di cultura nella sua Ortographia Sarda Nationale. Il modello logudorese si è provvisto di altri dizionari, come quello pubblicato dall'etnologo Enzo Espa.

Numerosi linguisti ritengono che il nuorese, nel suo complesso, sia il dialetto della lingua sarda con maggiori elementi di originalità e arcaicità e che sia anche quello più simile al latino; questa convinzione è stata però ripetutamente messa in discussione in questi ultimi dieci anni. Altre analisi linguisticheQuanti luoghi comuni nella lingua sarda-R. Bolognesi (Universidadi de Amsterdam e de Groninga) sostengono comunque che i dialetti nuoresi siano più vicini all'italiano rispetto a quelli campidanesi non, ovviamente, per via di un inesistente influsso dell'italiano su di essi, ma proprio in virtù di un minore distaccamento dal latino sia del nuorese che dell'italiano; d'altro lato, viene anche sostenuto che i prestiti dall'italiano siano circa il 7% in ogni dialetto del sardo, senza variazioni di rilievo tra una varietà e l'altra. I dialetti logudoresi e nuoresi nel complesso appaiono comunque tra loro maggiormente disomogenei, anche per ragioni di natura geografica, rispetto ai dialetti dell'area linguistica campidanese, che manifestano maggiore uniformità.

Lo standard sardo sperimentale, adottato nel 2006 dalla Regione Autonoma della Sardegna e denominato Limba Sarda Comuna, è basato a livello morfologico soprattutto sul logudorese letterario, seppure se ne discosti in alcuni importanti aspettiAlcuni esempi. Log: piànghere, lsc: prànghere; log: petta, lsc:petza; log: anzone, lsc: angione; log: zustìssia, lsc: giustìtzia; log: bennalzu, lsc: ghennàrgiu; log: benuju, lsc: ghenugru; log: bula, lsc: gula; log: muntonalzu, lsc: muntonàrgiu; log: tou, lsc: tuo; log: sou, lsc: suo; log: bois sezis, lsc: bois seis; log. bois azis, lsc: bois ais, etc. Tutti questi elementi avvicinano lo standard alle varianti di mediazione, arborensi e campidanesi. Inoltre la Limba Sarda Comuna non prevede il passato perfetto della tradizione logudorese (es. "andesi"), il quale è oggi utilizzato solo nel dialetto di pochi paesi del Logudoro. Al suo posto utilizza il più diffuso passato prossimo (per esempio "soe andadu")., oltre ad accogliere il lessico patrimoniale di tutte le varianti della lingua sarda, gli articoli e pronomi tipici delle varianti meridionali usati insieme a quelli settentrionali<ref>L'articolo plurale invariante "is" meridionale, accanto al maschile "sos" e femminile "sas" settentrionali. I pronomi logudoresi lu, la, los, las, lis, insieme alle forme meridionali ddu, dda, ddos, ddas, ddis. Qualcosa di simile tentò gia nel Seicento il frate francescano Salvador Vidal nellUrania Sulcitana.</ref> e rigettare molti italianismi penetrati nel logudorese poetico attraverso i secoliUn esempio su tutti "sa testa" utilizzato già da Araolla e ancora fino al Novecento da tantissimi poeti, fra cui Peppino Mereu e Antioco Casula (Montanaru). La Limba Sarda Comuna ammette come corretto unicamente il lemma sardo genuino "sa conca"..

Logudorese Il sottogruppo logudorese si caratterizza per la sonorizzazione (e spirantizzazione) delle occlusive sorde tra vocali, anche in fonosintassi: così K>/g/ (dege, luge, page, (b) oge<VOCE(M), inoge<IN-HOCE, ruge<CRUCE(M), ogru<OCLU<OCULUM, su cane pron. su gane con "g" velare fricativa, simile alla "g" spagnola di "gato", e non velare occlusiva come quella italiana di "gatto" ), P>/b/ su pane pron. su bane, sa petta pron. sa betta, anche in questi casi si tratta di una "b" diversa da quella italiana di "Bari" (occlusiva) e invece vicina alla "b" o "v" spagnola di "Barcelona" o "Valencia" (fricativa), e T>/d/ (andadu, bida<VITA(M), roda, tzitade, sa terra pron. sa derra, con "d" che, quando a inizio di parola e scritta "t", è una consonante fricativa sonora apicoalveolare, ottenuta sfiorando soltanto con la lingua gli incisivi superiori, diversamente dalla "d" dell'italiano che, come nel caso di "g" e "b", è occlusiva); inoltre per il passaggio da TH a /tt/ o /.t-/ (pratha>pratta, thithula>tittula, puthu>puttu, petha>petta, marthu>martu), da LJ a gl (trabagliare), e da NJ > gn (Sardigna).

Logudorese settentrionale

Il logudorese settentrionale (parlato nel Meilogu, nel Coros, in Anglona e nel Monte Acuto a Ozieri, Bonnanaro, Chiaramonti, Ittiri, Mores, Olmedo, Ossi, Cargeghe, Ploaghe, Sennori, Muros, Tissi, Thiesi, Uri, Usini, Laerru, Bulzi, Nulvi, Perfugas, Borutta, Martis, Ardara, Florinas, Bessude, Banari, Siligo, in Planargia a Montresta, Bosa, Suni, Tinnura, Flussio, Sagama, Magomadas, Tresnuraghes e Sindia) che presenta la conservazione di -l- prima di vocale (albu, altu, calchina, soldadu) e anche nei nessi -pl-, -cl- e -fl- che normalmente si mutano in -pi-, -ch-, -fi- anche per influenza dell'italiano e del gallurese-sassarese (ant. plòere>piòere, ant. platha>piatta, ant. plùs>piùs, ant. clesia>cheja, ant. flore>fiore, ant. Plovake>Piage, Florinas>Fiolinas); sotto influenza del sassarese il fenomeno del lambdacismo e pronuncia -lšt- (per i gruppi -lth-, -sth-, -rth-) o -lšč-'' (per i gruppi -lk-, -sk-, -rl-) nella vasta zona di Sassari fino a Villanova Monteleone, Torralba, Nughedu San Nicolò, Tula e Perfugas, mentre a Osilo, Bosa, nel vicino gallurese (Oschiri, Berchidda, Luras, Monti, Padru, Buddusò, Alà dei Sardi, Olbia) e nel resto si ha il passaggio di r>l (saldu, polcu, kelveddu, Saldigna); il gerundio in -ende (andende, nende, fattende), maggiori influenze del castigliano (oju e non ogru), mentre nel basso Meilogu e in Planargia -ende/-inde (andende, faginde) e -j->-ĝĝ- (oju>oĝĝiu, cojuare>coĝĝiuare).

Discorso a parte merita Bonorva, denominata da Giovanni Spano la Siena sarda, per la purezza della Lingua sarda logudorese che viene parlata nel paese, dove si pronuncia come si scrive.

Logudorese centrale o comune Il logudorese centrale o comune (parlato nel Marghine, nel Montiferru fino alla zona di transizione di Guilcier e del basso Montiferru ( Bonarcado e Seneghe ), nel Goceano e nel Monteacuto ad Anela, Bono, fino in alta Baronia, dove è parlato a Torpè, Posada e parte del comune di Budoni, quest'ultimo bilingue), presenta come caratteristiche generali il rotacismo di -l- (arbu, artu, carkina, sordadu, pròere, frore, sardu, portu, kerbeddu) e il gerundio in -ande/-inde (andande, nande, faginde, liĝĝinde), -ende nel Goceano, Torpè e Posada. Risentono di influenze campidanesi il Marghine meridionale (-tt->-tz-: pratza, tzìntzula, putzu, petza, martzu, -adu>-au) e soprattutto i dialetti di transizione della fascia di Bonarcado, Abbasanta, Aidomaggiore, Sedilo, che sono stati assunti quale base per la Limba Sarda Comuna (LSC) (-ll- o invece di -z- da LJ: callente (o caente), non cazente; in alcuni centri anche /d:ž/ invece di /d:z/ da sp. J /ž/: fiĝiu non fizu, oĝiu non ozu; il gruppo LL>ll (traballare, bellu), e che per alcune di queste caratteristiche riflettono la condizione originaria dell'isola; mentre a Silanus, Bortigali, Bolotana, Lei e Noragugume sono percettibili influssi nuoresi. Sempre nel Marghine e Goceano sotto influenza delle parlate nuoresi, nell'incontro tra due parole, la consonante s può variare in r: questo avviene con le lettere b-, d-, f-, g-, m-, n-, v-, z- (sas domos>sar domos, est bellu>er bellu, cosas betzas>cosar betzas).

Nuorese Il sottogruppo Nuorese si caratterizza per la maggiore conservatività e arcaicità, tra cui la conservazione della C>/k/ (centum > kentu, decem > deke, pacem > pake, vocem > voke/boke, *in hoc > inoke), la conservazione della P>/p/ (sapa > sapa, cf. saba nel Logudorese), e la conservazione della T>/t/ (latus > latu, cf. ladu nel Logudorese). Del suono -/θ/- anche se in via di estinzione (pratha, thinthula, puthu, petha, marthu) nonché la conservazione del gruppo RI>rj (ianuarius > jannàrju, februarius > frebàrju), del gruppo LJ>ll (*tripaliare > traballare) e NJ>nn (Sardinia > Sardinna); TJ>ss (iustitia > justissia), il gerundio in -nde (mandicande, muttinde, fakende).