Caratteri generali dello sviluppo economico dell'Impero d'Austria (1815-1914) Bisogna sfatare il mito secondo cui l'Impero d’Austria fosse arretrato economicamente rispetto alle altre potenze europee. Erano invece presenti forti diversità e disparità fra le province occidentali ( Boemia, Moravia, Austria propriamente detta ) e quelle orientali (Ungheria, Galizia, Transilvania). Ad esempio il reddito pro-capite: 790 corone nelle regioni alpine, 630 corone nelle regioni ceche, 340 in quelle ungheresi, 270 in Dalmazia e solo 250 in Galizia. Ulteriori difficoltà erano rappresentate dalla topografia, che rendeva difficili e costosi i trasporti interni ed internazionali, e dalla localizzazione infelice delle risorse naturali. Ad inizio novecento l'area austriaca aveva conseguito in modo graduale uno sviluppo pari a quello medio dell'Europa occidentale mentre le terre ungheresi, seppure più arretrate, avevano i prodromi dell'industrializzazione, risultando così molto più avanzate della maggior parte dei paesi dell'Europa orientale. Le stime del tasso di crescita del prodotto industriale pro capite in Austria nella prima metà del XIX secolo spaziano fra l'1.7% e il 3,6% , con un incremento nella seconda metà del secolo. In Ungheria dopo il compromesso del 1867 la produzione industriale crebbe a ritmi ancora più elevati.

Cronologia Austriaca Nelle aree occidentali della monarchia i primi segni di una crescita economica moderna sono individuabili a partire dalla seconda metà del XVIII secolo: in Austria e Boemia esisteva un forte settore tessile con lavorazione a domicilio (lino e lana e dal 1763 embrioni dell'industria cotoniera); non mancavano insediamenti siderurgici e manifatture per la produzione del vetro e della carta. I primi tentativi di meccanizzazione, concentrati nel ramo tessile e in quello siderurgico, datano fra il 1830 ed il 1847. Impiegando come parametro il consumo di carbone, il decollo industriale potrebbe essere collocato intorno al 1850; intorno al 1867 – 1873 per il boom degli investimenti nelle infrastrutture; attorno al periodo fra il 1890 ed il 1914 per le sostanziali trasformazioni dell'economia.

Cronologia Ungherese La nazione magiara apparteneva alle aree orientali dell'impero: in parte dedita all'agricoltura, con una struttura economica-sociale d'ancien régime ed un buon settore commerciale, disponeva di alcune miniere ma di poche manifatture e subiva, pur traendone vantaggi, la sudditanza economica nei confronti delle terre austriache. Ebbero effetto positivo sull'industrializzazione l'afflusso di capitali da Vienna e l'esistenza di un vasto mercato per i prodotti agricoli. Nel 1900 il 41% della produzione industriale derivava dal settore alimentare: farina (nel 1870 Budapest era il secondo centro mondiale di macinazione dei cereali dopo Minneapolis), zucchero di barbabietola, frutta conservata, birra ed alcolici. Fra la fine XIX e l'inizio del XX secolo crebbero a tassi significativi il consumo di carbone e la produzione agricola, del ferro e dell'acciaio

Ostacoli naturali e artificiali L'industrializzazione dell'Impero asburgico può essere definita “laboriosa”: la presenza di numerosi ostacoli naturali ed istituzionali richiedeva fatica aggiuntiva e rallentava i tempi dello sviluppo. Fino alla realizzazione della rete ferroviaria (1840 – 1850), il trasporto terrestre, data la natura prevalentemente montagnosa del paese, era costoso e quello fluviale inesistente nelle regioni montane. La rete di canali era ridotta ed il corso del Danubio e degli altri grandi fiumi (Drava, Tibisco… ) portava a sud e ad est, in direzione opposta rispetto ai mercati e ai centri industriali. Erano più numerosi gli ostacoli artificiali: La persistenza legale della servitù della gleba fino al 1848, anche se le riforme di Giuseppe II (1780 - 1790) avevano già ridotto il potere del sistema feudale: come principale conseguenza di tale abolizione le tasse venivano ora pagate allo stato e non più ai signori feudali, che già a partire dal XVIII secolo avevano investito nel miglioramento della produttività delle loro terre; La politica commerciale estera, rimasta rigidamente protezionista per tutto il secolo (L'Impero d'Austria rimase sempre estraneo allo Zollverein). Le tariffe elevate danneggiavano sia l'importazione che l'esportazione, ma l'unione doganale interna, che abbracciava al suo interno aree agricole ed industriali, controbilanciava in parte tale chiusura; Il diseguale impegno contro l'analfabetismo. Nel 1900 questo era praticamente scomparso nella metà austriaca dell'impero (1% nel Vorarlberg, 2% in Boemia ed Austria Inferiore, complessivamente al 23%), in altre aree era una presenza significativa (33% in Ungheria), ed in altre ancora era maggioranza (54 % in Bucovina e 63 % in Dalmazia). Esisteva una significativa correlazione fra livelli d'analfabetismo, industrializzazione e redditi pro capite.

Le ferrovie Laddove lo stato ebbe maggior successo fu nella costruzione della rete ferroviaria (144 km nel 1850, 6112 nel 1870 e 22981 nel 1913 ): questa oltre a generare un notevole indotto favorì la divisione geografica del lavoro all'interno dell'Impero. Nel 1810 fu aperta una ferrovia trainata da cavalli (22 km) in Stiria per il trasporto del ferro. Nel 1832 fu aperta una ferrovia, sempre a cavallo, tra Linz e České Budějovice (Budweis), per una lunghezza di 128,8 km: era la prima ferrovia interurbana d'Europa. La prima sezione della ferrovia tra Vienna e Cracovia (Kaiser Ferdinands Nordbahn) fu aperta nel 1837. Lo stato iniziò allora ad interessarsi alle ferrovie e nel 1854 possedeva 994 km di linee ferrate (su 1.443 km, circa il 70%). Dopo il 1854, a causa della crisi finanziaria dell'Impero, le ferrovie della parte austriaca furono vendute a prezzi stracciati, specialmente ad investitori francesi; furono garantite concessioni per nuove compagnie private e la realizzazione di diverse linee da parte dei privati si fece allora intensa. La lunga depressione, iniziata dal crollo della Borsa di Vienna nel 1873 portò alla bancarotta diverse ferrovie.. Alla fine del 1884 la rete delle ferrovie dello stato, che includeva la rete ungherese acquisita nel 1867, copriva 5.103 km. Nel 1884 fu fondata la kk Generaldirektion der Staatsbahnen ("Direttorato generale imperiale delle ferrovie dello Stato") e questo segnò la nascita della kaiserlich-königliche Staatsbahnen (abbreviato come kkStB o k.k.St.B.). Con la nazionalizzazione di altre compagnie, la kkStB ottenne il monopolio dei trasporti ferroviari. La Südbahn (SB, ferrovia del sud) era l'unica grande compagnia rimasta privata fino alla fine dell'Impero. Nel 1914, su un totale di 22.981 km di binari, 18.859 (l'82%) erano statali. I nodi principali della rete erano Vienna e Budapest. Dalla prima partivano le linee per Trieste, Praga ed il Reich tedesco, Monaco di Baviera e l'Italia ( passando per Innsbruck ed il passo del Brennero ). La capitale era collegata a Leopoli e all'Impero russo tramite una linea che partiva da Cracovia. Da Budapest le ferrovie portavano a Fiume passando per Zagabria, a Sarajevo, a Belgrado e al regno di Serbia, in Transilvania ed infine in Bucovina.

La Crescita Economica Moderna Prima di considerare lo specifico caso austriaco, è doveroso introdurre ed illustrare il concetto, teorizzato da S. Kusnets, di “Crescita Economica Moderna” ( da qui in avanti C. E. M ). Tale espressione indica “una crescita di lungo periodo nella capacità di fornire un quantitativo crescente di beni economici ad una certa popolazione. Questa capacità in aumento è resa possibile da progressi tecnologici e istituzionali e dagli adattamenti ideologici che ne derivano.” Impero Molti storici economici, nell'illustrare la C. E. M. in Europa fra ‘800 e ‘900, fanno riferimento al gradiente ovest – est dello sviluppo economico. Questo concetto caratterizza le posizioni economiche di molti stati europei nel periodo ed è stato riconosciuto come l'ostacolo principale all'affermazione della C. E. M. nei territori sottomessi agli Asburgo. In molte parti dell'Europa dell'ovest i caratteri principali della C. E. M. sono già presenti a fine ‘700, con alcuni elementi risalenti addirittura al Medioevo. Muovendosi da ovest verso sud ed est, gli elementi della C. E. M. sono sempre meno presenti fino a mancare in Russia e nei Balcani: in queste regioni si registra un minor reddito pro capite rispetto all'ovest, le concentrazioni urbane sono disperse e più piccole, le attività non agricole sono meno rilevanti e sussistono ancora fenomeni feudali. L'evoluzione europea della C. E. M. può essere vista come un processo di diffusione in cui gli impulsi della crescita si trasferirono, coerentemente al gradiente, da ovest verso sud ed est tramite flussi di beni fra le diverse regioni e di capitale umano e fisico generato dalla stessa crescita. La C. E. M. dell'Impero d'Austria non fu altro che una versione su scala ridotta del processo in atto in Europa.

La C. E. M. della monarchia asburgica precedette di molto tempo il suo collasso politico (11 novembre 1918). Nei territori occidentali quali l'odierna Repubblica Ceca, la regione alpina ed il bacino del Danubio, le condizioni erano paragonabili a quelle di aree avanzate della Francia e degli stati tedeschi e molti degli elementi della C. E. M. erano presenti già sul finire del XVII secolo. Nelle regioni orientali invece (Galizia e Transilvania) la popolazione si dedicava principalmente all'agricoltura, in situazioni ancora di servaggio. Nel tempo si era creata e stabilizzata una situazione tale per cui l'ovest godeva di un vantaggio comparato nelle attività industriali, la metà orientale dell'Impero, meno densamente popolata e più pianeggiante, in quelle agricole. La politica mercantilista promossa da Maria Teresa (1740 – 1780) mirava a creare un'economia interna integrata in cui si sfruttasse al meglio tale specializzazione intraprendendo un aggressivo programma di espansione economica: abolite o ridotte le tariffe doganali interne e migliorati i trasporti stradali e fluviali; incoraggiata l'introduzione di nuove attività produttive ed invitate maestranze e capitalisti stranieri. Tale politica rafforzò le tendenze già in atto verso la crescita economica ed i mutamenti strutturali iniziati nelle regioni occidentali della monarchia già nel '700. Austria La C. E. M. iniziò a partire dal secondo decennio del XIX secolo con la ripresa degli anni '20, succeduta alla stagnazione del periodo napoleonico e post napoleonico. Fra 1820 e 1855 si ebbe un sostenuto tasso di crescita economica, seguito fra 1855 e 1867 da una fase di stagnazione e di momentanea interruzione dello sviluppo. Dal 1867 in avanti non mancheranno shock anche violenti, inseriti tuttavia in un quadro generale di espansione economica ed ulteriore diffusione e radicamento delle istituzioni e della mentalità capitaliste. A riprova che la C. E. M. iniziò nella prima metà del XIX secolo, si possono impiegare dati riguardanti il sempre minor peso percentuale della popolazione dedita all'agricoltura in Austria e Boemia:

Austria Boemia 1790 75% 1756 78% 1850 72% 1848 64% 1870 64% 1870 49% 1900 52% 1900 36% 1910 48% 1910 32%

Questa fase iniziale della C. E. M. fu favorita da progressi tecnologici concentrati nell'industria tessile e, in misura minore, nel meccanico, nel siderurgico e nell'alimentare, il cui punto di riferimento fu sempre l'Inghilterra. Nei decenni fra 1830 e 1850 con l'aiuto di capitali e tecnologie tedesche furono poste le basi di un moderno sistema dei trasporti e nel capo agricolo erano apparse rilevanti innovazioni quali nuove colture e rotazioni innovative già prima del 1848. Nel contempo avvenivano importanti cambiamenti istituzionali: Una legislazione sui brevetti in evoluzione dal 1810; Il continuo afflusso di tecnici stranieri, basilari per lo sviluppo delle ferrovie e delle industrie;