Una risoluzione approvata dalla Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti d'America l'11 giugno 2002 ha chiesto di riconoscere il lavoro e i contributi di Meucci verso l'invenzione del telefono.

Oltre all'invenzione del primo telefono, Meucci propose varie innovazioni tra cui le candele steariche, oli per vernici e pitture, bevande frizzanti, condimenti per pasta e riso e una tecnica per ottenere pasta cellulosica di buona qualità.

Biografia

La vita a Firenze Antonio Meucci nasce a Firenze, nel popoloso quartiere di Borgo San Frediano, cura di Cestello, in Via Chiara n. 475 (oggi Via de' Serragli n. 44), alle cinque del mattino di mercoledì 13 aprile 1808. Era il primogenito del trentaduenne Amadigi di Giuseppe Meucci (1776-1864), e della ventiduenne Maria Domenica di Luigi Pepi (1786-1862). Suo bisnonno era stato il pittore Vincenzo Meucci. Il giorno dopo, il neonato, primo di 9 figli, ricevette il battesimoRegistrazione battesimale di Antonio Santi Giuseppe Meucci, presso Archivio dell'Opera di Santa Maria del Fiore, Firenze al Battistero di S. Giovanni.

Il 27 novembre 1822, all'età di quattordici anni e mezzo, Antonio Meucci fu ammessoArchivi Accademia di Belle Arti, via Ricasoli 66, 50122 Firenze. Da Catania Basilio, Antonio Meucci – L'inventore e il suo tempo – da Firenze all'Avana, Seat, divisione STET, Editoria per la comunicazione, Roma, 1994, p. 23. all'Accademia di Belle Arti, alla scuola di Elementi di Disegno di Figura, dove studiò per sei anni oltre alle materie base, la chimica e la meccanica (che comprendeva tutta la fisica allora conosciuta, compresa acustica ed elettrologia), introdotte nell'Accademia durante l'occupazione francese.

All'età di 15 anni trova il suo primo impiego, grazie al padre Giuseppe che, essendo custode di presidenza del Buon Governo, si rivolse ai suoi superiori per far concedere un posto al figlio permettendo così di far fronte alle numerose spese della famiglia. Il 3 ottobre 1823 il capo delle guarnigioni preposte alle porte di Firenze ricevette la seguente comunicazione:Archivio di Stato di Firenze. Da Catania Basilio, Antonio Meucci – L'inventore e il suo tempo – da Firenze all'Avana, Seat, divisione STET, Editoria per la comunicazione, Roma, 1994, pp. 33-34.

Il 12 maggio 1824, dopo aver fatto domanda per ricoprire il posto di aiuto portiere su consiglio del padre e aver aspettato 7 mesi circa, Antonio fu destinato alla Porta di S. Niccolò.

Il carcere Un anno dopo la promozione ad aiuto portiere, ai primi di aprile del 1825 Antonio trovò un lavoro extra per la preparazione e il lancio dei fuochi d'artificio, presso l'impresario Girolamo Trentini, per festeggiare il parto imminente della Granduchessa Maria Carolina di Sassonia. Tutto andò bene per le prime due serate, ma la terza, il 4 aprile 1825, ci fu un incidente in seguito al quale risultarono ferite 8 persone. I risultati dell'inchiesta mandarono Antonio Meucci, Giuseppe Franci e Vincenzo Andreini alla Ruota Criminale, che concesse loro il beneficio del dubbio. Ma il 4 giugno dello stesso anno Antonio fu incarceratoArchivio di Stato di Firenze. Da Catania Basilio, Antonio Meucci – L'inventore e il suo tempo – da Firenze all'Avana, Seat, divisione STET, Editoria per la comunicazione, Roma, 1994, p. 47. in seguito alla caduta accidentale in un fosso del collega Luigi Ficini, che si fratturò una gamba. Fu accertata la negligenza di Meucci, che aveva dimenticato di inchiodare la porta che stava davanti al fosso. L'incidente con i fuochi non aiutò l'esito della condanna, che prevedeva una durata di otto giorni, di cui i primi tre a pane e acqua. Grazie al padre che scrisse una lettera di supplica al Buon Governo, Antonio fu scarcerato tre giorni prima del previsto.

All'inizio del 1826 si fece trasferire alla Porta di S. Gallo, più vicina a casa, ma il 2 maggio 1829 fu nuovamente incarcerato, per essersi invaghito della figlia del trattore che corrispondeva apertamente, ma che aveva rifiutato più di una volta altri giovani, tra cui Gaetano del Nibbio, anche lui portiere alla Porta di S. Gallo. Essendo una certa Teresa Paoletti gelosa di questa relazione, del Nibbio ne approfittò per infierire su Antonio provocandolo con insulti feroci, facendogli piantare in asso il servizio. Nibbio poté accusarlo di abbandono dal posto di lavoro, rivelando la tresca amorosa. Meucci fu quindi incarcerato dal 2 maggio 1829 al 1º giugno 1829 e sospeso dalla paga con condanna delle spese e con l'impossibilità di trattare con le donne coinvolte.

Fu poi imprigionato altre 2 volte, la prima per aver parlato con una delle donne per cui era stato imprigionato, e la seconda per essere arrivato in ritardo al lavoro. Il 13 luglio 1830 ottenne le dimissioni,Archivio di Stato di Firenze. Da Catania Basilio, Antonio Meucci – L'inventore e il suo tempo – da Firenze all'Avana, Seat, divisione STET, Editoria per la comunicazione, Roma, 1994, pp. 74-75. ma successivamente tentò di farsi riassumere come aiuto portiere scrivendo una supplica al Buon Governo. Antonio si affiliò alla carboneria e prese parte ai moti dal 1831 al 1833, anno in cui trascorse tre mesi di galera insieme a Francesco Domenico Guerrazzi.

Secondo Carlo Lucarelli: "Aveva 23 anni quando, infervorato per i moti insurrezionali del '31 che stavano scuotendo l'Italia, strappò le foto del Granduca di Toscana Leopoldo II sotto gli occhi della polizia".

Il lavoro al Teatro della Pergola Date le dimissioni, Meucci trovò lavoro per qualche serata in vari teatri tra cui il Teatro della Quarconia, l'Alfieri e il Goldoni. Dato che aveva già lavorato saltuariamente da ragazzo al Teatro della Pergola come aiutante degli attrezzisti, provò anche qui e il custode gli consigliò di tornare verso fine ottobre 1833 per incontrare l'impresario Alessandro Lanari e gli disse che il primo macchinista Artemio Canovetti cercava proprio una persona che avesse frequentato l'accademia e che si intendeva di meccanica. Infatti, il Teatro della Pergola era un prodigio della tecnica teatrale; inoltre dietro questo teatro agiva un gruppo di carbonari che teneva i contatti con Genova per appoggiare l'azione di Giuseppe Mazzini.

Nel luglio del 1834 Meucci era diventato, oltre che aiuto attrezzista, anche uomo di fiducia di Lanari, come provato da 4 lettere scambiate tra i due, conservate presso la Biblioteca Nazionale di Firenze.Biblioteca Nazionale di Firenze. Da Catania Basilio, Antonio Meucci – L'inventore e il suo tempo – da Firenze all'Avana, Seat, divisione STET, Editoria per la comunicazione, Roma, 1994, p. 159. Il lavoro al Teatro della Pergola costituì per Antonio un'esperienza di altissima professionalità. In questo teatro si faceva un po' di tutto, dalla meccanica alla chimica, dall'ottica all'elettricità e in generale tutta la fisica, oltre alle arti figurative.

Fu proprio nel teatro che Antonio mise a frutto la preparazione tecnica ricevuta in Accademia. In un piccolo sgabuzzino assegnatogli impiantò il suo primo laboratorio; qui costruì un telefono acustico per comunicare tramite un'imboccatura dal piano del palcoscenico alla graticcia di manovra, posta a circa 18 metri di altezza, grazie a un tubo acustico che correva incassato nel muro.

Questa innovazione di Meucci apportata al teatro fu gradita a tutto il personale e particolarmente ai soffittisti, non tanto per il bisogno di trasmettere gli ordini in silenzio, quanto più per permettere di lavorare in sicurezza e con facilità.

Fu qui che conobbe Maria Matilde Ester Mochi, con cui si sposò il 7 agosto 1834 nella chiesa di S. Maria Novella.Archivi di Santa Maria del Fiore, Firenze. Da Catania Basilio, Antonio Meucci – L'inventore e il suo tempo – da Firenze all'Avana, Seat, divisione STET, Editoria per la comunicazione, Roma, 1994, p. 101. I due chiesero di essere dispensati dalle pubblicazioni del loro matrimonio, evitando in questo modo di svelare il domicilio di Antonio, dati i suoi problemi con la giustizia.

Verso Cuba A quel tempo l'opera italiana era forse al culmine della celebrità in tutto il mondo e molti impresari stranieri venivano in Italia per scritturare le compagnie italiane. Don Francisco Marty y Torrens,Foto del busto di don Francisco Marty y Torrens al Palazzo dei Capitani Generali dell'Avana. Fu esposto per molto tempo al Gran Teatro de Tacón. Nel 1975 si trovava sulla sua tomba, nel cimitero di Cólon dell'Avana impresario teatrale proveniente dall'Avana, pensò che avrebbe potuto mettere insieme una troupe in Italia, farla debuttare e recitare per un paio di stagioni al Teatro Principal, il più importante teatro dell'Avana, ed utilizzarla, successivamente, per dar prestigio al nuovo Gran Teatro de Tacón,Foto del Gran Teatro de Tacón appena costruito. La data risale circa al 1838, anno in cui furono ultimati i lavori di costruzione (da notarsi infatti l'assenza di edifici nei dintorni) quando ne fosse stata ultimata la costruzione.

Scritturò ben 81 persone, per i più svariati ruoli e ad ogni livello, con un contratto di 5 anni, tra cui Antonio Meucci e la moglie Ester. Ester sarebbe stata assunta come direttrice della sartoria del teatro e Antonio avrebbe assunto le funzioni di ingegnere, macchinista e disegnatore scenico. Inoltre avrebbero potuto alloggiare, a costruzione ultimata, in uno degli appartamenti che erano previsti nelle dipendenze del nuovo teatro. L'offerta fu accettata di buon grado dai coniugi Meucci, indotti ad abbandonare Firenze anche a causa dei problemi avuti con la giustizia e che, tra l'altro, non gli permisero di ottenere il passaporto, costringendoli quindi a lasciare il Granducato più o meno clandestinamente.

Don Francisco noleggiò un brigantino sardo denominato Coccodrillo al porto di Livorno omologato per il trasporto di merci, ma che poteva essere facilmente adattato al trasporto di passeggeri. Per quella nave il capitano non era tenuto a depositare la lista dei passeggeri alla capitaneria in quanto, formalmente, non avrebbe dovuto averne. Così dava notizia della partenza da Livorno della troupe di Don Francisco il Giornale di Commercio del Porto-Franco di Livorno del 7 ottobre 1835:Partenza da Livorno del brigantino Il coccodrillo, Giornale di Commercio del Porto-Franco di Livorno, 7 ottobre 1835. Da Catania Basilio, Antonio Meucci – L'inventore e il suo tempo – da Firenze all'Avana, Seat, divisione STET, Editoria per la comunicazione, Roma, 1994, p. 106.

Come si può vedere, nessuna menzione degli 81 passeggeri; al contrario, così dava notizia dell'arrivo il giornale El Noticioso y Lucero dell'Avana, il 17 dicembre 1835:Arrivo all'Avana del brigantino Il coccodrillo, El Noticioso y Lucero, 17 dicembre 1835. Da Catania Basilio, Antonio Meucci – L'inventore e il suo tempo – da Firenze all'Avana, Seat, divisione STET, Editoria per la comunicazione, Roma, 1994, p. 106.

L'Avana

I quindici anni all'Avana furono per i coniugi Meucci i più felici e redditizi della loro vita. Il contratto era previsto per 5 anni rinnovabili ed era compreso, oltre al salario, anche l'alloggio e il personale di servizio gratuito. Qui Antonio ebbe modo di parlare con Don Manuel Pastor, ingegnere capo tecnico e meccanico e ispettore delle fortificazioni dell'isola.

Data la scarsa cultura nel settore della chimica, Pastor consultò Meucci sul problema dell'acqua in relazione agli inconvenienti che si stavano verificando al nuovissimo acquedotto Fernando VII, costruito sotto la sua direzione. L'intervento di Antonio mirò a risolvere i problemi relativi alla durezza dell'acqua e alla presenza di inquinanti vari che i filtri meccanici non riuscivano a trattenere. Il problema venne risolto con costanti analisi chimiche e successive aggiunte calibrate di sostanze adeguate come la soda.