La locuzione res iudicata pro veritate habetur o accipiturUmberto Albanese, Massime, enunciazioni e formule giuridiche latine, Hoepli, Milano, 1993, p. 337. ISBN 88-203-2057-6 («la cosa giudicata è ritenuta verità») è un brocardo latino che afferma il carattere definitivo di una sentenza passata in giudicato. L'accertamento dei fatti in un processo sottostà a critica: il giudizio potrebbe essere errato e l'ordinamento, perciò, prevede la possibilità di impugnare la sentenza davanti a un nuovo giudice. Nulla garantisce in assoluto che l'accertamento definitivo riproduca la verità sostanziale,Sandro Furfaro, Il fatto come oggetto di prova, in Alfredo Gaito, La prova penale, UTET, Torino, 2008, p. 376. ISBN 978-88-598-0250-1 ma le possibilità di impugnazione non possono protrarsi all'infinito: per questo esso va accettato come verità (processuale) indiscutibile.
Nell'ordinamento italiano, la regola espressa dal brocardo è sancita, per il processo civile, dall'art. 2909 c.c.; per il processo penale, dall'art. 649 c.p.p., che correlativamente proclama il principio del ne bis in idem.
Note
Voci correlate Cosa giudicata Res iudicata facit de albo nigrum
Categoria:Brocardi di diritto processuale