Roma in età antica fu un centro egemone, politicamente e culturalmente, che si sviluppò lungo il fiume Tevere nell'antico Latium vetus, Strabone, Geografia, V, 3,7. per oltre un millennio (dal 753 a.C. al 476 d.C., continuando poi fino ai nostri giorni).
Risulta verosimile che Roma sia nata dopo un lungo processo di aggregazione dei villaggi (sinecismo) che sorgevano sulle colline circostanti il fiume Tevere (in particolare sul Palatium, sul Cermalus e sulla Velia). Secondo alcuni storici la prima civitas quadrata formata sul Palatino fu in seguito allargata al Septimontium e poi alla città delle quattro regioni..
Essa rappresentò la prima grande metropoli dell'umanità (tanto che il numero di abitanti della Roma Augustea fu raggiunto solamente agli inizi del XIX secolo da Londra) cuore di una delle più importanti civiltà antiche, che influenzò la società, la cultura, la lingua, la letteratura, l'arte, l'architettura, la filosofia, la religione, il diritto e i costumi dei secoli successivi. Capitale della Repubblica romana prima e dell'Impero romano poi, estese il suo dominio su tutto il bacino del Mediterraneo e gran parte dell'Europa.
Toponimo L'origine del nome della città era discussa già nell'antichità, e le soluzioni tramandate dalle fonti greche e latine, tutte di carattere leggendario, non reggono alla critica moderna. La rassegna più ampia è quella di Plutarco all'inizio della Vita di Romolo: il nome sarebbe risalito ai Pelasgi, che avrebbero chiamato la città dal greco ῥώμη (rhome), "forza"; oppure a un'eroina eponima Rhome, profuga troiana giunta nel Lazio con Enea o figlia di Italo o di Telefo; oppure a eponimi maschili come Rhomos, figlio di Odisseo e Circe, un altro Rhomos inviato da Troia per volere di Diomede, o Rhomis, vincitore degli Etruschi. La ricorrenza di eponimi greci e troiani riflette la tendenza degli autori di lingua greca a ricondurre le origini di Roma al mondo ellenico.
Ad esse si aggiungono etimologie antiche di altra natura. Il grammatico Servio (IV-V secolo d.C.) collegava il nome a Rumon, antica denominazione del Tevere, intendendo Roma come "città del fiume"; l'accostamento serviano al verbo latino ruo e al greco ῥέω, "scorrere", appartiene però all'etimologia antica e non trova conferma nella linguistica moderna, poiché le radici in gioco sono distinte. Lo scrittore bizantino Giovanni Lido (VI secolo) riferisce infine la lettura di Roma come palindromo di Amor, interpretazione che ebbe fortuna nel Medioevo.
Le ipotesi moderne Che Roma derivi da Romulus, come voleva la leggenda, è respinto dalla critica, che ritiene semmai vero l'inverso; l'anteriorità del toponimo rispetto al nome del fondatore era stata rilevata già in antico dal grammatico Filargirio (V secolo d.C.), secondo cui Roma ante Romulum fuit. Anche l'etimologia antica che faceva risalire il nome al greco ῥώμη "forza" è oggi considerata erudita e storicamente insostenibile, poiché presupporrebbe un'influenza greca all'epoca della fondazione.
Il nome resta di spiegazione incerta. A partire dall'inizio del Novecento si sono stratificate diverse proposte, fondate sui caratteri italici o etruschi dei primi stanziamenti; le sintesi lessicografiche, redatte in momenti diversi, ne danno valutazioni non coincidenti, e la rassegna che segue non è esaustiva.
L'interpretazione etrusca, formulata da Wilhelm Schulze all'inizio del XX secolo, collega Roma al gentilizio etrusco Ruma e valorizza l'apporto della componente etrusca nella Roma delle origini. La base ruma è documentata nell'onomastica etrusca nel gentilizio Rum(e)lna, attestato in un'iscrizione dalla necropoli del Crocifisso del Tufo a Orvieto ([mi velθu]rus rumelnas), della fine del VI secolo a.C. L'iscrizione è ET Vs 1.35 (Bizzarri 1966, p. 108, tomba n. 34).
Altre proposte sostengono il carattere italico del toponimo. Una lo interpreta come derivato dal latino arcaico ruma "mammella", nome dato in un primo tempo al Palatino come traslato geografico; a questa famiglia lessicale gli antichi ricollegavano il fico ruminale e la dea Rumina. La derivazione di Romulus da ruma o dal fico Ruminale era però giudicata insostenibile già dall'antiquaria romana, che Verrio Flacco, epitomato da Festo, bollava come formulata ineptissime. Un'altra ipotesi italica interpreta Roma come "città sul Rumon", antico nome del Tevere attestato da Servio: l'idronimo si connette alla radice indoeuropea *sreu- "scorrere", e non al verbo latino ruo cui lo accostava l'etimologia antica. A sostegno di questa lettura si è osservato che la forma Roma, rispetto a Rumon, avrebbe avuto per tramite i dialetti latini, come il prenestino, caratterizzati da -o- in luogo della -u- del dialetto di Roma.Ceci, citato in (L. Ceci, Latium Vetus, a cura di W. Belardi, Alatri, Istituto di Storia e di Arte del Lazio Meridionale, 1987; raccolta postuma, Ceci morì nel 1927).
L'antroponimo Romulus e il rapporto con il toponimo Un dibattito distinto riguarda l'antroponimo Romulus e il suo rapporto con il toponimo. Carlo de Simone ha esteso l'interpretazione etrusca al nome del fondatore, facendo derivare Romulus da un etrusco *rumele; la tesi è stata ripresa da Andrea Carandini a sostegno della storicità di Romolo.
A questa lettura si è opposto Aldo Luigi Prosdocimi, secondo cui Romulus è forma latino-romana derivata da Roma mediante il formante onomastico -lo- (con la stessa morfologia di Hispallus e Messalla), e non un etrusco *Rumele latinizzato; l'attribuzione all'etrusco costituirebbe un obscurum per obscurius.
Riprendendo il quadro di Prosdocimi (Roma come toponimo geografico anteriore alla città), Domenico Silvestri ha proposto una ricostruzione indoeuropea del nome: Roma, da un più antico *Rūma di ambito sabino, sarebbe un deverbale a valore risultativo della radice *sreu- "scorrere" (*sr-eu-mā, come spuma e struma), col significato di "insieme di acque derivanti da esondazione", riferito all'area periurbana delle piene del Tevere; Romulus ne sarebbe un derivato etnico di provenienza ("colui che viene da quello spazio"), parallelo ad Albula, Siculus e Rutulus, e dunque secondario rispetto al toponimo. In questa prospettiva i gentilizi etruschi Rumelna e Rutelna sarebbero adattamenti morfologici di forme sabine, con direzione di prestito inversa rispetto a quella indicata da de Simone. Sia Prosdocimi sia Silvestri considerano la derivazione da ruma "mammella" o dal fico Ruminale una spiegazione tarda e facilior.
Testimonianze antiche documentano infine l'esistenza di un nome segreto della città, pronunciabile solo dagli iniziati in determinati riti e non tramandato.
Territorio antico
La morfologia dell'area geografica su cui insisteva la Roma primitiva può essere dedotta da analogie e da verifiche geologiche di quello e altri siti della valle del Tevere: era una zona caratterizzata da colline di altezza di solito contenuta ma dai fianchi tufacei che potevano anche essere estremamente ripidi e con le sommità generalmente abbastanza pianeggianti, adatte quindi a ospitare nuclei abitativi che, per ovvi motivi di sicurezza, preferivano stabilirsi su queste alture piuttosto che nelle valli sottostanti. In particolare, la sommità del Palatino aveva una forma vagamente trapezoidale, che potrebbe essere stato il motivo per cui questa prima Roma venne definita “quadrata”.
Sicuramente la natura del luogo dove sorse il nucleo iniziale di Roma, lungo la sponda sinistra del fiume Tevere, ai piedi di numerosi colli (in particolare Aventino, Palatino e Campidoglio) sulle cui sommità sorsero i primi abitati protourbani, non molto distante dal mare, fecero di questo centro il luogo adatto allo scambio di merci (tra cui il sale, di fondamentale importanza) e bestiame tra differenti culture. Coarelli, infatti, racconta del carattere "emporico" del luogo, frequentato da Fenici (fin dai decenni finali dell'VIII secolo a.C.) e da Greci (dal secondo quarto sempre dell'VIII secolo), questi ultimi identificabili probabilmente con gli Eubei di Cuma. Il guado del Tevere, come pure le vie di transumanza delle greggi e mandrie, oltre all'approvvigionamento del sale erano collegati al culto di un Ercole di origine sabina, che aveva nel foro Boario il centro del sistema emporico dell'area..
Certamente la spinta all'aggregazione fu favorita dalla posizione della città, al crocevia di due importanti vie di comunicazione commerciali. La prima, che dalle città etrusche del nord, tra cui la vicina Veio, arrivava in Campania dove erano state fondate le polis greche, e utilizzata per lo scambio di materie prime presenti in Etruria contro prodotti lavorati dei Greci; la seconda che dai monti della Sabina arrivava al mare, utilizzata soprattutto per il trasporto del sale (tramite la via Salaria e la via Campana).. La via Salaria era destinata a trasportare il sale dal guado del Tevere (dove erano presenti dei depositi chiamati Salinae) alla Sabina, mentre la via Campana dalla foce raggiungeva, costeggiando la riva destra del fiume, il guado nei pressi del Foro Boario. Una Via era il prolungamento e completamento dell'altra, costituendone un sistema unitario.
Per la difesa di questi primi agglomerati urbani si sfruttava, per quanto possibile, la conformazione del terreno, nel senso che veniva eretto un muro o, piuttosto, un rinforzo, solo dove il pendio del colle non era abbastanza ripido da impedire l'accesso. Spesso all'esterno del muro veniva anche scavato un fossato tale da rendere quanto meno difficoltoso l'avvicinamento sui lati non difesi naturalmente.
Orografia
Il nucleo centrale e antico della città era costituito dagli storici sette colli: Palatino, Aventino, Campidoglio, Quirinale, Viminale, Esquilino e Celio.
Potremmo anche aggiungere che Roma sorse in una zona temperata dell'Italia centrale, non troppo lontana dal mare, nei pressi di una grande ansa del fiume Tevere adatta a costituire un buon approdo anche per la vicinanza di un ottimo guado costituito dall'isola Tiberina, la cui buona portata idrica favorì certamente il commercio di mercanzie, su colline salubri e convergenti che si allungavano da nord-est a sud-est come dita di una mano, e costituivano un valido sistema di difesa da attacchi nemici. Questo sistema collinare era per così dire costituito da tre lunghe "dita di una mano": a sud l'Aventino, al centro quella composta da Palatino, Velia ed Esquilino, più a nord quella di Quirinale e Campidoglio.
A queste andrebbero poi aggiunte alcune "lingue" o "dita" più corte del Celio (tra Aventino e Palatino-Velia-Esquilino), del Viminale e del Cispio (tra Esquilino e Quirinale), tralasciando più a nord i montes attuali di Pincio e Parioli. A questi rilievi si interponevano anche alcune valli come la Vallis Murcia (tra Aventino e Palatino, e occupata più tardi dal Circo Massimo) e la valle del futuro Foro romano (tra Palatino, Velia e Campidoglio) che si allungava più a nord nella zona pianeggiante della Suburra. Massimo Pallottino conclude sostenendo che condizioni così "privilegiate" non sono riscontrabili altrove..
Idrografia Roma sorse lungo la sponda sinistra del fiume Tevere, ai piedi di numerosi colli in particolare Aventino, Palatino e Campidoglio. Il Tevere costituiva il confine naturale tra due differenti culture che, fin dalla fine dell'età del bronzo (attorno al 1000 a.C.), andavano ormai contrapponendosi anche etnicamente: la cultura laziale a sud (il Latium vetus dei Latini-Falisci) e quella protovillanoviana a nord (l'Etruria degli Etruschi).. E non fu probabilmente un caso che i villaggi della zona che sorsero sui colli attorno al guado dell'isola Tiberina, si aggregarono inizialmente intorno al colle Palatino; questo infatti è vicino al Campidoglio, colle strategico dal punto di vista militare, ma è anche vicino all'isola stessa, ottimo guado tra la riva etrusca e quella latina. Il Palatino era anche un ottimo punto d'osservazione sia verso l'Aventino, sia verso il Quirinale, sul quale erano stanziati i Sabini.