Il concerto per pianoforte e orchestra n. 15 in Si bemolle maggiore K 450 fu completato da Wolfgang Amadeus Mozart a Vienna il 15 marzo 1784. Stabilitosi nella capitale asburgica come compositore e pianista indipendente, Mozart organizzava periodicamente concerti destinati ai propri abbonati, riscuotendo notevole successo.
Storia Contesto Dopo essersi stabilito a Vienna nel 1781, Mozart intraprese l'attività di musicista indipendente, rinunciando a un impiego stabile presso una corte e, a metà degli anni '80, si trovava nel periodo di maggiore affermazione della propria carriera, sia come compositore che come pianista. Mozart sosteneva la propria attività attraverso diverse fonti di reddito, fra cui il mecenatismo, le commissioni operistiche, la pubblicazione delle proprie opere, l'insegnamento privato e l'organizzazione di concerti. Fra queste, le esecuzioni pubbliche dei suoi concerti per pianoforte rappresentavano la principale risorsa economica e uno dei mezzi più efficaci per consolidare la propria reputazione artistica.
Poiché durante la quaresima e l'avvento la programmazione operistica era ridotta, questi due periodi erano comunemente scelti dai compositori per presentare nuovi lavori strumentali. Mozart dunque organizzò, negli anni, una serie di accademie per sottoscrizione, cioè concerti su abbonamento destinati a raccogliere fondi a beneficio del compositore, esibendosi in numerose occasioni che contribuirono ad accrescere la sua notorietà presso il pubblico viennese e favorendo l'acquisizione di nuovi allievi e committenti. Complessivamente, Mozart tenne quattro concerti in abbonamento nel 1784 e dieci nel 1785. Inoltre, si esibì in salotti privati almeno diciotto volte nel 1784 e cinque volte nel 1785..
Il fatto di scrivere per sé come solista gli consentì di non dover adattare la parte pianistica alle caratteristiche tecniche di altri esecutori, come era invece avvenuto in diversi concerti risalenti agli anni del periodo salisburghese. Ne derivò una maggiore libertà compositiva, evidente sia nella scrittura pianistica, sia nell'organizzazione formale delle idee, che riflettono in modo diretto la concezione musicale del compositore.
Composizione, prima esecuzione e pubblicazione La data di completamento del concerto per pianoforte e orchestra n. 15 è nota con esattezza perché Mozart, durante gli anni della sua maturità, tenne un catalogo completo delle proprie opere, nel quale inserì questa composizione il 15 marzo 1784. Il concerto venne eseguito per la prima volta, con Mozart stesso al fortepiano, in una sala del Trattnerhof, a Vienna, il successivo 24 marzo, durante un'accademia per sottoscrizione.
Il Trattnerhof era uno dei più imponenti edifici privati nella Vienna del tardo Settecento. Si trattava di un grande complesso residenziale e commerciale fatto costruire dal tipografo, editore e libraio Johann Thomas Trattner fra il 1773 e il 1776 sul Graben, nel cuore della città. Mozart vi abitò, in un appartamento al terzo piano, da gennaio a settembre 1784. La Trattnersaal, un grande salone all'interno del complesso, poteva essere affittata per tenere concerti, balli e banchetti.
Il concerto per pianoforte e orchestra n. 15 fu accolto favorevolmente fin dalle prime esecuzioni e divenne parte del repertorio stabile di Mozart, come testimonia la documentazione relativa alla preparazione delle copie manoscritte destinate all'esecuzione. Pur non raggiungendo la notorietà di alcuni concerti viennesi più tardi, questa composizione è oggi considerato una tappa significativa nell'evoluzione del concerto mozartiano per pianoforte, sia per l'originalità della scrittura pianistica che per il ruolo più autonomo attribuito all'orchestra.
Il manoscritto autografo venne venduto, insieme a circa 270 altri autografi, dalla vedova Constanze Mozart nel 1799 all'editore e compositore Johann Anton André di Offenbach sul Meno, che ne rimase in possesso fino alla morte, avvenuta nel 1842. Successivamente il manoscritto fu venduto dagli eredi di André alla Biblioteca Anna Amalia di Weimar, dove si trova attualmente. La prima edizione a stampa fu pubblicata nel 1798 dall'editore Artaria a Vienna.
Strumentazione La partitura è scritta per un'orchestra composta da:
Archi: violino 1° e 2°, viola, violoncello. Legni: un flauto, oboe 1° e 2°, fagotto 1° e 2°. Ottoni: corno in Sib-Mib 1° e 2°. Solisti: un pianoforte (originariamente un fortepiano).
Struttura e analisi
Il concerto è formato da tre movimenti:
Allegro, in Si bemolle maggiore, tempo C. Andante, in Mi bemolle maggiore, tempo 3/8. Allegro, in Si bemolle maggiore, tempo 6/8.
L'esecuzione integrale dura circa 25 minuti. Seguendo una prassi ampiamente diffusa nel XVIII secolo, il compositore era solito improvvisare parte della scrittura pianistica durante l'esecuzione. In questo concerto, invece, Mozart mise per iscritto le due cadenze solistiche previste nel primo e nel terzo movimento.
La parte pianistica riflette le ambizioni virtuosistiche del concerto. Mozart, infatti, la concepì in funzione delle proprie capacità esecutive, realizzando una delle parti per tastiera più complesse fra quelle composte fino a quel momento. In una lettera a suo padre Leopold del 26 maggio 1784, riferendosi al concerto per pianoforte e orchestra n. 15 in Si bemolle maggiore e al successivo concerto per pianoforte e orchestra n. 16 in Re maggiore, sottolineando il livello di difficoltà richiesto all'interprete, Mozart scrisse: «Il concerto che il signor Richter ha tanto lodato a mia sorella è quello in Si bemolle maggiore, il primo che ho composto e che, all'epoca, mi aveva detto che gli era piaciuto molto. Non sono in grado di scegliere fra questi due concerti, li considero entrambi concerti che fanno sudare. Tuttavia, per difficoltà, quello in Si bemolle maggiore supera quello in Re maggiore».
Nel complesso, il concerto n. 15 rappresenta una delle opere più ambiziose del periodo viennese di Mozart: un concerto caratterizzato da un'orchestrazione ricca e articolata, da un ruolo significativo dei fiati e da una parte solistica di notevole virtuosismo, concepito per valorizzare tanto la spettacolarità dell'esecuzione pubblica quanto le capacità tecniche dell'interprete.
Nel pentagramma in chiave di basso del pianoforte Mozart inserì la dicitura ColB., cioè Col Basso, che designa la prassi, diffusa fino alla fine del Settecento, secondo cui il solista, durante i passaggi dell'intera orchestra, raddoppiava con la mano sinistra la linea del basso eseguita da violoncelli e contrabbassi. Tale indicazione riflette il tradizionale ruolo del pianista maestro al cembalo che, oltre a eseguire la propria parte solistica, partecipava al tutti orchestrale mediante la realizzazione del basso continuo.
Con l'affermarsi della distinzione moderna tra le figure del direttore d'orchestra e del solista, all'inizio del XIX secolo, l'uso di raddoppiare con la mano sinistra la linea del basso cadde progressivamente in disuso e, nelle esecuzioni contemporanee, viene omessa. Inoltre, il suono del fortepiano si fondeva agevolmente con quello dell'orchestra, ma seguire questa prassi su pianoforti a coda moderni risulta inappropriato a causa della loro sonorità molto diversa rispetto agli strumenti del periodo di Mozart.
Una caratteristica distintiva del concerto per pianoforte e orchestra n. 15 è il ruolo particolarmente rilevante affidato ai legni. Il compositore aveva infatti mostrato, in questo periodo, un crescente interesse per le possibilità espressive degli strumenti a fiato: la loro scrittura, infatti, si distingue per la varietà delle interazioni con il pianoforte e per una partecipazione all'elaborazione tematica che va oltre il semplice accompagnamento. Oboi, fagotti e corni intervengono frequentemente in dialogo con il solista, presentando, riprendendo o sviluppando il materiale tematico. L'organico consente inoltre un marcato contrasto fra i passaggi caratterizzati dall'intervento dell'intera orchestra e quelli in cui il pianoforte è affiancato da gruppi più ristretti di strumenti a fiato. Questa concezione contribuisce a conferire all'orchestrazione una dimensione più articolata rispetto a quella di molti concerti per pianoforte precedenti.
L'importanza attribuita alle parti orchestrali è percepibile anche sul piano tecnico. Una recensione pubblicata nel 1799, infatti, osservò che alcune sezioni del concerto presentano difficoltà considerevoli anche per gli orchestrali, citando in particolare la parte del primo oboe nel finale. Tale giudizio testimonia come la complessità della scrittura non riguardasse esclusivamente la parte pianistica. Secondo il musicologo Simon Keefe, la sofisticata elaborazione delle parti dei fiati costituisce uno degli elementi attraverso i quali Mozart amplia le possibilità del concerto per tastiera. In questa composizione, il virtuosismo pianistico è inserito in una trama orchestrale più autonoma e articolata, anticipando alcuni caratteri dei concerti di maggiore ampiezza composti da Mozart negli anni successivi.
Allegro Il primo movimento, Allegro, è composto in Si bemolle maggiore, è in tempo C ed è strutturato secondo la forma-sonata. L'esposizione, che si apre con una melodia che ricorda le serenate del periodo salisburghese di Mozart, è inizialmente affidata ai fiati, che presentano il materiale tematico principale prima dell'ingresso del pianoforte. I temi sono caratterizzati da un contrasto fra elementi di natura più cantabile e altri di maggiore energia ritmica.
Nel corso del movimento il pianoforte riprende ed elabora il materiale introdotto dall'orchestra, alternando episodi di carattere virtuosistico a sezioni in cui prevale il dialogo con gli altri strumenti. Particolarmente significativa è l'interazione con i fiati, ai quali Mozart affida in diversi punti l'esposizione e la ripresa di idee tematiche. Ne risulta una struttura concertante nella quale il solista e l'orchestra partecipano in maniera equilibrata allo sviluppo del discorso musicale. Di seguito, l'incipit del movimento:
Andante Il movimento lento centrale, Andante, è composto in Mi bemolle maggiore, è in tempo 3/8 ed è costituito da un tema seguito da due variazioni. Il tema, presentato dall'orchestra, ha carattere solenne e cantabile, con una scrittura che richiama per alcuni aspetti quella corale. Nelle variazioni successive il pianoforte assume un ruolo progressivamente più elaborato, ornamentando e trasformando la linea melodica senza modificarne sostanzialmente il carattere.
L'accompagnamento orchestrale rimane generalmente discreto, permettendo al solista di mettere in evidenza gli aspetti lirici della melodia. Il movimento si distingue pertanto per il contrasto con il carattere più brillante del primo movimento. È stata inoltre rilevata una possibile affinità fra questo Andante e un movimento della sinfonia n. 75 di Franz Joseph Haydn, soprattutto per quanto riguarda l'impiego della tecnica della variazione. Tale somiglianza è stata interpretata come possibile indizio dell'interesse di Mozart per il linguaggio e per le tecniche compositive di Haydn. Di seguito, l'incipit del movimento:
Allegro Il terzo e ultimo movimento, Allegro, ritorna alla tonalità iniziale di Si bemolle maggiore, è in tempo 6/8 ed è in forma di rondò-sonata, ossia quella forma ibrida nella quale un ritornello si alterna a degli episodi, con una successione delle sezioni generalmente schematizzata in A-B-A-C-A-B-A. Il tema ricorrente conferisce unità al movimento, mentre gli episodi intermedi introducono variazioni di carattere e di tonalità, compreso un episodio in modo minore.