La famiglia Pisa, oppure da Pisa, è una longeva compagine familiare italiana, tuttora esistente, la quale tra i più noti esponenti annovera banchieri, imprenditori e persone di cultura. Sebbene sin dalla fine dell'Ottocento, buona parte della famiglia era su posizione di liberi pensatori, e attraverso cosiddetti matrimoni misti spesso i figli sono stati battezzati alla nascita, la documentata origine storica si rifà all'antica famiglia attestata nella Comunità ebraica di Roma nel XIII e XIV secolo e nei documenti in lingua ebraica nota con gli appellativi mi Beth El o min ha Keneset. Denominazioni ebraiche che nei documenti in lingua latina e italiana appaiono come Scole o delle Scole. A questa famiglia mi Beth El a Roma nei secoli XII-XIV sono spesso collegati i colti, longevi e prolifici membri della famiglia Anaw/Anav/Anau, tuttora esistente Hermann Vogelstein, Isaac Broydé, ANAW, Jewish Encyclopedia . Quella dei Pisa o da Pisa, è generalmente considerata tra le più notevoli famiglie ebraiche del Rinascimento italiano; il ramo ferrarese, in gran parte trasferito a Milano (1852), Firenze (1865) e Roma (1870), dette poi ancora taluni significativi personaggi nel corso del XIX secolo e del XX secolo.Già dal 1910 esiste la voce "Pisa (da)" nella Jewish Encyclopedia; per un aggiornamento si veda la stessa voce in Enyclopedia Judaica Second edition, 2007, pp.184-185. Si veda anche la voce Pisa (da) nel Dizionario biografico degli italiani, Enciclopedia Treccani, 2015.

Esistono altre famiglie italiane denominate Pisa,(che non sono di origine ebraica) sia nelle città di Milano, Roma, Napoli e ancora in altre città, le quali nulla hanno a che fare con questa famiglia, ma che comunque hanno preso denominazione dalla città da cui origina detta famiglia. Infatti per lo più le famiglie con un cognome identico al nome di una città, hanno origine in quella città, poi disperse in altri luoghi.

Origine Un ramo della famiglia o consorteria romana detta in ebraico mi-Beth El o min ha Keneset, con stipite Matassia Mattatia di Sabato, dal 1393 si trasferisce da Perugia in Toscana; nel Comune umbro Mathacsia Sabbati Scole (cioè mi Beth El o min ha Keneset) negli anni Ottanta del secolo XIV era compreso tra i banchieri ebrei che godevano della cittadinanza originaria (A.Fabretti 1891). Nel 1393 i notai della Repubblica fiorentina stilano a nome di Matassia una concessione bancaria locale per la cittadina di San Miniato; Matassia è attivo all'incirca dallo stesso anno in Pisa durante la Signoria di Jacopo d'Appiano. Passato lo stato pisano nel 1406 alla Repubblica fiorentina, il figlio di Matassia di nome Vitale Yechiel ottiene una nuova licenza bancaria e trae da questa sede l'appellativo cognominale. (U.Cassuto 1910, M. Luzzati 1998).

Dagli anni Novanta del Trecento alla caduta di Piero de' Medici - 1494 - che significa per i mi Beth El da Pisa la perdita del favore del reggimento fiorentino, si succedono in Pisa cinque generazioni della famiglia.

Nella città di Pisa la famiglia di Vitale di Matassia prende possesso di un vasto palazzo, sito nell'attuale via Domenico Cavalca, tuttora esistente, con scola (sinagoga) privata e per tale motivo centro della piccola locale comunità ebraica (forse cinquanta persone); per un secolo e mezzo, pur in un contesto ove era presente il noto specifico pregiudizio religioso e caratterizzato da una generale incertezza politica, i da Pisa furono in relazione con i vertici politici fiorentini e in particolare con il partito mediceo, costruendo una vasta innovativa rete di banchi locali di depositi e prestiti, associando soci minori, oltre che nella Repubblica fiorentina, anche in quella di Siena e in altre località dell'Italia centrale e settentrionale (M.Luzzati 1985).

Questi banchi oltre a utilizzare mezzi propri (corpo della compagnia) accettavano depositi remunerati e fornivano prestiti sia al pubblico indistinto, sia a medi e piccoli operatori artigianali, commerciali o agricoli, a carattere locale; finanziando per questi operatori per lo più il capitale circolante, oppure effettuando credito al consumo per una variegata clientela (M. Botticini 2000).

La famiglia nel Rinascimento La storia dei da Pisa all'epoca del Rinascimento è stata studiata prima da Umberto Cassuto (1910 e 1918) poi più recentemente da Michele Luzzati (1985 e 1998), il quale tra l'altro ha dato notizie sulla proprietà fondiaria e immobiliare che la famiglia da Pisa detenne per oltre un secolo nell'area delle colline pisane - la villa da Pisa - che si potrebbe anche chiamare la "villa antica" di Asciano Pisano - la quale già era stata citata nel diario di David Reubenì, datato intorno alla metà del primo ventennio del Cinquecento (L.Sestieri 1991); questa possessione divenne in seguito una delle proprietà fondiarie della famiglia Cybo, duchi di Massa.

Asseverati dalla presenza nel catasto pisano (AS Pisa,FF, n.1613, c.74v e n. 1589, c. 64; n. 1590, c.189; n. 1591, c.444 bis) i da Pisa godevano della qualifica di cives (Luzzati 1985). Vitale di Isach da Pisa è citato in un atto del notaio ser Bernardino del Pattiere come nobilis vir (ASFirenze, N.A., P 212 (1484-85), ad annum, 10 aprile 1483) (M. Luzzati 1985). Vitale (ebraicamente Yechiel) di Isach da Pisa (m. 1490) è il più importante esponente della famiglia durante l'epoca del massimo successo mediceo avanti il Principato. Vitale intrattiene rapporti significativi con Lorenzo de' Medici e il ceto dirigente fiorentino (M.Luzzati 1985). Cecil Roth lo definisce:

Anche suo figlio Isach, in un atto del 1492 del notaio ser Tommaso Meucci (ASFirenze N.A. n. 13898, già M467, 1492, c.76 r) concernente una fornitura d'acqua per la proprietà di Asciano Pisano è definito nobilis (M. Luzzati 2000). Isach e Simone di Vitale da Pisa, tra alterne vicende, oltre che con i Medici, sono in relazione con gli Estensi, Signori di Ferrara, e con Alfonso d'Aragona, duca di Calabria, principe ereditario del Regno di Napoli, (M. Luzzati 1998). Simone di Vitale di Isach da Pisa nei primi anni del Cinquecento aveva aggiunto ai suoi interessi la licenza esclusiva per un banco di depositi e prestiti autorizzato dal Comune di Verona; in una lettera indirizzata dall'Imperatore Massimiliano d'Asburgo nel 1509 al suo Luogotenente a Verona, si cita il titolare del banco veronese come " non inutilis fisco et camere nostre " (ASVr Antico archivio del Comune, Ducali, reg.16, c. 14v.) (M. Luzzati 1985).

Alcuni favorevoli privilegi emessi da Leone X e poi da Clemente VII tra il 1518 e il 1531 riguardano Isach da Pisa e i suoi figli; oltre ad occuparsi della rete di banche della famiglia, Daniele di Isach fa parte a Roma del seguito del Papa Clemente VII, ed è definito come "familiare" del Pontefice. I privilegi sono confermati a Salomon di Isach da Pisa nel 1534 da Paolo III (S. Simonshon 1990). Nel 1524 Daniele da Pisa redige, raccogliendo il consenso della Congregazione ebraica di Roma, un nuovo statuto che da lui prende nome i Capitoli di Daniele da Pisa, approvati da Clemente VII (A. Milano 1935).

I da Pisa, ritornati nella Repubblica fiorentina, tra il 1514 e il 1527 godono del favore del reggimento filo-mediceo e riaprono le loro attività; la seconda cacciata dei Medici da Firenze significa per i da Pisa per la seconda volta la perdita del favore del reggimento; tuttavia già dal 1496, usciti dalla Toscana, Isach e Simone e le loro famiglie avevano posto base nel Ducato di Ferrara e nello stato bolognese. In Bologna Abram di Isach tra il 1509 e la sua morte nel 1555 sembra l'esponente che maggiormente ricostruisce la forza economica che era stata dell'avo Vitale di Isach. La linea di Abram dirama poi a Mantova nel 1566 e a quanto pare si estingue agli inizi del secolo XVII.

Dal 1547, Vitale Yechiel Nissim di Simone da Pisa invece è nuovamente a Pisa, grazie al favorevole atteggiamento di Cosimo I verso le congregazioni ebraiche fino alla svolta del 1571; in Pisa egli abita fino alla seconda metà degli anni sessanta del secolo XVI (M.Luzzati 1998); Vitale Yechiel Nissim (m. circa 1574 a Ferrara) è stato uno studioso della Bibbia ebraica e autore di responsa. Per altro apprezzato studioso è stato anche il sopra citato cugino banchiere Abram di Isach da Pisa (m. ca 1555 a Bologna) (Jewish Encyclopedia, 1906, U. Cassuto 1910, M.Luzzati, 1998).

Il figlio di Vitale Nissim, di nome Simone Shemuel da Pisa, ottiene il diploma di artium et medicinae doctor (professore) all'Università di Pisa nel 1554, con dispensa papale (C. Fedeli 1911), qualifica molto rara per un medico ebreo, tra l'altro comportante l'appellativo di Dominus Magister ed eserciterà la professione nello stato Estense.

Dalla caduta di Piero de' Medici - 1494 - i Duchi Estensi sono stati un costante punto di riferimento per la famiglia da Pisa; membri di essa, a partire dal 1499, si inseriscono tra le case ebraiche che, assieme a licenze di banco e mercantili ottengono rari privilegi dai Duchi di Ferrara (comprese lettere patenti con l'attribuzione della qualifica di nobili e l'iscrizione nel relativo elenco della casa Estense).

Per tutto il secolo XVI gli Estensi tengono in considerazione la famiglia; il 22 aprile del 1561 Emanuele di Salomone di Isach da Pisa dopo aver studiato presso varie università ottiene a Ferrara il raro diploma di artium et medicinae doctor (M.Luzzati 1985).

Con l'avvento della dominazione spagnola in Italia e il mutamento dell'orientamento, di fatto, più spesso "tollerante" della Curia vaticana (L.Poliakov 1965), inizia a mutare anche il clima per gli ebrei: la prima svolta avviene nel 1555 con la bolla Cum nimis absurdum emanata il 12 luglio 1555, quando Papa Paolo IV, il cardinale Carafa ex capo della Santa Inquisizione divenuto Pontefice, decreta norme restrittive della libertà religiosa, della libertà personale, nonché di quella economica.

Inizia, pur in modi non uniformi, l'età dei Ghetti e del rilancio del pregiudizio religioso anti-ebraico (A.Milano 1963).

Intorno ai primi decenni del secolo XVII anche a Ferrara e a Mantova si arriva a creare il Ghetto, cioè istituire norme restrittive della libertà personale e religiosa. Durante il Seicento e Settecento vari rami della famiglia si estinguono, per cui rimangono solo i mi Beth El da Pisa abitanti a Ferrara e a Rovigo; da documenti notarili ferraresi si evince il passaggio dal cognome "da Pisa" in "Pisa".

Ottocento e Novecento Elia Pisa (Ferrara 1753-ivi 1808), di Abramo, residente a Ferrara, è più attivo nel Ducato di Modena; ebreo a Ferrara (dove è membro della confraternita Ghemilut ha chasadim - misericordia e morte -), a Modena tale caratteristica non viene presa in esame nei rapporti con la Corte Estense e nelle lettere patenti con le quali il benevolo Duca, grazie a particolari servigi, lo gratifica con un provvedimento nobiliare di barone, trasmissibile per primogenitura, mentre agli altri spetta la qualifica di nobili dei baroni.

Dopo l'esperienza favorevole anche in termini economici del cosiddetto periodo francese, le linee principali della famiglia Pisa sono quelle dei discendenti di Elia, i fratelli Beniamino (1775-1833), Moisè Aron (1781-1848) e Zaccaria (1788-1833), figli di Elia e di Giuditta Lampronti, commercianti-banchieri locali e possidenti in provincia di Rovigo, Lombardo-Veneto asburgico, dove già sin dall'epoca di Giuseppe II (1782 Judentolleranzpatent) erano cadute quasi tutte le restrizioni normative a carico dei sudditi israeliti.

Dai fratelli Moisè Aron e Zaccaria Pisa si diramano significativi esponenti tra Milano (1852), Firenze (1865) e Roma (1870).