La città etrusca di Velathri (Volaterrae per i Romani, corrispondente all'attuale Volterra) emise moneta esclusivamente con la tecnica della monetazione fusa (aes grave), senza produrre mai moneta coniata: il metallo veniva colato in stampi multipli a "grappolo" o "a colonna", una tecnica meno costosa della coniazione e obbligata per i grandi moduli richiesti dal basso valore del bronzo..
Volterra è, con Tarquinia, l'unica città etrusca le cui serie di aes grave siano attribuibili con certezza, grazie alla presenza della leggenda.. Tutte le serie recano infatti il nome velathri in alfabeto etrusco e scrittura retrograda, cioè da destra a sinistra, al genitivo.
I tipi Al dritto tutte le serie presentano il busto giovanile e bifronte di Culsans, imberbe, con petaso e torque al collo. L'identificazione della divinità si deve al rinvenimento nel 1847, presso Cortona, di un bronzetto bifronte con iscrizione; Culsans, dio delle porte, è stato accostato al latino Giano, con derivazione parallela dei due nomi dal termine per "porta"..
Il delfino della quarta serie, oltre alla valenza funeraria attestata nella pittura tombale etrusca, è stato letto come allusione al controllo marittimo esercitato da Volterra attraverso lo scalo di Cecina, secondo un'interpretazione che risale a Mario Guarnacci..
Valore segno Dupondio II Asse I Semisse Triente ○○○○ Quadrante ○○○ Sestante ○○ Oncia ○
Tutte le serie hanno al rovescio l'indicazione del valore: II per il dupondio, I per l'asse e, per le frazioni dell'asse, un numero di globuli pari alle once, fino all'oncia, indicata con un unico globulo. Il semisse, che nelle monete delle popolazioni italiche e di Roma è indicato dalla lettera "S", qui si trova indicato da una "C" rovesciata (Ↄ) o un crescente.
Le serie Il numero delle serie non è concorde negli studi. Fiorenzo Catalli ne distingue tre, con nominali dal dupondio all'oncia, documentate da oltre seicento esemplari conservati;. Magdi Nassar ne enumera invece quattro, interponendo fra la serie della clava e quella del delfino una variante con il collo del nume arcuato e di fattura più curata..Le due ricostruzioni divergono anche sulla consistenza del materiale conservato, valutato in oltre seicento esemplari da e in circa mezzo migliaio da .
Secondo la scansione di Nassar le serie sono: la serie detta "del Valore", la più rara, priva di altri tipi al rovescio, dove è indicato solamente il valore della moneta; ha tutti i nominali dal dupondio all'oncia; la punta del petaso è poco pronunciata e le due facce della testa bifronte presentano una forte asimmetria; la serie "della Clava" a collo piatto, con il nome della città scritto intorno a una clava e i segni di valore disposti ad affiancarla; anch'essa con tutti i nominali dal dupondio all'oncia; la serie "della Clava" a collo arcuato, analoga alla precedente ma con resa più curata del nume bifronte e punta del copricapo più pronunciata; limitata ai nominali fra dupondio e semisse, con un lieve calo di peso; la serie "del Delfino", con la raffigurazione dell'animale al rovescio e punta del copricapo più pronunciata; anch'essa dal dupondio al semisse.
La cronologia La cronologia delle emissioni è discussa. Michael Crawford le ha riferite alla prima guerra punica, Rudi Thomsen agli anni immediatamente precedenti la seconda, Patrick Marchetti e Tony Hackens agli inizi della seconda guerra punica, in rapporto con la riduzione semilibrale dell'asse romano.. Thurlow le data al 230-220 a.C., mentre Rutter preferisce un più generico III secolo a.C.
Catalli colloca la coniazione qualche decennio dopo quella di Tarquinia e la mette in rapporto con la fase di grande sviluppo dell'artigianato cittadino, connessa a sua volta con la crescita della popolazione urbana e con l'estensione del territorio dipendente dalla città: i rinvenimenti ne documentano la presenza per tutto il III secolo a.C., ma la produzione potrebbe essere cessata durante la prima guerra punica. Nassar ritiene invece, sulla base dei contesti di rinvenimento, fra i quali la tomba di Poggio San Niccolò a Casole d'Elsa, dove una moneta della serie della clava è associata a nominali romani semilibrali, e dell'assenza di legami con la serie unciale romana, che la produzione, pur circolando per tutto il III secolo a.C., sia stata breve e limitata a pochi anni fra i due conflitti..
Il piede ponderale L'ipotesi di un aggancio diretto allo standard semilibrale romano appare oggi improbabile, poiché l'Etruria ebbe con ogni evidenza sistemi ponderali propri.. Sulla base dei pesi archeologici, e non delle sole monete, Adriano Maggiani ha ricostruito una "libbra leggera" etrusca di circa 286,5 g: le due serie più antiche, con medie ponderali dell'asse di 147,16 e 146,58 g, corrisponderebbero alla sua metà, configurando fin dall'inizio una monetazione a base semilibrale, mentre la serie del delfino, con una media di 132,26 g, rappresenterebbe una ulteriore riduzione.; .I valori medi variano sensibilmente a seconda del nominale sul quale sono calcolati e del campione considerato: Catalli, su 234 esemplari della serie del Valore, ottenne una media di circa 144 g, che scende a 136 g se calcolata sui soli assi e sale a 156 g sulle once. Cfr. . Lo stesso studioso riferisce altrove la zecca volterrana a una libbra di 151,60 g, la medesima adottata dalle serie fuse di Arezzo, Cortona e Chiusi: .
I ritrovamenti Le monete sono state rinvenute nel territorio intorno a Volterra, da Cecina a Siena; un'oncia proviene dalla Fortezza del Volterraio (isola d'Elba). Le monete della prima serie sono state rinvenute anche assieme a quelle della seconda serie, e queste anche assieme a quelle della terza; non si hanno invece ritrovamenti di monete della prima e della terza serie assieme, il che potrebbe indicare una cronologia relativa o forse solo una scarsezza di ritrovamenti.
La distribuzione dei rinvenimenti, quasi interamente concentrata nel territorio soggetto alla città, delinea l'area di influenza volterrana in età ellenistica meglio di quanto facciano gli altri manufatti locali, che circolarono assai più liberamente: attestazioni provengono dalla Val di Cecina e dalla valle del Cornia, dalla Val d'Elsa (Casole, Colle, Monteriggioni, San Gimignano, Bucciano) e dal Senese fino a Siena e Pari, mentre rare sono quelle a nord della città, dove il confine con l'area pisana resta di difficile definizione.; .
Note Note esplicative
Note bibliografiche
Bibliografia Testi
Arthur Sambon, Les Monnaies antiques d'Italie, Paris, 1903 (ristampa ISBN 9788827101070)
Italo Vecchi, Italian Cast Coinage. A descriptive catalogue of the cast coinage of Rome and Italy, London Ancient Coins, London 2012. ISBN 978-0-9575784-0-1
Collezioni Sylloge Nummorum Graecorum: American Numismatic Society: The Collection of the American Numismatic Society, New York Danish National Museum: The Royal Collection of Coins and Medals, Copenhagen British collections: data base interrogabile Museo etrusco "Guarnacci" di Volterra Medagliere del Museo Archeologico Nazionale di Firenze
Voci correlate Volterra (città antica) Numismatica etrusca Culsans
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