Biografia Origini, vocazione e formazione Nacque da un ramo cadetto di una nobile famiglia del Limosino di origine carolingia, nel ducato d'Aquitania. I genitori, Raimondo e Ildegarda, facevano parte della piccola nobiltà della regione. Gli zii della nonna paterna di Ademaro, Turpio d’Aubusson e Aimo, erano rispettivamente vescovo di Limoges e abate dell'abbazia di Saint-Martial. Da parte di madre, invece, lo zio Ainardo era prevosto della chiesa collegiale di San Pietro di Dorat.

Probabilmente per interessi familiari, fu inviato dai genitori, quando aveva circa sette anni, ad Angoulême, nel monastero benedettino di Saint-Cybard, dove fu introdotto alla vita monacale; proseguì i suoi studi a Limoges, nell'abbazia di Saint-Martial, tra il 1007 e il 1013, dove già vivevano due suoi zii paterni, Adalberto e Ruggero, anch’essi monaci nei ruoli di lettore e decano - con quest’ultimo si avvicinerà allo musica liturgica. Nel corso di questo soggiorno, intorno al 1010, avrebbe ricevuto una visione di Cristo crocifisso e piangente sulla città di Limoges. Questa esperienza venne riportata nel Chronicon prima del resoconto della distruzione del Santo Sepolcro di Gerusalemme, avvenuta per mano del Califfo del Cairo al-Hakim. Ademaro presentò tale esperienza soprannaturale come presagio della catastrofe, nonostante questa fosse già avvenuta l’anno precedente.

La carriera monastica Al suo ritorno a Saint-Cybard, fu ordinato sacerdote, divenendo uno dei personaggi più influenti del monastero. È qui che cominciò il primo lavoro di studio e raccolta dei materiali per la stesura delle sue cronache. In questo periodo si mise anche al servizio di autorità aquitane sia ecclesiastiche che laiche: su tutti, venne coinvolto in lavori di consulenza per il vescovo e il conte d’Angoulême, guadagnandosi la loro fiducia e acquistando popolarità e autorevolezza – curò anche, ad esempio, un’edizione del Liber Pontificalis per il vescovo di Rohon . Nel 1026, alla partenza dell’abate Riccardo per un viaggio in Terra Santa al seguito del conte Guglielmo IV Tagliaferro, assunse un ruolo direttivo all’interno del monastero, supervisionando lo scriptorium e le attività intellettuali della comunità. Tuttavia, nel luglio del 1027, al ritorno dalla spedizione, il conte decise di sostituire l’abate, che era morto durante il viaggio, col monaco Amalfredo, suo accompagnatore nel pellegrinaggio. Ademaro, deluso e amareggiato per la nomina mancata, si dedicò allo studio e all’ampliamento della prima stesura del Chronicon, abbracciando l’idea di spingersi nel racconto fino alle origini del popolo franco.

Nel 1028, morto il conte Guglielmo IV, le contese dinastiche per la successione precipitarono la città in una guerra civile e spinsero Ademaro, ormai privo di qualsiasi possibilità di carriera, a migrare nuovamente verso Limoges, dove poteva contare sulle forti relazioni familiari. Qui si dedicò completamente alla predicazione del culto apostolico di San Marziale. Del 1029 è probabilmente la stesura delle memorie del Santo e la terza redazione della sua opera storica.

Proprio riguardo la teoria sull’apostolato del santo, Ademaro fu uno dei protagonisti dei sinodi limosini del 1029 e del 1031.

Il pellegrinaggio e la morte Ademaro partì per un pellegrinaggio in Terra Santa nel 1033 e morì a Gerusalemme l'anno successivo, probabilmente vittima del gravissimo terremoto che coinvolse la regione e che provocò la distruzione di chiese e monasteri della zona.

Una postilla anonima ad un codice di sua proprietà ci informa che, al momento della partenza, Ademaro lasciò al suo monastero molti volumi «in quibus sudaverat» («sui quali aveva sudato»).

Controversie sull'apostolato di San Marziale e falsficazioni La figura di San Marziale, evangelizzatore dell’Aquitania e vescovo di Limoges (probabilmente vissuto nel III secolo), venne interessata nel X secolo da una teoria largamente diffusa tra la popolazione aquitana e i pellegrini del tempo che lo identificava come uno dei Settantadue discepoli di Gesù. Moti di devozione nei suoi confronti si intensificarono spontaneamente intorno al 994 in occasione di un'epidemia miracolosamente curata per intercessione del santo.

Dopo il trasferimento a Limoges nell'abbazia di Saint-Martial nel 1028, Ademaro si impegnò attivamente nella dimostrazione di questa teoria, favorendone la diffusione attraverso la predicazione popolare e facendosi suo promotore nei sinodi di Limoges del 1029 e del 1031, a seguito dei quali riuscì ad ottenerne il riconoscimento.

La sua opera apologetica si articolò nella stesura di testi, sermoni e liturgie che miravano a dimostrare la veridicità dell’apostolato del Santo, identificato da Ademaro come come un ebreo del I secolo, molto vicino a Gesù di Nazareth – avrebbe addirittura partecipato all’ultima cena – e amico di San Pietro, da cui avrebbe, poi, ricevuto direttamente l’incarico di evangelizzare la Gallia. Tuttavia, Gregorio di Tours, le cui opere erano ben conosciute da Ademaro come dimostra il loro utilizzo in qualità di fonti per la stesura del Chronicon, lo definì un missionario romano del III secolo.

Si ricorda in particolare la liturgia inaugurata il 3 agosto del 1029 - probabilmente con il sostegno del vescovo di Limoges Giordano - suddivisa in due momenti celebrativi distinti: il primo, tenuto in abbazia, era rappresentato dall’ufficio divino, in cui la modifica dei testi episcopali voleva presentare il santo come “apostolus Galliae”; il secondo, celebrato nella cattedrale, era una messa che si svolse con l’introduzione di nuove composizioni musicali rivolte tanto al clero locale, in particolare quello monastico conservatore meno incline a cambiamenti nella liturgia, quanto alla popolazione e ai pellegrini, per corroborare la tesi del suo apostolato.

La sua predicazione in favore di San Marziale conobbe resistenze già tra i contemporanei: Benedetto da Chiusa, monaco benedettino longobardo in visita a Limoges nel 1029, intervenne proprio durante questa celebrazione liturgica, opponendosi alla revisione agiografica (accusata di eresia e frode), riuscendo forse addirittura a fermare la cerimonia.

Ademaro scrisse numerose altre opere sulla vita del santo e a favore del suo presunto apostolato, tra cui si ricordano una Vita sancti Martialis e lEpistola de apostolatu sancti Martialis.

Il culto di Marziale come apostolo si mantenne nella liturgia della diocesi di Limoges fino alla metà del XIX secolo. Nel 1853 il vescovo di Limoges Bernard Buissas chiese alla Santa Sede che al più antico dei suoi predecessori non fossero sottratti gli onori da tempo accordatigli come uno dei settantadue discepoli di Cristo: la Congregazione dei riti respinse la richiesta all'unanimità l'8 aprile 1854 e Pio IX, con decreto dell'8 maggio successivo, confermò la decisione, negando a Marziale il titolo di discepolo di Cristo e limitandosi a riconoscere l'antichità del culto a lui tributato.

La decisione romana riguardò tuttavia lo statuto liturgico e agiografico del santo, non l'autenticità dei documenti, e non equivalse a un riconoscimento del carattere apocrifo delle falsificazioni ademariane: ancora nel 1855, infatti, il canonico François Arbellot difendeva a Limoges l'apostolato di Marziale nella sua Dissertation sur l'apostolat de saint Martial et sur l'antiquité des églises de France. La dimostrazione critica del carattere fittizio del dossier costruito da Ademaro – comprese le pretese decisioni conciliari e la lettera attribuita a Giovanni XIX – si deve alla storiografia del XX secolo, in particolare alla serie di studi pubblicati da Louis Saltet tra il 1925 e il 1931Louis Saltet, Une discussion sur saint Martial entre un Lombard et un Limousin en 1029, in «Bulletin de littérature ecclésiastique», 26, 1925, pp. 161-186 e 279-302; Id., Une prétendue lettre de Jean XIX sur saint Martial fabriquée par Adémar de Chabannes, ivi, 27, 1926, pp. 117-139; Id., Les faux d'Adémar de Chabannes. Prétendues décisions sur saint Martial au concile de Bourges du 1º novembre 1031, ivi, 27, 1926, pp. 145-160; Id., Un cas de mythomanie historique bien documenté: Adémar de Chabannes (988-1034), ivi, 32, 1931, pp. 149-165. e, più recentemente, agli studi di Richard Landes.

L’opera apologetica ebbe una complessa elaborazione, che non interessò soltanto San Marziale, ma anche figure a lui vicine - come San Austricliniano o Santa ValeriaI santi Austricliniano e Valeria sono due figure importanti nell'agiografia di San Marziale: sarebbero, infatti, uno suo compagno di viaggio nella traversata dalla Terra Santa fino alle Gallie, l'altra la prima convertita dal santo in Aquitania.. Ademaro si impegnò, infatti, nella produzione di testi scritti di suo pugno o falsamente attribuiti ad alte autorità religiose per rafforzare l’apostolicità di San Marziale.

Le opere Introduzione alle opere Come dimostra la sua vasta produzione, gli interessi di Ademaro spaziavano in ambiti molto diversi tra loro. Fu, innanzitutto, lo storico più rispettato del suo tempo in Aquitania, con un’ampia conoscenza delle fonti primarie dell’alto medioevo e un’approfondita conoscenza delle arti – tanto che il suo Chronicon è tuttora considerata una fonte storiografica importante per gli studi sulla regione. Fu il principale sostenitore dell’apostolato di San Marziale, argomento su cui scrisse numerosi sermoni e orazioni liturgiche. Si impegnò nell’edizione di una raccolta di favole di tradizione fedriana, con l’integrazione di un repertorio iconografico illustrato. Infine, fu un importante musicologo, termine che potrebbe apparire anacronistico, ma che si addice alla sua attività rinnovatrice, soprattutto nel monastero di Saint Martial a Limoges, dove si impegnò nell’adattamento di antichi canti e nella creazione di altri completamente nuovi.

Opere principali

Chronicon L’opera principale di Ademaro è una storia intitolata Chronicon Aquitanicum et Francicum o Historia Francorum o, semplicemente, Chronicon, redatta integralmente tra il 1024 e il 1029. Composta da tre libri, ripercorre la storia franca dal regno del leggendario re Faramondo, fino al 1028, anno della morte di re Alfonso V.

I primi due libri sono poco più che una copia di precedenti storie di re franchi, come il Liber Historiae Francorum (VIII secolo), la Cronaca di Fredegario (VII secolo) e gli Annales Regni Francorum (VIII secolo). Il terzo libro, relativo al periodo dall'814 al 1028, è al contrario di notevole importanza storica per la novità delle informazioni riportate. La prima recensione del terzo libro è parzialmente conservata in un manoscritto autografo custodito presso la Biblioteca Nazionale di Francia.

La redazione del Chronicon avvenne in tre stesure;

Stesura A: tra il 1025-1027 ci fu una prima stesura (A), che aveva delle note a indicare i punti da sviluppare ulteriormente; si trova in cinque foglietti autografi nel manoscritto Paris, BnF, lat. 6190Ogni manoscritto citato che disponga di una versione digitalizzata è facilmente reperibile attraverso i link raggruppati nell'apposita sezione "Manoscritti citati" dopo la Biliografia.. Stesura B: datata al 1028, scritta ad Angoulême, copre la storia a partire dalle origini della monarchia franca. È testimoniata in dieci manoscritti ed è l'unica redazione che circola al di fuori del territorio limosino. Il testimone più antico è il Paris, BnF, lat. 5927 (del 1050 circa); vi è poi il manoscritto Saint-Petersbourg, lat. F. v. IV. 3 (XIex-XIIin). Altri sei testimoni derivano da un esemplare che ha interrotto la copia quando la narrazione di Ademaro inizia a concentrarsi sulla storia particolare dell'Aquitania. Stesura C: scritta tra 1028-29, è conservata parzialmente da un manoscritto autografo (Città del Vaticano, BAV, Reg. lat. 263 + Paris, BnF, lat. 5943A) ed è integra solo nel manoscritto Paris, BnF, lat. 5926.