La broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) è una patologia cronica polmonare caratterizzata da una ostruzione bronchiale, con limitazione del flusso aereo o parzialmente o per nulla reversibile, lentamente progressiva, causata da un'infiammazione cronica delle vie aeree e del parenchima polmonare. La BPCO è considerata la quarta causa di morte in Europa e negli Stati Uniti d'America (almeno morti all'anno) ed è stata caratterizzata da un aumento della mortalità a livello mondiale negli anni 2000. I sintomi principali sono dispnea, tosse e produzione di espettorato. La maggior parte delle persone affette da bronchite cronica ha BPCO.

Il fumo di tabacco è la causa più comune della condizione insieme ad altri fattori, quali l'inquinamento dell'aria e la genetica, che rivestono un ruolo minore. Nei paesi in via di sviluppo, una delle fonti più comuni di inquinamento atmosferico è costituita dalle cucine scarsamente ventilate e i fuochi utilizzati per il riscaldamento. L'esposizione a lungo termine a queste sostanze irritanti provoca una risposta infiammatoria nei polmoni con conseguente restringimento delle piccole vie aeree e la rottura del tessuto polmonare, una condizione conosciuta come enfisema. La diagnosi si basa sulla scarsa circolazione dell'aria, misurata tramite test di funzionalità polmonare. A differenza dell'asma, il volume del flusso d'aria respiratorio non aumenta in modo significativo con la somministrazione di farmaci.

In tutto il mondo, la BPCO colpisce 329 milioni di persone, quasi il 5% della popolazione mondiale. Nel maggio 2014 è classificata come la terza causa di morte, essendo responsabile di oltre 3 milioni di decessi. Il numero dei morti è destinato ad aumentare per gli alti tassi di fumatori e per l'invecchiamento della popolazione riscontrabile in molti paesi.

Storia

Il termine "bronchite cronica" è entrato in uso nel 1808, mentre si ritiene che la dizione di "broncopneumopatia cronica ostruttiva" sia stata introdotta a partire dal 1965. In precedenza la condizione era conosciuta con diverse nomenclature, tra cui: "malattia cronica ostruttiva broncopolmonare", "malattia respiratoria cronica ostruttiva", "ostruzione cronica", "limitazione cronica del flusso d'aria", "malattia polmonare cronica ostruttiva", "malattia polmonare cronica aspecifica" e "sindrome polmonare ostruttiva diffusa".

I termini "bronchite cronica" ed "enfisema" (dal greco ἐμφύσημα, emphysema) sono stati formalmente definiti nel 1959, durante il simposio della CIBA e nel 1962 in occasione della riunione della commissione sulle norme diagnostiche dellAmerican Thoracic Society.

Le prime descrizioni di probabili casi risalgono al 1679, quando T. Bonet scrisse di una condizione di "polmoni voluminosi" e nel 1769 per opera di Giovanni Battista Morgagni che annota polmoni "turgidi in particolare nell'inspirio". Nel 1721 i primi disegni di un enfisema vennero eseguiti da Ruysh. Essi furono poi, nel 1797, seguiti dalle illustrazioni di Matthew Baillie accompagnate da descrizioni della natura distruttiva della condizione. Nel 1814, Charles Badham, usò il termine "catarro" per descrivere la tosse e l'eccesso di muco nella bronchite cronica. René Laennec, il medico che inventò lo stetoscopio, utilizzò il termine "enfisema" nel suo libro A Treatise on the Diseases of the Chest and of Mediate Auscultation (1837) in cui descrisse polmoni che non collassano quando il torace viene aperto durante l'autopsia. Egli osservò che il mancato collasso era dovuto al fatto che erano pieni d'aria e che le vie respiratorie erano ostruite dal muco. Nel 1842, John Hutchinson inventò lo spirometro che permise di misurare la capacità vitale dei polmoni. Tuttavia, il suo strumento era in grado di misurare il volume e non il flusso d'aria. Tiffeneau e Pinelli, nel 1947, descrissero i principi di misurazione del flusso d'aria.

Tra i vari, i primi trattamenti includevano aglio, cannella e ipecacuana. Trattamenti più moderni sono stati sviluppati durante la seconda metà del XX secolo. Prove a sostegno per l'uso di steroidi nella BPCO sono stati pubblicati alla fine del 1950. I broncodilatatori sono entrati in uso nel 1960 in seguito ai promettenti risultati offerti dall'utilizzo della isoprenalina. Ulteriori broncodilatatori, come il salbutamolo, sono stati sviluppati nel 1970 e il ricorso ai beta-agonisti a lunga azione (LABA) è incominciato a metà degli anni 1990.

Epidemiologia Globalmente, a partire dal 2010, la BPCO ha colpito circa 329 milioni di persone (il 4,8% della popolazione) ed è leggermente più frequente negli uomini rispetto alle donne. Si stima che nel 2004 vi fossero 64 milioni di individui colpiti dalla condizione. Si ritiene che l'aumento dei casi nei paesi in via di sviluppo, riscontrato tra il 1970 e il 2000, sia correlato all'aumento in queste regioni del tabagismo, a un aumento della popolazione e al suo invecchiamento per via dei minori decessi associati ad altre cause come le malattie infettive. Anche alcuni paesi sviluppati hanno visto un aumento dei casi, altri sono invece rimasti stabili e alcuni hanno sperimentato una diminuzione della prevalenza della condizione. Tuttavia, a livello globale, si prevede che il numero complessivo dei casi dovrebbe aumentare se rimarranno i fattori di rischio e se la popolazione continuerà a invecchiare.

Tra il 1990 e il 2010, il numero di morti per BPCO è leggermente diminuito, da 3,1 a 2,9 milioni. In generale rappresenta la quarta causa di morte. In alcuni paesi, la mortalità è diminuita negli uomini ma è aumentata nelle donne. Ciò probabilmente si spiega ai tassi di tabagismo che sono diventati simili nei due sessi. Fino al 1960, infatti, il numero delle fumatrici era considerato bassissimo, ma tale rapporto cambiò rapidamente negli anni successivi, fino alla fine del 1990 quando si stimò che più di una donna su cinque fumava regolarmente. verso la fine del XX secolo, la malattia ebbe una crescita esponenziale, in sette anni la sua presenza nella sola Inghilterra è aumentata del 25% negli uomini e del 69% nelle donne.

La BPCO è più comune nelle persone anziane, a seconda della popolazione esaminata, colpisce infatti dai 34 ai 200 individui su 1000 di età superiore ai 65 anni.

Si stima che in Inghilterra, su 50 milioni di persone, 0,84 milioni abbiano ricevuto una diagnosi di BPCO e ciò si traduce in circa una nuova diagnosi di BPCO ogni 59 persone. Nelle zone socio-economicamente più svantaggiate del paese, una persona su 32 viene indicata come sofferente di BPCO, rispetto a una su 98 nelle zone più ricche. Negli Stati Uniti, circa il 6,3% della popolazione adulta, pari a circa 15 milioni di persone, è stata diagnosticata con BPCO. Nel 2011, negli soli Stati Uniti, vi sono state circa ospedalizzazioni dovute alla condizione.

Molti sistemi sanitari lamentano difficoltà a garantire l'identificazione del caso, la diagnosi e la cura delle persone con BPCO. Il dipartimento della salute britannico, ha identificato questa situazione come una priorità e ha introdotto una strategia specifica per affrontarla.

Aspetti economici Globalmente, a partire dal 2010, si stima che la BPCO comporti costi economici per miliardi di dollari, metà dei quali a carico dei paesi in via di sviluppo. Tra questi, una cifra stimata di miliardi di dollari sono costi diretti quali l'assistenza sanitaria, mentre 200 miliardi di dollari sono costi indiretti, come quelli relativi alla perdita del lavoro. Queste cifre dovrebbero più che raddoppiare nei prossimi 20 anni. In Europa, la BPCO rappresenta il 3% della spesa sanitaria complessiva. Negli Stati Uniti, i costi della malattia sono stimati in 50 miliardi di dollari, la maggior parte dei quali dovuti alle riacutizzazioni. Nel 2011, la BPCO risultava essere tra le condizioni più costose affrontate negli ospedali degli Stati Uniti, con un costo complessivo di circa 5,7 miliardi di dollari.

Eziologia All'origine della malattia vi è un processo infiammatorio di carattere cronico che perdura per anni e che interessa le vie respiratorie del paziente. Ciò comporta una graduale perdita della funzionalità dei polmoni con una disfunzione non completamente reversibile anche se viene trattata.

La causa principale della BPCO è il fumo di tabacco, mentre l'esposizione professionale e l'inquinamento da incendi possono essere cause significative in alcuni paesi. In genere, queste esposizioni avvengono diversi decenni prima che i sintomi si manifestino. Il corredo genetico di una persona può altresì influire sul rischio.

Fumo

Il principale fattore di rischio a livello mondiale per la BPCO è il fumo di tabacco. Circa il 20% di coloro che fumano andrà incontro a questa condizione, mentre tra coloro che hanno fumato permanentemente circa la metá ne soffrirà. Negli Stati Uniti e nel Regno Unito, tra coloro che convivono con tale condizione, tra l'80% e il 95% sono fumatori o lo sono stati. La probabilità di sviluppare la BPCO aumenta con il numero di sigarette fumate. Inoltre, le donne risultano essere più suscettibili agli effetti nocivi del fumo rispetto agli uomini. Nei non fumatori, il fumo passivo è causa di circa il 20% dei casi. Anche fumare la marijuana, il sigaro e la pipa può aumentare il rischio. Le donne che fumano durante la gravidanza possono causare un aumento del rischio di BPCO nel loro bambino.

Inquinamento atmosferico Fuochi di cottura in luoghi scarsamente ventilati, spesso alimentati a carbone o a biomasse, come legno e sterco animale, portano all'inquinamento dell'aria e sono una delle cause più comuni della BPCO nei paesi in via di sviluppo. Questi fuochi sono il metodo di cottura e riscaldamento utilizzato da quasi 3 miliardi di persone e i loro effetti negativi sulla salute si ripercuotono maggiormente tra le donne a causa della loro maggior esposizione. Essi sono utilizzati come principale fonte di energia nell'80% delle case in India, in Cina e in Africa sub-sahariana.

Le persone che vivono nelle grandi città presentano un più alto tasso di BPCO, rispetto a coloro che vivono nelle zone rurali. Mentre l'inquinamento atmosferico urbano è un fattore che contribuisce alle riacutizzazioni, il suo ruolo globale come causa della BPCO non è chiaro. Zone con cattiva qualità dell'aria presentano in genere tassi più alti di BPCO tra i propri residenti. L'effetto complessivo, in comparazione con il fumo, si ritiene che sia comunque inferiore.

Esposizioni professionali

L'esposizione intensa e prolungata alle polveri, agli agenti chimici e ai fumi, aumenta il rischio di BPCO sia nei fumatori sia nei non fumatori. Le esposizioni sul posto di lavoro sono ritenute essere la causa del 10-20% dei casi. Negli Stati Uniti si ritiene che queste cause possano essere correlate a più del 30% dei casi tra coloro che non hanno mai fumato e, probabilmente, rappresentano un rischio maggiore nei paesi sprovvisti di sufficienti regole in materia.

Un certo numero di tipologie di industrie e di attività sono responsabili, tra cui gli elevati livelli di polvere riscontrabili nelle miniere di carbone, nelle miniere d'oro e nell'industria tessile del cotone, le attività che comportano l'esposizione a cadmio e isocianati e ai fumi di saldatura. Anche l'attività agricola comporta dei rischi. Per alcune professioni i rischi sono stati stimati equivalenti a quelli di fumare da mezzo pacchetto a due pacchetti di sigarette al giorno. L'esposizione alla polvere di silicio può anche portare alla BPCO, con il rischio correlato a quello per la silicosi. Gli effetti negativi dell'esposizione a polvere e dell'esposizione al fumo di sigaretta sembrano essere additivi o forse più che additivi.

Genetica