Già segretario del Partito della Rifondazione Comunista dal 1994 al 2006, è stato presidente della Camera dei Deputati dal 2006 al 2008.
Ideologicamente a cavallo tra comunismo ingraiano e socialismo lombardiano, Bertinotti è un convinto movimentista, politicamente vicino all'esperienza dei contemporanei movimenti sociali radicali (in particolar modo no-global), pacifista e nonviolento. È stato inoltre per molti anni un sindacalista della CGIL, iscritto dapprima nel Partito Socialista Italiano, poi, dopo una breve esperienza nelle file del Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria, nel Partito Comunista Italiano e, a seguito della sua dissoluzione, nel Partito Democratico della Sinistra, entrando infine a far parte di Rifondazione Comunista.
Biografia
Fausto Bertinotti nasce a Milano, nel quartiere di Precotto, da Enrico, macchinista delle Ferrovie dello Stato, e da Rosa, casalinga, secondogenito, dopo Ferruccio, anche lui ferroviere. Nel 1957 si trasferisce con tutta la famiglia nel paese natale paterno, Varallo Pombia. Nel 1962 si diploma, con tre anni di ritardo per via di alcune bocciature, come perito elettronico all'istituto Omar di NovaraCorriere della Sera del 3 marzo 2003 Corriere della Sera - «Voglio la fine della proprietà privata».
Attività sindacale Nel 1964 entra nella CGIL, diventando segretario della Federazione Italiana degli Operai Tessili (FIOT) di Sesto San Giovanni e, tre anni dopo, diviene segretario della Camera del lavoro di Novara. Dal 1975 al 1985 è segretario regionale della CGIL piemontese (si era infatti trasferito a Torino). Diventa il leader della corrente più a sinistra della CGIL, ovvero Essere sindacato, fortemente critica nei confronti della politica di concertazione condotta dalla maggioranza.
Da questa importante prospettiva prende parte alle lotte operaie di quel tempo, e quindi a quella degli operai della FIAT nel 1980, terminata con i 35 giorni di sciopero e la marcia dei quarantamila che segnò una disfatta per il sindacato e per il PCI che quella lotta sostenne. Come sindacalista, sosterrà la necessità di far valere il diritto di sciopero contro "le ingiustizie della classe padronale". Nel 1985 entra nella segreteria nazionale della CGIL e si trasferisce a Roma.
Nel 1994, con l'accettazione della carica di segretario del Partito della Rifondazione Comunista, deve abbandonare ogni incarico sindacale.
Attività politica Nei primi anni sessanta milita nel Partito Socialista Italiano (PSI) all'interno della corrente di sinistra di Riccardo Lombardi. Quando nel 1966 il PSI si riunifica col Partito Socialista Democratico Italiano, Bertinotti non aderisce al nuovo partito. Entra quindi nel Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria, che successivamente nel 1972 confluirà in maggioranza nel Partito Comunista Italiano. Il 12 settembre 1972 Bertinotti viene cooptato nel Comitato Regionale piemontese del PCI.
Nel PCI Bertinotti si avvicina a Pietro Ingrao e, da ingraiano, tra il 1989 e il 1991 è tra i Comunisti che non accettano lo scioglimento del PCI, ma seguirà poi il consiglio di Pietro Ingrao, suo storico punto di riferimento, di aderire al Partito Democratico della Sinistra (PDS), dove militerà nella corrente dei Comunisti Democratici. Il 10 maggio 1993 lasciò il PDS accusandolo di condotta incoerente al proprio mandato elettorale causata dalla determinante astensione, al voto di fiducia, per la creazione del Governo Ciampi. . A settembre accetta l'invito di Armando Cossutta e Lucio Magri di iscriversi al Partito della Rifondazione Comunista per diventarne, nel gennaio 1994, segretario nazionale.
Partito della Rifondazione Comunista Gli inizi Il 28 settembre 1993 Bertinotti si iscrive al Partito della Rifondazione Comunista, consapevole che pochi mesi dopo ne sarebbe diventato il segretario nazionale, grazie all'accordo tra la corrente di Armando Cossutta e quella di Lucio Magri nel gennaio 1994, per estromettere da segretario Sergio Garavini, che aveva diretto il partito fin dalla fondazione. Curiosamente Bertinotti il 23 aprile 1985 era entrato nella segreteria confederale della CGIL prendendo anche allora il posto di Garavini.
Nel 1995 Bertinotti, insieme a Cossutta, decide di rompere l'unità con i partiti dell'Alleanza dei Progressisti e di votare contro la fiducia al neonato governo di Lamberto Dini, proposto dal Presidente Oscar Luigi Scalfaro per impedire le elezioni invocate da Silvio Berlusconi dopo che Umberto Bossi aveva rotto l'alleanza di centro-destra facendone cadere il governo; contro la scelta di Bertinotti e Cossutta si schierano Garavini, Lucio Magri, Rino Serri e complessivamente 12 deputati, 3 senatori e 2 europarlamentari del PRC. I parlamentari dissidenti del PRC salvano con il loro voto il Governo Dini ed escono dal partito.
Grazie a questo salvataggio, vengono evitate le elezioni anticipate invocate da Berlusconi e il centro-sinistra guadagna i 12 mesi di tempo sufficienti per recuperare il consenso popolare facendo dimenticare "il ribaltone" e vincendo le elezioni del 1996, concedendo al partito di Bertinotti e Cossutta un patto di "desistenza" che consentirà al PRC di portare ancora i suoi rappresentanti in Parlamento. Con l'uscita di Garavini, dei dirigenti ex ingraiani a lui più vicini, e della corrente di Magri, Bertinotti dapprima resta subalterno a Cossutta, ma poi unisce progressivamente attorno alla sua corrente tutte le anime non filosovietiche rimaste nel partito, compresa la maggioranza degli ex aderenti a Democrazia Proletaria, arrivando a mettere in minoranza la corrente di Cossutta.
Segreteria
La carica di segretario del PRC gli è confermata anche nel terzo (dicembre 1996), quarto (marzo 1999), quinto (aprile 2002) e sesto (marzo 2005) congresso di Rifondazione. In quest'ultimo, però, la sua relazione ottiene meno consensi del solito, attestandosi circa al 59% delle preferenze. In seguito all'elezione a Presidente della Camera dei Deputati si ritira da segretario del partito e il 7 maggio 2006, il Comitato politico nazionale di Rifondazione Comunista elegge segretario Franco Giordano.
Rapporto con il centro-sinistra 1996: Il patto di desistenza Alleato della coalizione dei "Progressisti" perdente alle elezioni politiche del 1994, stipula un patto di desistenza con L'Ulivo nel 1996: Rifondazione non si sarebbe presentata in alcuni collegi uninominali alla Camera e al Senato, dando ai suoi elettori l'indicazione di votare per i candidati scelti da Romano Prodi, e il centro-sinistra avrebbe fatto lo stesso, cioè non si sarebbe presentato in alcuni collegi, favorendo così l'elezione dei candidati di Rifondazione Comunista.
1998: Il ritiro della fiducia a Prodi
Le elezioni politiche del 1996 sono vinte dall'Ulivo e Prodi viene nominato Presidente del Consiglio. Non mancano, durante il suo governo, attriti con Rifondazione Comunista sulla riforma delle pensioni e soprattutto sulla legge finanziaria del 1998 quando, dopo aver votato "a scatola chiusa" due leggi finanziarie indigeste, Prodi si aspetta di incassare il terzo "sì" bertinottiano ("senza prendere ordini da chi non fa parte del governo") nel voto di fiducia. Ma il PRC vota contro, il governo cade e alcuni esponenti abbandonano il PRC fondando il Partito dei Comunisti Italiani, con a capo Armando Cossutta e Oliviero Diliberto. Il Segretario dei DS, Massimo D'Alema, diventa così Presidente del Consiglio del successivo governo, con l'appoggio del nuovo gruppo dei Comunisti Italiani di Diliberto-Cossutta e con l'appoggio di Clemente Mastella, passato dalle file di centrodestra a quelle del centro-sinistra.
Il PRC, indebolito dalla scissione, alle elezioni europee del 1999 ha un sostanziale insuccesso, ma Bertinotti risulta comunque eletto deputato al Parlamento di Strasburgo. Nelle elezioni politiche del 2001, Rifondazione Comunista è promotrice di una desistenza unilaterale nei confronti della coalizione dell'Ulivo, che candida alla presidenza del consiglio Francesco Rutelli. Ottenendo il 5 per cento nel proporzionale alla Camera e alcuni senatori con il riparto proporzionale, Rifondazione Comunista riesce a mantenere una sua rappresentanza in Parlamento.
2002: Il disgelo con l'Ulivo e la nascita dell'Unione
Dal 2002 inizia il disgelo tra Rifondazione e il Centro-sinistra, che si alleano sia alle elezioni amministrative, sia alle elezioni regionali del 2005, nettamente vinte dall'Unione, la nuova denominazione dell'alleanza di centro-sinistra, di cui Rifondazione entra a far parte.
Nel frattempo, Bertinotti è eletto al Parlamento europeo alle elezioni europee del 2004, ricevendo in tutta Italia circa 380 000 preferenze. Iscritto al gruppo della Sinistra Unitaria Europea - Sinistra Verde Nordica, è membro della Commissione per i problemi economici e monetari; della Commissione giuridica; della Delegazione alla commissione parlamentare mista UE-ex Repubblica iugoslava di Macedonia del Nord. Si dimette quindi dalla Camera dei Deputati.
2005: le primarie dell'Unione Alle elezioni primarie del 16 ottobre 2005 per la scelta del capo della coalizione dell'Unione alle elezioni politiche del 2006, Bertinotti arriva secondo dopo Prodi, raccogliendo 631.592 voti (il 14,7% dei consensi). La campagna elettorale era basata sullo slogan "Voglio...": tramite internet o post-it i cittadini potevano completare lo slogan indicando cosa volevano dalla coalizione di centro-sinistra.
2007: le critiche a Prodi
In alcune interviste Bertinotti rilascia dichiarazioni che fanno scalpore e vengono interpretate dalla stampa nazionale come segnale della prossima caduta del governo Prodi. Bertinotti paragona Prodi a Vincenzo Cardarelli, «il più grande poeta morente», paragona il suo governo ad un "brodino caldo", dichiara «questo governo ha fallito». In seguito non smentirà le sue dichiarazioni e il partito di cui è leader di fatto ne prende le difese dopo gli attacchi di alcuni "prodiani". Tuttavia il PRC continua a far parte del governo e della maggioranza che cadrà pochi mesi dopo in seguito alla sottrazione della fiducia da parte del movimento politico di Mastella - ex guardasigilli del Governo Prodi - come per altro confermato durante la trasmissione Che tempo che fa da Prodi stesso. Tuttavia da mesi si consumavano continue schermaglie tra Rifondazione, Popolari-UDEUR e Italia dei Valori, che logorarono la stabilità della compagine governativa.
In un'intervista del 7 aprile 2008, prima delle elezioni politiche, Romano Prodi attribuì la caduta del governo a «chi ha minato continuamente l'azione del governo, di chi ha fatto certe dichiarazioni istituzionalmente opinabili...», parole che hanno fatto ritenere si riferisse a BertinottiProdi, addio cantando Bob Dylan , intervista del 7 aprile 2008. A due giorni dal voto, dopo la disfatta elettorale che segna la scomparsa del PRC dal Parlamento, Prodi dichiarerà in un'intervista «A Bertinotti consiglio di rinfrancarsi con un brodino riscaldato».Prodi: Per due volte ho battuto Silvio per due volte sono stato mandato via, articolo del 15 aprile 2008 de La Repubblica Prodi osservò anche come i responsabili principali della caduta del suo governo, i partiti della sinistra radicale e l'UDEUR, fossero rimasti spazzati via dalle elezioni e commentò il fatto con le parole «si dorme nel letto che si è preparato».
Il 6 maggio 2009 Silvio Sircana, ex-portavoce del governo Prodi, dichiarò in un'intervista: «Prodi è colui che si è speso e non poco per "sdoganare" Bertinotti, dandogli l'occasione, miseramente sprecata, come Presidente della Camera, di dimostrare che la questione comunista era definitivamente superata».
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