Caselle de' Ruffi è una frazione del comune di Santa Maria di Sala, in provincia di Venezia.
Storia I primi abitanti di Caselle dovettero essere i Paleoveneti i quali lasciarono presso il centro della località una motta, ovvero un modesto terrapieno sul quale sorgeva un castelliere. Faceva parte di una rete di fortificazioni con il compito di controllare i commerci (fiorente era quello dell'ambra, proveniente dal Mar Baltico).
Il toponimo compare per la prima volta nel cosiddetto Pactum Lotharii del 23 febbraio 840. Questo importante documento tratta un accordo stipulato tra Venezia e il Sacro Romano Impero durante i rispettivi governi di Pietro Tradonico e Lotario I che permette di conoscere con precisione il territorio dell'antico ducato veneziano.
Caselle si riferirebbe alla centuriazione romana che divide, oggi come in passato, il territorio in riquadri regolari; Ruffi rimanda invece ad un'antica famiglia padovana con estesi possedimenti in zona, sterminata da Ezzelino III da Romano, dal sito istituzionale del comune..
Evoluzione territoriale Sotto il dominio veneto, l'area corrispondente alla parrocchia San Giacomo Apostolo si organizzava nel senso amministrativo-civile in due porzioni indipendenti rette ciascuna da un personaggio locale (Degano o Meriga) espresso dalla collettività. Il nucleo ospitante la chiesa parrocchiale veniva denominato Villa di Caselle mentre l'altra frazione si distingueva con la dizione Comune di Zinalbo classificato altresì come Colmello.
Istituito nel 1806 Comune di Terza Classe (categoria fino a tremila abitanti) - unificato a tutta la superficie parrocchiale -, in seguito al Decreto Vicereale 14 luglio 1807 n. 118 sulla concentrazione dei Municipi distanti dal loro maximum di popolazione, San Giacomo venne legato al vicino territorio di San Biagio e a quello di Villanova San Prosdocimo formando il Comune di Caltana.
Ancora lontana da detto limite, la sistemazione così realizzata terminò il 28 settembre 1810 quando un secondo decreto sulle aggregazioni creò il moderno comparto a sei frazioni con capoluogo Caselle (Caselle, Caltana, Sala, Sant'Angelo, Stigliano - la cui chiesa dipendeva da Zeminiana - e Veternigo) unendo l'entità amministrativa di Caltana con Caselle de' Ruffi (scorporata Villanova San Prosdocimo) al vicino Comune di Sant'Angelo di Sala.
Le ricerche condotte sul periodo napoleonico evidenziano i nomi di vari sindaci - rinnovati o confermati annualmente tramite nomina prefettizia - della Municipalità di Caselle (Angelo Moro, Giovanni Battista Silvestri e Giovanni Maria Benfatto residenti in loco) e l'identità di un consigliere (il conte Demetrio Mircovich senior di Santa Maria di Sala, noto per il possesso di Villa Farsetti). Si detiene inoltre documento datato 5 agosto 1812 sull'adunanza consiliare che avrebbe deliberato, il 20 successivo, l'istituzione, scelta e stipendio del corpo guardie campestri.
Con Sovrana Risoluzione 8 febbraio 1818 entrata in vigore il 1º gennaio 1819, il periodo austriaco impose un definitivo quinto assetto trasferendo il capoluogo da Caselle a Santa Maria di Sala, più centrale e facilmente raggiungibile, modificando ulteriormente la denominazione comunale.
Per quanto riguarda i livelli amministrativi superiori, durante il tempo veneziano la Villa (Comune) di Caselle appartenne alla Vicaria (Mandamento) di Mirano all'interno del Territorio (Provincia) di Padova. In età napoleonica, dopo la costituzione nel 1806 del Dipartimento del Brenta (Provincia di Padova) e la conferma delle precedenti realtà locali, fu stabilita una nuova organizzazione provvisoria con Decreto Prefettizio 25 marzo 1807 riveduta e sancita dal posteriore Decreto Reale 22 dicembre 1807. Il Municipio di Caselle, confluito poi in Caltana con Caselle de' Ruffi, si trovò associato al Cantone di Mirano, Distretto di Camposampiero e Dipartimento del Brenta sempre con capoluogo Padova. Il periodo austriaco determinò l'abolizione istituzionale del Cantone (riportando Mirano al grado di distretto) e la riforma dei Dipartimenti in Province (notificazione 30 novembre 1815 n. 122): San Giacomo passò quindi alla citata circoscrizione miranese della nuova Provincia di Padova. La sistemazione attuale giunse il 1º gennaio 1853 quando la frazione di Caselle de' Ruffi insieme al proprio Comune e all'intero Distretto venne staccata dall'orbita padovana per essere definitivamente annessa alla Provincia di Venezia.
Evoluzione demografica A seguito dei verbali delle visite pastorali, l'evoluzione demografica della parrocchia fu la seguenteDon Tescari Francesco Fortunato - Parrocchia di Caselle de Ruffi- cenni di storia ecclesiastica - Padova 1939 1669–500 1680–443 1695–515 1703–502 1744–594 1780–580 1823–666 1875–1083 1902–1512
Assistenza sanitaria Collocata in posizione strategica e favorita dalla capillare rete stradale del Graticolato Romano, Caselle fu sede di farmacia chimica fin dal 1790 per iniziativa del professionista padovano "speziale da medicine" Paolo Ostani (dal 1790 al 1830 in casa Arrigoni-Pavanello e dal 1830 al 1938 presso l'attuale villa Silvestri-Compostella-Coi); inoltre poté avvalersi già nel 1797, grazie al finanziamento della comunità di San Giacomo, del servizio medico gestito dal dottor Bonaventura Agostini.
Monumenti e luoghi d'interesse Chiesa Parrocchiale di San Giacomo Apostolo
Chiesetta della Madonna Mora Il piccolo edificio, riferito al catasto austro-italiano come "Oratorio della Madonna Mora", fu edificato nel 1839 per conservare una statua della Madonna di Loreto forse già esistente nel precedente oratorio privato con medesima dedicazione collocato fino al 1803 presso Villa Cavanis. Nel 1986 l'intero monumento venne traslato più internamente nell'ambito di alcuni interventi sulla Strada Regionale 515 Noalese.
Villa Bianchini Il complesso è ubicato in prossimità dell'incrocio tra le vie Cognaro e Noalese a sud del centro cittadino, in un lotto di forma rettangolare allungata. Esso si compone del corpo padronale (che, secondo le fonti raccolte all’Archivio dell'Istituto Regionale Ville Venete, è frutto di una ristrutturazione avvenuta nel 1894 di un edificio preesistente), del coevo corpo a L delle scuderie posto a sud-ovest della proprietà e dell’articolata struttura delle stalle con fienile, direttamente affacciata sulla strada. La villa, rimodulata in tempi recenti, ha pianta quadrata con corridoio centrale e si struttura su tre piani, coronati da cornice e tetto a padiglione. Il fronte principale nord è scandito ai due livelli inferiori da serie di cinque fori rettangolari perimetrati da liste lapidee, con cornice su mensole quelle al piano nobile, e da tre finestrelle quadrate al sottotetto. All’ingresso, sull’asse mediano, è sovrapposto un terrazzino con ringhiera metallica. L’annesso nord è composto dall’unione di tre corpi allineati, con altezze differenziate, cui aderisce a sud un ridotto volume. La facciata sud si apre al pianterreno in un porticato con quattro arcate a tutto sesto mentre il fronte opposto è ritmato da cinque aperture semicircolari.
Villa Cavanis-Valsecchi-Mocenigo con oratorio (demolito) La seicentesca villa Cavanis-Valsecchi-Mocenigo è ubicata a sud del centro abitato all’interno di un ridotto lotto a planimetria quadrata con antistante giardino, essendo scomparsi i rustici con le scuderie e il parco e l'annesso oratorio pubblico (demolito fin dal 1803 dalla famiglia Cavanis, come attestato in documenti parrocchiali). Il fabbricato, in mediocre stato conservativo e adibito a dimora privata, ha pianta quadrata con salone passante e si struttura su tre piani coronati da cornice e tetto a padiglione. Il prospetto principale, al cui margine aderisce un basso volume di disimpegno, presenta sette assi di finestre perimetrate da liste in pietra, rettangolari ai due piani inferiori e quadrate al secondo, di cui quello centrale anche di simmetria. Le aperture immediatamente ai lati dell’asse mediano risultano tamponate a tutti e tre i livelli; al piano nobile l’apertura ad arco, con concio in chiave scolpito, forma con tali fori occlusi una serliana. Oltre allo stemma gentilizio lapideo dei conti Cavanis, ai quali la villa appartenne in passato, applicato al terzo livello centralmente, ai piani terra e primo, in corrispondenza di ciascun davanzale sono fissate piccole teste di putti in pietra, verosimilmente di scarico per le acque meteoriche.
Villa Arrigoni-Pavanello La settecentesca villa Pavanello, già Arrigoni, è sita a sud del centro cittadino all'incrocio tra le vie Caltana e Noalese. L’immobile, ben conservato e adibito a dimora privata, è inserito in un giardino di forma quadrangolare ove si trovano anche una bassa unità al margine ovest e un articolato annesso a chiusura del lato nord del lotto. La villa, a pianta quadrata, si articola su tre piani separati da fasce dipinte, coronati da cornice e tetto a padiglione. Il fronte principale, verso via Caltana, è ritmato da tre serie di cinque aperture rettangolari perimetrate da liste lapidee, quelle sovrapposte all’ingresso protette da terrazzini con ringhiere metalliche. I prospetti laterali presentano coppie di finestre simili, a ovest bipartite da una canna fumaria, corrente per l’intera altezza dell’edificio, afferente a un caminetto al piano terra. All’unità padronale aderisce a nord-est, a formare una L, un corpo a due piani caratterizzato da sequenze di aperture rettangolari e, sul fronte est, da un grande caminetto con massiccio comignolo. L’annesso settentrionale è composto di tre corpi, con altezza decrescente verso est: al fienile a due livelli su pilastri in muratura è unito un volume centrale a due piani e un’ulteriore bassa struttura di servizio. Il sito, sempre di proprietà Arrigoni, ospitò la locale farmacia chimica nel periodo 1790-1830 con i professionisti Paolo Ostani, Biasio Paccanaro, Giovanni Bressan e Pietro Zampieri.
Ca' Pierobon Ca’ Pierobon è localizzata a sud del centro abitato in via Fratella, all’interno di un giardino a planimetria rettangolare. Secondo i documenti conservati all’Archivio di Stato di Venezia, il manufatto, databile al XVII secolo, era censito al catasto napoleonico (1808) come casa d’affitto demaniale già proprietà di un ente religioso e venne pesantemente modificato in epoca posteriore. L’edificio, formato da un’unità principale a pianta quadrangolare allungata cui è addossato a est un fabbricato a due piani sporgente verso nord, a comporre una L, risulta del tutto stonacato. Attualmente in pessime condizioni conservative, il corpo padronale, articolato su due piani, presenta la porzione mediana leggermente aggettante rispetto al filo del prospetto, e per l’intera larghezza del fabbricato, sopraelevata di un piano, concluso da cornice e timpano modanato. Le facciate nord e sud, pressoché speculari, presentano coppie di semplici finestre rettangolari su entrambi i livelli delle sezioni laterali, simmetriche rispetto alle aperture assiali: ingresso architravato al pianterreno cui sono sovrapposte due aperture generalmente rettangolari, a parte la mezzaluna all’altezza dell’abbaino nel prospetto meridionale. Quest’ultimo, inoltre, è caratterizzato al suo margine est da un grande caminetto con massiccio comignolo. Alcune ricerche in corso di verifica fanno ritenere che la struttura possa aver ospitato la sede del comune di Caselle de' Ruffi nel periodo 1810-1819.
Villa Miani-Silvestri-Coi