La Libia italiana fu un possedimento coloniale italiano in Nordafrica durato ufficialmente, dopo l'amministrazione distinta della Tripolitania e della Cirenaica, dal 1934 al 1943.

Storia La conquista

Il Presidente del Consiglio Italiano Giovanni Giolitti iniziò la conquista delle regioni nordafricane della Tripolitania e della Cirenaica, controllate dall'Impero ottomano. Il 4 ottobre 1911, furono inviati a Tripoli fucilieri di marina al comando del capitano Umberto Cagni, contro i turchi e gli arabi di Enver Pascià e di Aziz Bey. L'ultimo porto ottomano in Tripolitania, Misurata, fu occupato nel giugno 1912.

Alla fine della campagna, oltre soldati italiani riuscirono a ottenere dalla Sublime porta quelle regioni attualmente definibili libiche nel Trattato di Losanna del 18 ottobre 1912.

Nel gennaio 1913 furono quindi istituiti due separati governi, uno per la Tripolitania affidato al generale italiano Ottavio Ragni e uno per la Cirenaica guidato dal generale, anch'esso italiano, Ottavio Briccola, sebbene solo la Tripolitania fosse pienamente controllata dal Regio esercito sotto la ferrea guida, da ottobre, del governatore Giovanni Ameglio, mentre in Cirenaica permanevano bande turco-arabe.

La prima guerra mondiale

All'interno dell'attuale Libia, principalmente nel Fezzan, la guerriglia indigena continuò per anni, approfittando dell'impegno italiano nella prima guerra mondiale e in particolare le zone interne di fatto non furono sotto controllo italiano. Infatti i governatori ridussero la dislocazione dei presidi sul territorio, procedendo allo sgombero di quelli più avanzati, all'interno della regione. Nell'ottobre 1918 le ostilità con l'Impero Ottomano cessarono e questi lasciarono nelle loro basi armi e munizioni, che furono prese dai capi delle tribù arabe.

In questa regione, negli anni successivi alla fine della guerra, la Francia e la Gran Bretagna cedettero alla sovranità italiana alcuni territori desertici (così da rendere i confini più lineari), nel tentativo di placare le polemiche di Roma sulla presunta "vittoria mutilata", e definendo i confini con la Tunisia da un lato e l'Egitto dall'altro. Solo nel 1923 la Turchia riconobbe la piena sovranità italiana.

La riconquista

A partire dal gennaio 1922 il governo Facta, tramite il suo ministro per le colonie Giovanni Amendola, avviò un'ampia campagna militare. che portò in breve alla riconquista di Misurata..

Con l'avvento al potere del regime fascista nell'ottobre 1922, Mussolini ordinò ai generali italiani in Africa settentrionale di "pestare sodo" per giungere alla completa "riconquista" di tutta la Libia.La politica indigena italiana in Libia, Giambattista Biasutti, 2004 Tra il 1921 e il 1925 il Governatore della Tripolitania, Giuseppe Volpi, diede il via a nuove campagne militari e conquistò Misurata, la Gefara, il Gebel Nefusa e Garian. A stroncare in Cirenaica la dura resistenza dei senussi provvidero i generali Luigi Bongiovanni e Ernesto Mombelli. Poi furono Emilio De Bono in Tripolitania e Attilio Teruzzi in Cirenaica ad ampliare il territorio sotto controllo italiano.

Il governatore Pietro Badoglio tra il 1930 ed il 1931 occupò tutto il Fezzan e l'oasi di Cufra, al comando del generale Rodolfo Graziani, che era riuscito a ottenere l'apporto della cavalleria indigena e dei meharisti integrati nelle "colonne mobili".

La situazione, nel 1930, era quindi volta a favore degli italiani. La lotta proseguiva solo in Cirenaica, dove resisteva ancora il capo senussita della guerriglia, Omar al-Mukhtar. Omar Al Mukhtar era dotato di un'eccellente visione strategica, e con il sostegno delle popolazioni locali, ostili alla colonizzazione italiana nelle regioni interne della Libia, impediva agli italiani di riprendere il controllo della provincia. Grazie a una perfetta conoscenza dell'impervio territorio, pur disponendo solo di un modesto contingente di uomini (che non superò mai le 3000 unità) scatenò una guerra per bande contro le truppe italiane, infliggendo loro pesanti perdite. Su ordine di Graziani, le forze italiane per sradicare la guerriglia dei senussiti in Cirenaica ricorsero a spietati metodi di rappresaglia contro la popolazione locale accusata di appoggiare i senussi, macchiandosi di numerosi crimini di guerra. La confraternita senussita, che appoggiava la guerriglia, fu privata dei suoi beni e sottoposta a una dura repressione (più di trenta capi religiosi vennero deportati in Italia e le zavie, centri politici ed economici dell'ordine, vennero confiscate). Per impedire i rifornimenti dall'Egitto, Graziani fece innalzare una lunga barriera di filo spinato lunga 270 chilometri, dal porto di Bardîyah (Bardia) all'oasi di al-Giagbūûb (Giarabub), presidiata costantemente dalle truppe italiane.

Inoltre Graziani fece deportare l'intera popolazione del Gebel in campi di concentramento situati sulla costa del golfo della Sirte, vicino ad Agheila; tale deportazione causò la morte per stenti e malattie di circa persone, soprattutto donne e bambini. La popolazione del Gebel ammontava a circa persone; lo sgombero dell'altopiano cirenaico iniziò nel giugno 1930 e si protrasse per diversi mesi. Le perdite di vite umane furono dovute specialmente alle epidemie – come quelle collegate alla "spagnola" – ed alle fatiche della lunga ed estenuante marcia (a volte lunga più di 1000 chilometri), oltre che alle violenze ed alle durissime condizioni cui vennero sottoposte quelle popolazioni nei campi di concentramento italiani. Le truppe italiane nel corso di queste operazioni distrussero molti centri abitati sgomberati, insieme alle coltivazioni e al bestiame che ospitavano, e compirono varie esecuzioni sommarie di rappresaglia quando assalite.

Per avere la superiorità numerica e tecnologica nei confronti dei guerriglieri, l'esercito italiano creò dei reparti mobili composti da effettivi italiani e da soldati reclutati nelle colonie africane. Questi ultimi erano perlopiù provenienti dall'Eritrea e Somalia, di religione cristiana e ferocemente avversi ai musulmani. Ma non mancavano collaborazionisti libici che ingrossavano le file dei reparti coloniali, considerati dai comandi italiani come poco affidabili (erano quindi discriminati e talora sottoposti a duri trattamenti). Le truppe italiane inoltre, per la prima volta in una guerra coloniale, per affrontare e decimare i guerriglieri, ricorsero ad alcuni aerei ed autoblindo.

La morte del capo della guerriglia libica Omar al-Mukhtar nel settembre 1931Ormai privo di ogni sostegno e sconfitto, Omar al-Mukhtar vide disperdersi i guerriglieri e fu ferito e catturato l'11 settembre 1931 durante la Battaglia di Uadi Bu Taga in uno scontro a fuoco con collaborazionisti libici, che per poco non lo fucilarono. Domenico Quirico nel suo libro Lo squadrone bianco scrisse che «a catturare Omar al-Mukhtar fu uno squadrone di altri libici che servivano nei nostri reparti a cavallo… Fu pura fortuna, perché il destriero di quel vecchio guerriero nella fuga inciampò facendo cadere a terra il suo padrone. L'uomo aveva un fucile a tracolla a sei cartucce, ma essendo ferito a un braccio non riusciva a puntare la sua arma. Il libico che vestiva la nostra divisa puntò il fucile e stava per sparare, non c'era pietà in quella guerra fratricida. Si fermò quando l'uomo lanciò un grido: 'Sono Omar el Muchtàr'. Fu trasferito via mare a Bengasi, dove subì una parvenza di processo ed ebbe un breve colloquio con Graziani.» Il 16 settembre venne impiccato in catene nel campo di concentramento di Soluch, davanti a libici fatti affluire dai vicini lager. La morte di Omar Al-Mukhtar segnò la fine della resistenza libica e la riunificazione delle tre province sotto il comando italiano. comportò la totale pacificazione delle regioni che, solo con l'unione fra Tripolitania, Cirenaica e Fezzan, si sarebbero chiamate Libia. La conquista italiana costò alla Libia pesanti perdite umane e materiali, causando decine di migliaia di morti e sconvolgendo l'organizzazione sociale ed economica tradizionale. L'esercito italiano riportò nel corso delle molte operazioni per la conquista della Libia perdite relativamente lievi in confronto a quelle inflitte ai libici: il totale dei militari italiani morti in Libia tra il 1911 e il 1939 è di 8898 persone (nella guerra del 1911-1912 ne morirono 1432).

Al principio degli anni trenta, Mussolini ordinò l'inizio di una vasta immigrazione di coloni italiani nelle aree coltivabili della colonia e cercò l'integrazione della locale popolazione araba e berbera, costituendo anche truppe coloniali.

La repressione attuata da Graziani fu talmente completa che pochi anni dopo, nel corso delle varie campagne militari tra Alleati ed Asse nel nord Africa tra il 1940 ed il 1942, lo stesso Churchill nelle sue memorie si lamentò di non avere avuto alcun supporto da arabi e berberi libici. Furono invece oltre gli àscari libici che, tra le truppe coloniali italiane, si distinsero nella seconda guerra mondiale: due divisioni libiche (oltre ad altri reparti, come i "Paracadutisti libici" detti anche Ascari del Cielo) parteciparono nell'attacco italiano all'Egitto nel settembre 1940.

Accordi territoriali con le potenze europee La colonia si espanse dopo le concessioni dalla colonia britannica del Sudan e un accordo territoriale con l'Egitto. Il distretto di Cufra fu nominalmente annesso all'Egitto occupato dagli inglesi fino al 1925, ma in realtà rimase un quartier generale della resistenza dei Senussi fino alla conquista italiana nel 1931. Il Regno d'Italia alla Conferenza di pace di Parigi del 1919 non ricevette nessun territorio coloniale tedesco, ma in compenso la Gran Bretagna cedette l'Oltregiuba e la Francia acconsentì a cedere alcuni territori sahariani alla Libia italiana. Nel 1931, le città di El Tag e Al Jawf furono rilevate dall'Italia. L'Egitto britannico aveva ceduto Cufra e Jarabub alla Libia italiana il 6 dicembre 1925, ma fu solo all'inizio degli anni '30 che l'Italia ebbe il pieno controllo del luogo. Maatan as-Sarra fu ceduta nel 1934 come parte del Triangolo di Sarra alla Libia italiana dal Sudan anglo-egiziano che considerava l'area priva di valore e uno strumento di appeasement a buon mercato per i tentativi imperialistici di Mussolini. Durante questo periodo, le forze coloniali italiane costruirono un forte a El Tag a metà degli anni '30. Nel 1935 con l'accordo Mussolini-Laval l'Italia ricevette la striscia di Aozou, che si aggiunse alla Libia. La Francia, tuttavia, decise successivamente di non ratificare questo accordo.

L'unificazione della Libia

Nel 1934, con il Regio decreto nº2012 del 3 dicembre sull'unione della Tripolitania e della Cirenaica italiana, venne proclamato il Governatorato Generale della Libia, e successivamente i libici musulmani poterono godere dello status di "cittadini italiani libici", una condizione che garantiva loro numerosi diritti all'interno della colonia. Il decreto recepiva e formalizzava peraltro una situazione che durava già da cinque anni, ossia da quando al governatore della Tripolitania, Pietro Badoglio, era stato conferito un potere di supremazia sulle autorità degli altri due territori libici, la Cirenaica e il Fezzan.

Mussolini dopo il 1934 iniziò una politica favorevole agli arabi libici, detti "Musulmani Italiani della Quarta Sponda d'Italia" facendo costruire villaggi con moschee, scuole ed ospedali, ad essi destinati.

Il primo Governatore generale fu Italo Balbo, che applicò quanto previsto nel decreto del 1934, ossia la ripartizione amministrativa della Libia italiana in quattro commissariati ed un territorio sahariano:

Mappe Commissariati Capoluoghi Commissariato Generale Provinciale di Tripoli Tripoli Commissariato Generale Provinciale di Misurata Misurata Commissariato Generale Provinciale di Bengasi Bengasi Commissariato Generale Provinciale di Derna Derna Territorio Militare del SudTerritorio del Sahara Libico Hun Sede di un comando militare che aveva il compito di governare il Sahara libico.