Thiene (Thiène in veneto) è un comune italiano di abitanti della provincia di Vicenza in Veneto.

Geografia fisica La città di Thiene è situata al centro dell'ampia pianura a nord di Vicenza, nella cosiddetta zona della Pedemontana, vicino allo sbocco della Val d'Astico, antica via per la Germania. Dista in linea d'aria 10 km da Schio, 20 da Vicenza e 22 da Bassano del Grappa.

Fanno da corona: a est le colline pedemontane di Sarcedo e Fara Vicentino; a sud la pianura che scende con dolce inclinazione verso il capoluogo di Vicenza e i suoi colli Berici; a sud-ovest le prime propaggini dei monti Lessini, la zona collinare di Monte di Malo e Monteviale digradante dolcemente fino a Sovizzo; a nord-ovest il cono del Monte Summano e a nord l'Altopiano dei Sette Comuni.

Corsi d'acqua

Rozzola Alveo naturale proveniente da Carrè, entra in città parallela e ad est di via del Costo, scorre sotto via Pecori Giraldi, via Gorizia, un tratto di via Corradini, obliqua attraversando l'ex Nordera fino all'inizio di via S. Filippo Neri, costeggia la chiesa di San Rocco e poco sotto incontra la Roggia di Thiene, si dirige a sud, passa sotto alla ferrovia, costeggia ad ovest l'aeroporto e sotto Cà Ghellina confluisce nella roggia Verlata. Roggia di Thiene Scavata dal 1278 al 1281, si origina a Santorso in località La masena dal ramo del torrente Timonchio che scende da San Rocco, taglia via Sessegoli, via Volti, via Enrico da Ca Zeno, via Maglio e costeggia la provinciale Schio-Piovene rimanendo alta e visibile per lunghi tratti fino all'incrocio della Favorita; si dirige, sempre a cielo aperto, verso Zanè passando davanti alla villa delle Garziere e, sempre costeggiata dalla pista ciclabile, affianca la statale 349 entrando nel territorio comunale dove, dietro un diroccato casello della ex ferrovia per Rocchette, vi è la chiusa per dirottare l'acqua verso il Rostone; la Roggia di Thiene scende in direzione di via Lazio, affianca ad est il lanificio Ferrarin, sbuca in piazza C. Battisti, scorre sotto il Castello e sotto piazza Chilesotti (dove è visibile sotto una lastra trasparente), piega a destra passando a sud degli ex bagni pubblici, scende a fianco di via De Marchi, scorre a fianco del vecchio bottonificio Facchinetti e confluisce nella Rozzola. Roggia Verlata Scavata nel 1276, parte da Sarcedo 100 metri prima del ponte sull'Astico per Breganze, le sue acque sono quelle del canale Mordini (che capta le acque del torrente Astico poco sotto il ponte tra Zugliano e Lugo di Vicenza) che dopo alcuni salti d'acqua per generare elettricità si ripartisce in tre rami. La Roggia Verlata è il ramo destro che costeggia Villa Capra a est, prosegue e con una secca curva a destra si dirige verso la frazione Madonnetta. Dopo la contrà Maglio la roggia originaria si riversava sul greto del torrente Igna e poco dopo le acque venivano nuovamente captate per proseguire nel loro corso artificiale (secondo alcuni autori passava sopra il torrente Igna con un ponte in legno) mentre ora passa sotto il torrente Igna entro un condotto e sbuca in contrà Contrà, si dirige verso Cà Orecchiona, Rozzampia, costeggia a est l'abitato e quindi piega verso Cà Ghellina dove incontra la roggia di Thiene, gira attorno a Villaverla, si dirige verso Novoledo, affianca via Bosco e all'altezza di Vivaro versa le sue acque nel torrente Igna poco prima che questo confluisca nel Timonchio. Rostone Acqua proveniente dalla roggia di Thiene che, in prossimità del confine tra Thiene e Zanè, si divide in due rami; il Rostone aggira a ovest le Vianelle di Thiene, si dirige verso la contrà Bosco di Marano Vicentino e la contrà Molina di Malo, quindi verso la periferia ovest di Villaverla dove vicino alla strada per Isola Vicentina si getta nel torrente Timonchio. Mentre attualmente funge da canale scolmatore, anticamente aveva un flusso costante e percorso diverso in Zanè.

Clima

Origini del nome La prima traccia del toponimo è del 1152 in un documento attestante una lite per il possesso del castrumLa data 1107, citata da alcune fonti, sembra sia errata e dovuta al degrado del documento proprio dove è scritto il nome che è stato letto come TENIS mentre era TEUPESIS cioè Chiuppese con riferimento alla chiesa di Santa Maria Etiopissa.

Varie grafie sono state rinvenute in documenti notarili: nel 1152 Tienne, nel 1166 ville Thiennis, nel 1259 Tyennem, nel 1276 in castro de Thienis, nel 1276 buscum de Tienis, nel 1301 omnibus de Tienis... Clementis de Tiene, nel 1346 iudicis de Thienis, nel 1348 Sancte Marie de Thienis. Le attestazioni toponomastiche palesano la latinizzazione di un nome di un'origine inequivocabilmente germanica (Tienen, Thienen, Thienne, Thiennen), probabilmente risalente, appunto, all'Alto Medioevo, dalla datazione del castrum; in particolare, il toponimo potrebbe essere ricavato per similitudine con il nome germanico della città belga di Tirlemont, oppure potrebbe essere un gentilizio, atteso che esistono numerose famiglie von Thienen tedesche, danesi, belghe e fiamminghe. In ogni caso, tutta la regione dell'Alto Vicentino è attestato essere stata soggetta a germanizzazione cimbra a partire dal IX° sec.

Dal 1600 in poi si impone la denominazione attuale. Nei secoli successivi la forma senza la "h" è rara. Tuttavia durante il regno lombardo-veneto vennero utilizzati degli annullatori postali in corsivo recanti il toponimo "Tiene" (tra il giugno 1850 e l'inizio del decennio '60); la stessa amministrazione postale asburgica, però, utilizzò in seguito il nominale "Thiene" su cerchio con data fino al 1866, anno dell'annessione delle province venete al Regno d'Italia.

Storia

Medioevo L'Alto Medioevo Il 25 marzo 917, mentre perdurava la minaccia degli Ungari, l'imperatore Berengario donò al vescovo di Padova, Sibicone, le "vie pubbliche" del Pedemontano e dell'Astico, cioè tutto il vasto territorio montano e pedemontano compreso tra l'Astico ed il Brenta, comprendente l'Altopiano di Asiago, Thiene, Breganze e Marostica. Ancor oggi l'Altopiano e Thiene appartengono alla diocesi patavina, mentre Breganze e Marostica passarono alla diocesi di Vicenza nel 1818..

Dal IX al XII secolo molte delle zone umide del territorio furono bonificate da parte dei monaci benedettini e molte ville in tutto il territorio furono fortificate.

L'antica pieve di Thiene si frazionò nel XII secolo in tante parrocchie autonome quante erano state le cappelle sorte in epoca remota nell'ambito della circoscrizione pievana del pagus romano e preromano e presso i singoli vici disseminati nel vasto pagus.. Nel 1297 la chiesa di Santa Maria di Thiene era chiesa matrice delle circostanti chiese di San Biagio di Grumolo Pedemonte, San Clemente di Centrale, San Pietro di Zanè, Santa Maria di Zugliano e San Pietro in Bodo (allora comune rurale ora territorio di Sarcedo).

Il castello di Thiene L'esistenza di un antico castello medioevale a Thiene è attestata da parecchi documenti fin dal XII secolo e da parecchi storici a partire dal PagliarinoQuest'ultimo, tuttavia, si manifesta sull'argomento inattendibile quando insinua (Croniche di Vicenza, III, 168) che a fondare il castello in questione potrebbe essere stata la nobile famiglia dei Thiene la cui ascesa economica e sociale iniziò solo nel Trecento.

Stando ai documenti, il più antico ricordo del castello si trova in una sentenza, emanata il 26 gennaio 1152 dal conte Guido Maltraversi, il padre di Uguccione, con la quale egli assegnava a Torengo archídiaconus in montanis del vescovo di Padova, quindi al vescovado padovano che ne rivendicava il diritto, possessione castri Tienne et trium mansorum in Tienne.. Questa sentenza non fa cenno all'ubicazione del castello e non ne parla neppure un atto d'investitura di poco successivo, del 5 giugno 1166, con il quale il vescovo Gerardo concedeva alla Comunità locale il livello de toto castro cum frata eíusdem castriNei suoi Annali della Città di Padova, II, p. 234 l'abate Giuseppe Gennari parla del vescovo Gerardo e dell'investitura del castello di Thiene: "Apparteneva alla sua mensa il castello di Tiene, ora terra popolosa ed assai mercantile. Que' terrazzane con Tesone loro arciprete supplicarono al Vescovo che volesse ad essi allivelarlo, ed egli forse considerando ch'era assai lontano da Padova, e volendo ancora procurarsi de' buoni vassalli, concedette loro a livello quel castello colla sua fratta, ch'era una specie di munizione; e gli obbligò a pagare ogni anno nelle feste di S. Martino uno staio di frumento, e la metà di tutte le pene, che pei delitti di ferite o di furto, o per altre reità esigessero dai colpevoli. La carta (Ex tab. major. Eccl. Patav.) è scritta nel dì cinque giugno".

Ne parla invece un atto pubblico del 27 febbraio 1292: "itero unum sedimen cum domo supra murata in castro de Tienis... apud curiam sancte Marie de Tienis". Il castello si trovava dunque presso l'attuale duomo o chiesa arcipretale di Santa Maria la quale era stata quindi incastellata nel X secolo ob paganorum malorumque christianorum debachationem, come tante altre chiese del Vicentino.

Presumibilmente l'iniziale incastellamento nella chiesa dette più tardi origine alla formazione di un vero e proprio castello; da vari indizi appare chiaro che le fortificazioni di Thiene avevano assunto nel XIII secolo una notevole importanzaNel Seicento Francesco Barbarano parla di "fortissimo castello con fossa e muraglie" con porte e fossati: un atto pubblico del 1º febbraio 1288 risulta rogato in castro ville de Tienis apud portam dicti castri, e nel documento del 6 ottobre 1346, col quale si eseguiva la divisione dei beni tra l'arciprete ed i canonici della Collegiata, si legge che all'arciprete toccava, tra l'altro, decimam frate que est prope fossatos castelli. Secondo la ricostruzione dello Zanocco: "Era costruito da mura, merli e torri ed era circondato da larga fossa il cui ricordo solo ci è rimasto nei documenti. Doveva avere inoltre delle bertesche... Non dovevano mancare i sotterranei o "vie celate"... Dalle porte dovevano calarsi dei ponti levatoi, necessari al passaggio dall'una all'altra riva delle fosse. Quante porte avesse poi il castello non sappiamo di preciso. Una porta principale è nominata nel 1288, ante portam castri, che potrebbe benissimo essere ricordata dal sottopassaggio del campanile odierno... Il castello aveva la sua fratta che era appunto un luogo incolto, boscoso all'intorno o vicino a luogo fortificato: cum frata eiusdem castri…".

Per quanto riguarda le vicende del castello, secondo il BarbaranoFrancesco Barbarano de Mironi, Historia ecclesiastica della città, territorio e diocese di Vicenza, VI, 93 sarebbe stato distrutto nel 1259 dai fuorusciti guelfi vicentini insieme con la milizia padovana alla fine della dominazione ezzeliniana, mentre il Pagliarini aveva anticipato la data di questo fatto al 1258Giambattista Pagliarini, Croniche di Vicenza, I, p. 64: "Padovani nel mese di aprile del 1258 essendosi risoluti di disperdere affatto tutti gli amici et fautori di Eccelino, nel giorno di Pasqua dopo cena a petizione di alcuni fuorusciti vicentini et veronesi cavalcarono a Lonigo, castello del Vicentino, et alla villa di Costozza fertile di vino et oglio, dalli quali luoghi Eccelino traheva il vivere, le ruinarono et misero a sacco; nell'istesso anno li fuorusciti vicentini congionti con la milizia padovana cavalcarono alla grande et ricca villa di Thiene nella quale fatta gran preda la distrussero a ferro et fuoco…"; lo Smereglo narra che, dopo la morte di Ezzelino, il governo di Vicenza passò in mano ai guelfi, e che i ghibellini cacciati dal podestà Jacopino de' Trotti nel 1263 presero Marostica, Malo e ThieneNicolò Smereglo, Annales civitatis Vincentie: "1263 fuit d. Jacobinus... potestas et epíscopus Bartholomaeus de Vincentie fecit ipsum eligi quia ipse erat levis d. SS.mi cardinalis et tunc víncentini extrinseci ceperunt Marosticam, Maladum, Thienem et Insulam, terras de Vincentia et faciebant maximam guerram … ".