Castel Cellesi è una frazione del comune di Bagnoregio, in provincia di Viterbo.
ll borgo si trova, non lontano dalla Toscana tra Umbria e Lazio settentrionale nella Valle del TevereCastel Cellesi infatti è a 27 km dall'Oasi WWF di Alviano (TR), a 43 km da Amelia (TR), a 46 km da Tuscania (VT), a 52 km da Todi (PG), a 70 km da Tarquinia (VT), a 81 km dalla Cascata delle Marmore (TR), a 101 km da Assisi (PG), a 150 km da Siena, a 160 km dall'Aeroporto Internazionale di Fiumicino (RM) e a 190 km da Firenze., all'interno di un vasto territorio a bassa antropizzazione, fatto di altopiani, vallate, dirupi, ruscelli, zone rurali, boschi. Conta approssimativamente 150 abitanti, di cui una trentina stranieri del nord Europa: la cifra varia giacché pochi castellani lavorano in paese, e Roma attrae per le sue possibilità lavorative, mentre diversi sono i casi di pensionati che si ritirano nel borgo acquistando un immobile a poco prezzo. Nonostante il nome, nel borgo non è presente alcun castello, ma è la disposizione stessa delle case, conchiusa in sé stessa originariamente, a dare l'idea della sua presenza.
Geografia fisica Territorio
Castel Cellesi sorge su uno dei bracci protesi verso il Tevere dell'altipiano attraversato dalla strada provinciale TeverinaIl nome "teverina" è abbastanza diffuso per nominare diverse strade comunali o provinciali della media Valle del Tevere. Nel caso in questione, tale strada è detta più propriamente Teverina nel tratto tra Viterbo (come prosecuzione di via Francesco Baracca) e Celleno, mentre diventa Bagnorese tra Celleno e Bagnoregio., così come Bagnoregio e Civita e, separatamente, l'altra frazione bagnorese, Vetriolo. In realtà, mentre l'altipiano rimane a 450 metri s.l.m., delimitato dal Rio Chiaro a sud e dal Rio Torbido a nord, Castel Cellesi scende a 370 metri circa, perché sorge alla fine di esso. L'unica strada attualmente percorribile la congiunge alla Teverina per un percorso di 4,5 km. La strada che, a valle, congiunge Castel Cellesi con San Michele in Teverina e Civitella d'Agliano, e dunque con il Tevere e soprattutto l'autostrada A1, è attualmente non percorribile, visto che sorge in una zona non coperta da manutenzione stradale e in parte franata: è in corso (post elezioni comunali 2009) un dibattito politico legato al costo di rifacimento. Dal cimitero del paese è possibile vedere la media valle del Tevere, e alcuni paesi umbri del versante opposto, addossati sulla montagna. In tale posizione, con orientamento E-S-E, equidistante dai centri di maggior rilievoViterbo e Orvieto (TR): entrambi distanti 26 km, una mezz'ora scarsa di macchina., Castel Cellesi dista 10 km da Bagnoregio (VT) e 12 da Civita di Bagnoregio (VT), 15 km da Montefiascone (VT) e 25 km da Bolsena (VT).
Castel Cellesi è in una zona circondata da diversi laghi, oltre al corso del Tevere: il Lago di Bolsena e il Lago di Vico tra quelli naturali, il Lago di Corbara e il Lago di Alviano (sede di un'Oasi del WWF) tra quelli artificiali.
Classificazione sismica: zona 2b (sismicità medio-bassa)
Clima Castel Cellesi è innanzitutto dominata dai venti. Sorgendo ai margini di quello che può definirsi un corridoio orografico, scavato dal Tevere, ne riceve i capovolgimenti meteorologici, attenuati tuttavia dalla presenza di diversi laghi importanti. Le temperature sono mediamente 6-7 gradi centigradi inferiori a quelle di Roma e per tale ragione d'estate il villaggio si riempie di romani in cerca di refrigerio dalla forte calura estiva, fra cui anche diversi castellani emigrati nella capitale per lavoro. Le campagne della zona presentano il tipico andamento dolce dei terreni soggetti a frequenti e persistenti precipitazioni nevose. Tuttavia, con la costruzione in epoca recente delle dighe di Corbara e di Alviano, la neve ha lasciato il posto alla nebbia, che come una marea sale dalla valle del Tevere e invade i margini dell'altipiano.Nella vicina Civita di Bagnoregio, altra frazione bagnorese, ciò dà luogo a un fenomeno scenografico molto ricercato da turisti e fotografi, soprattutto alle prime ore del mattino: la Città Che Muore infatti appare come una nave che solca un oceano di nebbia bianca. Ma la nebbia ha effetti collaterali sulla circolazione stradale e, in ultimo, sullo sviluppo economico dell'alto viterbese, anche per la presenza di animali di piccola (scoiattoli, ricci, istrici, gatti selvatici, volpi rosse) e grande taglia (cinghiali e cervi) che non di rado sono causa di incidenti stradali.
Classificazione climatica: zona E, 2279 GR/G
Storia
Il Conte Girolamo CellesiEsiste un Castel Cellesi proprio a Pistoia https://robertopuccianti.blogspot.com/2008/06/pillole-su-pistoia-volte-del-castel.html di Pistoia iniziò la sua edificazione intorno alla metà del Seicento su una porzione di territorio del feudo di Castel di PieroCastel Cellesi risultò essere una frazione amministrativa di Castel di Piero fino al 1698. Il 10 ottobre di quell'anno, infatti, il Conte Francesco Cellesi riuscì ad avere dal papa Innocenzo XII una Breve in cui si dichiarava Castel Cellesi Comune Autonomo. Il Comune eleggeva due Priori, in carica per 4 mesi. (San Michele in Teverina) acquistata dai Conti BaglioniTali interventi pontifici erano probabilmente influenzati dal tentativo di contenere le mire espansionistiche dei Baglioni sul territorio Bagnorese., grazie ai chirografi di Alessandro VII (marzo 1663), con cui si autorizza la vendita dei terreni comunitativi. La cessione del terreno in feudo si avvera nel maggio 1668, previo consenso del papa Clemente IX sul quale aveva fatto pressione la sorella Lucrezia Cellesi, coniugata con Camillo Rospigliosi e dunque cognata del fratello di quest'ultimo, il papa. I Cellesi erano infatti, come i Rospigliosi con cui si erano imparentati, una famiglia di Pistoia legata da sempre alla ChiesaLa famiglia Cellesi godeva la prerogativa di accompagnare in corteo alla cattedrale i nuovi vescovi di Pistoia il giorno in cui prendevano possesso della sede. Altro fratello del conte Girolamo Cellesi qui nominato era Luca Cellesi, vescovo di Martirano.
Castel Cellesi era dunque una piazza chiusa, costituita dalle case dei contadini del feudo, la quale comunicava con il resto del territorio attraverso la "Porta di Sopra" (verso Bagnoregio, anticamente detta Bagnorea) e la "Porta di Sotto" (Castel Piero, attualmente San Michele in Teverina), ricavate dal muraglione che raggruppava le case. La chiesa di San Girolamo e il Palazzo dei Conti Cellesi erano il centro del villaggio. Ma, gradualmente, altri contadini vennero e il paesino s'ingrandì verso la Valle del Tevere: una seconda piazza quadrangolare s'aggiunse alla prima, risultando poi più grande di essa, e circondata di case tutte simili fra loro, tutte sempre attaccate le une alle altre, condividendo quindi le mura portanti e costituendo, al giorno d'oggi, immobili ben più grandi e articolati a volte, mentre al di fuori non vi è traccia di tali grosse ristrutturazioni. Tuttavia, all'epoca, il Conte Cellesi aveva decretato che nessuna costruzione, eccetto quella religiosa, dovesse superare in altezza il proprio palazzo. Le case hanno cioè le stesse caratteristiche esterne: porta sulla piazza, mura di materiale povero, luci sui due lati, ecc. Inoltre, i pochi liberi, cioè non vassalli (enfiteutici), costruirono con le loro, e ulteriori, case una via rettilinea che oggigiorno precede e annuncia al visitatore il paese vero e proprio.
Successivamente il feudo è passato al primogenito Alessandro e poi al secondogenito Francesco. In seguito fu venduto al Conte Cini prima ed al Conte Tomba dopo.
Con la proclamazione del Regno d'Italia Castel Cellesi diventò Comune, ma nel 1928 fu soppresso ed annesso al comune di Bagnoregio. Nella zona sono presenti reperti archeologici etruschi, segno che alla pari di Civita di Bagnoregio vi doveva essere un piccolo villaggio già prima della conquista romana, e vengono indicate in documenti storici diverse risorse minerarie che possono aver ulteriormente alimentato l'interscambio commerciale tra Lago di Bolsena e Valle del Tevere.
Il Brigantaggio Il brigantaggio viterbese di seconda metà dell'Ottocento si differenzia dai coevi maremmano e meridionale per alcuni fattori: la diffusione capillare del fenomeno, l'anonimità di molti accadimenti e la scarsezza degli anni di attività di ogni criminale. Nonostante l'odierna fama nel circondario, Castel Cellesi non può dunque essere ascritto a "covo" di briganti, o quantomeno non il solo. Il brigantaggio locale offre inoltre paralleli con i ricercati ("wanted") a lui contemporanei negli USA, a partire da Billy the Kid.
Castel Cellesi risulta essere base di partenza per una delle bravate della banda del Crudo (Niccola Porta, detto così perché nelle taverne chiedeva il vino crudo) composta oltre che dal capo da Francesco Vincenzi e Lanno Mattioli, che a Castel Cellesi avevano incontrato altri criminali e fatto insieme nuovi progetti. Ma questa fu la loro ultima "avventura" insieme: il Porta verrà definitivamente catturato, mettendo termine alla propria "carriera" criminale, e condannato a 25 anni di lavori forzati scontati per intero.
Il 20 settembre 1874 in località Sterpeti viene sequestrato Cosimo Colesanti, benestante bagnorese, da due briganti che chiesero 7 000 scudi di riscatto alla sua famiglia, tramite lettera scritta di pugno del sequestrato. Attraversando le asperità orografiche tipiche della zona, arrivarono quindi in località Madonna del Nespolo: qui il Colesanti, in cambio di una somma complessiva di 13700 lire mandata dai familiari ai rapitori, veniva nottetempo abbandonato. Gli autori del sequestro erano:
Antonio Dobici (n. 1843, muratore, appena evaso dalla camera di custodia del Tribunale di Viterbo il 16 settembre 1874, "marciava sempre col calamaio in saccoccia per scrivere le lettere di ricatto")"... presentato il detenuto Antonio Dobici col di lui compagno di cella Simonetti Giovan Maria, si fecero perquisire minutamente tanto sulle loro persone, vestimenta e giaciglio. E dopo minutissime e accuratissime indagini, ebbero a estrarre dall'ano del Dobici Antonio un pezzo di tubo di canna della lunghezza di cm 4,5 circa, entro il quale si rinvennero accuratamente piegati tre biglietti del valore di Lire 1.000 cadauno [...]. Più tardi interrogato, il Dobici ammise che quei soldi provenivano dal ricatto Colesanti". Verbale dalla perquisizione condotta alle 19,30 del 24 marzo 1875.; Andrea Pecci (n. 1833, di Castel Cellesi, di famiglia benestante, al suo secondo reato, ma che non godeva di buona fama in paese per via della sua pessima condotta, come testimonia in uno scritto il sindaco di Castel Cellesi. Il Pecci è morto nel carcere di Soriano nel 1877);