Simonov SKS (Самозарядный карабин-системы Симонова, Samozaryadnij Karabin-sistemi Simonova, "carabina semiautomatica sistema Simonov 1945) è una carabina semi-automatica russa calibro 7,62 × 39 mm, progettata nel 1945 da Sergej Gavrilovič Simonov.

Fu una delle prime armi camerate per la cartuccia 7,62 × 39 mm M43 e venne utilizzata diffusamente nel secondo dopoguerra fino alla sua sostituzione con l'AK-47, ma rimase comunque per decenni quale dotazione di reparti meno operativi. Fu ampiamente esportata e prodotta nei paesi del blocco orientale, e segnatamente in Cina (denominata Type 56), in Germania Est (Karabiner S) e nella Corea del Nord (Tipo 63). Molto diffuso anche nella Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia

Storia

Nel corso della seconda guerra mondiale, molti paesi constatarono che i fucili del tempo, quale ad esempio il Mosin-Nagant (troppo lungo e pesante), sparavano cartucce di notevole potenza, generando un conseguentemente rilevante rinculo. Dette munizioni (ad esempio: 7,92 × 57 mm Mauser, .303 British, .30-06 Springfield e 7,62 × 54 mm R) erano efficaci fino a 2000 metri di distanza; nondimeno, si era osservato che la maggior parte dei conflitti a fuoco si svolgevano in un intervallo massimo compreso tra 100 e 300 m. Russi e tedeschi progettarono allora armi di nuova generazione, che avrebbero lavorato con cartucce più piccole e più leggere, di potenza intermedia. L'approccio tedesco fu la produzione, tra le due guerre mondiali, di una serie di fucili e cartucce intermedi, fino allo sviluppo del Maschinenkarabiner (mitragliatrice-carabina), culminato nell'MP44, il leggendario Sturmgewehr, considerato il capostipite (perfino nel nome) del moderno fucile d'assalto. L'MP 44, prodotto durante la guerra, camerava il calibro intermedio 7,92 × 33 mm Kurz.

Nello stesso periodo i sovietici produssero un'intera famiglia di armi progettate intorno alla nuova cartuccia 7,62 × 39mm M43. Tra queste si annoveravano:

Una carabina a otturatore girevole-scorrevole, mai entrata effettivamente in produzione; Un fucile d'assalto a fuoco selettivo, destinato a diventare l'AK-47; Una mitragliatrice leggera (arma di squadra), destinata a divenire la Degtyarov RPD; Una carabina semiautomatica, che incarnerà la SKS. Un piccolo numero di SKS fu collaudato in prima linea contro i tedeschi nel 1945, durante l'ultimo conflitto mondialeFonte: Modern Firearms, citato in "Collegamenti esterni". (anche se la cartuccia 7,62 × 39 mm M43 fu progettata nel 1943).

Un progetto per una nuova arma venne ideato da Michail Timofeevič Kalašnikov che ideò una carabina semiautomatica azionata a gas, fortemente influenzata dal Garand statunitense, ma il progetto non fu all'altezza dell'arma presentata da Simonov, che venne adottata con la denominazione SKS-45. La Norinco nel 2005 rielaborò i modelli SKS-M, SKS-D, e MC-5D, che erano stati ri-progettati in fabbrica per accettare senza problemi i caricatori dell'AKM (anche se si doveva rimuovere la cassa in legno per accettare i caricatori a tamburo).

Caratteristiche Descrizione generale La SKS ha un aspetto canonico da carabina, con una cassa in legno sprovvista di impugnatura a pistola, ed utilizza un caricatore a dieci colpi. La maggior parte delle versioni è fornita di baionetta a spiedo interamente ripiegabile, unita al vivo di volata mercé un attacco "a compasso"Soluzione analoga a quella adottata dal nostro Moschetto da cavalleria Mod. 91.. Alcune versioni (come la variante M59/66 di fabbricazione jugoslava) sono dotate di tromboncino lanciagranate.

Come nel caso della statunitense M1 Carbine, la carabina è più corta e meno potente del fucile semiautomatico da cui deriva (rispettivamente, lo SVT-40 sovietico per la SKS e l'M1 Garand americano per l'arma popolarmente soprannominata. Baby GarandAd evitare fraintendimenti, occorre però osservare che — mentre la M1 Carbine era penalizzata da un tipo di munizione troppo scadente quanto a "potere d'arresto":

Non si poteva certo dire lo stesso della carabina che qui commentiamo, poiché utilizzava la medesima energica cartuccia dell'AK-47, tuttora notoriamente utilizzato con micidiale efficacia anche contro i furgoni portavalori in occasione di rapine, tanto per fare un esempio.). Contrariamente a quanto spesso si crede, non si tratta di un moderno fucile d'assalto. Infatti, l'SKS non soddisfa tutti i requisiti essenziali di tale categoria di armi, ancorché talune varianti vi si approssimino significativamente. Non ha la predisposizione per il fuoco selettivo, e il progetto originale non prevede un caricatore asportabile. In Cina vennero prodotte alcune varianti a fuoco selettivo, tuttavia il progetto originale dell'SKS ne fa un'arma "naturalmente" semiautomatica. Il caricatore da dieci colpi è normalmente alimentato da una stripper clip, e i proiettili possono essere estratti mediante una levetta (che apre il "pavimento" del serbatoio) posta davanti al castello del grilletto.

Aspetti tecnici La SKS ordinaria è semiautomatica e munita di caricatoreUseremo indifferentemente il termine "caricatore" o "serbatoio" per indicare la parte dell'arma che contiene le cartucce da sparare. fisso/infulcrato da dieci cartucce, che viene riempito dalla sommità del fucile, sia con inserimento manuale delle munizioni, sia avvalendosi di un "pacchetto" (la stripper clip già nominata) preconfezionatoChi abbia svolto il servizio militare in Italia qualche anno fa, sicuramente ricorderà il cosiddetto "pacchetto Garand", utilizzato per alimentare l'omonimo fucile, in modo del tutto analogo a quanto si pratica con la SKS..

Nell'impiego tattico tipico, la stripper clip viene abbandonata dopo l’uso (per ovvie ragioni di priorità operativa e di sopravvivenza) ma nell'addestramento e/o nell'uso amatoriale, la stripper clip può essere recuperata e "riciclata" pressoché all'infinito. Il funzionamento semiautomatico è reso possibile dall'adozione di un tubo per il recupero del gas di sparo che, tramite un sistema con pistone a corsa corta, determina l'arretramento dell'otturatore, l'espulsione del bossolo esausto e la successiva alimentazione di una cartuccia "fresca" prelevata dal serbatoio. Alcune varianti sono state modificate per consentire l'uso del caricatore separabile dell'AK-47, ma non fu, generalmente, un'idea tanto brillante: come spesso avviene in casi analoghi nei fucili militari, l'adattamento di un serbatoio staccabile ad un'arma concepita per il serbatoio fisso determinava frequenti inceppamenti.

La lunghezza della canna nell'SKS è leggermente più lunga di quella della "famiglia Kalashnikov", e pertanto la velocità alla volata è lievemente maggiore nell'SKS. Benché i primi modelli russi avessero percussori a molla pre-compressa, la maggior parte delle varianti di SKS presenta un percussore liberamente flottante nell'otturatore. Per le caratteristiche strutturali, la pulizia dev'essere assai diligente (specie dopo prolungata inattività) per assicurarsi che il percussore non si incolli in posizione avanzata all'interno dell'otturatore. Tale inconveniente può infatti causare lo sparo accidentale di un colpo, o addirittura di più di unoSlam Fire: a Parable... by Walt Kuleck . Il fenomeno (slamfire) è decisamente meno probabile con le munizioni di tipo militare (il cui innesco di tipo Berdan è molto più duro rispetto ai normali inneschi utilizzati per la ricarica personale dei colpi) per cui è stata progettata la SKS, ma questa considerazione non può esimere l'utente da una scrupolosa manutenzione, come del resto è buona norma con ogni arma. Per i collezionisti, lo slamfire è insidiosamente più facile quando nell'otturatore siano rimasti residui del liquido protettivo anti-corrosione CosmolineMIL-C-11796C - Detail Specifications . Il percussore è triangolare nella sezione trasversale, e lo slamfire può essere provocato anche dal montaggio del percussore in posizione capovolta (in questo caso il percussore non è libero di muoversi ma rimane fisso nella posizione avanzata). Il percussore deve essere asciutto, ed avere un leggero gioco orizzontale quando si scuote longitudinalmente l'otturatore. Tutt'al più, si può usare un lubrificante leggeroAd esempio Eezox, BreakFree CLP, o Remington's Rem-Oil. quando si ricompone l'otturatore. Anche il ripetuto azionamento "a vuoto" del meccanismo di sparo può favorire il fuoco accidentale nella SKS. È possibile modificare con una molla il percussore della maggior parte delle SKS, se il proprietario desidera ricreare una situazione simile ai primi modelli sovietici; allo scopo, molti produttori di accessori per armi mettono a disposizione specifici "kit di conversione".

Nella maggior parte delle varianti l'interno della canna è stato sottoposto a cromatura per aumentarne la resistenza al calore ed alla corrosione (i modelli jugoslavi sono l'eccezione più importante in quanto è cromata solo la zona di canna prossima al foro di presa del gas). Sebbene questo trattamento effettivamente riduca la precisione di tiro, ciò non rappresenta un vero limite nel contesto tattico d'impiego per cui sono concepite le armi di questa classe.

Tutte le SKS militari hanno una baionetta attaccata sotto alla canna, che si può estrarre e ripiegare con un innesto a molla (talvolta la baionetta è rimovibile, altre volte è fissa). Come ci si può aspettare, la SKS permette effettivamente un agevole smontaggio/rimontaggio "campale", senza dover ricorrere ad utensili. Nel calcio è alloggiato un kit di pulizia analogo a quello dell'AK-47.

Per alcuni tiratori, la tacca di mira posteriore della SKS è troppo piccola per collimare efficacemente, anche con visibilità favorevole. Il pezzo può essere facilmente sostituito con un economico e valido accessorio specifico, ed è pure diffusa la prassi di colorare con lucido brillante da unghie entrambe le tacche (compresa quella al vivo di volata). Molti appassionati modificano in vario modo il calcio, trovandolo troppo corto per la loro corporatura. Alcuni modificano la parte superiore dell'arma per accogliere un'ottica per il tiro di precisione, con risultati non entusiasmanti, poiché tale adattatore va rimosso ogni volta che si esegue la pulizia dell'arma, a scapito dell'accuratezza che si dovrebbe ottenere da un montaggio esatto (e definitivo).

Progettualmente, la SKS si rifà all'AVS-36 (concepito dal medesimo progettista), al punto che taluni la considerano semplicemente un AVS-36 accorciato, privato della funzione di fuoco selettivo, e ricamerato in 7,62 × 39mm. Deve anche molto, in questo senso, ai già nominati SVT-40 e M-44 Mosin-Nagant, i fucili che rimpiazzò, incorporando il meccanismo semiautomatico del primo (anche se trasposto in un calibro più disinvolto), e la baionetta – piccola, maneggevole ed integrata – del secondo.

Nel 1949 fu ufficialmente adottata dall'Armata Rossa, venendo prodotta nella fabbrica d'armi TulaTula Armory Plant dal 1949 al 1955, e nella fabbrica Izhevsk nel 1953 e l'anno successivo. Sebbene fosse piuttosto alta la qualità produttiva dei due citati arsenali di stato, il progetto della SKS era già obsoleto a confronto del Kalashnikov: dotato di fuoco selettivo, più leggero, capacità serbatoio tripla, potenzialmente meno oneroso per la sua fabbricazione. Gradualmente nel giro di pochi anni, la produzione di AK-47 aumentò finché le rimanenti carabine SKS furono relegate soprattutto a truppe diverse dalla fanteria, e di seconda linea. Furono mantenute in tale servizio ridotto fino agli anni ottanta, o forse agli albori del decennio successivo. Oggi, la carabina SKS è impugnata da alcune guardie d'onore russe, con funzioni puramente cerimoniali. È molto meno onnipresente dell'AK-47, ma l'SKS (originale russa, o replicata da qualche altro paese dell'ex Cortina di Ferro) può ancora apparire fra le mani di qualche appassionato civile, come pure essere la dotazione di milizie del terzo mondo, o di gruppi insurrezionali.