Lo scarabeo egizio è un amuleto dell'antico Egitto in forma di scarabeo stercorario, usato anche come sigillo, ornamento, oggetto iscritto e manufatto funerario; la sua forma era associata al dio solare Khepri, al rinnovamento quotidiano del sole e al concetto egizio di "venire all'esistenza". Gli scarabei rientrano tra le categorie più diffuse degli oggetti egizi di piccole dimensioni in pietra, faience e materiali invetriati; la base piana, spesso iscritta o decorata, accoglieva nomi personali, nomi regali, formule apotropaiche, motivi figurati e indicazioni di identità o autorità.

Le principali tipologie documentate comprendono scarabei-amuleto, scarabei-sigillo, scarabei con nomi regali, scarabei commemorativi, scarabei del cuore e scarabei alati funerari; tuttavia queste distinzioni moderne non sempre riflettono separazioni nette nell'uso antico, poiché uno stesso scarabeo poteva combinare protezione personale, valore simbolico, uso sigillare, richiamo al sovrano o funzione funeraria. Presenti già dall'Antico Regno e usati per molti secoli, gli scarabei assunsero forme e usi diversi nel Medio Regno, nel Secondo periodo intermedio, nel Nuovo Regno e nelle epoche successive; la loro ampia diffusione in Egitto, nel Levante e nel Mediterraneo richiede inoltre di distinguere fra scarabei egizi, scarabei egittizzanti (solo ispirati a quelli egizi) e manufatti fenici, punici o realizzati localmente.

Nome Il termine egizio ḫprr poteva indicare sia lo scarabeo sia l'amuleto in forma di scarabeo; è collegato al verbo egizio ḫpr, "venire all'esistenza".

Aa1:Q3-D21:D21-L1 ḫprr

Il nome del dio solare mattutino Khepri deriva dalla stessa radice; la divinità poteva essere raffigurata con testa di scarabeo ed era collegata alla rigenerazione quotidiana del sole.

Simbolo religioso

Lo scarabeo egizio raffigura il coleottero della specie Scarabaeus sacer, osservato dagli Egizi per il comportamento di far rotolare sfere di sterco; tale comportamento fu associato ai cicli mitologici della morte e del rinnovamento solare. Nell'immaginario religioso egizio lo scarabeo era associato al sole nascente e alla rigenerazione quotidiana del dio solare; la figura dello scarabeo ricorre anche in testi e immagini di ambito funerario e cosmologico del Nuovo Regno, tra cui le rappresentazioni del viaggio notturno del sole nell'oltretomba.

Nei papiri dell'Amduat conservati al Museo Egizio di Torino, la decima e la dodicesima ora comprendono rispettivamente una scena indicata come Il dio e lo scarabeo e una scena con Khepri e Shu, dove lo scarabeo fa parte dell'iconografia del viaggio solare notturno. La forma dello scarabeo compare anche in scala monumentale nei templi, come nello scarabeo in granito di Amenhotep III presso il lago sacro di Karnak.

Forma, materiali e iscrizioni

Gli scarabei hanno di norma un dorso modellato in forma di insetto e una base ovale piana, adatta a ricevere iscrizioni o decorazioni; proprio la distinzione fra dorso figurato e base iscritta permise allo scarabeo di essere al tempo stesso immagine, amuleto e matrice di sigillo. Sulla base si trovano nomi personali, titoli, nomi regali, formule apotropaiche, motivi geometrici o scene figurate; l'iscrizione non aveva soltanto valore decorativo, ma contribuiva a fare dell'oggetto un segno di identità, protezione, prestigio o autorità.

Gli esemplari erano ricavati da pietre diverse, tra cui ametista, diaspro, corniola, lapislazzuli e steatite, spesso invetriata; molti scarabei furono prodotti anche in faience, soprattutto durante il Nuovo Regno. La steatite fu tra i materiali più comuni per gli scarabei-sigillo dell'Egitto e del Levante meridionale nel II millennio a.C.; la produzione levantina in questo materiale è stata analizzata con il modello della "catena operativa" (chaîne opératoire), ricostruendo le fasi tecniche della lavorazione dalla scelta della materia prima alla finitura dell'oggetto. Gli scarabei ordinari sono generalmente di piccole dimensioni, mentre gli esemplari commemorativi e funerari potevano essere più grandi.

Cronologia e sviluppo

I più antichi scarabei-amuleto sono datati stilisticamente alla VI dinastia e sono in gran parte privi di iscrizioni; i primi amuleti in forma di scarabeo compaiono nel Primo periodo intermedio, mentre nel Medio Regno si sviluppò in modo più marcato l'uso degli scarabei come sigilli personali. Gli scarabei-sigillo con nomi e titoli di proprietari si svilupparono nel Medio Regno, in rapporto alla crescita della burocrazia e alla necessità di strumenti portatili per identificare persone, cariche e atti amministrativi; nel Secondo periodo intermedio furono impiegati anche da sovrani e funzionari Hyksos come manufatti iscritti con nomi, titoli e segni di autorità.

Durante il Nuovo Regno scarabei-amuleto e scarabei-sigillo sono documentati nel Mediterraneo orientale e nel Vicino Oriente, in particolare nel Levante; nello stesso periodo la forma dello scarabeo fu usata in ambiti diversi, comprendendo scarabei-sigillo, scarabei commemorativi, scarabei del cuore e scarabei alati funerari. La datazione degli scarabei è spesso complessa, perché molti esemplari non provengono da contesti archeologici controllati o appartengono a raccolte museali e private prive di provenienza precisa; inoltre gli scarabei con nomi regali non possono essere datati automaticamente al regno del sovrano menzionato, poiché alcuni nomi furono copiati o riutilizzati dopo la morte del sovrano.

Funzioni e tipologie

Gli scarabei ebbero usi diversi e spesso sovrapposti: le dimensioni ridotte ne favorirono l'impiego come oggetti portatili, da indossare, imprimere come sigilli, deporre nei corredi funerari o distribuire come oggetti iscritti riferiti al potere regale e alla protezione divina. La distinzione moderna fra amuleti, sigilli, scarabei regali, scarabei commemorativi e scarabei funerari è quindi utile sul piano descrittivo, ma non sempre corrisponde a impieghi antichi rigidamente separati, dato che uno stesso oggetto poteva unire valore religioso, uso amministrativo, funzione ornamentale e impiego funerario.

Amuleti e ornamenti Gli scarabei potevano essere perforati longitudinalmente e indossati come elementi di collane, bracciali o anelli; le piccole dimensioni ne consentivano il montaggio in gioielli e l'uso come oggetti personali portatili nei quali ornamento e protezione coesistevano. Come amuleti, combinavano forma, materiale, colore, iscrizione e immagini della base, la loro efficacia simbolica derivava dall'associazione fra immagine dello scarabeo, materiale scelto, testo inciso quando presente e contesto d'uso. Gli scarabei rimasero comuni come amuleti anche nel Periodo tardo e continuarono a essere usati in età ellenistica e romana, talvolta montati in anelli o inseriti in altri ornamenti senza perdere la leggibilità della forma dello scarabeo e della base iscritta o decorata.

Sigilli

Nel Medio Regno gli scarabei furono usati anche come sigilli personali, spesso con nomi e titoli di funzionari; la base piatta, incisa con testi o motivi figurati, poteva essere impressa su argilla o altro materiale sigillante, collegando l'oggetto alla gestione amministrativa e all'identificazione del proprietario. Gli scarabei-sigillo servivano a sigillare documenti, contenitori o porte, ma l'uso amministrativo non escludeva il valore di amuleto dell'oggetto, poiché iscrizione, immagine e forma concorrevano al riconoscimento sociale e alla protezione personale. Nel Levante meridionale del Bronzo medio furono prodotti scarabei in steatite sul modello degli scarabei usati come sigilli-amuleto in Egitto e nel Levante; accanto agli esemplari egizi esportati, lo scarabeo divenne un modello tecnico e iconografico rielaborato da artigiani locali ed egittizzanti.

Scarabei con nomi regali Gli scarabei potevano recare nomi di sovrani, regine o membri della famiglia reale, ma la presenza di un nome regale non implica sempre una datazione contemporanea al regno del personaggio indicato; alcuni nomi furono copiati o riutilizzati dopo la morte del sovrano e devono quindi essere valutati insieme allo stile, al materiale, all'iscrizione e al contesto archeologico quando noto. Gli scarabei con nomi regali potevano essere usati come oggetti di prestigio, amuleti, sigilli o manufatti che richiamavano l'autorità e la protezione del sovrano, senza coincidere necessariamente con gli scarabei commemorativi di grande formato. Il nome regale inciso sulla base poteva collegare l'oggetto alla protezione del sovrano, alla memoria dinastica o alla diffusione di formule e segni di autorità.

Scarabei commemorativi

Gli scarabei commemorativi erano esemplari iscritti con testi relativi a eventi, opere o messaggi del potere regale; il gruppo più noto è quello dei grandi scarabei commemorativi di Amenhotep III, prodotti nella XVIII dinastia e collegati a un programma di doni ufficiali. I testi di questa serie riguardavano il matrimonio con Tiy, la caccia al leone, la caccia al toro selvatico, la creazione di un lago artificiale, l'estensione del dominio regale e i rapporti diplomatici con il Mitanni.

Il tipo dei grandi scarabei commemorativi con date regnali resta specifico del regno di Amenhotep III, ma l'uso dello scarabeo come supporto per ricordare opere o messaggi regali non si limita a quel sovrano. Un esemplare del Metropolitan Museum of Art commemora i due obelischi di Thutmose III nel tempio di Amon a Karnak, mentre un altro scarabeo commemorativo ramesside è riferito a Ramses II. Diversamente dagli scarabei-sigillo personali, questi oggetti iscritti servivano a diffondere testi di carattere regale: potevano ricordare eventi dinastici, imprese venatorie, opere edilizie o azioni presentate come imprese del sovrano, facendo dello scarabeo un mezzo portatile di propaganda e memoria politica.

Uso funerario

Gli scarabei furono impiegati anche nel corredo funerario e nella preparazione della mummia, come amuleti per la protezione del defunto e per la sua rinascita nell'aldilà; nel contesto funerario la forma dello scarabeo richiamava la rigenerazione solare e poteva essere applicata al corpo mummificato, cucita alle bende, inserita in reti funerarie o collocata presso il cuore. Tra gli scarabei funerari rientrano gli scarabei del cuore e gli scarabei alati applicati alle bende o alle reti funerarie; queste due tipologie non coincidono, perché lo scarabeo del cuore era collegato alla protezione del cuore e al giudizio del defunto, mentre lo scarabeo alato apparteneva soprattutto all'apparato esterno della mummia e alla protezione solare del corpo.

Scarabei del cuore

Gli scarabei del cuore erano amuleti funerari posti nella mummia o presso il corpo del defunto in rapporto simbolico con il cuore; i primi esempi noti risalgono alla XVII dinastia. Molti erano iscritti con la formula 30B del Libro dei morti, connessa al giudizio del defunto e alla possibilità che il cuore testimoniasse contro il suo proprietario durante la pesatura; la formula mirava infatti a impedire che il cuore si opponesse al defunto nel giudizio davanti a Osiride.

Gli scarabei del cuore erano generalmente più grandi degli scarabei ordinari e potevano essere collocati tra i bendaggi della mummia in corrispondenza del cuore; nel Nuovo Regno erano spesso di grandi dimensioni, mentre nel Terzo periodo intermedio e nel Periodo tardo comparvero anche varianti più piccole. Due scarabei del cuore egizi connessi a Cefalù e un parallelo conservato a Berlino sono stati studiati per testo, datazione e provenienza; uno degli esemplari presenta l'inizio tradizionale del capitolo 30B del Libro dei morti, insieme a una variante rara.

Scarabei alati