La seconda battaglia di El Alamein (o terza battaglia di El Alamein per quegli autori che chiamano la battaglia di Alam Halfa seconda battaglia di El Alamein) fu combattuta tra il 23 ottobre e il 5 novembre 1942 durante la campagna del Nordafrica della seconda guerra mondiale. Lo scontro vide fronteggiarsi le forze dell'Asse dell'Armata corazzata italo-tedesca comandate dal feldmaresciallo Erwin Rommel, e l'8ª Armata britannica del generale Bernard Law Montgomery.

La battaglia ebbe inizio con l'offensiva generale britannica (nome in codice: Operation Lightfoot) e continuò per alcuni giorni con intensi combattimenti dall'esito alterno e pesanti perdite per entrambe le parti. L'Armata corazzata italo-tedesca del feldmaresciallo Rommel fu infine costretta a ripiegare con i pochissimi mezzi rimasti, di fronte alla netta superiorità numerica e materiale britannica. Interi reparti dell'Asse, soprattutto italiani, furono costretti alla resa perché sprovvisti di veicoli adeguati. Il ripiegamento venne inoltre ritardato dagli ordini di Adolf Hitler e Benito Mussolini che imponevano una resistenza estrema sul posto, nonostante il parere contrario del feldmaresciallo Rommel. I soldati italiani tennero la posizione e la difesero fino all'ultimo mentre i tedeschi si ritirarono.

La vittoria britannica in questa battaglia segnò il punto di svolta nella campagna del Nordafrica, che si concluse nel maggio 1943 con la resa definitiva delle forze dell'Asse in Tunisia.

Situazione generale Sul campo

Nel luglio del 1942 l'Armata corazzata italo-tedesca (ACIT) agli ordini del feldmaresciallo Erwin Rommel, costituita dal Deutsches Afrikakorps e da due corpi d'armata italiani, uno di fanteria e uno meccanizzato, dopo la vittoria di Gazala e l'aver costretto la guarnigione britannico di Tobruch alla capitolazione, era penetrata profondamente in Egitto con l'obiettivo di troncare la vitale linea di rifornimenti britannica del canale di Suez ed occupare i campi petroliferi del Medio Oriente.

In netta inferiorità numerica, indebolito da una catena di approvvigionamento troppo allungata, dalla mancanza di rinforzi e consapevole del massiccio afflusso di nuovi reparti e mezzi all'8ª armata britannica, Rommel decise di colpire con rapidità prima che il rapporto degli effettivi divenisse ancor più svantaggioso; alle truppe si indirizzò con un proclama:

L'Ottava armata ebbe il tempo di imbastire un'incompleta linea difensiva a El Alamein e, dopo una serie di scontri confusi e inconcludenti noti come prima battaglia di El Alamein, l'attacco italo-tedesco sferrato il 30 agosto 1942 presso Alam Halfa si risolse in uno scacco: impossibilitato a lanciare un'altra offensiva e in attesa dell'inevitabile contrattacco del nemico, Rommel preferì attestarsi e trincerare il proprio esercito..

Tra il 13 e il 14 settembre gli Alleati tentarono l'operazione Agreement, volta a scompaginare il sistema di rifornimenti dell'Asse, che si concluse in un clamoroso fallimento aggravato da forti perdite. Le forze alleate persero varie navi, tra cui l'incrociatore e i cacciatorpediniere e della classe Tribal a causa dell'efficace tiro delle batterie costiere e degli attacchi aerei italiani. Anche i reparti a terra furono contrastati e respinti, in particolare dalla fanteria di marina di guarnigione a Tobruch.

Nei comandi Le vicende anteriori e contemporanee alla battaglia furono condizionate sensibilmente dai rapporti tra gli ufficiali componenti i comandi sia dell'Asse, sia degli Alleati.

Asse

Teoricamente il teatro di guerra era in mano agli italiani tramite il capo di stato maggiore generale Ugo Cavallero e il governatore della Libia Ettore Bastico, cui era stato dato il comando delle forze italo-tedesche in Africa settentrionale, ma nella pratica era Rommel che dirigeva la campagna.. Nello schieramento dell'Asse esistevano pessimi rapporti tra Rommel e il Comando supremo italiano, soprattutto con Cavallero e Bastico. cui il generale tedesco rimproverava inettitudine e scarsa volontà di avvicinarsi al fronte, accusandoli in pratica di vigliaccheria. Per contro gli ufficiali italiani lo incolpavano della frequente incapacità di coordinarsi con le altre forze, sulle quali faceva ricadere le responsabilità di eventuali insuccessi: ad esempio, i tedeschi a lungo attribuirono agli italiani, in specie alla Regia Marina che si riteneva accogliesse presunti traditori, le fughe di notizie che provocavano la perdita di navi, equipaggiamenti, uomini e carburanti. In realtà il forte ed efficace contrasto britannico ai convogli provenienti dall'Italia era reso possibile da Ultra, l'insieme delle informazioni ricavate dalla decodifica delle comunicazioni tra l'addetto militare tedesco a Roma, generale Enno von Rintelen e l'alto comando della Wehrmacht a Berlino.. I rapporti erano puramente formali anche con Delease, la delegazione del Comando supremo in Africa settentrionale comandata dal generale Curio Barbasetti di Prun; in effetti l'unico alto ufficiale italiano per il quale Rommel aveva considerazione era il generale Enea Navarini, che aveva sostituito il generale Gastone Gambara alla testa del XXI Corpo d'armata poco prima dell'avanzata verso El Alamein.. Tra i reparti italiani Rommel nutriva stima solo per la 185ª Divisione paracadutisti "Folgore", poiché vantava un'elevata preparazione dovuta all'opera di istruttori tedeschi. Riguardo al resto delle grandi unità italiane, il feldmaresciallo Rommel in una lettera al generale del comando supremo dell'esercito Alfred Gause scrisse: "ciò di cui ho bisogno qui non sono altre divisioni italiane (e tanto meno della "Pistoia" che non ha nessuna esperienza di combattimento) bensì di soldati tedeschi e di equipaggiamenti tedeschi, condizione assoluta perché io possa sperare di lanciare la mia offensiva.".

Esisteva inoltre una pessima relazione tra Rommel e il feldmaresciallo Albert Kesselring, comandante della Wehrmacht per il settore sud (OKS – Oberkommando Süden), in quanto riteneva che questi stesse usurpando le sue funzioni.. Il feldmaresciallo Kesselring era invece preoccupato dallo scarso controllo globale esercitato da Rommel durante i combattimenti, come aveva potuto verificare di persona nel corso di uno scontro nei pressi di Ain el-Gazala; egli stesso dovette anzi temporaneamente sostituire il generale Ludwig Crüwell che guidava l'Afrikakorps, constatando l'impossibilità di raggiungere Rommel da parte delle unità che necessitavano di pronti ordini operativi.

Alleati

Per quanto riguarda gli Alleati, Montgomery manteneva un rapporto distante con i suoi subordinati, dai quali non accettava neanche gli inviti a pranzo; a questo proposito, durante una visita ufficiale del primo ministro Winston Churchill, si ritirò nella sua roulotte a pasteggiare con un sandwich nonostante gli fosse stato riservato un posto alla tavolata. In particolare "Monty" aveva rapporti molto difficili con alcuni generali veterani delle campagne nel deserto come Lumsden, Gatehouse e Ramsden, mentre favoriva altri ufficiali da lui richiamati dal Regno Unito per assumere importanti comandi operativi nell'armata, come Brian Horrocks, Miles Dempsey e Oliver Leese.

Anche con Churchill esisteva un rapporto problematico, tanto che questi disse di lui «come generale, Montgomery è formidabile, come uomo, insopportabile». In seguito agli insuccessi riportati, la struttura di comando britannica nell'area del Medio Oriente era stata rimaneggiata con l'esonero del generale Auchinleck e l'arrivo di Alexander come comandante supremo del teatro del Medio oriente; il comandante dell'8ª armata, generale Neil Ritchie, era stato esonerato già dopo la caduta di Tobruch ed era stato sostituito, durante la prima battaglia di El Alamein, direttamente da Auchinleck. Dopo la rimozione di questo generale il comando dell'armata, inizialmente previsto per l'esperto generale William Gott, era stato quindi assunto (dopo la morte il 7 agosto in un incidente aereo dello stesso Gott) il 15 agosto da Montgomery.

Anche la situazione politica britannica era precaria, con la Camera dei Comuni che il 25 luglio aveva votato una mozione di sfiducia verso il primo ministro Winston Churchill, mentre i dominion britannici, in particolare Australia e Nuova Zelanda, chiedevano conto di come le loro truppe venivano impiegate.. In alcuni casi i rapporti con i subordinati non britannici erano molto tesi, tanto che, dopo che le sue unità vennero sottoposte per errore ad un mitragliamento da parte della RAF, il generale Dan Pienaar, boero e comandante della 1ª Divisione sudafricana, scrisse a Montgomery:

Il terreno

Il luogo della battaglia, El Alamein, fu prescelto dai britannici per le caratteristiche naturali che si prestavano ottimamente alla difesa. A circa 60 chilometri dalla costa e dalla località si trova la depressione di Qattara, avvallamento con un diametro di circa 300 chilometri, diverse decine di metri sotto il livello del mare e impraticabile ai mezzi meccanici a causa della sua sabbia morbidissima che impediva il transito anche ai cingolati;. era inoltre caratterizzata da scoscesi pendii ai margini, ulteriore difficoltà per qualunque veicolo avesse tentato di attraversarla.: la particolare morfologia del terreno eliminava quindi la possibilità di azioni avvolgenti da parte delle truppe italo-tedesche.

El Alamein ospitava all'epoca una stazione della linea ferroviaria che collegava la costa fino a Marsa Matruh con Alessandria d'Egitto, permettendo un agevole flusso di rifornimenti all'armata britannica; i notevoli campi minati posati in precedenza erano stati poi rinforzati nel periodo di stasi. A metà strada dalla costa si erge la cresta di Ruweisat che domina il deserto circostante ed è uno dei pochi rilievi naturali della zona, rendendola un punto cruciale per il controllo del campo di battaglia: pesanti combattimenti si erano già svolti per il suo controllo nel corso della prima battaglia di El Alamein. Il generale Auchinleck l'aveva quindi trasformata in uno dei fulcri del sistema difensivo britannico. Altri rilievi presenti sono la cresta di Miteriya e la collina Kidney (Kidney Ridge era la denominazione britannica di questo rilievo naturale). A sud, dove erano schierate in prima linea la 185ª Divisione paracadutisti "Folgore" e la 17ª Divisione fanteria "Pavia", al limite della depressione di Qattara, si trova la più piccola depressione di Munassib.

Forze in campo