I rapporti tra cosa nostra e fascismo furono segnati dal contrasto tra il regime fascista e cosa nostra. L'attività di contrasto - iniziata nel 1924 con l'invio in Sicilia del prefetto di ferro Cesare Mori - si tradusse in una forte repressione del fenomeno.
Storia I primi Fasci italiani di combattimento in Sicilia si svilupparono fin da subito con notevole difficoltà venendo visti dalla classe dirigente come elementi estranei alla mentalità siciliana. Solo nella Sicilia orientale e tardivamente i Fasci di combattimento riuscirono a radicarsi in maniera autonoma: nella provincia di Ragusa e Siracusa si formarono le uniche squadre d'azione che si scontrarono con le squadre socialiste, mentre a Catania alcuni gruppi di studenti avevano formato dei circoli culturali con l'aiuto di docenti dell'Università di Catania.. Nella Sicilia occidentale solo a Palermo nel 1921 vi furono alcuni tentativi da parte di studenti affascinati dal Futurismo di costituire un Fascio, ma solo con la costituzione nel novembre 1921 del Partito Nazionale Fascista si arrivò a contare circa mille iscritti. Ciononostante i Fasci italiani di combattimento ebbero i primi caduti per mano mafiosa: Mariano de Caro a Misilmeri e Domenico Perticone a Vita..
Solo nel 1923, dopo la fusione con Associazione Nazionalista Italiana che in Sicilia aveva una struttura molto più estesa ed organizzata, il PNF fu in grado di rimpolpare i propri quadri dirigenti e riuscì a diventare un importante punto di riferimento nella politica siciliana.. Mussolini, ormai diventato Presidente del Consiglio, desideroso di estromettere dal partito gli elementi più compromessi con i vecchi partiti per puntare su persone nuove provenienti dalla piccola borghesia, inviò Piero Bolzon come commissario straordinario per la Sicilia.. In particolare a Palermo si mise in luce Alfredo Cucco, un giovane esponente nazionalista che assunse la guida del PNF locale. Attento alla questione morale, tra i suoi primi atti di Cucco vi fu lo scioglimento dei fasci di Cefalù, Cerda, Marineo, Termini Imerese, Arenella, Caccamo, Roccapalumba e Monreale.. Cucco fece inoltre espellere gli iscritti non in regola con la fedina penale.
Dopo numerosi rinvii, nel maggio 1924, vinte le elezioni politiche del 1924 il Presidente del Consiglio Benito Mussolini, si recò in visita in Sicilia.. In Sicilia la Lista Nazionale, un cartello elettorale di cui facevano parte il Partito Nazionale Fascista, l'ormai sciolta Associazione Nazionalista Italiana e la maggioranza degli esponenti liberali e democratici, aveva ottenuto un clamoroso successo ottenendo circa il 70% dei consensi.. A capolista della Lista Nazionale, era il liberale Vittorio Emanuele Orlando, il quale era stato il Presidente del Consiglio nominato dopo la disfatta di Caporetto ed aveva portato l'Italia alla vittoria, e quindi per l'immagine patriottica e combattentistica legata alla riscossa del Regio Esercito nella Grande guerra era stato fortemente voluto dal PNF.. Altri esponenti siciliani, pur esponenti dell'interventismo non furono inseriti in lista, nonostante si fossero proposti, a causa di equivoci clientelismi politici.
Nel corso del viaggio in Sicilia Mussolini soggiornò a Palermo dove dalla Torre Pisana del Palazzo dei Normanni rivolse il suo appello alla popolazione: «Qualcosa si è fatto, ma molto ancora resta da fare. Per fortuna a quella che io vorrei chiamare la coscienza del dovere e della responsabilità di governo, si aggiunge oggi l'assillo delle nuove forze e delle nuove generazioni. Siete voi e soprattutto voi che dovete porre con tenacia instancabile, con diligenza inflessibile, i problemi della vostra Isola, in modo che da problemi regionali, appaiano, in un dato momento nella loro vera essenza di problemi nazionali»..
Il viaggio proseguì poi per Trapani e Girgenti e il 7 maggio nella comunità albanese di Piana degli Albanesi, allora detta Piana dei Greci. Mussolini fu ricevuto dal sindaco Francesco Cuccia, noto nella storiografia siciliana come "don Ciccio", e da costui accompagnato in macchina per il paese. Durante il percorso in macchina Cuccia a proposito della scorta si rivolse a Mussolini dicendo: "Voscenza non ha bisogno di tutti questi sbirri, non ha niente da temere finché sarà in mia compagnia". Nonostante tutti si aspettassero una reazione di Mussolini, questi abbozzò, ma il giorno dopo, raccolte informazioni su Cuccia, e ad Agrigento rivolto alla folla intervenuta per un comizio disse:
L'invio di Mori in Sicilia
Mussolini rientrò dalla visita in Sicilia il 12 maggio e il giorno seguente convocò il capo della polizia Emilio De Bono e il ministro dell'interno Luigi Federzoni e si decise la nomina del prefetto Cesare Mori per condurre la lotta contro la mafia. Mussolini fece convocare Mori per assegnargli l’incarico e gli raccomandò: "Spero che sarete duro con i mafiosi come lo siete stato con i miei squadristi!". Nel 1922 Mori era stato prefetto di Bologna dove si era dimostrato inflessibile nell'applicazione della legge, sia contro lo squadrismo fascista che contro le formazioni socialiste attirandosi l'antipatia dei comandanti dello squadrismo locale Italo Balbo e Leandro Arpinati. All'ascesa al potere del fascismo, era stato dispensato dal servizio attivo..
L'operato del prefetto
Cesare Mori fu nominato prefetto di Trapani e prese servizio il 2 giugno 1924. Mori venne così richiamato in servizio, inviato nell'isola nel maggio del 1924 e gli fu affidato l'incarico da Benito Mussolini, sia per la sua risaputa durezza che per la precedente esperienza nella repressione dei fenomeni criminali nell'isola. Fu nominato prefetto di Trapani, e vi rimase fino al 12 ottobre 1925, ricordato come il "prefetto di ferro". Come primo provvedimento ritirò tutte le licenze di porto d'armi, e nel gennaio 1925 nominò una commissione provinciale col compito di decidere e disporre circa il rilascio di nulla osta (resi obbligatori) per l'attività di campiere e di guardianía, attività tradizionalmente controllate da cosa nostra.Christopher Duggan, Fascism and the Mafia, New Haven/London, pag. 79. Mussolini inviò in Sicilia anche il magistrato Luigi Giampietro come procuratore generale della Corte d'Appello di Palermo, per assicurarsi che anche le condanne fossero esemplari.
I limiti della sua azione fu lui stesso a riconoscerli in tempi successivi: l'accusa di mafia veniva spesso avanzata per compiere vendette o colpire individui che nulla c'entravano con la mafia stessa. Il principe Lanza di Scalea fu uno dei candidati nelle liste del PNF per le amministrative di Palermo mentre a Gangi il barone Antonio Li Destri, pure candidato del PNF, era protettore di banditi e delinquenti. Il carabiniere Francesco Cardenti così riferisce: "Il barone Li Destri al tempo della maffia era appoggiato forte ai briganti che adesso si trovano carcerati a Portolongone (Elba)se qualcuno passava dalla sua proprietà che è gelosissimo diceva: Non passare più dal mio terreno altrimenti ti faccio levare dalla circolazione, adesso che i tempi sono cambiati e che è amico della autorità [...] Non passare più dal mio terreno altrimenti ti mando al confino."Salvatore Lupo, Storia della mafia: dalle origini ai giorni nostri, cit., p. 217. ISBN 88-7989-903-1
Iscrittosi intanto al Partito Nazionale Fascista,"Cesare Mori" in enciclopedia Treccani. nel 1927 arrestò e fece condannare all'ergastolo Vito Cascio Ferro boss di cosa nostra statunitense per l'omicidio di Joe Petrosino. Anche nei tribunali le condanne per i mafiosi cominciarono a essere durissime, dopo alcuni arresti eclatanti di capimafia, anche i vertici di Cosa nostra non si sentivano più al sicuro e scelsero due vie per salvarsi: una parte emigrò negli USA, andando ad ingrossare le file di Cosa nostra statunitense, mentre un'altra restò in disparte.. Qualcuno riporta tra le "vittime eccellenti" anche il generale di corpo d'armata ed ex ministro, Antonino Di Giorgio, che avrebbe richiesto sostegno, in un colloquio riservato a Mussolini, cosa che non impedirà né il processo né il pensionamento anticipato dell'alto ufficiale e le dimissioni da deputato nel 1928.Alfio Caruso, Arrivano i nostri, Longanesi &C.
Mori, grazie anche a una propaganda fascista delle sue azioni molto ben orchestrata mediaticamente, divenne notissimo e nominato Senatore del Regno nel dicembre 1928. Nel giugno 1929 Mussolini lo rimosse dal suo incarico "per anzianità di servizio, a far data dal 16 luglio". Il "prefetto di ferro" coinvolse anche personalità di spicco del PNF come Alfredo Cucco, che fu espulso dal partito. Tuttavia, , questi risultati furono condizionati dalle relazioni che vi furono fra mafiosi ed esponenti politici locali che aderirono al fascismo, che avrebbe strumentalizzato la repressione al fine di ottenere maggior consenso; nonostante ciò le vicende sono ancora oggi oggetto di dibattito e studio nell'ambito della storiografia italiana.
Nel 1928 Mori fu nominato senatore e nel 1929 collocato a riposo. I limiti della sua azione furono da lui stesso riconosciuti in tempi successivi: l'accusa di mafia veniva spesso avanzata per compiere vendette o colpire individui che nulla c'entravano con la mafia stessa, come fu con Cucco e con il generale Antonino Di Giorgio. Alcuni mafiosi erano membri del PNF, a conoscenza e con il favore di Benito Mussolini. Il principe Lanza di Scalea fu uno dei candidati nelle liste del PNF per le amministrative di Palermo mentre a Gangi il barone Antonio Li Destri, pure candidato del PNF, era protettore di banditi e delinquenti. Il carabiniere Francesco Cardenti così riferisce: «Il barone Li Destri al tempo della maffia era appoggiato forte ai briganti che adesso si trovano carcerati a Portolongone (Elba) se qualcuno passava dalla sua proprietà che è gelosissimo diceva: Non passare più dal mio terreno altrimenti ti faccio levare dalla circolazione, adesso che i tempi sono cambiati e che è amico della autorità [...] Non passare più dal mio terreno altrimenti ti mando al confino». Altri mafiosi iscritti al PNF erano Sgadari e Mocciano.
Il principe Lanza di Scalea fu uno dei candidati nelle liste del PNF per le amministrative di Palermo mentre a Gangi il barone Antonio Li Destri, pure candidato del PNF, era protettore di banditi e delinquenti. Altri mafiosi iscritti al PNF erano Sgadari e Mocciano. Nel 1937 Genovese venne accusato di aver ordinato l'omicidio del gangster Ferdinando "Fred" Boccia, che era stato assassinato perché aveva preteso per sé una grossa somma che lui e Genovese, barando al gioco, avevano sottratto ad un commerciante; per evitare il processo, Genovese fuggì in Italia, dove si stabilì a Nola. Tramite le sue frequentazioni, conobbe alcuni gerarchi fascisti, finanziando anche la costruzione di una "Casa del Fascio" a Nola, inoltre si presume che Genovese fosse il rifornitore di cocaina di Galeazzo Ciano, il genero di Mussolini.Peter Tompkins, L'altra Resistenza. Servizi segreti, partigiani e guerra di liberazione nel racconto di un protagonista, 2009, Il Saggiatore, pagina 40
La mafia dà segni di vita già prima dello sbarco alleato del luglio 1943. Nel 1932, nel centro di Canicattì, vengono consumati tre omicidi «le cui modalità di esecuzione e il mistero profondo in cui rimangono tuttora avvolti» rimandano a «delitti tipici di organizzazioni mafiose»; intorno a Partinico, alla metà degli anni trenta, si verificarono «incendi, danneggiamenti, omicidi [...] a sfondo eminentemente associativo»; ma si potrebbero citare molti altri eventi delittuosi dei quali la stampa non parla, cui il regime risponde con «qualche condanna alla fucilazione e con una nuova ondata di invii al confino». Alcuni mafiosi erano membri del PNF, a conoscenza e con il favore di Benito Mussolini.
L'omicidio Tresca a New York