Questa voce raccoglie le informazioni riguardanti la Juventus Football Club nelle competizioni ufficiali della stagione 1949-1950.

Stagione

All'indomani della tragedia di Superga, Gianni Agnelli, dal 1947 presidente bianconero, promise «sulle ceneri del Grande Torino che la città avrebbe avuto presto un nuovo squadrone». Dopo una ristrutturazione societaria attraverso cui la Juventus divenne un'azienda indipendente con capitale privato a responsabilità limitata, con la famiglia Agnelli quale azionista di maggioranza,Iscritta con codice 214687, cfr. sul versante sportivo, per riportare sopra le maglie bianconere uno scudetto che mancava ormai da un quindicennio, lAvvocato chiese lumi all'amico Stanley Rous, dirigente della Football Association, il quale gli consigliò come manager coach il trentottenne Jesse Carver..

L'inglese, anche grazie alle innovazioni tattiche che importò dal football d'oltremanica – oltre a nuovi metodi d'allenamento, sarà soprattutto il primo ad applicare nel calcio italiano la marcatura a zona, rifuggendo dalle teorie che all'epoca andavano per la maggiore tra i colleghi della penisola –, riuscì a far rendere al meglio una Juventus che, in questa stagione, venne profondamente ridisegnata.

Fatta salva la conferma dell'efficace tandem offensivo composto da Boniperti, ormai sempre meno «centravanti puro» e sempre più «attaccante di movimento», e dal danese Hansen «fortissimo di testa e con un sinistro prepotente», la squadra si rinnovò sul mercato con il ritorno in pianta stabile del valido portiere Viola, reduce da un triennio di prestiti, cui seguirono gli acquisti del terzino Bertuccelli, del mediano Piccinini, «finto centravanti» a sostegno in realtà del reparto arretrato, dell'estroso interno argentino Martino, «luminoso nella genialità dell'impostazione come nella capacità di realizzazione», e dello scandinavo Præst capace di giostrare sia da centravanti sia da ala; questi andarono a inserirsi in un'intelaiatura che già vedeva lo stopper Parola, l'interdittore Mari, l'esterno Manente e la guizzante ala Muccinelli.

Il gioco a zona voluto da Carver diede presto vita a un collettivo dal calcio spettacolare, dalla retroguardia non ermetica ma all'inverso dal prolifico attacco, a segno «in tutti i modi e praticamente con tutti gli uomini in organico, portiere escluso» – saranno ben 100 i gol bianconeri a fine stagione –, grazie all'idea del tecnico di sparigliare il campo con due diverse direttrici offensive: la prima, più ragionata, giocata sulla profondità data dall'asse Martino-Boniperti, con l'oriundo a suggerire e l'italiano a concludere a rete, mentre la seconda basata su più semplici lanci lunghi, per gli affondi di Praest o i fraseggi tra lassist man Muccinelli e il finalizzatore Hansen. Per supportare la mole di gioco espressa dal quintetto d'attacco, la retroguardia vide spesso il quasi trentenne Parola, ormai sempre meno scattante, sopperire a tale pecca arretrando il proprio raggio d'azione per lasciare all'accorrente Mari la marcatura del centravanti avversario, e con la coppia Martino-Muccinelli a scalare di conseguenza in ruoli di copertura; un escamotage tattico che, di fatto, trasformò l'uomo della rovesciata in uno dei primi esempi di libero nella storia del calcio.

Con gli equilibri del campionato drasticamente rivoluzionati dalla scomparsa dei granata dominatori del precedente lustro, la Juventus si ritrovò a battagliare per il tricolore con uno dei più quotati della storia, quello del Gre-No-Li «al massimo splendore». In testa alla classifica per l'intera stagione, la formazione piemontese fece suo abbastanza facilmente il simbolico titolo di campione d'inverno con tre turni di anticipo, il 26 dicembre 1949 – a corollario di una striscia iniziale di 17 risultati utili, un record societario che sarà superato solo sessantadue anni dopo –, battendo a domicilio il e lasciando gli inseguitori rossoneri distanti sei lunghezze..

Tuttavia la squadra bianconera incappò in un periodo di appannamento al giro di boa del torneo, segnato dalle sconfitte casalinghe di gennaio contro e . In questo frangente la dirigenza ritenne di concedere alla rosa una breve vacanza «rigeneratrice» sulla riviera ligure; tuttavia tale decisione, nell'imminenza dello scontro diretto con i rivali rossoneri, ebbe l'esito contrario sfociando nella pesante sconfitta interna per 1-7 del 5 febbraio 1950 – tuttora il peggiore rovescio casalingo subito dai bianconeri a opera dei meneghini, peraltro nel primo incontro calcistico a essere trasmesso nel Paese dall'ancora sperimentale televisione italiana – che riportò gli uomini di Lajos Czeizler a un solo punto dallundici di Carver. Ciò nonostante i torinesi seppero riprendersi, piazzando da qui l'allungo decisivo verso un titolo matematicamente conquistato il 14 maggio, con due giornate di anticipo, grazie al 3-2 del Comunale al Bologna.

Fu l'ottavo scudetto della sua storia per una camaleontica squadra bianconera, dapprima «rullo compressore» in avvio, poi «rocciosa» nel periodo più delicato dell'annata, e infine nuovamente «agile ed energica» nello sprint conclusivo grazie ai frutti del grande lavoro atletico voluto dal suo allenatore: come riassunse a posteriori Boniperti, «forse la Juventus più forte che abbia a ricordare».

Divise

Organigramma societario

Area direttiva Presidente: Gianni Agnelli Area tecnica Allenatore: Jesse Carver

Rosa

Risultati Serie A

Girone di andata

Girone di ritorno

Statistiche Statistiche di squadra.

Competizione Punti In casa In trasferta Totale DR Serie A 62 19 14 2 3 54 27 19 11 4 1 46 16 38 28 6 4 100 43 +57

Statistiche dei giocatori.

Note

Bibliografia

Altri progetti

Collegamenti esterni

Juventus 1949-1950