Questa voce raccoglie le informazioni riguardanti il Foot-Ball Club Juventus nelle competizioni ufficiali della stagione 1934-1935.

Stagione

Una Juventus al tramonto di un ciclo, che pure dovette scontare vari imprevisti nell'arco del campionato – dal cambio di guida tecnica alla perdita di elementi-cardine dellundici titolare – riuscì comunque a centrare il quinto scudetto consecutivo, impresa fino ad allora mai riuscita nella storia del calcio italiano.. La squadra, inizialmente ancora affidata a Carlo Carcano, in estate cercò di porre rimedio all'impellente ricambio generazionale con la promozione di Valinasso a nuovo numero uno, stante il ritiro di Combi, e l'arrivo del promettente terzino Foni prelevato dal , onde fare rifiatare il declinante Caligaris..

I torinesi partirono bene in campionato ma ben presto, oltre al logorio della rosa nonché all'emergere di un'inattesa rivale al titolo, la sapientemente costruita negli anni precedenti dal marchese Luigi Ridolfi Vay da Verrazzano, vennero scossi soprattutto dal licenziamento di Carcano:. l'artefice dei successi d'inizio decennio venne improvvisamente allontanato in dicembre, ufficialmente per «motivi personali indipendenti dalla conduzione tecnica della squadra» ma in realtà a causa di crescenti pettegolezzi sulla sua presunta omosessualità,. ormai divenuti troppo insistenti per essere tollerati in pieno Ventennio.. Onde stroncare sul nascere un possibile scandalo – su cui rimane il dubbio del reale coinvolgimento di Carcano, con il tutto verosimilmente architettato da elementi della società a lui ostili.«Vennero sospettati di pederastia e denunciati da dirigenti gelosi di Borel lo stesso Carletto Carcano, l'allenatore, un paio di consiglieri, Varglien I e perfino, ironia, Luigi Monti», cfr. . –, nel dicembre 1934 il presidente Edoardo Agnelli optò per l'avvicendamento in panchina con la bandiera bianconera Carlo Bigatto.

Con il nuovo allenatore, la Juventus svoltò al giro di boa del campionato pagando due lunghezze di ritardo dai viola di Guido Ara, che il 3 febbraio 1935 avevano fatto loro il platonico titolo d'inverno proprio nello scontro diretto del Mussolini, imponendo il pari ai padroni di casa.. Nelle settimane seguenti i toscani parvero i più accreditati a cogliere lo scudetto, ma il loro inaspettato rovescio del 3 marzo a Vercelli riportò in gioco sia i bianconeri sia l'; tra reciproci sorpassi e mancati allunghi – nel mezzo, il big match del 31 marzo all'Arena Civica fra milanesi e torinesi, risoltosi a reti bianche –, questa situazione permase fino alla penultima giornata, quando un'altra sconfitta dei gigliati, stavolta ad Alessandria, lasciò i soli piemontesi e lombardi a contendersi il titolo. Lundici di Bigatto, peraltro, era giunto al rush finale pur senza l'apporto di uno dei suoi uomini migliori, l'oriundo Orsi, che agli inizi di aprile era tornato in Argentina motivando ciò col correre al capezzale della madre malata, anche se non mancarono illazioni sulla coincidenza di una fuga a ridosso della chiamata alle armi per l'imminente guerra d'Etiopia.

Fatto sta che, nel pomeriggio di domenica 2 giugno, la Juventus scese in campo al Berta di Firenze appaiata in classifica ai nerazzurri di Gyula Feldmann, da par loro impegnati sul campo della ; data la contemporaneità delle gare, la dirigenza bianconera – in anticipo sui tempi – fece predisporre un telefono a bordocampo onde avere un collegamento diretto con l'altro stadio teatro dell'epilogo-scudetto. Madama fece il suo, seppure dovette attendere gli ultimi minuti per scardinare la retroguardia viola, grazie a un guizzo di Giovanni Ferrari: mentre a Roma la Beneamata andò incontro a una pesante disfatta per mano biancoceleste, certificando il trionfo juventino.

Per la squadra torinese fu il settimo scudetto nonché quinto consecutivo – da cui l'appellativo di Juve del Quinquennio –, un filotto che sarà solo eguagliato nei decenni seguenti prima di venire superato, ottantadue anni dopo, da un altro vittorioso ciclo bianconero. L'epilogo di questo campionato verrà richiamato sessantasette anni più tardi, per il verificarsi di esito e risultati del tutto similari: nell'immediato, l'ennesimo titolo della Juventus in questa prima metà del decennio, con l'ennesima piazza d'onore – la terza di fila – conseguita dall'Ambrosiana-Inter, esacerbò quello che era già un acceso dualismo sportivo, destinato da qui in avanti a divenire una delle principali rivalità del calcio italiano.

Divise

Organigramma societario

Area direttiva Presidente: Edoardo Agnelli Area tecnica Allenatore: Carlo Carcano, poi Carlo Bigatto coadiuvato da Benedetto Gola (dal 9 dicembre 1934)

Rosa

Aggregato per la Coppa dell'Europa Centrale.

Svincolatosi nell'aprile 1935.

Risultati Serie A

Girone di andata

Girone di ritorno

Coppa dell'Europa Centrale

Statistiche. Statistiche di squadra

Statistiche dei giocatori

Note

Bibliografia

Collegamenti esterni

Juventus 1934-1935