Fu dapprima capo dell'Esercito dello Stato della Chiesa durante la prima guerra d’indipenenza, entrò poi nella Regia Armata Sarda e quindi nel Regio Esercito italiano, dove arrivò al grado di generale di corpo d’armata.

La sua lunga attività bellica iniziò in Portogallo nel 1832, proseguì in Spagna nel 1835 e in Italia nel 1848, dove si concluse nel 1866. Fu varie volte ferito e combatté nelle tre battaglie decisive del Risorgimento: quella di Novara del 1849, quella di Solferino e San Martino del 1859 e quella di Custoza del 1866; rispettivamente della prima, seconda e terza guerra d’indipendenza.

Lo storico Piero Pieri lo definisce “il difensore di Vicenza, il vinto di Mortara, il combattente della Madonna della Scoperta, sempre valoroso e sempre poco o mediocremente fortunato”..

Biografia Famiglia e giovinezza (fino al 1832) Giovanni Durando nacque a Mondovì il 22 giugno 1804 da Giuseppe e da Margherita Vinaj, nell’impero napoleonico. Era fratello maggiore di Giacomo, con cui condivise molte esperienze giovanili, fra cui l’educazione e i primi studi presso la Congregazione della missione a Savona. Dopo la Restaurazione post-napoleonica, nell'aprile del 1822, entrò nelle Guardie di re Carlo Felice di Savoia come cadetto, e nel gennaio 1826 fu promosso sottotenente. Con questo grado, il 4 marzo 1827, passò nei Cacciatori di Savoia. e poi nella Brigata “Cuneo”, dove, il 3 marzo 1831 ottenne il grado di luogotenente.

Aderiva, intanto, assieme al fratello Giacomo e ad altri ufficiali, all’associazione segreta di ispirazione massonica dei Cavalieri della libertà, che voleva obbligare re Carlo Felice, ormai morente, a emanare una costituzione liberale. Il complotto, che si inseriva nel contesto dei Moti del 1830-1831, fu scoperto nella primavera del 1831 e Durando dovette espatriare. Riparò dapprima in Francia e poi raggiunse il fratello Giacomo in Belgio, dove era scoppiata la rivoluzione per l’indipendenza dai Paesi Bassi. Qui il 16 gennaio 1832 venne arruolato con il grado di luogotenente nella legione straniera, ma rimase in Belgio per soli 3 mesi poiché il Paese aveva ormai ottenuto l’indipendenza.

In Portogallo (1832-1835) Dal carattere avventuroso e amante della vita militare, Durando partì subito dopo per il Portogallo dove si combattevano le Guerre liberali che, per questioni dinastiche, vedevano schierati i liberali contro gli assolutisti miguelisti. I primi erano sostenuti dalla Gran Bretagna, dalla Francia e in un secondo tempo dalla Spagna, i secondi dallo Stato pontificio e in un primo momento dalla Spagna. Diversi furono i volontari che da tutta Europa affluirono per dare manforte ai liberali. Fra questi vi era anche Durando che il 1° gennaio 1833 fu arruolato nel 2° Reggimento di fanteria “della Regina”, con il grado di capitano, sotto gli ordini del maggiore spagnolo di origini genovesi Gaetano Borso di Carminati (1799-1841).

Durando prese parte alla difesa di Porto durante l’assedio degli uomini di Michele del Portogallo, i miguelisti, che nel luglio 1833 sferrarono un assalto alle mura della città. Durando era al comando di un avamposto e, durante lo scontro per difendere quella posizione, venne ferito al braccio destro. La sua azione contribuì alla vittoria di Don Pedro che rese possibile il successo della causa liberale in Portogallo. Nell’agosto dello stesso anno, Durando partecipò alla difesa di Lisbona, periodo nel quale fu promosso maggiore. Il 16 maggio 1834 prese parte alla cruenta battaglia di Asseiceira (presso Tomar) che vide la definitiva sconfitta degli assolutisti. Nello scontro Durando fu ancora ferito e per i suoi meriti fu insignito della Croce dell’Ordine della Torre e della spada portoghese. Curò le ferite a Leiria, dove rimase per un mese.

In Spagna (1835-1841) Nella vicina Spagna, intanto, era esplosa un'altra crisi dinastica che, nel 1833, era sfociata nella prima guerra carlista. Dopo la morte di Ferdinando VII, la Spagna si era infatti divisa in due fazioni: da una parte i cosiddetti carlisti, sostenitori di Don Carlos che si era autoproclamato re, appoggiati dai monarchici legittimisti, dai cattolici tradizionalisti e dai reazionari antiliberali. Dall'altro lato c'erano gli Isabelinos, cioè i liberali, i massoni, i cattolici costituzionalisti e le frange più progressiste della società spagnola, che speravano di ottenere dalla reggente Maria Cristina di Borbone, che regnava per la piccola figlia Isabella, alcune riforme in cambio del loro appoggio.

Con il grado di maggiore ottenuto in Portogallo, Durando, il 22 ottobre 1835 prese il comando in Spagna di un battaglione del Corpo dei Cacciatori di Oporto guidato dallo stesso Borso di Carminati con cui aveva combattuto in Portogallo e che in Spagna appoggiava gli Isabelinos (o Cristini). Durando combatté in Catalogna e si distinse nella battaglia di El Bruc del 15 marzo 1836, dopo la quale, nonostante la sconfitta dei liberali, per avere con tre sole compagnie resistito all’assalto nemico, fu insignito della Croce dell’Ordine di San Ferdinando di Spagna. In seguito partecipò alla presa della città di Cantavieja del 31 ottobre 1836, che gli fece guadagnare la Commenda dell’Ordine di Isabella la Cattolica.

Nella provincia di Valencia

L’anno successivo, il 10 maggio 1837, Durando ottenne un altro encomio quando, a seguito della sconfitta liberale di Catí (presso Valencia), conservò il sangue freddo e consentì alle sue truppe di portarsi in salvo. Ciò gli procurò la promozione sul campo a tenente colonnello. In questa stessa zona, nel marzo del 1838, le truppe di Borso di Carminati dovettero subire un'altra sconfitta dalle truppe carliste di Ramón Cabrera (1806-1877) che a L'Alcora attaccò di notte l’accampamento dei Cacciatori di Oporto. Ma la guerra volgeva ormai al meglio per i liberali e, nella stessa zona del precedente episodio, il 2 aprile 1838, si combatté la battaglia di Chiva, nella quale Durando si distinse ancora contribuendo al successo dei volontari; per cui fu promosso colonnello e decorato con la Croce di cavaliere dell’Ordine di Carlo III. Aveva appena 34 anni.

La sua carriera in Spagna, tuttavia, non era terminata: il 19 dicembre 1839 fu promosso infatti generale e fu posto a capo di una brigata che nel maggio 1840, al comando del generale Baldomero Espartero, partecipò vittoriosamente alla conquista della città di Morella, uno delle ultime roccaforti dell’esercito carlista. Gli uomini della sua brigata, la “Durando” (in cui erano confluiti i Cacciatori di Oporto), furono fra i primi ad entrare, nella notte fra il 28 e il 29, nella città espugnata. Sconfitti gli assolutisti carlisti, però, i liberali andarono incontro a problemi interni che videro Espartero prendere il potere nel 1841 a scapito di Maria Cristina di Borbone che fu costretta a riparare in Francia. In questo contesto Durando fu coinvolto in una sommossa stroncata sul nascere e dovette abbandonare la Spagna.

Il ritorno in Piemonte e la Campagna del 1848 (1842-1848)

Dopo la Spagna Durando tornò in Portogallo e visse per un periodo in Francia. Dopodiché, nel 1843, tornò in Piemonte dove si ritirò a vita privata. Ma gli eventi che preannunciavano la Primavera dei popoli lo portarono di nuovo alla ribalta quando papa Pio IX volle quel generale che si era coperto di gloria in Spagna a capo dell’esercito pontificio. Chiamato a Roma nel 1847, Durando accettò.

A causa delle Cinque giornate di Milano e della sommossa antiaustriaca che portò a Venezia alla costituzione della Repubblica di San Marco, dal 23 marzo 1848 gli austriaci dovettero ritirarsi nelle Fortezze del Quadrilatero che nel Lombardo-Veneto costituivano il nucleo difensivo dell'esercito asburgico. Ad est, ad ovest e a sud di questo quadrilatero cominciarono a raggrupparsi le forze dei volontari e degli stati italiani che man mano decidevano di entrare in guerra contro l'Austria.. Scoppiava la Prima guerra d’indipendenza.

Le forze in campo Mobilitato il 1º marzo 1848, al momento dell'insurrezione di Milano l'esercito del Regno di Sardegna contava i 4/5 dei suoi effettivi, e cioè uomini.. A capo dell'esercito piemontese c’era il re di Sardegna Carlo Alberto di Savoia..Prima di passare il Ticino, il fiume che marcava il confine tra il Regno di Sardegna e il Lombardo-Veneto, Carlo Alberto decise che la bandiera di guerra sarebbe stata il tricolore.. Tutti gli altri monarchi della penisola che avevano aderito alla guerra contro l'Austria per accontentare le rispettive popolazioni, inviarono un contingente militare verso il Lombardo-Veneto, ma senza condividere realmente lo spirito rivoluzionario delle Cinque giornate di Milano. Il primo ad arrivare sul posto fu l'esercito pontificio con un contingente di 17- uomini (con circa 900 cavalleggeri e 22 cannoni). Comprendeva una prima divisione regolare (10- uomini di cui 3- volontari) al comando di Durando, e una seconda divisione (circa uomini) di appartenenti alla Guardia Civica Mobile e di volontari diretta dal repubblicano Andrea Ferrari. Il corpo d'armata entrò nel Lombardo-Veneto dalla Legazione pontificia di Ferrara..

Il Granducato di Toscana inviò un corpo di circa uomini.. Il Corpo di uomini del Regno delle Due Sicilie comandato da Guglielmo Pepe arrivò sul teatro di guerra solo a metà maggio quando, in procinto di attraversare il Po, ricevette l'ordine di tornare indietro per reprimere i moti antiborbonici che erano scoppiati in Sicilia. Pepe e poche unità a lui fedeli ignorarono l'ordine ed entrarono in Veneto contro l'Austria.. La coalizione antiaustriaca poteva però contare anche su volontari lombardi, volontari napoletani e su volontari della Repubblica di San Marco.. Ma tutte queste formazioni erano scoordinate fra loro ed erano animate da politiche e ideali differenti. Quanto all’esercito austriaco le forze di Josef Radetzky contavano circa uomini., ma un corpo di riserva di altri soldati si andava raccogliendo al comando del generale Laval Nugent sulla sponda austriaca dell'Isonzo e in Carinzia.

Il proclama alle truppe pontificie

Il 27 marzo 1848 Durando dal suo quartier generale di Bologna inviò alle sue truppe un vigoroso proclama:

L'uscita dal conflitto dello Stato Pontificio

Mentre Carlo Alberto combatteva nel Quadrilatero battendo gli austriaci alle battaglie del Ponte di Goito e di Pastrengo e venendo fermato a Santa Lucia, nel Veneto si svolgeva una lotta parallela che rimase quasi completamente separata dalla campagna piemontese.. In questo contesto, un grave evento sconvolse i pontifici e il generale Durando: Pio IX, pentitosi di avere dichiarato guerra all’Austria, pronunciava l'allocuzione Non semel al concistoro del 29 aprile 1848, in cui si sconfessava l'azione del suo esercito penetrato in Veneto. Il cambio di posizione fu causato dall'impossibilità politica di combattere una grande potenza cattolica quale era l'AustriaSi paventò anche il rischio di un possibile scisma dei cattolici austriaci. Come scrisse lo stesso Pontefice nella allocuzione: «Sapemmo altresì che alcuni nemici della religione cattolica ne presero occasione ad infiammare gli animi dei Germani nel fervore della vendetta dall'unità di questa Santa Sede», cit. in Lucio Villari, Il Risorgimento, vol. 4, Bari, 2007..

Ma le truppe pontificie ed il loro comandante Durando ignorarono la volontà del Papa e proseguirono la Campagna; tuttavia le conseguenze del gesto di Pio IX furono notevoli. La notizia dell'allocuzione arrivò al quartier generale piemontese il 2 maggio, producendovi una grande apprensione. Soprattutto impressionato ne fu Carlo Alberto che scrisse al ministro Thaon di Revel: «L'allocuzione del Papa è un fatto che può avere conseguenze immense. Certamente farà del male alla causa dell'indipendenza italiana»..