Il Partito Comunista della Thailandia (in thailandese: พรรคคอมมิวนิสต์แห่งประเทศไทย) fu un partito politico della Thailandia, attivo dal 1930 fino alla fine anni ottanta. Negli anni settanta raggiunse la massima diffusione ed operò come uno "Stato nello Stato", assumendo il controllo di vaste aree nelle zone rurali del Paese.
Storia Fondazione e primo periodo Le prime lotte di minatori e braccianti cinesi in Siam, l'antico nome della Thailandia, ebbero luogo nell'Ottocento lungo le frontiere con il Laos. Verso la fine del secolo si unirono alle lotte gli impiegati cinesi, che chiesero l'aumento delle paghe e migliori condizioni di lavoro. Queste rivolte furono ferocemente represse dalla polizia e dall'esercito con il sangue. Con gli eventi rivoluzionari di inizio Novecento in Cina, i cinesi del Siam iniziarono a farsi una coscienza politica. L'attivismo comunista ebbe inizio negli anni venti, quando il Partito Comunista Cinese inviò in Siam per fare proseliti 6 dei suoi membri, coordinati dal Sindacato generale del lavoro dei mari del sud, che in seguito avrebbe preso il nome di Partito Comunista dei Mari del Sud. L'infiltrazione comunista ebbe nuovo slancio dopo l'inizio della guerra civile cinese nel 1927, che vide migliaia di comunisti lasciare la Cina e molti si rifugiarono in Siam. Quello stesso anno alcuni studenti marxisti fondarono l'Associazione della Gioventù Comunista e nel marzo del 1930 fu fondato il Partito Comunista del Siam.
Tra l'aprile 1928 e il dicembre 1929, Ho Chi Minh, che veniva da anni di esilio in Europa ed era agente del Comintern per il Sud-est asiatico, fu in Siam per politicizzare i rifugiati vietnamiti locali e tenersi in contatto con i rivoluzionari dei vicini Laos e Vietnam. In quegli anni, le avanguardie comuniste organizzarono lavoratori cinesi con cui diedero vita a diversi scioperi; le autorità non presero in considerazione le richieste di questi lavoratori e risposero con la repressione. Nell'ottobre del 1930 fu arrestato il leader dei comunisti in Siam quando furono trovati volantini che invitavano gli oppressi a rivoltarsi contro il governo di re Rama VII. Il fatto che i membri del partito fossero soprattutto esuli stranieri e che il Paese non subisse le vessazioni del colonialismo (come accadeva negli Stati vicini) limitò sensibilmente la diffusione del comunismo.
Furono anni di grande fermento per il Siam, negli anni venti alcuni universitari e giovani ufficiali dell'esercito furono mandati a studiare in Europa, dove vennero in contatto con le istanze progressiste. Al loro ritorno cominciarono a cospirare per ottenere la Costituzione e a tale scopo si unirono ad alcuni alti ufficiali dell'esercito discontenti dei provvedimenti presi dal re Rama VII per fronteggiare la crisi economica legata alla grande depressione del 1929. Si arrivò quindi al colpo di Stato del 24 giugno 1932 noto come rivoluzione siamese del 1932, che costrinse il re a concedere la monarchia costituzionale. Tale evento diede animo alle istanze comuniste e il 29 settembre di quello stesso anno a Bangkok comparvero volantini che invitavano i cittadini a costituire un Siam sovietico..
Dittatura militare e prima clandestinità Si formarono tre fazioni in seno al gruppo dei nuovi governanti, una che faceva riferimento alla vecchia classe militare, una ai giovani ufficiali dell'esercito e una progressista guidata dal civile Pridi Banomyong. Nel 1933, quest'ultimo presentò una radicale riforma che prevedeva la nazionalizzazione delle terre, l'assegnazione delle terre stesse e sussidi ai contadini nonché l'istituzione di un ente di previdenza sociale in favore delle fasce più povere. Il disegno di legge fu bollato come comunista e respinto dal re e dal primo ministro Manopakorn, che fu investito di poteri dittatoriali dal sovrano ed emise leggi di gravità eccezionale. Dispose lo scioglimento del parlamento e la sospensione della costituzione, fece approvare una legge anti-comunista che provocò l'incarcerazione dell'intero Comitato Centrale del partito, nonché la censura e la chiusura di svariate pubblicazioni di sinistra. L'appartenenza ad un'organizzazione comunista divenne passibile di pene fino a 12 anni di reclusione., geocities.co.jp
Le difficili condizioni legate all'attività illegale del PCS lo portarono ad essere presente nella sola zona di Bangkok, anche se riuscì a conquistare un certo numero di intellettuali progressisti, delusi dal fatto che il Siam era allora asservito al Giappone. In entrambi i Paesi si affermarono in quegli anni il nazionalismo e il militarismo, che in Siam si diffusero con il progressivo indebolimento della fazione progressista di Banomyong. Sotto la guida del dittatore Plaek Phibunsongkhram, il Paese fu ribattezzato Thailandia nel 1939 (il nome Siam fu ripudiato per le sue origini cinesi) e nel gennaio 1942 entrò nella seconda guerra mondiale a supporto del Giappone, le cui armate qualche giorno prima avevano invaso la Thailandia per farne il punto di partenza per le invasioni di Malesia e Birmania, possedimenti britannici.
Contributo al movimento partigiano, rifondazione e ritorno alla legalità Durante il conflitto i comunisti contribuirono a liberare il Paese dalla sottomissione ai giapponesi, per porre fine alla dittatura di Phibunsongkhram e per tutelare la salvaguardia nazionale. Fino a quel momento avevano dato vita più a un movimento politico che a un partito vero e proprio e decisero di riorganizzarsi. Il 1º dicembre fu inaugurato il I Congresso nazionale che si diede un programma, uno statuto, elesse il comitato centrale e si concluse la settimana dopo con l'annuncio dei 10 punti del programma. Fu inoltre decisa la nuova denominazione Partito Comunista Thailandese. Negli anni successivi, il PCT si associò ad altre realtà nazionali che combattevano i giapponesi e la tirannia del dittatore..
Nel 1946, dopo la sconfitta subita dal Giappone, i progressisti si impadronirono del potere e il PCT poté uscire dall'illegalità. Tra le varie attività svolte dal partito nei due anni seguenti, vu fu una grande opera di contro-informazione sulla politica dei governi britannico e statunitense, e l'organizzazione di associazioni di lavoratori, donne, studenti ecc. Nel 1948, i servizi segreti britannici stimarono che i militanti del Partito erano intorno alle 3000 unità. Fu in quegli anni che ebbe inizio la guerra fredda su scala mondiale e che gli Stati Uniti estesero enormemente la propria influenza sul Siam, preoccupati per il crescente successo dei comunisti nella regione, in particolare nel Vietnam. Il governo di Washington ritenne necessario che il potere fosse tolto alla fazione del troppo progressista Banomyong e appoggiò il colpo di Stato del novembre 1947 che ridiede il potere ai militari.
Nuove dittature e seconda clandestinità Il colpo di Stato fu ispirato da Phibunsongkhram, che riprese il controllo del Paese e chiese aiuti alle Potenze occidentali per consolidare il proprio potere in funzione anticomunista. In realtà il dittatore era maggiormente interessato a reprimere le opposizioni in generale e a rilanciare il nazionalismo nel Paese; tra il 1948 ed il 1950 tollerò le attività comuniste e concentrò la repressione contro le opposizioni legate ai civili che erano all'interno delle forze armate e contro la ricca comunità cinese della Thailandia. Il progressivo successo delle forze comuniste in Vietnam, Birmania e soprattutto la presa del potere dei comunisti in Cina del 1949 convinsero finalmente gli americani a concedere alla Thailandia gli aiuti richiesti, facendone un baluardo nella lotta al comunismo. Lo schieramento a fianco di Washington comportò la diminuzione dell'influenza dei civili sulle scelte di governo e una maggiore repressione delle opposizioni interne.
Dopo gli arrivi dei primi aiuti economici americani, giunti nel settembre 1949, Phibun promosse una politica internazionale di estremo anticomunismo per convincere i nuovi alleati della propria affidabilità. Furono prese varie iniziative a livello internazionale a supporto della lotta americana contro i comunisti, mentre a livello interno il dittatore promulgò nel 1950 una legge che dichiarava l'illegalità del PCT, costretto a tornare nella clandestinità. Nel febbraio 1951, il partito partecipò al II Congresso del Partito dei Lavoratori del Vietnam, da cui ottenne supporto materiale e politico.
Guerra popolare
Al secondo congresso del PCT, che si tenne nel 1952, venne adottato il nome Partito Comunista della Thailandia ed emerse come maggioritaria la corrente maoista, anche in virtù del fatto che i delegati presenti al congresso erano per la maggior parte di etnia sino-thai. Fu in quella occasione che si iniziò a parlare di "forze di liberazione".. Il PCT vide crescere progressivamente il numero dei propri militanti negli anni cinquanta, trasformandosi rapidamente in un grande partito. Verso la fine degli anni cinquanta, membri del partito furono mandati per le prime volte ad addestrarsi militarmente in Cina, Vietnam del Nord e Laos.
Nel 1960, il PCT partecipò alla Riunione Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai di Mosca e nel settembre 1961 tenne il suo III Congresso, facendo il punto della propria crescita politica e organizzativa. Nella crisi sino-sovietica, il PCT si era schierato con il Partito Comunista Cinese e il congresso fu egemonizzato dai maoisti, mentre la fazione pro-sovietici era stata eliminata. Fu adottata una risoluzione che prevedeva la lotta armata e nel 1962 fu creato il quartier generale della giungla del Nordest, oltre ad alcune associazioni di supporto. Nell'ottobre 1964, il PCT inviò un messaggio di congratulazioni in occasione del 15º anniversario della Repubblica Popolare Cinese nel quale condannò l'Unione Sovietica come revisionista e si allineò al maoismo. Lo studio dell'esperienza e della tattica cinese nella guerra popolare portarono il PCT a formulare un piano di guerra popolare anche per la Thailandia già nel 1961, che fu reso pubblico solo nel 1964.
Nel marzo 1962, il PCT ottenne una conquista significativa aprendo nella provincia cinese meridionale dello Yunnan la stazione radio Voce del popolo thailandese, dalla quale poté diffondere le proprie posizioni e lanciare appelli per l'insurrezione armata. Il partito fondò il Fronte Patriottico Thailandese nel gennaio 1965, i cui obiettivi erano il raggiungimento di pace e neutralità stabili, la costituzione di un governo democratico popolare, le dimissioni del governo pro-USA e la cacciata delle truppe statunitensi dalla Thailandia. La costituzione del FPT serviva principalmente al PCT per fare confluire nel proprio progetto anche le forze patriottiche, democratiche e progressiste, nell'ambito dei "tre strumenti" necessari per scatenare la guerra popolare (partito-esercito-fronte).
Nell'agosto dello stesso anno, con la crescente repressione anti-comunista operata dalla dittatura militare, la Voce del popolo thailandese dichiarò che "è iniziata un'epoca di lotta armata". Dopo il primo scontro a fuoco con le forze governative, avvenuto il 7 agosto 1965, il PCT intraprese numerose altre azioni armate, specialmente nella Thailandia del Nordest, senza però riuscire a scatenare una vera e propria rivoluzione. Ottenne il supporto anche di diverse forze nazionaliste, ostili al controllo neocolonialista operato sul Paese da parte degli Stati Uniti, dove già nel 1953 il Consiglio per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti d'America aveva proposto lo sviluppo della Thailandia come bastione anti-comunista dell'intero Sudest asiatico.