Figlio di Costantino signore di Barbaron e Partzapert (cugino di terzo grado di Leone II) e della Principessa Alix Pahlavouni di Lampron, fu il primo della sua famiglia a salire al trono e diede il nome alla dinastia degli Hetumidi.

Biografia Famiglia Il padre di Aitone, Constantino, era stato reggente della giovane regina Isabella d'Armenia che sposò, in prime nozze, Filippo d'Antiochia (1222-1225), figlio di Boemondo. Constantino, però, lo fece eliminare e, il 14 giugno 1226, costrinse Isabella (Zabel) a sposare suo figlio Aitone, che così divenne co-regnante (ma il matrimonio fu riconosciuto da Roma solo nel 1237).Non si trattò di una vera e propria ingerenza di Roma nella politica interna, ma di una deroga per consanguineità, essendo i coniugi cugini figli di germani. La coppia ebbe otto figli.

Attorno al 1240 Maria, la sorella di Aitone, sposò Giovanni di Ibelin.

Aitone pose fine all'inimicizia con Antiochia facendo sposare, con l'intervento del re Luigi IX di Francia, la propria figlia Sibilla a Boemondo VI d'Antiochia nel 1254. Antiochia rimase così nella sfera d'influenza armena fino a quando fu distrutta dai Mamelucchi nel 1268.

Relazioni tra armeni e mongoli

Durante il regno di Aitone I, i Mongoli stavano rapidamente espandendo il loro impero in tutte le direzioni, portandosi in prossimità della Cilicia armena. Quando i mongoli si avvicinarono ai confini della Cappadocia e della Cilicia, re Aitone prese la decisione strategica di sottomettersi alla sovranità mongolaClaude Mutafian in Le Royaume Arménien de Cilicie descrive "l'alleanza mongola" stretta con il re della Cilicia armena ed i crociati di Antiochia («il re d'Armenia decise di impegnarsi nell'alleanza con i mongoli, un'intelligenza che mancò ai baroni latini, con l'eccezione di Antiochia») e la "collaborazione cristiano-mongola" ().Claude Lebedel in Les Croisades descrive l'alleanza dei cristiani di Antiochia e Tripoli con i mongoli: (nel 1260) «i baroni cristiani rifiutarono un'alleanza con i Mongoli, ad eccezione degli armeni e del Principe di Antiochia e Tripoli» ().Amin Maalouf in Le crociate viste dagli arabi è ampio e specifico sull'alleanza: «Gli armeni, nella persona del loro re, si schierarono con i mongoli, così come il principe Boemondo, suo genero. I cristiani di Acri invece adottarono una posizione di neutralità favorevole ai musulmani» (p. 261), «Boemondo d'Antiochia ed Hethum d'Armenia, principali alleati dei Mongoli» (p.265), «Hulagu [...] aveva ancora abbastanza forze per impedire la punizione dei suoi alleati [Boemondo ed Aitone]» (p. 267). (.) e inviò suo fratello Sempad alla corte mongola di Karakorum, dove Sempad incontrò il Gran Khan Güyük e, nel 1247, fece un formale atto di alleanza o sottomissione contro il comune nemico, i Musulmani. Nel 1254 Aitone stesso viaggiò attraverso l'Asia centrale fino alla Mongolia per rinnovare l'accordo.. Egli portò molti doni sontuosi ed incontrò Möngke Khan (il cugino di Güyük) a Karakorum. Il racconto del suo viaggio fu tramandato da un membro del suo seguito, Kirakos Gandzaketsi, con il titolo "Il viaggio di Aitone, re della Piccola Armenia, in Mongolia e ritorno", che fu in seguito tradotto in russo, francese, inglese. e cinese.

Il monaco Aitone da Corico, nipote di Aitone, in Hayton. La flor des estoires de la terre d'Orient più tardi scrisse dell'incontro:

Sulla strada del ritorno da Karakorum, Aitone visitò il comandante mongolo Bayju e fu presente nel suo campo per testimoniare la vittoria di Bayju in Anatolia, contro i Selgiuchidi..

La Cilicia armena ingaggiò anche una guerra economica con l'Egitto per il controllo della rotta delle spezie.. Truppe georgiane ed armene furono con l'esercito mongolo che conquistò Baghdad nel 1258.

Aitone incoraggiò fortemente i regnanti franchi a seguire il suo esempio sottomettendosi alla sovranità mongola, ma solo suo genero Boemondo VI lo ascoltò, attorno al 1259. Le forze di armene ed antiochene di Boemondo VI d'Antiochia combatterono nell'esercito mongolo al comando di Hulagu Khan, nella conquista della Siria musulmana e nella cattura di Aleppo e Damasco nel 1259-1260..

Nel settembre 1260 i Mamelucchi egiziani sconfissero i Mongoli nella storica battaglia di Ayn Jalut, dopo la quale i Mongoli persero la Siria fino al 1299-1300, quando la ripresero per pochi mesi.

Ritiro

Durante gli ultimi anni del regno di Aitone, in conseguenza del suo attivo appoggio ai Mongoli,Amitai-Preiss si riferisce agli armeni come ad "attivi alleati dei Mongoli" e parla di una "conseguente punizione che Baybars impartì loro" (). il regno subì crescenti attacchi dai Mamelucchi.

Nel 1266, mentre Aitone I era presso la corte dei mongoli a chiedere aiuto, i suoi figli Leone e Teodoro combatterono per respingere gli invasori Mamelucchi, guidati da Mansur II e da Qalawun, alla battaglia di Mari. Teodoro fu ucciso in combattimento e Leone, insieme con 40.000 soldati armeni, fu catturato ed imprigionato. Il re Aitone, al suo ritorno, per riscattare suo figlio dovette pagare ai Mamelucchi una forte somma di denaro, consegnare loro molte fortezze ed accettare di intercedere presso il sovrano mongolo Abaqa al fine di ottenere la liberazione di parenti del sultano Baybars.

Nel maggio 1268, l'alleato Principato d'Antiochia fu conquistato dagli egiziani.

Aitone abdicò nel febbraio 1269 in favore di suo figlio Leone III e si ritirò in un monastero francescano prendendo il nome di Makarios. Qui morì il 28 ottobre 1270.

Note

Bibliografia Emil Bretschneider, "King Haithon's journey to Mongolia, 1254-55", in Ristampa: Londra, Routledge, 2002, ISBN 978-0-415-24485-5. Ristampa in facsimile della 1ª edizione: Boston, Adamant Media Corporation, 2002, ISBN 978-1-4021-9303-3. René Grousset, "1188-1291 L'anarchie franque", in Edizione consultata: Parigi, Perrin, 2006, ISBN 2-262-02569-X. Jan Dobraczyński, Klucz mądrości ("La chiave della saggezza", romanzo storico), Varsavia, Pax, 1955. 12ª edizione 1996, ISBN 83-211-0431-2.

Edizione consultata: New York, Taplinger Publishing, 1968, ISBN 978-0-8008-6500-9. Thomas Sherrer Ross Boase, The Cilician Kingdom of Armenia, Edimburgo, Scottish Academic Press, 1978. ISBN 978-0-7073-0145-7. Consultabile su . Amin Maalouf, Le crociate viste dagli arabi, Società editrice internazionale, Torino 1989. ISBN 8805050504 (ed. orig.: Amin Maalouf, Les croisades vues par les arabes, Paris 1983. ISBN 978-2-290-11916-7).

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