BETASOM fu il nome in codice per Bordeaux – Comando sommergibili (o Comando Gruppo Sommergibili Atlantico)Tale acronimo era ottenuto dall'unione della prima lettera della parola «Bordeaux» - espressa con il nome della lettera dell'alfabeto greco equivalente dal punto di vista fonetico («beta») - e la prima sillaba della parola «sommergibili» e con tale sigla si indicava la base navale per i battelli italiani dislocati durante la seconda guerra mondiale nella città portuale sulla costa atlantica meridionale francese.
La base di Bordeaux accolse una trentina di sommergibili della Regia Marina dall'autunno 1940 all'8 settembre 1943, data dell'entrata in vigore dell'armistizio di Cassibile. La base fu poi utilizzata dalla Marina Nazionale Repubblicana della RSI.
Essa fu anche una delle cinque ospitanti gli U-Boot della Kriegsmarine tra quelle situate in Francia, sempre durante il secondo conflitto mondialeLe altre 4 basi di U-boot della Kriegsmarine in Francia durante la seconda guerra mondiale furono:
base sommergibili di Brest base sommergibili di Lorient base sommergibili di La Rochelle base sommergibili di Saint-Nazaire e vi ospitò la 12. Unterseebootsflottille (dal tedesco: la 12ª flottiglia di sottomarini).
Attualmente la base ospita uno spazio culturale.
La base sommergibili italiana Il 25 luglio 1940, il Ministero della Marina italiano ottenne l'autorizzazione allo schieramento di un certo numero di sottomarini in appoggio alla Germania nazista per la guerra nell'oceano Atlantico. Il luogo prescelto per la sede delle operazioni fu la città di BordeauxChe tra il 1940 e il 1944 fu soggetta alla Militärverwaltung in Belgien und Nordfrankreich (Amministrazione militare nel Belgio e nella Francia Settentrionale) da parte della Germania., dove fu costruita una base navale a cui fu assegnato il nome in codice di BETASOM.
La strategia sarebbe stata impostata insieme all'alleato tedesco, ma dal punto di vista tattico e disciplinare i vari battelli avrebbero operato sotto la responsabilità dei rispettivi comandiMax Polo. Fatti d'Arme di una Guerra Senza Fortuna - Volume 1, Edizioni Ferni, p 124. Questo perché Hitler temeva che, in caso di impiego dell'aviazione tedesca in Africa Settentrionale, una richiesta simile di comando unificato avrebbe portato gli aviatori germanici sotto il comando italianoAntonino Trizzino, Sopra di noi l'oceano, p. 80..
La base era costituita da due darsene intercomunicanti attraverso una chiusa. Inoltre, la presenza di bacini di carenaggio rendeva possibile la messa a secco degli scafi per le necessarie operazioni di revisione e riparazione. Il personale era alloggiato in apposite casermette ottenute dalla conversione di alcuni magazzini. La sorveglianza interna era affidata a reparti dei carabinieriMax Polo, Fatti d'Arme di una Guerra Senza Fortuna - Volume 1, Edizioni Ferni, pp. 101-182., mentre il presidio della base era affidato ad un battaglione del Reggimento San Marco.
La base fu ufficialmente inaugurata il 30 agosto 1940 con l'arrivo dell'ammiraglio Angelo Parona. I tedeschi assegnarono agli italiani due navi passeggeri, il transatlantico francese Admiral de GrasseAntonino Trizzino, op. cit, p. 82. Nel dopoguerra questo transatlantico, ribattezzato Venezuela, s'incaglierà nel marzo 1963 davanti alla Croisette di Cannes., di 18.435 tonnellate e, in ottobre, il piroscafo tedesco Usaramo di 7.775 tonnellate. LAdmiral de Grasse, oltre alla stazione radio, ospitava l'infermeria.L'edificio in cemento armato della stazione marittima fu trasformato in alloggi, mentre altri edifici furono utilizzati per uffici e magazzini.
Furono assegnati a BETASOM 35 ufficiali, compresi 3 ufficiali dell'esercito per i reparti del battaglione San Marco e 426 militari del corpo degli equipaggi della Regia Marina. In totale, la forza del personale militare e civile assegnato ai servizi della base assommava a circa 800 uomini, compresa la compagnia mitraglieri del battaglione San Marco di 225 uomini addetta alla vigilanza interna della base, mentre esternamente la vigilanza era di pertinenza tedesca. In aggiunta, i Tedeschi avevano installato sei batterie antiaeree da 88 mm e 45 mitragliere da 20 mm e garantivano il servizio antiaereo e la scorta navale lungo la Gironde e nel golfo di Biscaglia.
Le operazioni I sommergibili italiani svolsero la prima fase del loro ciclo operativo nell'Atlantico Settentrionale e, successivamente, nella zona equatoriale. Dopo l'entrata in guerra degli Stati Uniti, svolsero alcune crociere anche presso le coste nordamericane.
Nel luglio-agosto 1941, a causa dell'andamento negativo della guerra nel Mediterraneo, fu ordinato il rientro di una decina di battelli (Perla, Guglielmotti, Brin, Argo, Velella, Dandolo, Emo, Otaria, Mocenigo, Veniero e Glauco). Questa volta, il passaggio attraverso Gibilterra comportò la perdita di un sottomarino, il Glauco.
Il progettato attacco al porto di New York
Il comandante della base Romolo Polacchini aveva già ipotizzato da tempo un attacco contro un porto americano. Inizialmente, in previsione dell'entrata in guerra del Brasile, si era ipotizzato il forzamento del porto di Rio de Janeiro, impiegando il sommergibile Leonardo da Vinci comandato da Gianfranco Gazzana Priaroggia come mezzo avvicinatore. In seguito si decise invece di utilizzare il Leonardo da Vinci per un progetto ben più ambizioso, l'attacco al porto di New York. Il sommergibile avrebbe dovuto trasportare fino alla foce dell'Hudson un piccolo sommergibile tascabile Classe CA (fu inviato via treno a Bordeaux, per l'operazione, il CA 2) in un apposito «pozzo» di circa 10 metri ricavato al posto del cannone prodiero.Giorgio Giorgerini, Uomini sul fondo. Storia del sommergibilismo italiano dalle origini a oggi, pp. 374-375.Giulio Raiola e Carlo de Risio, Obiettivo America, in Storia Illustrata n° 136 del marzo 1969, p. 32. Il sottotenente di vascello Eugenio Massano fu inviato appositamente a Bordeaux dal comandante della Xª Flottiglia MAS Junio Valerio Borghese dove avrebbe dovuto guidare il piccolo Classe CA; il mini-sommergibile, con a bordo alcuni «uomini gamma» (sommozzatori d'assalto) e 28 cariche esplosive da 20 a 100 kg, si sarebbe portato nel porto per minare delle navi.Giorgio Giorgerini, Attacco dal mare. Storia dei mezzi d'assalto della Marina italiana, pp. 107, 114, 288-289.
I lavori furono effettuati nell'agosto 1942 e in settembre furono svolte le prove di rilascio del CA 2 dal da Vinci sotto la supervisione del tenente di vascello Eugenio Massano. Le prove ottennero risultati apprezzabili, nel corso delle quali il da Vinci, in immersione a circa 12 metri, rilasciava il piccolo CA per poi recuperarlo. In realtà il recupero era un'ipotesi molto remota e si era già previsto che i membri del Gruppo Gamma avrebbero dovuto distruggere il mezzo al termine dell'operazione per poi raggiungere la terraferma.Giulio Raiola e Carlo de Risio, Obiettivo America, in Storia Illustrata n° 136 del marzo 1969, pp. 32-33.
La missione fu rinviata e poi annullata in seguito alla perdita del da Vinci il 23 maggio 1943.
A partire dal 1943, alcuni sottomarini italiani vennero utilizzati per operazioni di trasporto di materie prime dall'Europa al Giappone.
Dopo l'armistizio Al momento dell'armistizio presso la base navale di Betasom, comandata dal capitano di vascello Enzo Grossi, che aderì alla Repubblica Sociale Italiana, erano distaccati tre sommergibili oceanici, lAmmiraglio Cagni, il Giuseppe Finzi e lAlpino Bagnolini. Il Cagni, che era in missione, accettò l'armistizio e si recò nel porto alleato di Durban, dove fu ricevuto con l'onore delle armi. Gli equipaggi degli altri due sommergibili optarono per l'adesione alla RSI,AA.VV. Vita e morte del soldato italiano nella guerra senza fortuna, Ginevra, Edizioni Ferni, 1973-1974 (18 volumi) e i due sommergibili operarono per breve tempo sotto le bandiere repubblicane e la base assunse la nuova denominazione di «Base atlantica dell'Italia repubblicana"».Sergio Nesi, Decima Flottiglia nostra..., Milano, Mursia, 1986, p. 66
Il 14 ottobre 1943 i due sommergibili superstiti furono incorporati nella Kriegsmarine. Cinquanta specialisti rientrarono in Italia e furono incorporati nella Xª Flottiglia MAS.Sergio Nesi, Decima Flottiglia nostra…, Milano, Mursia, 1986, p. 60: «Questi uomini furono incorporati nella X Flottiglia M.A.S., in parte come specialisti siluristi e in parte destinati a vari Servizi e Comandi».
Il Bagnolini, che imbarcava personale misto italo-tedesco, fu utilizzato per missioni di trasporto di materie prime con il Giappone e fu affondato nei pressi del Capo di Buona Speranza l'11 marzo 1944.
Il Reginaldo Giuliani fu affondato con siluro nel 1944 dal sommergibile inglese nello stretto di Malacca di ritorno da Singapore con equipaggio italo-tedesco. Gli altri marinai restati a Bordeaux furono incorporati nella Marina Nazionale Repubblicana e, integrati da altri marinai provenienti dagli Internati Militari Italiani, furono impiegati come difesa costiera costituendo la 1ª Divisione Atlantica Fucilieri di Marina che, nel maggio 1945, prese parte alla difesa di Bordeaux.
Non tutti aderirono alla RSI: alcuni marinai scelsero di aderire al maquis, la Resistenza francese. Fra essi Giacomo Parodo, già marinaio del 1º Reggimento "San Marco", poi fucilato nel 1944 dopo alcuni mesi fra i partigiani francesi (verrà insignito con medaglia d'oro al valor militare alla memoria). Anche successivamente altri marinari disertarono e aderirono alla Resistenza francese, venendo poi - alcuni di essi - fucilati.
Tratto dai ranghi dei «fucilieri di Marina» fu costituito nel 1944 il battaglione Longobardo che rientrato in Italia fu incorporato nella Xª Flottiglia MAS.Sergio Nesi, Decima Flottiglia nostra…, p. 59: «Furono impiegati a difesa della costa, ad eccezione di un reparto che rientrò in Italia per essere incorporato nella Divisione di fanteria di marina X M.A.S., come battaglione “Longobardo” e poi “Compagnia Volontari di Francia”».
La flotta
L'Italia, al momento dell'entrata in guerra, possedeva oltre un centinaio di sottomarini, ma solo una quarantina erano adatti alle crociere oceaniche. La scelta dei mezzi destinati a BETASOM coinvolse quindi solo queste unità. La base atlantica ospitò complessivamente 32 sottomarini. Una prima flotta di 27 battelli fu trasferita nell'autunno del 1940 attraverso il Mar MediterraneoWalter Ghetti, Storia della Marina Italiana nella seconda guerra mondiale, Volume secondo, De Vecchi editore, pp. 20-50. e comprendeva le seguenti unità: Alessandro Malaspina (a Betasom dal settembre 1940, 6 missioni svolte, scomparso il 10 settembre 1941 per azione aerea antisommergibile alleata) Tazzoli (a Betasom dall'ottobre 1940, 9 missioni svolte, trasformato in sommergibile da trasporto tra fine 1942 ed inizio 1943, scomparso il 16 maggio 1943 probabilmente per urto contro mina) Calvi (a Betasom dall'ottobre 1940, 8 missioni svolte, affondato dallo sloop HMS Lulworth il 15 luglio 1942) Finzi (a Betasom dal settembre 1940, 10 missioni svolte, trasformato in sommergibile da trasporto nella primavera-estate 1943, catturato a Bordeaux all'armistizio) Bagnolini (a Betasom dal settembre 1940, 11 missioni svolte, trasformato in sommergibile da trasporto nella primavera-estate 1943, catturato a Bordeaux all'armistizio) Giuliani (a Betasom dall'ottobre 1940, 3 missioni svolte, distaccato per qualche tempo a Gotenhafen presso la scuola per sommergibilisti italiani, trasformato in sommergibile da trasporto nella primavera 1943, catturato in Indonesia all'armistizio) Tarantini (a Betasom dall'ottobre 1940, 2 missioni svolte, affondato il 15 dicembre 1940 dal sommergibile HMS Thunderbolt) Marconi (a Betasom dal settembre 1940, 6 missioni svolte, scomparso il 28 ottobre 1941) Da Vinci (a Betasom dall'ottobre 1940, 11 missioni svolte, affondato il 23 maggio 1943 dal cacciatorpediniere HMS Active e dalla fregata HMS Ness)