La storia della città di Genzano di Roma, importante località della provincia di Roma, si compone di una serie di eventi storici avvenuti nel comune dall'installazione dei primi abitati protostorici attorno al I millennio a.C. fino ai giorni nostri.
Età antica Età protostorica (I millennio a.C. - 638 a.C.) I primi insediamenti umani attestati nel territorio dei Colli Albani risalgono all'inizio del I millennio a.C. Nel territorio genzanese non sono stati effettuati, almeno finora, sostanziosi ritrovamenti archeologici risalenti all'età pre-romana: importanti rinvenimenti sono stati fatti tuttavia in molte aree adiacenti, come ad esempio nel Vallone della Regina a Velletri o nel sito ipotetico della mitica capitale latina di Alba Longa, sulla sponda orientale del Lago Albano tra i comuni di Marino, Rocca di Papa ed Ariccia.
È opinione accettata da tutti gli studiosi che l'odierno territorio comunale di Genzano fosse per tutta l'età antica soggetto o alla vicina città di Lanuvium, e dunque parte dell'ager Lanuvinus, o all'altrettanto vicina città di Aricia, ovvero parte dellager Aricinus.Nicola Ratti, Storia di Genzano, con note e documenti, cap. IX pp. 70-71.
Secondo alcuni studiosi, sarebbe da collocare in territorio genzanese l'ubicazione dell'antica città volsca di Corioli, patria di Gneo Marcio Coriolano. Tuttavia, non sono stati rinvenuti resti pienamente riconducibili ad un insediamento civile di età pre-romana e poi romana.
Età romana (638 a.C. - 476)
La capitale della Lega Latina, Alba Longa, venne assoggettata e rasa al suolo da Tullo Ostilio nella data convenzionale del 638 a.C.: pertanto a partire da quella data si fa iniziare il dominio di Roma sul Latium Vetus.
Nel 216 a.C. venne costruito il primo tratto della via Appia tra Roma e Capua: nell'attuale territorio comunale genzanese il tracciato dell'antica strada consolare risaliva dalla depressione di Vallericcia verso la località Torretta attraverso un monumentale viadotto in peperino di cui oggi rimangono pochi resti. Quindi la strada proseguiva verso Lanuvium in direzione sud-ovest, quasi parallelamente all'attuale strada statale.
Sulle sponde del Lago di Nemi, attualmente in territorio di Nemi ma anticamente in territorio aricino, sorgeva il famoso Tempio di Diana Nemorense, struttura monumentale di cui sono oggi visibili alcuni resti. Per evitare l'allagamento dell'area del tempio, venne scavato sotto l'altura che oggi ospita il centro storico di Genzano, in un'epoca imprecisata, l'emissario del Lago di Nemi, un condotto lungo 1653 metri e alto all'imbocco 5.50 metri, analogo all'emissario del vicino Lago Albano, che però più lungo di circa trecento metri.Filippo Coarelli, Guida archeologica Laterza dei dintorni di Roma, p. 104. L'emissario sbuca in Vallericcia, dove le acque vengono fatte confluire in un altro emissario che le scarica dolcemente verso il mar Tirreno.
Medioevo Alto Medioevo (476 - 1000)
Durante il periodo tardo-imperiale, il territorio di Genzano diveva fare parte di un fondo appartenente alla famiglia patrizia dei Genziani, dal cui nome sarebbe derivato il toponimo del monte e poi della città.Nicola Ratti, Storia di Genzano, con note e documenti, cap. III pp. 20-21. Nella donazione di buona parte dei Colli Albani che l'imperatore Costantino il Grande avrebbe fatto nel 313 alla Basilica Cattedrale di San Giovanni Battista di Albano Laziale non viene menzionato Genzano, ma solo Nemi con il suo lago: lo storico Nicola Ratti nella sua Storia di Genzano, con note e documenti, ipotizza che questo sia dovuto al fatto che la famiglia dei Genziani fosse già convertita al Cristianesimo, e pertanto fu lasciata in possesso dei suoi beni.Nicola Ratti, Storia di Genzano, con note e documenti, cap. III p. 21.
È plausibile che in un'epoca imprecisata del periodo basso medioevale, attorno al VII secolo, il fondo di Genzano entrò a far parte dei possedimenti della Santa Sede, magari incluso in qualche Patrimonia: tuttavia non esistono menzioni relative specificatamente a Genzano prima del XII secolo.
Basso Medioevo (1000 - 1428)
In epoca imprecisata, si suppone che il fondo di Genzano entrasse in possesso della famiglia nobiliare di origine genovese dei Gandolfi, che edificarono sulla sommità del monte Genzano una torre a dominio della zona. I Gandolfi avevano esteso il loro dominio su diversi fondi dei Castelli Romani, da Castel Gandolfo che ancora porta il loro nome fino ad Ariccia e a Tor Paluzzi. Questa famiglia però, schieratasi evidentemente contro papa Alessandro III (1159 - 1181) durante la lotta di questi contro l'imperatore Federico Barbarossa, venne spogliata di tutti i propri beni. Il fondo costae montis, qui dicitur Genzano venne così concesso dal Papa all'Abbazia di Sant'Anastasio alle Tre Fontane.
La prima conferma di tutto questo è data da una bolla di papa Lucio III del 2 aprile 1183, che conferma quanto sancito dal suo predecessore riguardo al fondo di Genzano e alla distruzione della torre edificata sul monte dai Gandolfi.Nicola Ratti, Storia di Genzano, con note e documenti, cap. II pp. 10-11. Nel 1218 Pietro, Nicola e Cencio Gandolfi firmarono un istrumento notarile assicurando a papa Onorio III che avrebbero rinunciato ad ogni pretesa nei confronti della Camera Apostolica sui feudi espropriati alla loro famiglia, tra cui Genzano, in cambio di duecento provisini romani.Nicola Ratti, Storia di Genzano, con note e documenti, cap. III pp. 11-12.
Il fondo di Genzano rimase tranquillamente in possesso dei monaci dell'Abbazia delle Tre Fontane per circa due secoli, assieme al vicino castello di Nemi: i monaci deputarono le sponde del Lago di Nemi a loro residenza estiva, per sfuggire al clima malsano dell'Agro Romano.
Durante lo Scisma d'Occidente, il 2 dicembre 1378 l'antipapa Clemente VII, che era stato incoronato a Fondi il 20 settembre di quello stesso anno in opposizione a papa Urbano VI, donò a Giordano Orsini signore di Marino il possesso feudale del castello di Genzano, assieme ai feudi di Nemi, Ardea e diversi altri possedimenti.Nicola Ratti, Storia di Genzano, con note e documenti, cap. IV pp. 22-23. Questa donazione, ritenuta ovviamente nulla dagli oppositori dell'antipapa, si spiega con la fedeltà che Giordano Orsini dimostrò costantemente all'antipapa avignonese, tanto che il 30 aprile 1379 lo scontro decisivo nella lotta tra i due pontefici si consumò proprio ai piedi del suo castello di Marino. Proprio a seguito della battaglia di Marino, che vide la sconfitta dei miliziani francesi al soldo di Clemente VII, l'antipapa decise di fuggire dall'Italia verso Avignone, e Giordano Orsini riparò a Torre Astura presso il nipote Onorato Caetani, anch'egli di fede antipapalina.Giuseppe Tomassetti, La Campagna Romana antica, medioevale e moderna - Marino, vol. IV. La donazione del castello di Genzano rimase dunque lettera morta, poiché i monaci delle Tre Fontane ne mantennero saldamente il possesso.
Tuttavia, il vento di anarchia suscitato nello Stato della Chiesa dallo Scisma portò Nicola Colonna ad usurpare manu militari il castello di Genzano ai monaci nel 1393.Nicola Ratti, Storia di Genzano, con note e documenti, cap. IV pp. 23-24. L'occupazione illegittima dei Colonna andò avanti fino al 1399, anno in cui Nicola fu costretto a fuggire da Roma perché ricercato come cospiratore di una congiura contro papa Bonifacio IX: perciò il dominio del castello di Genzano venne concesso a Buccio Savelli.
Il dominio del Savelli era così esoso per i genzanesi, che la popolazione chiese al Papa di poter tornare sotto la giurisdizione dei monaci dell'Abbazia delle Tre Fontane. Così il 15 novembre 1399 papa Bonifacio IX incamerò il castello di Genzano fra i beni della Camera Apostolica, concedendolo alla benigna gestione dei monaci cistercensi delle Tre Fontane e al governatorato di Pietro e Marino Passerelli, nobili di origine napoletana già castellani di Marino. Genzano fu inoltre unito in castellania a Marino, e non più a Lariano come era stato in precedenza.Nicola Ratti, Storia di Genzano, con note e documenti, cap. IV pp. 25-27. Il 17 ottobre 1404 i due castellani fratelli Passerelli si ribellarono al poetere ecclesiastico approfittando della morte di Bonifacio IX e del periodo di sede vacante: non risulta che il castello di Genzano sia stato coinvolto nelle vicende militari che ne seguirono; fattostà che alla fine i due fratelli ribelli furono sconfitti e arrestati il 19 febbraio 1405, e la carica di castellano fu concessa dal nuovo Papa Innocenzo IV a Giacomo Tedallini, figlio del diarista Branca Tedallini, già castellano di Ardea.
Genzano rimase sottoposto al dominio della Camera Apostolica fino al 1410, anno in cui l'antipapa Giovanni XXIII, fresco di nomina, per accattivarsi i favori dei Colonna concesse il castello di Genzano in affitto per tre anni a Nicola e Giordano Colonna, in cambio dell'irrisorio canone di un fiorino d'oro da consegnare nel periodo natalizio ai monaci dell'Abbazia delle Tre Fontane.Nicola Ratti, Storia di Genzano, con note e documenti, cap. IV p. 27. Allo scadere del contratto d'affitto, nel 1413, il castello però non tornò ai monaci, ma venne usurpato da Antonello Savelli, il quale approfittò della grande confusione creata negli affari dello Stato della Chiesa dalla coesistenza di tre pontefici.Nicola Ratti, Storia di Genzano, con note e documenti, cap. IV pp. 27-28.
Il Concilio di Costanza pose termine allo Scisma d'Occidente deponendo i tre papi in lotta tra loro e nominando al loro posto, l'11 novembre 1417, papa Martino V, al secolo Oddone Colonna. Il neoeletto Papa accolse la petizione dell'abate cistercense dell'Abbazia delle Tre Fontane che rivendicava i diritti della sua abbazia su Genzano, ancora usurpata da Antonello Savelli, e sulla vicina Nemi, usurpata da Giovanni Annibaldi: pertanto diede ordine di restituire ai monaci i loro feudi.Nicola Ratti, Storia di Genzano, con note e documenti, cap. IV p. 28.
Tuttavia la debolezza dei monaci rispetto alla crescente irruenza delle famiglie baronali romane portò l'abate delle Tre Fontane a decidere, nel 1423, di affittare per tre anni i feudi di Genzano e Nemi al fratello di papa Martino V, Giordano Colonna. Il Colonna, da parte sua, si incaricò di difendere i castelli da ogni pericolo e di corrispondere ai monaci tutti i prodotti agricoli provenienti dai due feudi.
Allo scadere dei tre anni di contratto d'affitto, i Colonna si dimostrarono interessati a comprare i due castelli, e i monaci acconsentirono alla vendita. L'istrumento notarile di vendita venne rogato il 28 ottobre 1428, e i tre castelli di Genzano, Nemi e Montagnano furono venduti ad Antonio, Prospero ed Odoardo Colonna per la somma di 15.000 fiorini.Nicola Ratti, Storia di Genzano, con note e documenti, cap. IV pp. 28-30. Iniziava così il dominio colonnese sul castello e sul territorio di Genzano.
La dominazione dei Colonna (1428 - 1564)