L'assedio di Gijón è stato un evento della guerra civile spagnola, durato dal 19 luglio al 26 agosto 1936. I miliziani repubblicani assaltarono la caserma Simancas nella città di Gijón, dove erano rifugiati 180 militari tra Guardia Civil e soldati regolari favorevoli all'insurrezione.
Precedenti La provincia delle Asturie, per la stragrande maggioranza ostile a Francisco Franco, aveva sin dall'inizio della guerra creato un proprio governo formato da ufficiali, funzionari e minatori del sindacato socialista UGT e dell'anarchico CNT. Il CNT e l'UGT avevano nella provincia circa iscritti, che rappresentavano la spina dorsale della milizia repubblicana.
Vista tale opposizione, il governatore militare di Gijón, il colonnello Pinilla, di simpatie nazionaliste, non ostentò la sua fedeltà a Franco. I miliziani, tuttavia, isolarono la guarnigione e il 19 luglio circondarono la caserma Simancas. L'incrociatore Almirante Cervera, in mano ai nazionalisti, si trovava vicino alle coste di Gijón ma non poté aiutare la guarnigione.
L'assedio La battaglia di Gijón fu caratterizzata dalla ferma resistenza di Pinilla e dalla quasi totale mancanza di armi, a eccezione della dinamite, degli attaccanti. Tuttavia, i repubblicani sapevano che fino a quando Gijón non sarebbe stata conquistata, non si sarebbero potute spostare truppe per assediare i nazionalisti che controllavano la vicina Oviedo; i loro attacchi furono implacabili.
I difensori esaurirono i viveri dopo pochi giorni di assedio. Durante il concomitante assedio dell'Alcázar di Toledo gli anarchici catturarono il figlio di Pinilla e minacciarono di ucciderlo se i difensori si fossero rifiutati di arrendersi. Come il suo omologo Moscardó Ituarte a capo dei nazionalisti dell'Alcázar di Toledo, Pinilla si rifiutò di scambiare la vita di suo figlio con la resa.
A metà agosto, i minatori iniziarono ad assaltare la caserma con la dinamite. La caserma venne squarciata in vari punti ed andò quasi completamente a fuoco. Piuttosto che arrendersi, Pinilla inviò un messaggio radio all'Almirante Cervera, ordinando di aprire il fuoco sulla sua posizione, l'incrociatore rispettò l'ordine. Tutti i difensori morirono durante l'assedio, sia per gli incendi, sia per il bombardamento da parte dell'incrociatore, sia uccisi dai miliziani repubblicani.
Note
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