Viaggio in Italia (titolo orig. Italienische Reise) è un resoconto di viaggio del poeta tedesco Johann Wolfgang von Goethe, nel quale descrive il suo Grand Tour nel Belpaese fra il 3 settembre 1786 e il 18 giugno 1788.

L'opera, divisa in due parti, si basa sui suoi diari di viaggio, ma venne scritta molto più tardi, tra il 1813 e il 1817: il primo volume uscì nel 1816 e il secondo nel 1817. A essi se ne aggiunse un terzo, pubblicato nel 1829, sulla sua seconda visita a Roma. Il testo consta di circa 700 pagine. Assieme a Aus meinen Leben. Dichtung und Wahrheit e Kampagne in Frankreich, è considerata una delle sue opere autobiografiche.

Cronologicamente, il resoconto del lungo viaggio corrisponde alle annotazioni del suo diario ma, a differenza di queste, è stilizzato e ripulito da commenti eccessivamente personali; inoltre, alcune parti sono omesse e altre aggiunte a memoria. Nonostante l'intensa revisione successiva, il Viaggio in Italia conserva la sua forma di diario. Man mano che l'opera procede, emerge il pubblico a cui è destinata: le prime sezioni non sono indirizzate a un lettore specifico, in seguito si rivolge esplicitamente ai suoi amici e infine a singoli individui. Nell'ultima sezione, include anche estratti delle sue lettere e di quelle di altri corrispondenti.

Il viaggio

Italia settentrionale Il 3 settembre 1786, verso le 3 del mattino, Goethe parte da Karlsbad con un passaporto falso che recava il nome di Philipp Möller, in quanto desiderava mantenere l'anonimato per poter viaggiare tranquillamente senza troppe noie. In una lettera al duca Carlo Augusto del 2 settembre 1786 scrive:

Passato il Brennero, l'11 settembre arriva a Trento, passa la notte a Rovereto che gli parve la prima città completamente italofonaNota del 11 settembre sera, a Rovereto: Hier bin ich nun in Roveredo hier schneidet sichs ab. Von oben herein schwanckte es noch immer vom deutschen zum italiänischen, nun hatt ich einen stock wälschen Postillon der Wirth spricht kein deutsch und ich muß nun meine Künste versuchen. Wie froh bin ich daß die Geliebte Sprache nun die Sprache des Gebrauchs wird. (Propyläen - Goethes Biographie)., quindi il 12 è a Torbole, un piccolo paese sul Lago di Garda. Il 16 arriva a Verona, dove si sofferma per osservarne con ammirazione i monumenti e le architetture, lodando soprattutto l'Arena. Tre giorni dopo è a Vicenza, dove visita le opere di Andrea Palladio (tra cui la Villa Almerico Capra), innalzando l'artista a grande maestro; nel capoluogo berico visita inoltre Villa Valmarana "Ai Nani", restando affascinato dall'opera del Tiepolo, e incontra il medico e naturalista Antonio Turra e l'architetto Ottavio Bertotti Scamozzi. Il 26 settembre è a Padova, dove acquista I quattro libri dell'architettura scritti da Palladio e visita l'Orto botanico; qui, di fronte ad una palma nana, conferma le sue ipotesi riguardanti la "pianta originaria".

Venezia Il 28 settembre 1786 arriva finalmente a Venezia, per lui il coronamento di un sogno. Nella Serenissima si soffermerà fino al 14 ottobre; è proprio durante questo soggiorno veneziano che Goethe vede per la prima volta il mare. Sebbene della città scrisse molte cose positive, lo scrittore criticò molto la mancanza di pulizia e la noncuranza delle autorità verso questo problema.

Mentre si reca da Padova verso Venezia percorre il Brenta in gondola per la prima volta. Nella città lagunare è felice di aver anche assistito a vari spettacoli della Commedia dell'arte.

Dopo Venezia, Goethe si reca a Ferrara, dove visita la tomba di Ludovico Ariosto in Palazzo Paradiso e il presunto luogo di prigionia di Torquato Tasso. Il 17 è a Cento, patria del pittore Guercino, che gli dà lo spunto per sottolineare l'attaccamento degli italiani alla propria patria. Il 18 notte è a Bologna, dove vede la Santa Cecilia di Raffaello, rimanendone estasiato. Quindi sale sulla Torre degli Asinelli, ammirando il panorama visibile da quell'altezza (97,2 m).

Firenze Il 25 ottobre è a Firenze; nella città toscana visita solo il Duomo di Santa Maria del Fiore e il Battistero di San Giovanni poiché si sofferma solo per 3 ore, smanioso di arrivare il prima possibile a Roma. Goethe dice anche di voler arrivare entro il 1º novembre nella "Caput mundi" per assistere alla festa di Ognissanti. Si reca quindi ad Assisi, dove trascura la Basilica di San Francesco, dando molta più attenzione alla chiesa di Santa Maria della Minerva, un ex tempio eretto in età augustea (si può notare qui, come già a Padova e poi a Monreale, il disinteresse di Goethe per l'arte medievaleGOETHE, Johann Wolfgang von su Treccani, enciclopedia). Passa anche da Spoleto dove visita il ponte delle torri, un altro monumento antico (di epoca romana).

Roma A Roma, lo scrittore tedesco assiste alla festa di Ognissanti, che ai suoi occhi non appare essere grandiosa, perché, come dice egli stesso, "la Chiesa romana non ha mai gradito imponenti feste di carattere generale". Egli ha l'opportunità di girare per Roma assieme al pittore Johann Heinrich Wilhelm Tischbein, celebre per avergli fatto il ritratto bucolico nella campagna romana.

Assiste poi alla celebrazione della messa per la Commemorazione dei defunti tenuta da Papa Pio VI presso la cappella privata del Palazzo del Quirinale. Dapprima rimane estasiato di fronte alla figura del Santo Padre, ma poi, riflettendoci, rivede in sé stesso lo spirito protestante, criticando il Papa per i modi di fare troppo chiassosi; Goethe scrive nel suo diario:

Nella stessa mattinata ha modo di conoscere la tecnica di nuovi artisti, tra i quali Carlo Maratta. Quindi ritrova la mano di Guercino, di cui ammira la Sepoltura e gloria di santa Petronilla (1623), e assiste allo spettacolo offertogli dalla Madonna di San Niccolò dei Frari di Tiziano. Dopo essersi soffermato sulla descrizione del capolavoro del veneto, Goethe vede l'Annunciazione di Guido Reni (1609) e San Giorgio e il Drago di Paris Bordone (1530). Proprio mentre sta osservando l'opera del Bordone, fa conoscenza con Heinrich Meyer. Visita le Logge di Raffaello al Vaticano. Nell'ultimo periodo di permanenza a Roma Tischbein comincia a lavorare al suo famoso ritratto sulla campagna romana.

Napoli Goethe arriva a Napoli insieme a Johann Heinrich Wilhelm Tischbein il 25 febbraio 1787, e vi resta fino al 29 marzo, per poi recarsi in Sicilia. Racconta di una città «libera, allegra, vivace» ma soprattutto splendida per le sue bellezze:

Durante il suo soggiorno, incontra Jakob Philipp Hackert, celebre paesaggista, e conosce Gaetano Filangieri.

Accompagnato da Federico Carlo Augusto, Principe di Waldeck si reca a Pozzuoli e dintorni (1º marzo) per visitare la solfatara e le rovine romane. Sale due volte in cima al Vesuvio: il 2 e 6 marzo. Il 5 marzo (seconda domenica di quaresima) lo dedica alla visita delle chiese di Napoli, ed ammira nella chiesa del Gesù Nuovo la cacciata di Eliodoro dal tempio affrescata da Francesco Solimena e altre opere di Luca Giordano. Visita palazzo Colubrano (palazzo Diomede Carafa) con Wilhelm Tischbein (7 marzo), nel cortile del quale ammira la scultura di una testa di cavallo in bronzo di Donatello, oggi sostituita da una copia in terracotta dopo che l'originale fu donato, nel 1809, al museo archeologico di Napoli. Visita la pinacoteca di Capodimonte (9 marzo) e assiste a spettacoli nel teatro San Carlo.

Si reca con Tischbein a Pompei (11 marzo). Poi visita Torre Annunziata, Ercolano, Portici: nella Reggia di Portici era all'epoca allestito l'Herculanense Museum con i reperti trovati negli scavi di Ercolano e Pompei. Quindi si reca a Caserta e Sorrento. Visita Paestum accompagnato da Christoph Heinrich Kniep che, presentatogli da Tischbein, eseguirà per lui numerosi disegni e che accompagnerà Goethe in Sicilia.

Sicilia

Viaggiare in Sicilia al tempo di Goethe era una vera avventura. L'isola non era una terra adeguata per gli stranieri, sia perché il viaggio era sempre rischioso per la propria incolumità e per le condizioni delle strade, sia per l'assenza di strutture ricettive a cui si ovviava cercando ospitalità presso nobili, nei conventi o in taverne. Egli fu il primo che affrontò uno spostamento lungo le zone interne della Sicilia, dato che i rari visitatori passavano solo dalle città principali. In questo lo scrittore fu spinto da un vero spirito di avventura e scoperta..

Raggiunge via mare Palermo dove rimane colpito dalla presenza di polvere e sporcizia nelle strade. Così chiese a un bottegaio per quale ragione la spazzatura non venisse raccolta, come invece aveva visto fare a Napoli. Il bottegaio mettendo in mostra un evidente senso del sarcasmo mostrò le scope con cui si difendevano dalla polvere e aggiunse che coloro che avrebbero dovuto pulire non potevano essere costretti, visti i vantaggi di cui godevano. Inoltre l'eventuale pulizia avrebbe mostrato le condizioni del lastrico sottostante, aggiungendo infine che quello strato morbido era gradito alla nobiltà che poteva passare senza problemi su un terreno morbido. Il 6 aprile sale sul Monte Pellegrino per visitare il Santuario di Santa Rosalia, dove rimane incantato dalla statua della santa posta dietro una fitta cancellata.

Il 9 aprile va a Bagheria presso la villa Palagonia rimanendone stupito per la bizzarria delle figure mostruose e lo strano gusto del proprietario. Questa visita influenzerà poi alcuni passaggi del Faust, come ne La notte di Valpurga in cui descrive una serie di mostri. Alcuni giorni dopo vedrà passare proprio il principe di Palagonia che raccoglieva denaro per finalità benefiche riscontrando l'incongruenza tra il denaro speso per la villa e quello che chiedeva agli altri. Il 10 va a Monreale ma curiosamente invece di visitare il duomo di Monreale visita il convento di S. Martino. Goethe avrà anche un importante incontro con la sorella di Cagliostro figura di cui si interesserà per le varie vicende di vita.

Poi visita il Tempio di Segesta e quindi passa da Castelvetrano e Sciacca giungendo fino ad Agrigento. Qui si sofferma nella Valle dei Templi dove osserva lo stato di rovina dei vari templi e rimane incantato dalla fertilità dei terreni a grano. Per questa ragione desidera vedere i campi che hanno dato il titolo alla Sicilia in epoca romana di granaio d'Italia, gli viene così suggerito di passare per l'entroterra saltando Siracusa (di cui afferma rimanere ben poco rispetto al suo grandioso passato). Così si dirige verso Caltanissetta dove trovano un alloggio privo di sedie e tavoli con la necessità di chiedere in prestito la cucina ad un paesano..

A Castrogiovanni (Enna) trascorre una pessima nottata che gli farà giurare di non percorrere più itinerari lontani da quelli più battuti:

Giunto a Catania prende contatto con il principe Biscari per poter poi fargli visita presso il suo palazzo in cui poté ammirare la collezione presente. Incontra anche il cavaliere Gioeni da cui ottiene dei suggerimenti per poter salire sull'Etna, cosa che farà parzialmente a dorso di mulo, non potendo raggiungere la vetta per le condizioni meteorologiche. Visiterà anche Aci Trezza per vedere i faraglioni.

A Taormina visita il teatro antico ammirandone il bel panorama, definendo la località «il più grande capolavoro dell'arte e della natura». Prosegue subito dopo per Messina, dove resta per tre giorni e trova la città distrutta dal recente terremoto del 1783. Lì incontrerà il governatore. Poi approfittando di una nave in partenza si imbarca per far ritorno a Napoli, ma rischia il naufragio in prossimità di Capri a causa di una bonaccia che conduce la nave in prossimità degli scogli. Tuttavia dopo pochi giorni riesce a giungere a Napoli senza grossi problemi.

Napoli e la questione del sud d'Europa