Noto (Notu o Nuòtu in ) è un comune italiano di abitanti del libero consorzio comunale di Siracusa, in Sicilia.
È il primo comune siciliano per estensione territoriale, il quarto a livello nazionale. Sede episcopale, definita la "capitale del Barocco", il 25 giugno 2002 il suo centro storico è stato dichiarato patrimonio dell'umanità dall'UNESCO, insieme con le altre città tardo-barocche del Val di Noto.
Geografia fisica
Territorio Noto è situata nella parte sud-orientale della Sicilia, nel settore meridionale del Libero consorzio comunale di Siracusa, dal cui capoluogo dista circa 31 km. Il centro abitato sorge sulle propaggini meridionali dei monti Iblei, a un'altitudine di 152 m s.l.m., in posizione dominante sulla pianura costiera che si estende fino al Mar Ionio.
Con una superficie di 554,99 km², Noto è il comune più esteso della Sicilia e il quarto d'Italia per estensione territoriale.
Dal punto di vista geomorfologico il territorio presenta una notevole varietà paesaggistica. La porzione settentrionale appartiene all'altopiano dei monti Iblei ed è caratterizzata da rilievi calcarei profondamente incisi da valloni e cave fluviali; procedendo verso sud il paesaggio degrada progressivamente nelle pianure alluvionali della valle del Tellaro e della piana di San Paolo, quest'ultima tradizionalmente destinata alle colture specializzate e tra le più importanti aree agricole della Sicilia sud-orientale.
Il litorale, compreso tra i territori comunali di Avola e Pachino, si sviluppa lungo l'omonimo Golfo di Noto ed è caratterizzato da un'alternanza di spiagge sabbiose, dune costiere, falesie calcaree, zone umide e promontori rocciosi. Lungo la costa ricadono numerose aree di elevato interesse naturalistico, tra cui la Riserva naturale orientata Oasi Faunistica di Vendicari, istituita dalla Regione Siciliana nel 1984 e riconosciuta come uno dei principali siti di sosta dell'avifauna migratoria del Mediterraneo.
Il comune confina a nord con Siracusa, Avola, Canicattini Bagni e Palazzolo Acreide, a ovest con Modica, Rosolini e Ispica, e a sud con Pachino. Del territorio comunale fa inoltre parte l'exclave della contrada Cipolla, situata tra i comuni di Rosolini e Ispica.
La vegetazione è quella tipica dell'ambiente mediterraneo. Le aree collinari sono caratterizzate dalla presenza della macchia mediterranea, di oliveti e mandorleti, mentre nelle pianure costiere prevalgono agrumeti, vigneti e colture orticole intensive. Sui rilievi settentrionali permangono lembi di bosco mediterraneo con leccio, quercia, frassino e alloro, alternati a pascoli e arbusteti xerofili, che costituiscono alcuni degli ambienti di maggiore interesse ecologico della Sicilia sud-orientale.
Idrografia L'idrografia del territorio netino è caratterizzata dalla presenza di numerosi corsi d'acqua a regime prevalentemente torrentizio, appartenenti al versante ionico dei monti Iblei. I principali sono il Tellaro, l'Asinaro, il Cassibile e il torrente Gioi, ai quali si affianca una fitta rete di valloni e corsi d'acqua minori che incidono profondamente il tavolato calcareo ibleo.
Il Tellaro, il principale corso d'acqua del territorio comunale, nasce nel settore occidentale dei monti Iblei e sfocia nel Mar Ionio presso la foce omonima, nei pressi dell'antica Eloro. Lungo il suo corso sorge la Villa del Tellaro, importante complesso residenziale di età romana noto per i mosaici pavimentali.
L'Asinaro nasce nelle vicinanze di Noto Antica e attraversa il territorio comunale fino alla costa ionica. Presso la sua foce ebbero luogo le fasi conclusive della Spedizione ateniese in Sicilia (413 a.C.), terminate con la definitiva sconfitta dell'esercito ateniese da parte delle forze siracusane.
Il Cassibile, che nel tratto superiore assume localmente il nome di Manghisi, ha inciso nel corso dei millenni il profondo canyon della Riserva naturale orientata Cavagrande del Cassibile, una delle principali emergenze geomorfologiche della Sicilia sud-orientale.
Tra i corsi d'acqua minori riveste particolare interesse il torrente Santa Chiara, le cui acque hanno scavato nella roccia calcarea una serie di pozze naturali note come laghetti di San Corrado, meta di escursioni naturalistiche.
Clima Il clima è di tipo mediterraneo, con inverni generalmente miti e piovosi ed estati lunghe, calde e siccitose, fortemente influenzate dall'azione dell'anticiclone subtropicale africano. Le precipitazioni si concentrano prevalentemente tra l'autunno e l'inizio della primavera, mentre durante i mesi estivi risultano generalmente molto scarse.
Le temperature medie annue sono tra le più elevate della Sicilia orientale; durante l'estate le massime possono frequentemente superare i 35 °C, con punte superiori ai 40 °C in occasione delle ondate di calore provenienti dall'entroterra africano, mentre i valori invernali si mantengono generalmente miti lungo la fascia costiera e più freschi nelle aree collinari dei monti Iblei.
Ai sensi del Decreto del Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro n. 412 del 26 agosto 1993, il comune appartiene alla zona climatica C.
Sismicità Il territorio comunale ricade nella zona sismica 1, corrispondente al massimo grado di pericolosità previsto dalla classificazione sismica nazionale, in ragione della sua appartenenza al settore sud-orientale della Sicilia, storicamente interessato da intensa attività tettonica.
Il territorio di Noto è stato interessato da numerosi terremoti storici, tra cui quelli del 1169 e del 1693, quest'ultimo responsabile della pressoché totale distruzione dell'antica città medievale e della successiva ricostruzione dell'attuale centro urbano sul colle Meti. Anche il terremoto di Messina del 1908 e il terremoto di Santa Lucia del 1990 furono distintamente avvertiti nel territorio comunale, provocando danni di diversa entità agli edifici.
Origini del nome L'etimologia del toponimo Noto non è stata definitivamente chiarita ed è oggetto di diverse interpretazioni formulate nell'ambito degli studi storici e linguistici sulla Sicilia antica.
L'antico insediamento di Noto antica, frequentato sin dall'età del bronzo e riconducibile alla cultura di Castelluccio, precede infatti la colonizzazione greca della Sicilia, circostanza che ha indotto diversi studiosi a ritenere il toponimo di origine preellenica.
Le fonti greche attestano la città con il nome di Νέητον (Néēton), successivamente latinizzato in Netum, denominazione utilizzata dagli autori romani e dalle fonti amministrative dell'età imperiale. Alcuni studiosi hanno ipotizzato che la forma greca derivi da un più antico toponimo indigeno, talvolta ricostruito come Neas, sebbene tale interpretazione non trovi unanime consenso nella letteratura specialistica.
Durante la dominazione islamica della Sicilia il nome della città compare nelle fonti arabe in diverse varianti, tra cui Nūṭus, Nūṭuš e Nāṭus, probabilmente derivate dalla forma greco-bizantina Νέτος (Nétos).
Nel XII secolo il geografo arabo Muhammad al-Idrisi, nella Nuzhat al-mushtāq fī ikhtirāq al-āfāq, descrisse Noto come una delle principali città della Sicilia sud-orientale, sottolineandone l'importanza strategica, la fertilità del territorio e l'antichità dell'insediamento:
La documentazione medievale conserva numerose forme romanze del toponimo, tra cui Noteo, Nothi e Notha, dalle quali si sviluppò progressivamente l'attuale forma italiana Noto e quella siciliana Notu, localmente anche Nuotu.
Dal nome latino Netum deriva il gentiliccio italiano netino, mentre nella lingua siciliana gli abitanti della città sono denominati nuticiani, forma tradizionale sviluppatasi nel corso dell'età moderna.
Storia Periodo antico
Le origini dell'insediamento di Noto risalgono alla preistoria della Sicilia. Il sito di Noto antica, situato sul Monte Alveria, circa 8 km a nord dell'attuale città, risulta frequentato fin dall'età del bronzo antico (XXII-XV secolo a.C.), come attestano le necropoli rupestri, gli abitati fortificati e i numerosi reperti archeologici riconducibili alla cultura di Castelluccio. Le campagne di scavo condotte da Paolo Orsi tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo, integrate dalle ricerche più recenti della Soprintendenza per i beni culturali e ambientali di Siracusa, hanno documentato una continuità insediativa protrattasi per oltre tre millenni.
Secondo la tradizione tramandata dagli storici greci, l'antico abitato, indicato con il nome di Neas o Neaton, fu la patria del condottiero siculo Ducezio, protagonista della resistenza delle popolazioni indigene contro l'espansione di Siracusa nel V secolo a.C. Le fonti attribuiscono allo stesso Ducezio il trasferimento dell'abitato sul più facilmente difendibile Monte Alveria, naturalmente protetto da profonde gole scavate dai torrenti Asinaro e Carosello.
Nel corso del V e del IV secolo a.C. la città entrò stabilmente nell'orbita politica e culturale di Siracusa, conservando tuttavia una propria autonomia amministrativa. L'ellenizzazione dell'insediamento è attestata dai resti dell'impianto urbano, dalle possenti mura in opera poligonale, dal ginnasio, dagli heroa monumentali e dall'acquedotto scavato nella roccia, tra i più significativi esempi di ingegneria idraulica della Sicilia greca.
Le prime notizie storicamente documentate sulla città compaiono nelle opere di Polibio e di Tito Livio, che ricordano Neaton tra le città alleate di Siracusa durante il regno di Gerone II. Nel 263 a.C., all'inizio della prima guerra punica, la città fu riconosciuta da Roma quale civitas foederata, conservando una posizione privilegiata all'interno dell'ordinamento provinciale siciliano.
Durante la seconda guerra punica, nel 214 a.C., Netum aprì le proprie porte alle truppe del console Marco Claudio Marcello, evitando così la sorte toccata ad altre città siciliane rimaste fedeli a Siracusa. La lealtà dimostrata nei confronti di Roma consentì alla città di mantenere il proprio status di civitas foederata, con un ordinamento municipale autonomo, un proprio senato cittadino e magistrature locali, privilegi che continuarono a caratterizzarne la vita amministrativa per tutta l'età repubblicana e imperiale.
Nel I secolo a.C. anche Netum subì gli abusi del governatore Gaio Licinio Verre, denunciati da Marco Tullio Cicerone nelle Verrine, che costituiscono una delle principali testimonianze sullo stato economico e amministrativo delle città siciliane durante la tarda età repubblicana.
L'importanza raggiunta da Netum in età romana è inoltre documentata dall'epigrafia e dai numerosi rinvenimenti archeologici, che testimoniano la presenza di edifici pubblici, complessi monumentali, necropoli e ville rustiche distribuite nell'intero territorio, confermando il ruolo della città quale uno dei principali centri dell'entroterra della Sicilia sud-orientale.
Periodo tardoantico, bizantino e islamico Tra il IV e il V secolo d.C. il territorio di Netum mantenne una notevole vitalità economica, favorita dalla fertilità della valle del Tellaro e dalla posizione lungo gli itinerari commerciali della Sicilia sud-orientale. A tale periodo risale la Villa del Tellaro, sontuosa residenza extraurbana di età tardo-romana, celebre per i raffinati mosaici policromi pavimentali, oggi considerata uno dei principali complessi residenziali romani dell'isola insieme alla Villa Romana del Casale.
In seguito alla guerra gotica, la Sicilia fu riconquistata dall'Impero bizantino tra il 535 e il 536 per iniziativa dell'imperatore Giustiniano I. Anche Noto entrò a far parte della nuova organizzazione amministrativa bizantina, conservando un ruolo strategico quale presidio dell'entroterra siracusano e importante centro agricolo. Tra il VI e il IX secolo il territorio conobbe un'intensa diffusione del monachesimo basiliano, documentata dalla presenza di numerosi oratori rupestri, cripte, cenobi e piccoli insediamenti religiosi disseminati nelle cave e lungo le vallate fluviali.