Lirruzione di via Fracchia.. fu un episodio degli anni di piombo avvenuto a Genova, in un appartamento in via Umberto Fracchia 12 nella notte del 28 marzo 1980. Grazie alle informazioni fornite dal militante delle Brigate Rosse Patrizio Peci, arrestato nel febbraio 1980 a Torino, i carabinieri del generale Carlo Alberto dalla Chiesa poterono individuare l'importante base dell'organizzazione terroristica e organizzare di notte un'irruzione all'interno dell'appartamento.

L'azione si concluse con un violento conflitto a fuoco che provocò la morte dei quattro brigatisti presenti, tre militanti clandestini delle colonne genovese e torinese e la giovane proprietaria dell'appartamento, oltre al ferimento del maresciallo dei carabinieri Rinaldo Benà. Le modalità dell'irruzione e l'esatta dinamica dei fatti rimasero non del tutto chiari e suscitarono polemiche, facendo sorgere dubbi sull'operato dei carabinieri e sull'effettiva necessità di uccidere tutti i brigatisti sorpresi nell'appartamento.

L'irruzione di via Fracchia ebbe conseguenze decisive a Genova e provocò il rapido collasso della pericolosa organizzazione brigatista presente nella città che, a partire dal 1976, si era resa protagonista di una lunga e cruenta serie di attentati contro magistrati, politici, dirigenti industriali e forze dell'ordine.

La colonna genovese delle Brigate Rosse

Le Brigate Rosse, dopo aver esteso la loro attività inizialmente a Milano e Torino, avevano sequestrato a Genova nella primavera del 1974 il magistrato Mario Sossi; una vera colonna brigatista tuttavia non venne costituita fino al 1976 dopo l'intervento nella città di due importanti e capaci militanti dell'organizzazione, Mario Moretti e Rocco Micaletto. Fu a Genova che i brigatisti organizzarono e portarono a termine per la prima volta un attentato mortale uccidendo l'8 giugno 1976 il giudice Francesco Coco e i due uomini della sua scorta.. La nuova colonna genovese delle Brigate Rosse si caratterizzò subito per la dura efficienza clandestina, per la rigida compartimentazione e per il suo costante tentativo di sviluppare la propaganda e il proselitismo all'interno delle grandi fabbriche della città, cercando di ottenere l'adesione alla lotta armata delle frange estremistiche operaie ed entrando in aspro conflitto con la potente struttura organizzativa del PCI..

I principali dirigenti della colonna organizzarono a Genova una struttura particolarmente rigida, con una dura disciplina tra i militanti e con una buona capacità militare, che fu in grado di potenziare progressivamente la sua attività terroristica senza cedimenti e senza che le forze dell'ordine riuscissero a individuare e arrestare i componenti né fermarne l'azione. I militanti clandestini più importanti erano persone completamente sconosciute agli inquirenti, come Riccardo Dura "Roberto" personalità estremamente radicale dalla violenta carica ideologica, mentre alcuni dei componenti principali della colonna, Rocco Micaletto "Lucio" e Luca Nicolotti "Valentino", erano dirigenti particolarmente determinati trasferitisi temporaneamente da Torino..

Mentre dal punto di vista dell'efficienza militare la colonna genovese per quattro anni a partire dal 1976 dispiegò una continua e crescente attività terroristica con un impressionante numero di ferimenti e omicidi, dal punto di vista politico i brigatisti non riuscirono a scardinare la predominante influenza del PCI sulla forte base operaia delle grandi fabbriche e del porto. La esasperata conflittualità dei brigatisti contro il PCI giunse al punto di provocare attacchi dell'organizzazione contro dirigenti dell'industria di stato legati al partito e soprattutto fu una delle cause principali dell'attentato contro il sindacalista comunista Guido Rossa che, accusato di delazione all'interno dell'Italsider, venne ucciso nel gennaio 1979 in via Fracchia, nei pressi della sua abitazione in via Ischia., da un nucleo armato guidato da Riccardo Dura..

Nonostante il sostanziale rifiuto da parte della base operaia delle istanze estremistiche delle Brigate Rosse e il conseguente loro crescente isolamento, i brigatisti della colonna genovese continuarono nell'inverno 1979-1980 a moltiplicare gli attacchi sempre più cruenti che colpirono le cosiddette "strutture dell'apparato repressivo dello stato" e in particolare i carabinieri; a dicembre 1979 e gennaio 1980 quattro militari dell'Arma vennero uccisi in due sanguinosi agguati, a Sampierdarena e in via Riboli, da gruppi di fuoco dell'organizzazione...

Mentre le altre colonne brigatiste, soprattutto a Torino e Milano, erano sottoposte alla sempre più efficace pressione delle forze dell'ordine che aveva provocato la cattura di numerosi militanti e la scoperta di basi dell'organizzazione, le Brigate Rosse genovesi mantenevano la loro capacità di attacco e non davano segni di cedimento militare; nessun importante membro della colonna era stato catturato e i brigatisti disponevano di basi sicure all'interno della città. La situazione dei brigatisti, in particolare a Torino, era divenuta così critica, a causa dell'azione di contrasto delle forze di polizia, che due militanti della colonna torinese, Lorenzo Betassa "Antonio" e Piero Panciarelli "Pasquale", avevano abbandonato la città e si erano trasferiti a Genova, ritenuto centro ancora relativamente sicuro.. Fu quindi proprio a Genova che le Brigate Rosse organizzarono, nel dicembre 1979, un'importante riunione della "Direzione Strategica" con la partecipazione di militanti di tutte le colonne attive in Italia..

L'incontro si svolse in un ampio appartamento al piano terra di un edificio in via Umberto Fracchia 12 nel quartiere Oregina, di proprietà di Annamaria Ludmann "Cecilia", trentaduenne militante regolare non clandestina dell'organizzazione, che contemporaneamente alla sua attività nella lotta armata aveva mantenuto la sua vita apparentemente normale di impiegata presso una scuola svizzera, il centro culturale Galliera.. In precedenza nel suo appartamento in via Fracchia, ritenuto assolutamente sicuro, la Ludmann aveva ospitato numerosi militanti clandestini della colonna tra cui Micaletto e Nicolotti..

Alla riunione della "Direzione Strategica" in via Fracchia 12 nell'appartamento della Ludmann parteciparono tutti i clandestini più importanti dell'organizzazione: per la colonna milanese Mario Moretti e Barbara Balzerani "Sara", per il Veneto Vincenzo Guagliardo "Pippo" e Nadia Ponti "Marta", per la colonna genovese Dura, Nicolotti e Francesco Lo Bianco "Giuseppe", per la colonna romana Bruno Seghetti "Claudio", Maurizio Iannelli e Antonio Savasta "Diego". Da Torino arrivarono in via Fracchia, oltre a Lorenzo Betassa, i due dirigenti più esperti rimasti della colonna, Rocco Micaletto e Patrizio Peci "Mauro"..

Cronologia dei fatti Il contesto storico

Il 19 febbraio 1980 a Torino, in piazza Vittorio, i carabinieri del generale Carlo Alberto dalla Chiesa arrestarono prima Patrizio Peci e quindi Rocco Micaletto; anche se Peci nelle sue memorie ritiene che la cattura avvenne per un caso fortuito., in realtà i carabinieri da alcuni mesi avevano individuato e controllato i due importanti dirigenti della colonna torinese.. Dopo alcune settimane di detenzione, Patrizio Peci prese la sorprendente e inattesa decisione di collaborare con i carabinieri; il brigatista ebbe anche un colloquio con il generale Dalla Chiesa, quindi incominciò a fornire al colonnello Nicolò Bozzo, uno dei principali collaboratori del generale, informazioni dettagliate sulla struttura dell'organizzazione, le sue basi, i suoi militanti e i responsabili degli attentati di cui era a conoscenza. Egli era soprattutto informato sulle vicende delle Brigate Rosse a Torino ma, avendo partecipato alla "Direzione Strategica" del dicembre 1979 a Genova, ricordava anche sommariamente il luogo dove si era svolta quella riunione..

Peci avrebbe riferito al colonnello Bozzo che, dopo essere giunto alla stazione di Genova, era stato accompagnato su un autobus da due brigatisti fino a un appartamento al piano terreno lungo una strada in salita il cui nome, via Fracchia, egli ricordava in quanto lo collegava con un personaggio dell'attore Paolo Villaggio.. Peci ricordava inoltre che l'appartamento era gestito da una donna.. Altre fonti hanno supposto che Peci accompagnò direttamente i carabinieri in un sopralluogo dello stabile e confermò la presenza di una base delle Brigate Rosse.. Secondo il colonnello Bozzo invece le informazioni di Peci furono confermate anche da precedenti indizi raccolti sulla possibile presenza di un "covo" brigatista, in base alle testimonianze fornite dopo l'assassinio di Guido Rossa avvenuto l'anno prima nella stessa via..

Dopo l'individuazione dell'appartamento, la base brigatista venne sorvegliata per alcuni giorni dagli uomini delle forze dell'ordine; in origine l'irruzione all'interno avrebbe dovuto essere affidata agli agenti dell'UCIGOS e l'azione venne pianificata per la notte del 27 marzo, ma infine il generale dalla Chiesa intervenne e ottenne che l'operazione fosse affidata ai carabinieri che erano stati sanguinosamente colpiti dai brigatisti nei mesi precedenti. L'irruzione in via Fracchia sarebbe stata effettuata la notte del 28 marzo in connessione e contemporaneamente con un'operazione globale antiterrorismo in tutta l'Italia settentrionale condotta dai carabinieri sulla base delle importanti e precise informazioni fornite da Peci, la cui delazione, iniziata da alcuni giorni, era stata mantenuta strettamente segreta..

La sera di giovedì 27 marzo Annamaria Ludmann venne osservata rincasare intorno alle ore 19:00, e subito dopo arrivarono altri due giovani sconosciuti; Peci aveva descritto le caratteristiche generali dell'appartamento e aveva evidenziato come fosse adibito anche a deposito di armi ed esplosivi e vi fossero disponibili attrezzature per la fabbricazione di targhe contraffatte. Egli non era a conoscenza di chi fossero gli occupanti abituali della base oltre alla giovane proprietaria, ma i carabinieri ritennero che l'appartamento ospitasse parecchi militanti particolarmente pericolosi dell'organizzazione.. Il generale dalla Chiesa riferirà nel maggio 1980 che non si pensava di trovare la Ludmann all'interno dell'abitazione, mentre si ipotizzava che fossero presenti due latitanti e due "regolari"..

In effetti sembrerebbe evidente che i carabinieri ignoravano chi fossero i brigatisti presenti nella base e che l'irruzione venne effettuata in fretta senza una preliminare e accurata preparazione come era previsto dalle tecniche investigative del nucleo antiterrorismo del generale.. Secondo Michele Riccio, che fu l'ufficiale dei carabinieri che diresse l'irruzione, l'azione venne affrettata soprattutto per coordinarla con le previste operazioni contro le Brigate Rosse in Piemonte che erano in corso di svolgimento; egli inoltre avrebbe preferito attendere il primo mattino per arrestare prima la Ludmann all'uscita dall'appartamento; sarebbe stato il generale dalla Chiesa in persona a ordinare l'assalto in piena notte.

L'irruzione secondo la relazione dei carabinieri