Onzato (Onsàt in dialetto bresciano) è una frazione di Castel Mella, in provincia di Brescia, nell'hinterland meridionale della città.

Origine del nome Il toponimo “Onzato” deriva da “onés”, ontano comune, un albero autoctono, igrofilo, che veniva piantato lungo i fossi e le rogge e che in epoca preistorica era usato per impiantare palafitte nei terreni paludosi. Nell’economia campestre, il legno di ontàno era usato nei lavori di torno e scalpello, oltre a costituire un buon combustibile.Giovan-Battista Melchiori, Vocabolario Bresciano-Italiano, Brescia, Tipografia Franzoni e Socio, 1817, tomo II, p. 72.

Di conseguenza, Onzato è stato prima usato col significato di "territorio coperto da boschetti di ontàni" e dopo di "borgo degli ontàni".

Nel corso dei secoli, il "borgo degli ontàni" è stato chiamato in vari modi: Unsado (secolo XII), Onsadum de ultra Mellam (secolo XIII), Onsato oltre Mella (secolo XV), Onsado (secolo XVI), Onzato di Mella (secolo XVIII), Onzato Mella e Onzato (secolo XX)Guzzoni 1991, passim. Onzato, frazione di Castel Mella, ha come omonimo un altro Onzato, frazione di Flero, tutt'e due in provincia di Brescia. Purtroppo, nei libri di storia locale e nelle enciclopedie bresciane, i due Onzato vengono spesso confusi, generando spiacevoli equivoci (cfr. Guzzoni, 2014, pp. 47-48).

Territorio

Il territorio di Onzato è delimitato a est dal fiume Mella, a nord dalla strada statale 235 di Orzinuovi, a ovest dalla roggia Mandolossa, a sud da Castel Mella. Si estende a cavallo tra l'alta e la bassa pianura padanaL'altitudine di Onzato è compresa tra 118 e 109 metri sul livello del mare. come attesta la Carta d'Italia alla scala 1:25000 dell'Istituto Geografico Militare, Serie M 891, Foglio Travagliato 47 IV SE, edizione 1975., nella zona di affioramento dei fontaniliAutori Vari, Le sorgenti e i fontanili in Riserve naturali della Lombardia, a cura della Regione Lombardia, Milano, 1987, volume secondo, pp. 573-633., che danno origine a due rogge, la Bellina Piccola e la Bellina Grande.

Storia

Età preistorica e celtica Nel secondo millennio a.C., nel territorio di Onzato, si insediarono delle tribù preistoriche dell'età del BronzoAutori Vari, "Carta archeologica della Lombardia: la Provincia di Brescia", Modena, F. C. Panini Editore, 1991.. In seguito, nel quarto secolo a. C., si stanziarono delle tribù celtiche di Galli Cenomàni .Guzzoni 1991, p. 19.

Età romana Nel 97 a. C., Roma sconfisse i Galli Cenomàni. Brixia diventò prima colonia latina (89 a. C.) e poi colonia civica augustea (49 a. C.).

Nel primo secolo a. C., al nono miglio da Brixia, Onzato si trasformò in un fiorente vicus romanus: un villaggio con villae rusticae (cascine di proprietari terrieri) e casae (casette di artigiani e lavoratori rurali), e un tempio campestre dedicato a Giunone.

Lo documenta ad abundatiam il ritrovamento di copiosi reperti romani: lucerne fittili, chiavi, stadere di bronzo, pendenti femminili, "contorniati", cippi miliari, are votive a Giove e Minerva, are funerarie di seviri augustali e tante, tantissime monete.Guzzoni 1991, pp. 20-36. Il ritrovamento di reperti romani, documentato dagli studiosi di antichità archeologiche ed epigrafiche nel corso degli ultimi cinque secoli (dal Cinquecento al Novecento), è completamente ignorato dalla pubblicistica storica bresciana - da Giovanni Treccani degli Alfieri, Storia di Brescia, Morcelliana, allEnciclopedia Bresciana di Antonio Fappani, edita da La Voce del popolo a Il Bresciano di Attilio Mazza, edito da Bortolotti - che datano tutti l'insediamento antropico nel nostro territorio a partire dalle alluvioni barbariche, saltando a piè pari la fondamentale età romana (cfr. Guzzoni 2014, pp. 17-18). Tra il IV e il V secolo, a Brixia si diffuse il cristianesimo, che arrivò anche ad Onzato, dove sorsero due importanti luoghi di culto: in campagna, il tempio di Giunone si trasformò nel santuario della Madonnina del boschetto e nel borgo, all'interno di una villa rustica, nacque la chiesa paleocristiana degli Apostoli Pietro e PaoloGuzzoni 2014, pp. 19-23..

Basso Medioevo Nel Basso Medioevo, Onzato si organizzò in Comune Rurale, un'istituzione tipica dell'Italia centro-settentrionale. Nella Terra Bresciana, nacque nei secoli XI/XII e fiorì fino alla fine del secolo XVIII.Rosa G., "Statistica storica della provincia di Brescia", Tipografia Apollonio, Brescia, 1884, pp. 20-21. Il Comune Rurale era amministrato da un Console (assistito da un Campàro, un Massàro e un Cancelliere) e da una "Vicinìa", l'assemblea dei capifamiglia originari (ne erano esclusi i "nobiles et cives" e i forestieri), che dettava le norme comunitarieGuzzoni 1991, pp. 39-70. Gli Onzatesi hanno sempre difeso fieramente la propria autonomia. Ne è prova la guerra legale della Messa, protrattasi per ben trecento anni (dalla metà del secolo XVI alla metà del secolo XIX), per vedersi riconosciuto il diritto sacrosanto di avere celebrata nelle loro chiese la metà delle Messe parrocchiali. Onzato, pur Comune Rurale autonomo, faceva parte della parrocchia di san Siro di Castel Mella (cfr. Guzzoni 1994, pp. 31-35)..

Durante il governo di Pandolfo III Malatesta, Signore di Brescia dal 1404 al 1421, il Comune Rurale di Onzato conobbe un periodo di prosperità, sopravanzando per importanza parecchi borghi. Su una popolazione di un centinaio di anime, "in Onsado" c’erano ben otto famiglie nobili. Più che veri e propri nobili, erano dei notabili: famiglie cioè che primeggiavano per intraprendenza, agiatezza, maneggio delle armi. Paesi bresciani più popolosi – come Chiari, Palazzolo, Lonato – di famiglie nobili, ne avevano in minor numero o non ne avevano affatto.Manaresi C., “I nobili della Bresciana descritti nel Codice Malatestiano 42 di Fano” in “Commentari dell’Ateneo di Brescia per l’anno 1930”, Tipografia Orfanotrofio, Brescia, 1931, pp. 271-285, 299-300, 306, 357 et passim. Cfr. Guzzoni 1991, pp. 59-61 e Guzzoni 2014, pp. 24-26.

Dominazione Veneta Ai Visconti di Milano (1337-1426), subentrò la Serenissimi Repubblica di Venezia, il cui dominio su Brescia si prolungò ininterrottamente dal 1426 al 1797.

Nella sua plurisecolare dominazione, Venezia improntò sempre la sua politica al rispetto degli ordinamenti repubblicani di origine comunale, contrariamente ai precedenti governi signorili , autoritari ed accentratori. Di conseguenza, anche il Comune Rurale di Onzato mantenne la propria autonomia amministrativa.

Età contemporanea Il 1797 è un anno cruciale per Brescia: termina il dominio della Repubblica Veneta; dura lo spazio di pochi mesi la Repubblica Bresciana; si instaura la dominazione francese (1797-1814), seguita da quella austro-ungarica (1815-1859). Onzato venne aggregato a Castelnuovo Mella, perdendo la propria secolare autonomia amministrativa.

Col Regno di Sardegna (1859-1861) e il Regno d'Italia (proclamato il 17 marzo 1861), Onzato diventò definitivamente una frazione del Comune di Castel Mella (così denominato dall'anno 1864, per decreto regio di Vittorio Emanuele II).

Monumenti e luoghi di interesse Sin dall'epoca romana, il territorio di Onzato è sempre stato ambito come residenza di campagna da chi abitava nella vicina città, per il paesaggio ubertoso allietato da fontanili e corsi d'acqua. Qui, alcune delle maggiori nobili famiglie bresciane hanno avuto ville e poderi. Anche il monastero benedettino femminile dei Santi Cosma e Damiano, uno dei più importanti di Brescia, possedeva cascinali, fienili, broli, una fornace di laterizi, una caneva (trattoria) ed estesi terreni coltivabiliArchivio di Stato di Brescia, Fondo di Religione, Monastero dei SS. Cosma e Damiano, reg. 24, Annali del Rev.do Monistero di SS. Cosmo e Damiano, e d'altri monisterij e luoghi al medesimo uniti, dal 1127 al 1780 , pp. 250 recto/verso, 251 recto, 252 recto, 253 recto, 255 recto.. La Torre della Terra di Onzato In via Madonnina del boschetto, all’interno della cascina Taglietti, si erge la medievale Torre della Terra di Onzato, da cui le sentinelle sorvegliavano il territorio e quando avvistavano l’arrivo degli invasori, davano l’allarme alla gente nei campi affinché si mettesse al sicuro nei cascinali fortificati.

Nella cascina sono visibili i segni delle trasformazioni che ha subito nel corso dei secoli. È nata come villa rustica romana (nel I secolo a.C.), è diventata curticella longobarda (nell’Alto Medioevo), si è trasformata in cascina fortificata (nel Basso Medioevo). E infine, ha preso l’aspetto attuale della cascina lombarda (nel Novecento).Guzzoni 1991, pp. 187-189.

Villa Fenaroli All'incrocio tra Via Onzato e Via Madonnina del boschetto, all’interno di una corte rustica, si erge la bella Villa Fenaroli, un’elegante dimora signorile di campagna, con porticato e brolo recintato, costruita nel Seicento. Ne è proprietaria da quattro secoli, la nobile famiglia Fenaroli, del ramo Corneto di Franciacorta. Villa FenaroliMentre la dimora di Onzato è una villa di campagna, il palazzo avito si trova a Brescia, in Contrada Santa Croce, ai numeri civici 14-16. Sul portale in pietra, a bugnato liscio, al civico 16, c'è lo stemma Ferraroli Fenaroli. con annessi rustici e brolo è tutelata dalla legge 1089/1939, dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali.Guzzoni 2004, pag. 123.

La Macina In aperta campagna, c’è La Macina (La Màsnä, nella parlata locale), un tempo il Molino di Onzato”. Dagli estimi veneti settecenteschi, risulta che il notaio Faustino Salvi del fu Giovanni Battista, era proprietario del mulino a due ruote e della macina d’olio. Dunque, il toponimo La Macina significa che qui si macinava. Presso il mulino: le biade grosse (miglio, meliga, panìco, lupini) e le biade minute (frumento, orzo, avena, mais). Presso la macina d’olio: i semi di lino, i vinaccioli, le noci.

Oggi, La Masna è un'osteria storica, fra le più antiche della Terra Bresciana, nota per i piatti della tradizione contadina. Durante la belle époque, in data 29 giugno 1903, una brigata di amici ha fatto murare, sulla facciata dell'osteria una lapide, per ricordare ai posteri le loro scampagnate alla Masna, dove, la domenica, si ritrovavano per cacciare, pescare, e banchettare, per ritemprare l’anima e il corpo. Ma leggiamo la loro iscrizione goliardica:

Qui alla “Masna”

lieto teatro di loro domenicali

fraterni simposii

a ritempra

delle anime e dei corpi

alle lotte diuturne della vita

vollero i sottosegnati amici

porre questa memoria

a ricordo di loro cinegetiche

e piscatorie gesta

L’iscrizione è affiancata da due panoplie con gli attrezzi "cinegetici" (fucili da caccia) e "piscatori" (reti da pesca) e sottoscritta dai diciotto amici: Costa P., Zucchi C., Salce N., Sorsoli C., Chiogna A., Petruzzi G., Elia G., Fontana P., Chiesa F., Ercole C., Presenti G., Zigiotti E., Mino L., Chierini P., Rossi R., Botti G., Rolle G., Costioli G. -Tra i frequentatori de “La Masna”, merita d’essere ricordato anche lo statista bresciano Giuseppe Zanardelli, 1826-1903 (cfr. Guzzoni 1991, pp. 201-202)..

Il santuario della Madonnina del boschetto Il santuario della Madonnina del boschetto sorge in un luogo considerato sacro prima dai Celti (dal IV secolo a.C.), poi dai Romani (dal I secolo a. C.) e infine dai Cristiani (dal IV secolo).

L’attuale chiesa, di stile barocchetto lombardo, è stata costruita negli anni 1730-1737 dall’architetto comasco Antonio Corbellini di Pellio Superiore, in Valle d’Intelvi, lo stesso della chiesa parrocchiale dei santi Siro e Lucia di Castel Mella.