Con androgino si intende una persona che presenta la combinazione di elementi o caratteristiche maschili e femminili contemporaneamente. Tale ambiguità di genere, che può condizionare lo stile di vita dell'individuo, riguarda l'estetica, l'aspetto esteriore, l'espressione identitaria, il significato culturale.
La parola non è utilizzata in ambito scientifico, che usa invece il termine ermafrodito, e non fa quindi riferimento alle modalità di riproduzione o all'orientamento sessuale; androgino viene usato semmai per indicare in un individuo la coesistenza di aspetti fisici, sembianze o comportamenti propri di entrambi i sessi.
L'espressione ermafrodita, usato in alternativa a intersessuale e bisessuato, indica invece un essere umano che può presentare contemporaneamente organi sessuali femminili o maschili ben definiti, oppure una condizione intermedia fra i due generi sessuali, con uno dei due organi più maturo dell’altro.
Etimologia e definizioni Il termine androgino, dal latino androgynus, deriva ; secondo il mito che lo riguarda è un individuo che partecipa della natura di entrambi i sessi.
A volte androgino è un termine che viene impropriamente usato nel linguaggio moderno come sinonimo di intersessuale o ermafrodito. Questi ultimi due termini in biologia, in zoologia e in botanica, indicano la copresenza in un individuo di apparati e caratteri sessuali maschili e femminili che producono comportamenti differenti a seconda delle specie in cui si manifestano e la modalità riproduttiva tipica delle specie interessate. L'organizzazione riproduttiva delle lumache e delle ostriche, per esempio, si definisce ermafroditismo (fa riferimento al concetto biologico d'intersessualità fisica) e non "androginia".
Nell'antichità
La figura dell'Androgino quale formulazione arcaica della coesistenza di tutti gli attributi, compresi quindi anche quelli sessuali, nell'unità divina (ierogamia) e nell'uomo perfetto delle origini,J. Chevalier, A. Gheerbrant Dizionario dei simboli Milano 1986 secondo Mircea Eliade raffigura la coincidentia oppositorum, la perfetta unione dei contrari: in una varietà di miti cosmogonici compare l'essere unico androginico, esistente prima della separazione delle coseMircea Eliade, Mefistofele e l'androgino Roma 1971, pag. 74.. Nell'area culturale occidentale l'esempio più famoso di tal concezione è il mito che Platone fa raccontare al commediografo Aristofane nel Simposio, oppure il personaggio Ermafrodito.
Mito dell'androgino
Come detto, nella cultura europea la figura dell'androgino entra con la descrizione che ne fa il filosofo Platone nel suo Simposio: egli fa dire ad Aristofane, nel dialogo, come gli umani anticamente fossero divisi in tre sessi: maschi, femmine, e appunto androgini. Questi ultimi avevano quattro gambe, quattro mani e due teste; non figli del Sole come gli uomini, non figli della Terra come le donne, ma figli della Luna, che della natura di entrambi partecipa.
Il mito prosegue raccontando che la completezza autosufficiente rese gli umani così sicuri e potenti da immaginare di dare la scalata all'Olimpo, sicché gli Dei si preoccuparono, e Zeus non volendo distruggerli per non privare l'Olimpo dei loro sacrifici, tagliò ciascuno di loro in due metà, riducendo gli androgini a solo maschio e solo femmina.
Da allora gli androgini cominciarono ad andare alla ricerca ognuno della propria metà, i maschi cercavano la parte femminile e viceversa. I maschi che cercavano la parte maschile e le femmine che cercavano la parte femminile erano gli omosessuali.
La concezione di Platone (esposta attraverso il personaggio di Aristofane) si ritroverà nei teosofi del neoplatonismo e del neopitagorismo, ma anche in molte sette dello gnosticismo cristiano, nella gnosi ebraica che parla di un Adamo primordiale creato androgino,Rispetto alla versione platonica, l'Adamo androgino della gnosi ebraica presenta delle differenze: Adamo ed Eva erano stati creati schiena contro schiena e uniti per le spalle; poi il Signore li separò con un colpo d'ascia dividendoli in due. Altri pareri vogliono invece che Adamo fosse maschio nella parte destra e femmina in quella sinistra, ma Dio lo divise in due metà (Ernest Borneman, Dizionario dell'erotismo, Milano 1984, pag. 51) nella Qabbalah e nell'Alchimia, attraversando il Rinascimento e il Romanticismo, secondo cui durante una mitica età dell'oro vi era una perfetta unità primitiva dell'essere umano, andata poi perduta.
Quella che Elémire Zolla chiama «l'umana nostalgia dell'interezza», mai placata, è la radice e in qualche modo la costrizione all'amore («alla brama e all'inseguimento dell'interezza, ebbene, tocca il nome di amore»).
L'androgino come archetipo
In Occidente il racconto platonico, la sua persistenza e il suo riutilizzo in culture successive come l'alchimia individuano nell'androgino l'archetipo della coincidentia oppositorum, coincidenza e superamento.
La potenza dell'archetipo fa sì che esso continui a percorrere sotterraneamente tutti i sistemi mitologici che si avvicendano: le divinità cambiano nome, ma segni ed emblemi trascorrono da una all'altra, collegandole: Dioniso, che per essere uno degli dei più antichi del Pantheon greco è tra quelli più ricchi, dal punto di vista archetipico, è spesso rappresentato in forma androgina, e ha tra i suoi emblemi la pigna, frutto ermafrodita della specie forse più nota e diffusa nel Mediterraneo. androgino è anche Tiresia, il veggente cieco dell'Odissea, divenuto donna per sette anni, dice il mito, per avere assistito al congiungimento di due serpenti sacri (e sappiamo da Delfi come il serpente sia uno dei più antichi simboli delle divinità ctonie, e come, nella forma di Ouroboros - circolare come quella dell'androgino, appunto - rappresenti il globo universale, il tutto, la completezza).
L'androgino nelle religioni
I popoli dell'antichità facevano una netta differenza tra ciò che Mircea Eliade chiama l'"ermafrodito concreto" e l'"androgino rituale". Un neonato che presentasse segni di ermafroditismo era considerato dalla famiglia un segno della collera degli dei, e immediatamente eliminato, come accadeva per tutti i neonati gravemente imperfetti. La sua unica speranza di scampo, soggettivamente, era di essere accolto nell'ordine del sacro, come vivente rappresentazione della coincidenza degli opposti e figura che riuniva in sé la potenza magica e religiosa di entrambi i sessi, di cui acquisiva i poteri attraverso pratiche rituali. La principale di queste pratiche era il travestimento (il che rende evidente che non era necessario un ermafrodito concreto, per agire il rito).
Ancora oggi, in India, gli ermafroditi sono dei fuori casta, e tuttavia hanno una propria collocazione sociale precisissima: la benedizione degli eunuchi è molto richiesta, ben pagata, e considerata quasi indispensabile ed eccezionalmente efficace in ogni cerimonia: può cacciare gli spiriti malvagi, rendere fertile una donna, dare un buon augurio ai novelli sposi, assicurare alla coppia un figlio maschio. Nella metafisica induista la polarità maschile rappresentata da Śiva, e quella femminile rappresentata da Shakti hanno bisogno, per fondersi, di Ardhanarishvara, l'androgino.
In altre culture, l'androginia è connessa allo sciamanesimo e a riti iniziatici.
Le divinità della fertilità cosmica sono in massima parte androgini, oppure sono femmine un anno e maschi l'anno dopo (per esempio lo "Spirito della Foresta" degli Estoni). La maggioranza degli dei della vegetazione (Attis, Adone, Dioniso) e delle Grandi Madri (come Cibele) sono bisessuati. Tracce di androginia sono presenti nelle divinità scandinave: Odino, Loki, Tuisto, Nerthus, ecc. Il dio iranico del tempo illimitato, Zervan, è androgino e lo è pure un'antica divinità cinese del sole e dell'oscurità. L'androginia ha il significato di esprimere la coesistenza dei contrari, dei principi cosmologici in seno alla divinitàMircea Eliade, Trattato di storia delle religioni, ed. Bollati Boringhieri, 2009, cap. XII..
L'androgino moderno
L'immaginario legato all'androginia mira alla completezza e all'integrazione, non solo sul piano religioso o mistico, ma anche su quello psicologico e dell'immagine. Il risultato è talvolta ambiguo, ma il bisogno è reale, e perdura nel tempo e nelle culture. Nutriti di neoplatonismo e di studi alchemici, gli uomini dell'Umanesimo e del Rinascimento fecero gran conto della figura dell'androgino.
L'androgino riemerse poi nello spiritualismo mistico che fece da contraltare all'illuminismo a partire dal Settecento, esplodendo poi nel romanticismo, direttamente riferito alla filosofia alchemica. Basti pensare al mondo visionario di William Blake, o al romanzo Séraphîta di Honoré de Balzac; quest'ultimo incentrato proprio sulla figura d'un personaggio androgino i cui caratteri son stati direttamente ripresi dalle teorie filosofico-mistiche di Emanuel Swedenborg.
Anche nella teosofia di fine Ottocento si afferma che in antiche epoche cosmologiche, su mitici continenti perduti come quello polare, iperboreo e lemurico, gli umani fossero androgini e si riproducevano da sè, prima della separazione dei sessi che avrebbe determinato anche l'apparizione della morte, come contrappeso necessario alla nuova capacità di generare vita attraverso l'unione sessuale.
Psicologia
Altri fattori che stanno all'origine del tema dell'androgino sono per esempio la presenza in natura di esseri dal "sesso indeciso", bisessuati e, nelle varie culture, di tutta la gamma degli stati intersessuali: la loro presenza pone un problema, richiede delle spiegazioni come la richiede l'irriducibile presenza dei due sessi. In particolare nei riti di passaggio è usuale dare largo spazio alla bisessualità; travestimenti in cui un sesso assume le sembianze dell'altro, fino all'operazione detta di sub-incisione per cui il maschio viene simbolicamente dotato dei genitali di entrambi i sessi.Anche le cerimonie d'iniziazione, i riti funebri e le feste dei culti della fertilità, i riti agrari fino a giungere al Carnevale, contribuiscono tutti a invertire provvisoriamente i sessi. Possedere per sé entrambi i sessi è una fantasia ricorrente, dai sogni ai racconti del folklore, esiste nelle creazioni artistiche e negli studi alchemici.Dizionario di mitologia, a cura di Y. Bonnefoy, Parigi 1981, vol I, pag. 28.
Anima e animus è per Jung la duplicità psichica insita nell'essere umano, oscillante tra le due forze polari di una totalità la quale cerca di ricostituirsi. Carl Gustav Jung, il fondatore della psicologia analitica, presenta nelle sue opere con particolare insistenza il tema dell'androgino: il Sé-Selbst presuppone la coesistenza di animus (maschile nella donna) e anima (femminile nell'uomo). In "Psicologia del transfert" Jung passa in rassegna tutta una serie di simboli alchemici in cui l'alchimista cerca di ridurre il due a uno, attraverso innumerevoli procedure: il lapis o pietra filosofale, che ottiene il rebis (res bis, «cosa doppia»), e l'homunculus sono androgini. Da qui l'autore giunge anche all'idea di androginia di Cristo, l'anima Christi che vive nel corpus mysticum della Chiesa.
Per Georg Groddeck, come narra nel suo Il libro dell'Es, esistono persone che possiedono un Es il quale a volte non è ben cosciente se è maschio o femmina.
Per Sigmund Freud invece un certo grado di "ermafroditismo fisico si può trovare in larga parte indipendente da quello psichico" e la constatazione che "in tutte le persone è possibile rintracciare un grado assai considerevole di omosessualità latente o inconscia».Opere, vol, IX pagg. 148 e 165. Ma l'androgino, che contiene certo qualche elemento di omosessualità, è più che altro un "fantasma sessuale" o asessuato; rappresentazione ricorrente in molteplici forme nella storia umana.