Le navi greche di Gela sono tre imbarcazioni ritrovate nel golfo di Gela, colonia rodio-cretese e importante emporio commerciale sulla costa meridionale della Sicilia. Databili tra la fine del VI e l'inizio V secolo a.C., rappresentano le più antiche navi greche al mondo.
Relitto Gela I La prima nave, denominata "Gela I", fu scoperta alla fine del 1988 dai due pescatori subacquei (Gianni Occhipinti e Gino Morteo) nei fondali di contrada Bulala, a circa 800 metri dalla costa gelese. Collocata a circa 4 metri di profondità, si era ben conservata nel suo carico e nella sua struttura grazie alle caratteristiche del fondale argilloso-sabbioso che l'avevano ricoperta.
Databile tra il 500–480 a.C., si trattava di una nave mercantile di dimensioni 21×6,50 metri e di tipo “a guscio” costruita con il sistema di cuciture delle tavole: il fasciame ligneo della carena veniva infatti "cucito" con funi di tipo vegetale passanti entro fori praticati obliquamente nel bordo interno delle stesse tavole. Questa tecnica, molto antica e diffusa nell’Egeo fino al IV secolo a.C., era utilizzata sia per le navi mercantili che per quelle da guerra; testimonianze di questo metodo di costruzione erano già attestate nella nave egiziana di Cheope e citate nel secondo libro dell'Iliade.
La nave, recuperata con due campagne di scavo nel 2003 e nel 2008, è stata restaurata nel laboratorio Mary Rose Archeological Services di Portsmouth, in Gran Bretagna. Restituita alla città nel luglio del 2014, in mancanza di un apposito luogo espositivo è rimasta conservata in 44 casse fino al 2020, anno in cui è stata parzialmente rimontata ed esposta ai Musei San Domenico di Forlì in occasione della mostra "Ulisse: l'arte e il mito". La stessa esposizione è stata replicata nel 2022 nei padiglioni del Bosco Littorio di Gela, in occasione della mostra "Ulisse in Sicilia: i luoghi del mito". La ricomposizione definitiva dei legni della nave è iniziata ad aprile del 2025 e si è conclusa nel novembre dello stesso anno: dal 24 febbraio 2026 è ufficialmente visitabile insieme al suo carico all'interno del Museo dei Relitti Greci di Gela, nell'area archeologica di Bosco Littorio.
Il carico Al momento del ritrovamento il carico non esisteva nella sua totalità, forse a causa di parziali scarichi delle merci avvenuti nei vari porti toccati durante i viaggi. Tale ipotesi è avvalorata dalla presenza circa 7 tonnellate di pietre, utilizzate come zavorra al posto della merce vera e propria, forse in previsione di uno scarico totale nel porto di destinazione finale.
Tra i materiali ritrovati figurano diverse ceramiche, come un oinochoe trilobata con scena di gigantomachia e tre askòi attici del ceramografo Epitetto; c'era anche uno stilo in osso (che testimonia la presenza di almeno un mercante sulla nave) e uno zufolo (usato per impartire ordini durante il corso della navigazione). Figurano nel carico anche numerosi arredi di bordo, come piccole arule o statuette votive destinate alle funzioni religiose. Immancabili anche numerose anfore probabilmente contenenti vino, olio e altre merci, che erano state collocate in cesti rivestiti di pece.
Relitto Gela II
La seconda nave, denominata "Gela II", fu scoperta nel 1990 da un subacqueo locale (Gianni Occhipinti) in un’area distante appena 1 chilometro ad est dall'area del primo relitto. Databile al terzo venticinquennio del V secolo a.C. e di dimensioni pari a 15×5 metri, giaceva sotto uno strato di pietrame alto 150cm identificato come la zavorra trasportata a bordo, poi sparpagliatasi sul fondo dopo l’affondamento.
Recuperata nel luglio del 2024, dal 10 aprile 2026 è in fase di restauro. I lavori si concluderanno entro il 25 novembre 2028.
Relitto Gela III
La terza nave, denominata "Gela III", fu scoperta nel 2014 da un subacqueo locale (Franco Cassarino) alla foce del fiume Dirillo, in un'area distante quasi 400 metri a nord-est dal primo relitto. Databile alla prima metà del VI secolo a.C., venne scoperta casualmente durante i lavori di scavo per la posa del gasdotto libico: la Soprintendenza del Mare, guidata da Sebastiano Tusa, ne recuperò immediatamente il carico composto da vasi attici e corinzi; poche settimane dopo, sempre nella stessa zona, emersero anche 39 lingotti di oricalco, reperti unici in tutto il Mediterraneo.
Ad oggi il relitto giace ancora nei fondali, in attesa di un recupero previsto nei prossimi anni.
Note
Bibliografia
Altri progetti
Voci correlate Gela Museo dei relitti greci Area archeologica demaniale "Bosco Littorio"
Collegamenti esterni Il recupero della nave greco-arcaica del 500 a.C.. sul sito harbours.net l'articolo trattante il recupero della prima nave (6 agosto 2008) Rosalba Panvini, "La nave greca di Gela", in Archeologia Viva, 37, aprile 1993
Categoria:Gela Categoria:Reperti archeologici d'Italia Categoria:Archeologia subacquea Categoria:Imbarcazioni a vela e a remi