Soragna (Suràgna in dialetto parmigiano) è un comune italiano di abitanti della provincia di Parma in Emilia-Romagna. Soragna è un comune della bassa parmense e dista 27 km in direzione ovest dalla città di Parma. Le sue frazioni sono Carzeto, Castellina e Diolo.
Geografia fisica Territorio Il centro di Soragna sorge sulla sponda sinistra del torrente Stirone, nella bassa parmense occidentale; il territorio comunale, diffusamente coltivato a cereali e frumento, è attraversato da numerosi corsi d'acqua, tra cui il torrente Rovacchia e vari canali artificiali.
Clima Il clima di Soragna è caldo e temperato. Per quanto riguarda le temperature, la media annuale è pari a 12,8 °C, con estremi di 33,6 °C in luglio e 1,3 °C in gennaio. Per quanto riguarda la piovosità, la media annuale è pari a 810 mm, con estremi di 48 mm in luglio e 98 mm in ottobre.
Origini del nome Il toponimo della località, menzionata nell'XI secolo come Sorania, Sorannia e Soranea, deriverebbe secondo alcuni storici dal nomen latino Sorania; secondo altri studiosi avrebbe invece origine dal nomen latino Surus o Syrus, con l'aggiunta del suffisso gentilizio -ania.
Storia Origini I più antichi resti di insediamenti umani nel territorio di Soragna risalgono all'età del bronzo, quando, tra il III e il II millennio a.C., vi fu fondato un villaggio palafitticolo.
In seguito la zona fu colonizzata da popolazioni galliche, alle quali seguirono gli Etruschi e infine i Romani, che bonificarono le terre.
Medioevo In seguito alla caduta dell'Impero romano d'Occidente, il territorio fu occupato inizialmente dai Goti, ai quali seguirono i Longobardi; furono questi ultimi che, riprendendo le opere di bonifica, fondarono alcuni villaggi, tra cui l'originario borgo di Soragna, nominato per la prima volta il 2 agosto del 712 in un documento del re Liutprando.
Sorania fu successivamente menzionata nell'894 nel diploma del re d'Italia Arnolfo di Carinzia, in quanto collocata sul confine occidentale dei possedimenti del Capitolo della Cattedrale di Parma, acquisiti dal vescovo Guibodo..
Nel 962 l'imperatore del Sacro Romano Impero Ottone I di Sassonia assegnò al marchese Oberto degli Obertenghi numerose terre in varie parti d'Italia, tra cui la zona compresa tra Busseto e Soragna; in quest'ultima località risiedette in seguito suo figlio Adalberto I, che, progenitore dei Pallavicino,. nel 985 fece edificare il castello a difesa del borgo.
Nel 1077 il re d'Italia Enrico IV di Franconia investì Ugo e Folco I d'Este di numerosi feudi nel Nord Italia, tra cui parte dei territori di Soragna, Parola, Borgo San Donnino e Noceto nel Parmense,. che nel 1097 furono assegnati a Folco in seguito alla divisione tra i due fratelli.. Negli anni successivi il marchese Oberto Pallavicino, detto Pelavicino, forse attraverso qualche permuta e concordato con l'Estense, rimase l'unico feudatario di quelle terre, estendendole ulteriormente nel 1124 a Fontanellato e Fontanabroccola.. Nel 1145 Oberto cedette tutte le corti che possedeva nel Parmense al Comune di Piacenza, che lo investì di quei feudi in cambio del giuramento di vassallaggio..
Nel 1186 il maniero di Soragna fu distrutto durante un attacco congiunto da parte dei guelfi parmigiani e cremonesi contro piacentini e borghigiani. Tre anni dopo l'imperatore Federico Barbarossa assegnò Soragna e numerose altre terre al marchese Oberto Pallavicino..
Nel 1198 il feudo fu diviso in due parti, probabilmente per motivi ereditari: la porzione alla sinistra del torrente Stirone, col borgo di Soragna, fu assegnata a Guido I Lupi, capostipite della casata, mentre quella alla destra del corso d'acqua, col borgo di Castellina dominato dal Castrum Vetus de Soranea, rimase ai Pallavicino.. Il marchese Guido avviò subito i lavori di ricostruzione del Castrum Novus, attorno a cui si sviluppò il Burgus Luporum.
Nel 1266 il maniero fu conquistato dai parmigiani.. Nel 1305 i Lupi, i Rossi e gli Scorza, dopo essere stati banditi da Parma da Giberto III da Correggio, si allearono col marchese di Ferrara Azzo VIII d'Este e si rifugiarono nel castello di Soragna, che fu assediato dalle truppe di Giberto; dopo 22 giorni gli occupanti furono costretti alla resa. e si rifugiarono a San Secondo, iniziando una serie di scorrerie ai danni di varie località del Parmense, tra cui Soragna, Borgo San Donnino e Le Roncole.. Nel 1311 fu raggiunta la pace e probabilmente i Lupi ebbero la possibilità di rientrare a Soragna; otto anni dopo il marchese Manfredino Pallavicino fece inutilmente istanza per ritornare in possesso del feudo, occupato dal marchese Bonifacio Lupi.. Nel 1325 i parmigiani si schierarono dalla parte guelfa, appoggiando il papa Giovanni XXII; il marchese Manfredino non aderì e i suoi castelli di Santa Maria e Parola furono distrutti dai guelfi, che si spinsero anche a Soragna e la depredarono; per ricompensare i Lupi, il papa assegnò loro i feudi pallaviciniani di Parola, Castellina e Corte Redalda, ma l'anno seguente l'imperatore Ludovico il Bavaro confermò le investiture ai Pallavicino.
Nel 1345 i Correggesi, nonostante la promessa di cedere Parma al signore di Milano Luchino Visconti, la vendettero al marchese di Ferrara Obizzo III d'Este; Luchino reagì immediatamente scatenando una guerra, che coinvolse anche Soragna: il castello fu occupato e distrutto dai milanesi. Ugolotto e Raimondino Lupi, esuli a Casalmaggiore, si rivolsero all'imperatore Carlo IV di Lussemburgo, che nel 1347 assegnò loro il feudo di Soragna, elevato al rango di marchesato imperiale, e le terre di Castione; nel 1366 Carlo IV confermò l'investitura a Bonifacio e Raimondino Lupi, che tuttavia probabilmente attesero altri anni prima di rientrare a Soragna.. Nel 1385 il duca di Milano Gian Galeazzo Visconti concesse a Bonifacio e Antonio Lupi il diritto di riedificare il castello. Nel 1390 Bonifacio morì lasciando il suo patrimonio al nipote Ugolotto Biancardo, che a sua volta scomparve privo di figli maschi nel 1408; il marchesato fu quindi riunito nelle mani di Francesco Lupi, che sposò la cugina Caterina, figlia di Ugolotto.
Nel 1431 il borgo di Soragna subì alcune scorrerie da parte delle genti di Rolando il Magnifico,. col quale il marchese Francesco si scontrò per problemi riguardanti i confini del feudo; la questione si risolse solo nel 1450, in seguito all'intervento del duca Francesco Sforza.
Età moderna Nel 1500 Diofebo I Lupi si schierò con Ludovico il Moro contro il re di Francia Luigi XII per il possesso del ducato di Milano; per questo motivo il Marchese fu sottoposto a giudizio.. Nel 1513 Diofebo, privo di figli, designò come erede il giovanissimo pronipote Giampaolo Meli, nipote di sua sorella Caterina; l'anno seguente, dopo la sua morte, il nipote Giambattista Meli prese possesso di Soragna per conto del figlio. Il papa Leone X, nella sua veste di signore di Parma, fece conquistare il castello e il feudo per nominarne vicario il fratello Giuliano de' Medici, duca di Nemours, che ne fu investito dal nipote Francesco I di Francia nel 1515. Alla morte di Giuliano l'anno seguente, Giambattista ne approfittò per impossessarsi nuovamente del maniero, ma Filiberta di Savoia, vedova del Duca, ottenne dal Papa un immediato soccorso nel cacciare l'occupante; il Marchese ricorse al Re di Francia e nel 1518 raggiunse un accordo con la Duchessa, che gli restituì il feudo in cambio del pagamento di 15 000 écu au soleil.
Soltanto quattro anni dopo il cugino Bonifacio Aldighieri, accampando diritti sul marchesato, si impossessò del castello; dopo qualche tempo i Meli riuscirono, col favore del Re di Francia, a cacciarlo dal maniero, ma ne sorse una lunga lite giudiziaria che coinvolse l'imperatore Carlo V d'Asburgo e i papi Adriano VI prima e Clemente VII poi; l'Imperatore investì del feudo inizialmente Giampaolo Meli, che nel 1530 aggiunse al proprio il cognome del prozio dando origine alla dinastia Meli Lupi, e nel 1534 l'Aldighieri, che, pur non riuscendo a prenderne possesso, ne ottenne conferma anche dal papa Paolo III nel 1539. Nel 1542 Ferrante I Gonzaga acquistò i diritti di Bonifacio Aldighieri,. ma il nuovo duca di Parma Pier Luigi Farnese prese le difese di Giampaolo I Meli Lupi e contrastò la compravendita feudale..
Nel 1709 l'imperatore Giuseppe I d'Asburgo elevò il marchesato a principato del Sacro Romano Impero, con facoltà di battere moneta.
Età contemporanea Nel 1805 Napoleone sancì la soppressione dei diritti feudali e Soragna divenne sede di comune (o mairie).
Il 18 marzo del 1945 si verificò di fronte alla Rocca una rappresaglia, nota come eccidio di Soragna, disposta dal Comando Provinciale della XXVII Brigata Nera, che comportò la fucilazione di cinque partigiani.
Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose Chiesa di San Giacomo
Edificata originariamente nel XIII secolo in località Brè, la chiesa intitolata a san Giacomo Maggiore Apostolo divenne alla fine del XVII secolo sede di vicariato foraneo e fu pertanto abbattuta e ricostruita dall'architetto Ottavio Bettoli tra il 1755 e il 1762 in stile barocco al centro di Soragna; decorata esternamente nel 1765, fu completata negli interni nel 1769; restaurata tra il 1825 e il 1826, fu risistemata nel campanile tra il 1838 e il 1853; restaurata nuovamente nel 1928, fu ristrutturata internamente su progetto dell'architetto Camillo Uccelli tra il 1931 e il 1939, quando fu elevata a santuario dedicato alla Sacra Famiglia; al suo interno conserva numerose opere di pregio, tra cui un gruppo statuario del Cristo morto, opera di Alvise da Cà del 1708, un organo del 1814 costruito dai fratelli Serassi e l'altare maggiore in marmi policromi disegnato da Giuseppe Moroni nel 1939.
Chiesa della Beata Vergine del Carmine
Edificato nel 1640 per volere del marchese Diofebo III Meli Lupi, il convento dei carmelitani fu dotato della chiesa annessa tardo-gotica nel 1661; ampliato successivamente per ospitare un maggior numero di frati, fu soppresso nel 1769 per ordine del primo ministro ducale Guillaume du Tillot; adibito nel 1780 a sede di un orfanotrofio femminile, gestito dal 1862 dalle Figlie della Croce e dagli inizi del XX secolo dalle Piccole Figlie, fu chiuso nel 1960 e destinato a sede scolastica, prima della definitiva chiusura; danneggiato da un terremoto nel 2008, fu ristrutturato a partire dal 2011; la chiesa restaurata e riaperta al culto nel 2015, conserva varie opere di pregio, tra cui l'altare maggiore barocco, realizzato da Alvise da Cà nel 1707, i ricchissimi altari laterali in stucco, cinque tele del XVIII secolo e la maestosa cantoria, realizzata da Giambattista Galli per ospitare l'organo Dotti del 1707.
Oratorio di Sant'Antonio da Padova
Costruito per volere della Confraternita del Suffragio tra il 1696 e il 1698 su progetto dell'architetto Francesco Galli da Bibbiena, l'oratorio fu riccamente decorato in stile barocco da Giovanni Mercoli; dotato di una nuova facciata neoclassica tra il 1804 e il 1805 disegnata dall'architetto Giuseppe Rasori, fu restaurato nel 1826, nel 1875, nel 1912, nel 1967 e soprattutto tra il 1999 e il 2009; il luogo di culto ospita nella loggia del prospetto principale un gruppo statuario in terracotta raffigurante Sant'Antonio, realizzato da Giuseppe Carra nel 1806; al suo interno conserva inoltre le ricchissime sculture in stucco di Giovanni Mercoli, due dipinti di Giovanni Bolla del 1698, l'altare maggiore intagliato da Giulio Seletti nel 1726, gli arredi scolpiti nel 1734 da Giambattista Galli e l'organo Dotti del 1701.
Chiesa dell'Annunciazione di Maria Vergine