È stato europarlamentare dal 1989 al 1994 per il Partito Socialista Italiano e ministro per i rapporti con il Parlamento dal 1994 al 1995 nel primo governo Berlusconi, oltreché editorialista de il Giornale e fondatore del quotidiano Il Foglio, che ha diretto dalla fondazione nel 1996 fino al 27 gennaio 2015.
È sposato dal 1987 con la scrittrice statunitense naturalizzata italiana Anselma Dell'Olio. Attualmente risiede a Scansano.
Biografia Le origini e la formazione politica comunista Nato in una famiglia ebraica da parte di padre e antifascista, Giuliano Ferrara è figlio del senatore comunista Maurizio Ferrara direttore de l'Unità e presidente della Regione Lazio, e di Marcella De Francesco partigiana gappista e poi a lungo segretaria particolare di Palmiro Togliatti, per divenire poi caporedattrice della rivista comunista Rinascita. Attivo in politica era anche il nonno Mario Ferrara, avvocato d'ispirazione liberale che aveva difeso attivisti antifascisti dinanzi al Tribunale speciale per la sicurezza dello Stato, poi editorialista de Il Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera.
Dal 1958 al 1961 ha abitato a Mosca, dove il padre era corrispondente de l'Unità. Rientrato in Italia, verso la fine degli anni '60 consegue la maturità classica presso il liceo Lucrezio Caro di Roma avvicinandosi alla politica da contestatore sessantottino, partecipando agli scontri di Valle Giulia (1º marzo 1968). In questo periodo ha anche un'esperienza nel mondo dello spettacolo, come corista nella prima opera rock realizzata in Italia, Then an Alley di Tito Schipa Junior (su musiche di Bob Dylan).
Il coordinamento provinciale del PCI a Torino Nel 1973 è responsabile del coordinamento provinciale FIAT per la sezione del Partito Comunista Italiano di Torino,PCI e Lotta Continua, in "La Stampa", 24 febbraio 1976, e scrive sul quindicinale Nuova società. Nel 1977, sempre per il PCI torinese, è responsabile del settore scuola e culturaLa riforma si deve fare e va repressa l'anarchia, in "La Stampa", 15 giugno 1977, per poi divenire due anni dopo segretario cittadino«Abbiamo le carte in regola per tornare nella Sala rossa», in "La Stampa", 27 aprile 1980. Come tale l'8 giugno 1980 viene eletto consigliere comunale nel capoluogo piemontese diventando in dicembre il capogruppo comunistaLa città ha una brutta faccia Che cosa fare per ripulirla?, in "La Stampa", 2 dicembre 1980. Con la guerra del Libano del 1982 Ferrara viene nominato dal sindaco di Torino, Diego Novelli, delegato del sindaco per i soccorsi alla popolazione di BeirutOggi da Beirut l'ultimo componente della delegazione comunale, in "Stampa Sera", 14 settembre 1982.
Il 18 settembre 1982 in piazza San Carlo a Torino il Comune organizza l'evento musicale Mille musicisti per la pace con Luciano Berio che esegue Accordo. Per l'occasione Ferrara, a dieci minuti dall'inizio, chiede sia a Berio sia all'assessore alla cultura Giorgio Balmas che il concerto sia dedicato alle vittime del massacro di Sabra e Shatila, ma questi si rifiutano. A fine concerto Ferrara rende pubblico l'episodio e ne nasce una polemica pubblica: Balmas e Berio si difendono sostenendo che non era il caso di aprire con un «mini-comizio», mentre Ferrara dapprima il 19 sera rilancia la sua richiesta stavolta in apertura della replica e spalleggiato dal direttore del Teatro Stabile, Mario Missiroli, e infine, davanti al nuovo diniego, il 20 lascia clamorosamente il partito restando consigliereGuerra nel pci per il concerto della pace, in "La Stampa", 21 settembre 1982Ferrara: «Un gesto di ipocrisia cinica e meschina», in "La Stampa", 22 settembre 1982. Dopo la riunione del direttivo del PCI torinese del 22 settembre, Ferrara si dimette anche da consigliereFerrara si dimette da ogni carica Nel pci torinese è di nuovo bufera, in "La Stampa", 24 settembre 1982. Per il PCI la richiesta di Ferrara era legittima, ma non il comportamento da lui tenuto nella vicenda, motivo per cui le dimissioni sono accettateIl pci accoglie le dimissioni di Ferrara e deplora i suoi giudizi: «Inaccettabili», in "Stampa Sera", 27 settembre 1982. Ferrara resterà formalmente consigliere comunale torinese fino al 25 ottobre 1982Ferrara lascia il Consiglio, in "La Stampa", 26 ottobre 1982, nonostante il 4 ottobre il Consiglio comunale avesse rigettato all'unanimità le sue dimissioniRESPINTE LE DIMISSIONI MA FERRARA NON TORNERÀ, in "Stampa Sera", 5 ottobre 1982.
Il passaggio al PSI e le prime esperienze nel giornalismo Il giovane Ferrara inizia a collaborare con il settimanale L'Espresso, continuando a criticare il PCI come migliorista, essendo nota la sua vicinanza alle posizioni di Giorgio Napolitano. Per questo motivo nel 1985 viene avvicinato dal Partito Socialista Italiano tramite Claudio Martelli, intenzionato ad assorbire tutti gli ex amendoliani torinesi fuoriusciti negli ultimi anni dal PCIIL PSI APRE A TORINO AI 'DISSIDENTI' PCI, in "la Repubblica", 20 febbraio 1985. Ferrara negò le voci di un suo approdo al PSI, ma al tempo stesso ci tenne a ribadire che considerava «le scelte di fondo di Craxi e dei socialisti come le più giuste per il Paese e per la sinistra»FERRARA E IL PSI, in "la Repubblica", 22 febbraio 1985GIULIANO IL CONVERTITO SULLA VIA DI BETTINO, in "la Repubblica", 23 febbraio 1985. Il 28 febbraio era stata già programmata una conferenza stampa che avrebbe annunciato l'entrata di Ferrara nel PSI e la sua candidatura alle elezioni comunali torinesi del 1985, ma all'ultimo momento preferì evitare l'impegno elettoraleFERRARA: 'NON MI CANDIDO MA APPOGGIO IL PSI' , in "la Repubblica", 1º marzo 1985.
. Nel corso degli anni '80 inizia a lavorare per il Corriere della Sera, firmando gli articoli con lo pseudonimo Piero Dall'Ora e creando la rubrica "Bretelle rosse". Contemporaneamente entra nella redazione di Reporter, giornale d'inchiesta di area socialista diretto dai due ex leader di Lotta Continua Adriano Sofri ed Enrico Deaglio.
L'esordio in televisione e l'elezione ad europarlamentare PSI Il 10 novembre 1987 Ferrara esordisce in TV su Rai 3 con Linea roventeFERRARA ACCUSATORE VERDIGLIONE IMPUTATO, in "la Repubblica", 10 novembre 1987. Segue il 13 aprile 1988 su Rai 2 Il testimoneFerrara e il caso Moro: «Non volevano salvarlo», in "La Stampa", 13 aprile 1988, programma col quale si introduce in Italia linfotainmentGiuliano Ferrara, in Aldo Grasso (a cura di), Enciclopedia della Televisione, Milano, Garzanti, 2003 (1996), p. 247.. All'inizio del 1989 con un contratto che gli garantisce un compenso molto alto, Ferrara si trasferisce in FininvestFERRARA: 'SONO FELICE PERCHÈ BERLUSCONI MI DARÀ IL TELEGIORNALÈ , in "la Repubblica", 1º febbraio 1989 dal 13 febbraio su Canale 5 conduce Radio LondraDEBUTTA FERRARA IN RADIO LONDRA, in "la Repubblica", 14 febbraio 1989. Dal 12 aprile presenterà, sempre su Canale 5, anche Il gattoEcco il gatto con le bretelle, in "Stampa Sera", 12 aprile 1989. Alle elezioni europee del 1989 svoltesi in giugno viene eletto europarlamentare del PSI..
Ritornò in televisione a condurre nuovamente Radio Londra, il 7 gennaio 1991,Radio Londra ritorna con Ferrara, in "La Stampa", 6 gennaio 1991 e poco dopo, il 21 gennaio, su Italia 1 con L'istruttoriaFerrara: faccio il bis, in "La Stampa", 20 gennaio 1991 programma di approfondimento giornalistico su politica e attualità all'interno del quale in una delle puntate esprimerà posizioni critiche nei confronti delle inchieste della magistratura italiana sulla vicenda di tangentopoli.CRAXI, DAGLI SCHERMI TV L'ULTIMA SFIDA AL PAESE, "la Repubblica", 1º maggio 1993 Dal 10 febbraio 1992 (dopo un'anteprima il 20 gennaio) con la moglie Anselma Dell'Olio conduce su Italia 1 la trasmissione Lezioni d'amore, incentrata sul sesso e ispirata al film Comizi d'amore di Pier Paolo Pasolini. Il programma diventa fin dall'inizio un caso politicoSORDINA DC AL "SESSO IN TV", in "la Repubblica", 13 febbraio 1992 e dopo dieci giorni il programma viene cancellato da Silvio Berlusconi su pressioni della Democrazia CristianaFERRARA BOCCIATO DALLA FININVEST, in "la Repubblica", 21 febbraio 1992.
L'incarico di ministro nel primo governo Berlusconi e nascita de Il Foglio Con la discesa in campo nella politica di Silvio Berlusconi e la nascita di Forza Italia, Ferrara decide di lasciare, assieme a molti compagni di partito, un PSI ormai in disfacimento. Dopo la vittoria alle politiche del 1994 e il successivo incarico di formare un governo affidato a Silvio Berlusconi, diviene Ministro per i rapporti con il Parlamento del primo governo Berlusconi. Nel gennaio del 1996 fonda il quotidiano Il Foglio (edito dall'omonima cooperativa editoriale, della quale fa parte Veronica Lario, seconda moglie di Silvio Berlusconi), di cui è stato direttore fino al 2015. Scherzando sul fatto che la proprietà del giornale è sempre attribuita all'allora moglie di Berlusconi, Ferrara una volta si definisce sarcasticamente un berlusconiano «tendenza Veronica», per andare contro «questo malvezzo sciocco usato per degradare il Foglio». Su questo giornale esprime posizioni definite neoconservatrici.
È un sostenitore del centro-destra, e poi del secondo e terzo governo Berlusconi, anche se in maniera talvolta critica. Nello stesso giornale si batte a più riprese per la concessione della grazia ad Adriano Sofri. Nel 1996, pur senza lasciare la direzione del Foglio, viene nominato direttore del settimanale Panorama. La direzione di Panorama è segnata da forti tensioni con la redazione, che lo sfiducia subito dopo l'insediamento, e si conclude con le dimissioni di Ferrara, che decide di dedicarsi solo alla direzione de Il Foglio.
Candidato per Forza Italia e la Casa delle Libertà alle elezioni politiche suppletive (per il seggio vacante del collegio elettorale del Mugello, in Toscana) per il Senato del 9 novembre 1997, viene sconfitto dall'ex PM simbolo di Mani pulite, Antonio Di Pietro, candidato dell'Ulivo.
Il ritorno in TV e le iniziative giornalistiche e politiche Ferrara torna in televisione l'11 dicembre 1997 alle 20:50 su Rai 2 presentando una trasmissione televisiva intitolata Piazza Fontana - Storia di un complotto, in occasione del 28º anniversario della strage di piazza Fontana, un programma di divulgazione storica condotta in studio dal giornalista, inframezzata dalle immagini di un documentario-inchiesta sui fatti noti a cura di Fabrizio Calvi e Fredric Laurent con interviste con alcuni protagonisti della vicenda.pag.8 de L'Unità 2 dell'11/1271997, vd. Archivio Storico Unità .pag.7 de L'Unità 2 dell'11/12/1997, vd. Archivio Storico Unità .
Dopo gli attentati dell'11 settembre 2001 le sue posizioni politiche e ideali hanno una svolta antilaicista e socialmente conservatrice: pur essendo dichiaratamente un non cattolico, inizia a sostenere la necessità del rafforzamento dei valori giudaico-cristiani come baluardo dell'Occidente di fronte al pericolo crescente dell'estremismo islamico. Viene definito da Eugenio Scalfari un "ateo devoto".
In questo periodo, condusse su LA7 la trasmissione Otto e mezzo e successivamente Zerovero su Telecampione, di cui è anche autore, con una breve parentesi nel 2008, quando la sua candidatura alle elezioni politiche di quell'anno lo rende incompatibile con il ruolo di commentatore. Viene affiancato nella conduzione del programma prima da Gad Lerner, poi da Luca Sofri, in seguito da Barbara Palombelli, giornalista del Corriere della Sera, e quindi da Ritanna Armeni, giornalista di Liberazione. Nel 2005 è ancora affiancato da Lerner, che dopo poche puntate lascia per dedicarsi al suo programma L'infedele, sostituito nuovamente da Ritanna Armeni. Nel 2005 pubblica una raccolta di saggi dal titolo Non dubitare. Contro la religione laicista (Edizioni Solfanelli, Chieti).