È stato autore di oltre venti opere in francese sulla metafisica, la spiritualità, la religione, l'antropologia e l'arte, che sono state tradotte in italiano e in molte altre lingue. È stato anche pittore e poeta.
Insieme a René Guénon e Ananda Coomaraswamy, Schuon è riconosciuto come uno dei principali rappresentanti della philosophia perennis del XX secolo. Come loro, afferma la realtà di un Principio assoluto – Dio – da cui emana l'universo e sostiene che tutte le rivelazioni divine, nonostante le loro differenze, hanno una dimensione essenziale comune: la Verità una. Condivide anche con loro la certezza che l'essere umano è potenzialmente capace di una conoscenza sovra-razionale e, come loro, intraprende una critica sostenuta della mentalità moderna, scissa, a suo avviso, dalle sue radici tradizionali. Seguendo le orme di Platone, Plotino, Adi Shankara, Maestro Eckhart, Ibn Arabi e altri metafisici, Schuon afferma l'unità metafisica tra il Principio e la sua manifestazione.
Iniziato dallo Sheikh Ahmed al-Alawī all'ordine sufi Shādhilī, è il fondatore della Tarīqa Maryamiyya. Nei suoi insegnamenti pone l'accento sull'universalità della dottrina metafisica insieme con la necessità di praticare una religione e una sola, insistendo sull’ importanza delle virtù e della bellezza.
Schuon intrattiene stretti rapporti con un gran numero di personalità di diversa prospettiva religiosa e spirituale. Mostra un particolare interesse per gli indiani delle pianure e le loro tradizioni e mantiene stretti rapporti di amicizia con i loro rappresentanti; fu adottato da una tribù Sioux e da una tribù Crow. Dopo aver vissuto in Francia e in Svizzera, si stabilisce negli Stati Uniti all'età di 73 anni.
Biografia Basilea (1907-1920) Frithjof Schuon nasce a Basilea, nella Svizzera tedesca, il 18 giugno 1907. È il minore dei due figli di Paul Schuon, violinista di origine tedesca, e di Margarete Boehler, alsaziana francofona.. Non solo la musica, ma anche la letteratura e la religione sono presenti nella loro casa. Pur essendo cattolici, gli Schuon iscrivono i loro figli al catechismo luterano, la confessione predominante a Basilea..
Alle scuole elementari, Schuon incontra il futuro metafisico e studioso d'arte Titus Burckhardt, che diventerà suo amico per tutta la vita.. Dall'età di dieci anni, la sua ricerca della verità lo porta a leggere, non solo la Bibbia, ma anche le Upanishad, la Bhagavadgītā e il Corano, oltre a Platone, Goethe, Emerson e Schiller.. Schuon dirà in seguito che, nella sua prima giovinezza, quattro cose lo hanno sempre commosso profondamente: il sacro, il grande, il bello e l'innocenza infantile..
Mulhouse e Parigi (1920-1940) Suo padre muore nel 1920 e sua madre decide di stabilirsi con i figli a Mulhouse, la sua città natale, in un ambiente cattolico e francofono.. Schuon riceve la nazionalità francese in conseguenza del Trattato di Versailles. Un anno dopo è battezzato cattolico. Nel 1923, mentre suo fratello entra in seminario per diventare monaco trappista, Schuon lascia la scuola per mantenere la sua famiglia lavorando come disegnatore tessile..
Si immerse quindi nel mondo della Bhagavadgītā e del Vedānta. Questo richiamo dell' induismo lo nutrì per una decina d'anni, pur sapendo che non poteva diventare un indù. Nel 1924, mentre vive ancora a Mulhouse, scopre gli scritti del metafisico francese René Guénon, che confermano le sue intuizioni intellettuali e chiariscono i principi metafisici che sta iniziando a scoprire. Schuon dirà in seguito che Guénon era "il teorico profondo e potente di tutto ciò che amava".
Nel 1930, dopo 18 mesi di servizio militare a Besançon, Schuon si trasferisce a Parigi, dove riprende la sua attività di disegnatore tessile e studia l’arabo alla moschea...
Alla fine del 1932, completa il suo primo libro: Leitgedanken zur Urbesinnung ("Pensieri guida verso la meditazione primordiale")... Il suo desiderio di lasciare l'Occidente, i cui valori moderni sono così contrari alla sua natura, e il suo crescente interesse per l'Islam, lo spingono a recarsi a Marsiglia, il grande porto della partenza per l’Oriente.. Uno dopo l’altro, vi incontra due personaggi chiave, entrambi discepoli di Sheikh Aḥmad al-ʿAlawī, un maestro sufi di Mostaganem, in Algeria. Schuon vede in questi incontri un segno del destino e si imbarca per l’Algeria.. A Mostaganem, abbraccia l’Islam e trascorre quasi quattro mesi nella zauia dello sheikh. Quest’ultimo gli conferisce l’iniziazione con il nome di `Īsā Nūr al-Dīn (pron. Aissa Nureddin). Ma ben presto, su pressione delle autorità coloniali francesi, è costretto a tornare in Europa..Denis Gril, Khaled Bentounès, «Le cheikh al-`Alawî et la diffusion du soufisme en Occident», in Soufisme, l’héritage commun, Alger, Zaki Bouzid Editions, 2009 (ISBN 978-9961771150), p. 156-157.
Schuon non considera la sua adesione all’Islam come una conversione, perché non rinnega il cristianesimo; in ogni rivelazione vede l’espressione di una stessa verità in forme diverse. Ma per lui, nella prospettiva guénoniana che all'epoca è anche la sua, il cristianesimo occidentale non sembra più offrire, almeno a livello istituzionale, la possibilità di seguire una "via di conoscenza" sotto la guida di un maestro spirituale, mentre tale via rimane presente nel sufismo, l’esoterismo islamico..
Schuon racconta che una notte del luglio 1934, mentre è immerso nella lettura della Bhagavadgītā, vive un'esperienza spirituale particolare: il Nome divino Allāh si impossessa del suo essere e per tre giorni non può fare altro che invocarlo senza sosta. Poco dopo apprende che il suo sheikh è morto quella stessa notte..
Nel 1935 torna alla zauia di Mostaganem, dove Sheikh Adda ben Tounes, successore di Sheikh al-Alawī, gli conferisce la carica di muqaddam, autorizzandolo a iniziare aspiranti alla confraternita Alawī. Al ritorno in Europa, Schuon fonda una zauia a Basilea, un'altra a Losanna e una terza ad Amiens. Nei quattro anni che seguono, lavora come disegnatore tessile in Alsazia..
Una notte verso la fine del 1936, dopo un'esperienza spirituale, Schuon si sente indubitabilmente investito della funzione di maestro spirituale, di sheikh. Ciò è confermato, come scriverà in seguito, dai sogni che diversi suoi discepoli affermano di aver fatto quella stessa notteLa stessa cosa avvenne per l'investitura di Sheikh al-Alawī – maestro di Schuon – poiché Sheikh al-Būzīdī non aveva nominato un successore. + Martin Lings, Un saint soufi du XXe siècle, Point, 1990, pp. 70 e ss.. Le differenze di prospettiva tra Schuon e la confraternita Alawiyya di Mostaganem, privata del suo fondatore, lo portano ad assumere gradualmente la sua indipendenzaCome ha fatto il suo stesso sheikh, Ahmad al-Alawī, per quanto riguarda la tariqa Darqāwīyyah. Martin Lings, Un saint soufi du XXe siècle, Point, 1990, p. 95., sostenuto da Guénon..
Nel 1938, si reca in Egitto per incontrare Guénon, con cui era in corrispondenza da sette anni.. L'anno successivo si imbarca per l’India con due discepoli, facendo una lunga sosta al Cairo, dove incontra nuovamente Guénon. Poco dopo il suo arrivo a Bombay, scoppia la seconda guerra mondiale, che lo costringe a tornare in Europa. Dieci mesi dopo il suo arruolamento nell’esercito francese, è fatto prigioniero dai nazisti. Questi ultimi progettano di incorporare tutti i prigionieri di origine alsaziana nell’esercito tedesco per combattere sul fronte russo. Schuon evade, attraversa di notte il Giura per raggiungere la Svizzera, dove è detenuto per due settimane prima di ottenere un permesso di soggiorno (1941).Barbara Perry, "Introduzione" in Frithjof Schuon, Art from the Sacred to the Profane, World Wisdom, 2007, p. xiv..
Losanna (1941-1980) Si trasferì a Losanna, dove continuò a contribuire alla rivista guénoniana Études traditionnelles, una collaborazione che aveva iniziato nel 1933. Nel 1947, dopo aver letto Alce Nero parla di John G. Neihardt, Schuon, da sempre molto interessato agli indiani del Nord America, si convince che Alce Nero (Black Elk) sapeva molto di più sulla tradizione Oglala di quanto il libro contenesse. Chiese ad amici americani di rintracciare il vecchio capo. È in seguito a questa iniziativa che l'etnologo Joseph Epes Brown raccoglie da Alce Nero la descrizione dei sette riti che costituiscono il contenuto de La sacra pipa.Harry Oldmeadow, Black Elk, Lakota Visionary. The Oglala Holy Man and Sioux tradition, World Wisdom, 2018, p. 116.
Nel 1948, Schuon pubblica il suo primo libro in francese, De l'Unité transcendante des religions. Di questo libro, T. S. Eliot scrisse: "Non ho incontrato un'opera più impressionante nello studio comparato della religione orientale e occidentale".Huston Smith, "Providence Perceived: In Memory of Frithjof Schuon", Sophia – The Journal of Traditional Studies, Washington, D.C., vol. 4, no 2, 1998, p. 29. Tutte le sue opere successive – più di venti – sono state scritte in francese.
Nel 1949, Schuon sposa Catherine Feer, una donna svizzero-tedesca di formazione francese che, oltre a interessarsi profondamente di religione e metafisica, è una pittrice di talento.. Poco dopo il matrimonio, diventa cittadino svizzero. Pur continuando a scrivere, Schuon viaggia regolarmente con sua moglie. Tra il 1950 e il 1975, la coppia visita il Marocco una decina di volte, oltre a vari paesi europei, tra cui Grecia e Turchia. Nei pressi di Efeso, visitano il presunto ultimo domicilio della Vergine Maria..
Nel 1953, Schuon e sua moglie si recano a Parigi per assistere agli spettacoli organizzati da una troupe di danzatori Crow. Fanno amicizia con Thomas Yellowtail, il futuro capo della Danza del sole. Cinque anni dopo, gli Schuon si recano all'Esposizione Universale di Bruxelles, dove una sessantina di danzatori Sioux mettono in scena il Far West; si creano altre amicizie ed è così che nel 1959, poi nel 1963, su invito dei loro amici indiani, gli Schuon viaggiano negli Stati Uniti visitando diverse tribù, osservandone i molti aspetti delle loro tradizioni sacre. Durante il primo di questi due viaggi, Frithjof e Catherine Schuon sono adottati dalla famiglia del capo Sioux James Nuvola Rossa, nipote del capo Nuvola Rossa (Red Cloud), e poche settimane dopo sono ufficialmente accolti nella tribù Sioux al Festival degli amerindi di Sheridan (Wyoming)..Barbara Perry, "Introduzione" in Frithjof Schuon, Art from the Sacred to the Profane, World Wisdom, 2007, p. xv. Gli studi di Schuon sulle tradizioni e i rituali degli indiani delle Pianure, così come i suoi dipinti, testimoniano il suo profondo attaccamento a un popolo in cui, nonostante il declino, "qualcosa di primordiale e puro si è mantenuto"..
Gli anni 1970 vedono la pubblicazione di tre opere ritenute particolarmente importanti dai suoi biografi,. formate principalmente da articoli pubblicati su Études Traditionnelles:
Logica e trascendenza, che si occupa in particolare di filosofia moderna, prove di Dio, emanazionismo e creazionismo, intelletto e sentimento, qualifiche per il cammino spirituale, amore di Dio, realizzazione spirituale, maestro spirituale, bellezza, intelligenza, certezza.
Forma e sostanza nelle religioni: verità e presenza divina, religioni, gradi di realtà, ātmā e māyā, il Corano e il Profeta, la Vergine Maria, le due nature di Cristo, la donna nel buddismo, il male e la volontà divina, paradiso e inferno, testi sacri, dialettica spirituale.
L’esoterismo come principio e come via: exoterismo e esoterismo, velo universale, dimensioni ipostatiche del Principio, triplice natura dell’uomo, virtù, sentimento, sincerità, sessualità, prove, realizzazione spirituale, bellezza, arte, importanza delle forme, reliquie, apparizioni celesti, Danza del sole, interiorità spirituale nel sufismo..