Fu il più importante generale al servizio dei primi califfi della prima epoca omayyade, per i quali condusse varie operazioni di guerra contro ʿAbd Allāh ibn al-Zubayr, che alla fine sconfisse. Ibn al-Zubayr si era dichiarato califfo, opponendosi così alla dinastia omayyade e occupando La Mecca e tenendo sotto controllo la parte meridionale dell'Iraq grazie a suo fratello.
Gioventù al-Ḥajjāj nacque in una famiglia di umili condizioni, i cui componenti avevano lavorato come cavapietre e muratori.Ibn ʿAbd Rabbih, al-ʿIqd al-farīd, V, 38. Sua madre, al-Fari'a, era stata sposata inizialmente ad al-Mughira ibn Shu'ba, nominato Wālī di Kufa dal primo Califfo omayyade, Muʿāwiya I (r. 661–680).Dietrich 1991, pp. 39–40. Da ragazzo, al-Ḥajjāj fu soprannominato Kulayb ("cagnolino"), laqab con cui qualcuno lo canzonerà in futuro. Non sappiamo molto del periodo precedente alla professione da lui ricoperta di maestro (muʿallim), ma sappiamo che prese parte alla Seconda Fitna, combattendo nelle battaglie della Ḥarra, nei pressi immediati di Medina (682), e di al-Rabādha (684), senza tuttavia particolare distinzione. Il primo incarico pubblico fu quello di governatore di Tabāla,Dove, in età preislamica, esisteva un santuario pagano dedicato alla divinità oracolare di Dhū l-Khalaṣa. nella regione della Tihāma, senza illustrarsi in modo particolare.Ibidem, p. 40.
Nella shurṭa del Califfo Poco tempo dopo ʿAbd al-Malik b. Marwān (r. 685–705) salì sul trono e al-Ḥajjāj si trasferì nella capitale califfale di Damasco, entrando a far parte della shurṭa del Califfo. Lì attirò l'attenzione di ʿAbd al-Malik per la rapidità e l'efficienza con cui era riuscito a ripristinare la situazione dopo l'ammutinamento delle truppe destinate alla scorta del Califfo nella sua campagna militare contro Mus'ab ibn al-Zubayr in Iraq.Ibidem.
Come esito, il Califfo gli affidò il comando della retroguardia del suo esercito. Compì in tale veste vari atti di valore, al punto tale che il Califfo, dopo la disfatta di Muṣʿab, decise di prenderlo con sé per assoggettare il fratello Muṣʿab, l'"anticaliffo" ʿAbd Allāh b. al-Zubayr, asserragliatosi a Mecca. A fine 691 uscì da Kufa alla testa di Siriani. Acquartieratosi a Ṭāʾif, il Califfo gli ordinò di riportare all'ordine Ibn al-Zubayr, con le buone o le cattive, evitando però spargimenti di sangue nella Città Santa dell'Islam. Ibn al-Zubayr tuttavia respinse le profferte di ʿAbd al-Malik e al-Ḥajjāj, dopo aver ottenuto rinforzi e il permesso califfale, si mosse contro Mecca. Le truppe omayyadi, indifferenti alle disposizioni del Califfo, bombardarono le città con catapulte dal monte Abū Qubays, malgrado il ḥajj in atto e la presenza di numerosi pellegrini.
Nell'ottobre del 692, dopo sette mesi di assedio e la defezione di diverse migliaia di sostenitori di Ibn al-Zubayr, compresi due dei suoi figli, Ibn al-Zubayr fu ucciso, mentre resisteva impavidamente attorno alla Caaba.
Governatore del Ḥijāz, Yemen e Yamāma Come ricompensa, ʿAbd al-Malik gli assegnò il governatorato del Ḥijāz, Yemen e della al-Yamāma. In tale veste, al-Ḥajjāj guidò ilo pellegrinaggio del 73E. (693-694 CE), e provvide a restaurare la Caaba nelle sue dimensioni originali (ma sul fatto esistono varie opinioni contrarie), rifiutando i cambiamenti imposti da Ibn al-Zubayr a seguito dei danni involontariamente prodotti da un incendio provocato dai suoi stessi sostenitori) nel primo assedio omayyade nel 683. Il suo ripristino dell'ordine costituito si accompagnò però a misure di grande severità, che ne offuscarono l'immagine, malgrado in varie occasioni esse fossero mitigate dallo stesso Califfo.
Governatore d'Iraq Successivamente fu inviato dagli Omayyadi a pacificare l'Iraq, di cui fu governatore per vent'anni. Abile stratega e amministratore al contempo, riuscì a espandere il territorio dell'Islam in India e nell'Asia Centrale, ma si guadagnò una pessima fama con la crudeltà e le numerose brutalità di cui era capace.
Ai primi del 694, il Califfo ʿAbd al-Malik inviò al-Ḥajjāj a governare l'Iraq. Questo significava pieni poteri su Kufa e Baṣra, fuori controllo fin dall'età di Ziyād b. Abī Sufyān (o Ibn Abīhi), venti anni prima. Il Califfo aveva nominato dapprima suo fratello Bishr ibn Marwan governatore di Kufa, ma quando questi morì, ebbe fine ai primi del 694, anche questo "esperimento di governo familiare" (Hugh N. Kennedy) s'era dimostrato inapplicabile e al-Ḥajjāj - la cui abilità e lealtà erano fuori discussione - fu quindi nominato per quel posto cruciale.Ibidem; Kennedy 2004, p. 100. Il governatorato d'Iraq era infatti "il più importante e qualificato posto amministrativo dello Stato islamico",Dietrich 1991, p. 40. visto che non abbracciava il solo Iraq ma tutti i territori conquistati dai due miṣr del califfato (Kūfa e Baṣra), i.e. il Fārs e il Khurasan, oltre a varie altre province orientali. Il Governatore era competente anche per la super-provincia della storica Mesopotamia, fino alle frontiere con l'Asia Centrale e al subcontinente indiano: metà del complessivo territorio califfale, con oltre il 50% delle sue entrate.Blankinship 1994, pp. 57–67. Inoltre l'incarico era particolarmente sensibile politicamente, a causa della protratta storia del Kharijismo e del dissenso politico (innanzi tutto alide) in Iraq, particolarmente a Kufa. Un simile malcontento era il frutto di irrisolti problemi tribali, economici e politici. La popolazione di Kūfa era composta praticamente da tutte le tribù arabe, ma anche da quanti erano rimasti scontenti per le guerre della ridda. Sebbene ospitasse le fertili terre del Sawad, molti dei suoi terreni erano stati assegnati ai principi omayyadi, mentre alle forze conquistatrici e ai Kufani (per lo più filo alidi) erano state destinate, con varie deboli giustificazioni, terre di minor pregio. Agli abitanti di Baṣra erano stati garantiti terreni agricoli di maggior pregio, nel ricco Khorāsān o nel Sindh: ben diversi dai difficili territori assegnati ai Kufani, che si estendevano nelle aspre montagne del Jibal e della Persia centrale. L'autorità di al-Ḥajjāj fu estesa poi al Khurasan e al Sistan.Dietrich 1991, p. 40; Kennedy 2004, p. 100. In queste cariche rimase fino alla sua morte nel 714 e la sua amministrazione politica, economica e militare fu confermata anche da al-Walīd (r. 705–715), figlio e successore di ʿAbd al-Malik.
La rivolta di Ibn al-Ashʿath e sua conclusione Arrivando a Kūfa, al-Ḥajjāj trovò la città in una condizione di grande subbuglio. Le truppe di Baṣra e Kūfa, acquartierate a Ramhurmuz sotto il commando di al-Muhallab b. Abī Ṣufra, avevano lasciato i loro accampamenti dopo la morte di Bishr b. Marwān per sistemarsi in città. Per ripristinare l'ordine e la disciplina, Ḥajjāj annunciò che ogni uomo che non fosse rientrato negli accampamenti entro tre giorni sarebbe stato messo a morte e le sue proprietà confiscate. Il suo celeberrimo discorso, tenuto nella moschea locale, viene "spesso citato come esempio dell'eloquenza araba" (G. R. Hawting).Hawting 2000, p. 66.
La città era in una condizione di grande subbuglio. Le truppe di Baṣra e Kufa, ostentatamente acquartierate a Ramhurmuz sotto il commando di al-Muhallab b. Abī Ṣufra avevano lasciato i loro accampamenti dopo la morte di Bishr b. Marwān per sistemarsi in città. Per ripristinare la disciplina, Ḥajjāj annunciò che ogni uomo che non fosse rientrato negli accampamenti entro tre giorni sarebbe stato messo a morte e le sue proprietà aperte alla razzia. La promessa fu mantenuta ma, quando si stava per versare alle truppe il loro soldo, al-Ḥajjāj dovette fronteggiare un altro ammutinamento condotto da Ibn al-Jarūd perché le paghe erano state tagliate e le truppe rifiutarono di acconsentire a quella misura.Crone 1993, p. 357.
Superate anche queste nuove difficoltà, al-Ḥajjāj spedì truppe contro i kharigiti. Nel 696, al-Muhallab sconfisse gli Azāriqa (branca dei kharigiti) che si erano riuniti attorno a Qaṭarī ibn al-Fujāʾa, acclamato loro "califfo". Nella primavera del 697, fu sconfitto un altro esponente kharigita in armi, Shabīb ibn Yazīd, sul fiume Karun (detto Dujayl, "piccolo Tigri") in Khuzistan con l'aiuto di truppe siriane. Nello stesso anno, al-Ḥajjāj soppresse la ribellione del Governatore di al-Madāʾin, al-Mutarrif ibn al-Mughīra ibn Shuʿba, che s'era alleato coi kharigiti.
Queste campagne militari sradicarono quasi la ribellione kharigita, ma al pesante costo delle relazioni del Califfato con gli Iracheni, da sempre assai vicini alla causa alide: le campagne contro i kharigiti furono estremamente impopolari, e misure come quella di tagliare il soldo ai militari, secondo Hugh N. Kennedy, "[sembra] quasi avessero spinto gli Iracheni a ribellarsi, come se avessero cercato una scusa per attuare la loro opposizione".Kennedy 2004, p. 101. La deflagrazione della rivolta anti-omayyade avvenne nel 699: quando al-Ḥajjāj conferì il governatorato del Khorāsān e Sistān ad al-Muhallab. In Sistān, tuttavia, la situazione era assai più instabile, e la regione aveva sostanzialmente bisogno di essere riconquistata. Un esercito guidato dal locale governatore ʿUbayd Allāh ibn Abī Bakra aveva patito una grave sconfitta a opera del signore del regno dello Zabulistan, noto come Zunbīl, e al-Ḥajjāj ordinò quindi ad ʿAbd al-Raḥmān b. Muḥammad b. al-Ashʿath, il più importante esponente dell'aristocrazia kufana (gli ashrāf), di mettersi alla guida di un esercito che marciasse contro lo Zunbīl. L'esercito fu levato a Kufa e lo splendore del suo equipaggiamento gli meritò la definizione di "Esercito del Pavone" (Jaysh al-ṭawāwīs). Questa spedizione fu il primo passo della ribellione che seguirà, che fu quasi sul punto di distruggere la potenza di al-Ḥajjāj e degli Omayyadi in Iraq.Hawting 2000, p. 67.
ʿAbd al-Raḥmān b. Muḥammad b. al-Ashʿath guidò il suo esercito in Sistān, e, come scrive A. Dietrich: "inizialmente condusse la sua campagna con accuratezza e ligio agli ordini ricevuti; pacificò ogni territorio conquistato, assicurò i rifornimenti e fece adattare le sue truppe gradualmente alle differenti condizioni climatiche". al-Ḥajjāj, tuttavia, spedì una missiva dietro l'altra al suo generale, domandandogli che procedesse a un attacco immediato contro lo Zunbīl. Il tono di tali missive era estremamente offensivo, e minacciò di deporre ʿAbd al-Raḥmān ibn al-Ashʿath e di nominare il suo stesso fratello Isḥāq al comando della spedizione. Il tono brusco e le richieste irragionevoli di al-Ḥajjāj, e l'evidente riluttanza delle truppe a protrarre il proprio impegno lontano da casa, in quella campagna dai contorni complessi e pesanti, provocò un vasto ammutinamento, condotto dallo stesso ʿAbd al-Raḥmān.Dietrich 1991, pp. 40–41.Hawting 2000, pp. 67–68. L'esercito ribelle rientrò in Iraq, con una massa di persone che era salita a circa persone, grazie al forte malcontento contro il potere omayyade, e si trasformò così in una vera e propria insurrezione contro al-Ḥajjāj - denunciato come "nemico di Allāh" e un nuovo Faraone — e contro gli Omayyadi.
al-Ḥajjāj tentò di bloccarli a Tustar, ma i rivoltosi uscirono vittoriosi dallo scontro (primi del 701). al-Ḥajjāj abbandonò precipitosamente Baṣra nelle mani degli insorti e Ibn al-Ashʿath vi entro trionfante. Rafforzato da nuove truppe siriane, al-Ḥajjāj tentò di lucrare una vittoria minore, dopo che il grosso dell'esercito ribelle aveva lasciato Baṣra per la sua roccaforte naturale: Kufa. al-Ḥajjāj riprese così Baṣra e tallonò Ibn al-Ashʿath verso Kufa, accampandosi nei pressi della città. Il progresso di Ibn al-Ashʿath aveva preoccupato non poco la corte omayyade che cercava di raggiungere un accordo negoziato, anche se continuava a inviare rinforzi siriani ad al-Ḥajjāj. ʿAbd al-Malik offrì di deporre al-Ḥajjāj, nominare Ibn al-Ashʿath nuovo Governatore in sua vece su uno dei due miṣr iracheni, e di innalzare il soldo dei militari iracheni, così da equipararli a quelli siriani.