La Festa del Perdono di Montevarchi, che si tiene annualmente ogni prima settimana di settembre, è la versione in chiave moderna della ben più antica Festa del Sacro Latte di Maria Vergine originariamente celebrata in Montevarchi per onorare la reliquia del Sacro Latte, conservata in San Lorenzo. La festa, chiave di volta del sistema di potere della Fraternita del Sacro Latte, cambiò nome alla fine del Settecento quando la fraternita venne soppressa e smantellata e adottò quello di Festa del Perdono, rifacendosi a una più generale tradizione cattolica e uniformandosi, nel nome, a tutte le altre feste paesane delle città vicine, soprattutto San Giovanni Valdarno e Terranuova Bracciolini.

Storia

In antico la comunità di Montevarchi celebrava la sua festa il 2 gennaio nel giorno dedicato a san Macario Alessandrino, co-patrono della città. Quando poi arrivò in paese la Reliquia del Sacro Latte, tra il XIII e il XIV secolo, le feste paesane divennero due, ovvero quella tradizionale di san Macario e quella nuova del Sacro Latte che cadeva il . In ognuna delle due, e solo in queste occasioni, si esponeva la reliquia alla venerazione dei fedeli.

Questo almeno fino al 1427 quando «avendo Messer Lodovico di Nannoccio Nannocci da Montevarchi familiare di papa Urbano VI, ottenuto la Prioria di S. Lorenzo, e di quella reintegrato la Comunità del suo patronaggio, avendo speso di suo proprio Scudi 400 per benefizio della sua Patria; e non volendo esserne rifatto Nannoccio suo Padre; anzi facendone largità e dono alla Comunità; per solenne Partito nell'anno 1427 fu concesso a detta Casata de' Nannocci solito ogni anno far la festività della Concezione di Maria Vergine nella Chiesa di S. Lorenzo predetta all'Altare de' Nannocci, [detto oggi del Rosario], in tal giorno mostrare la Reliquia del Latte insieme colle altre Reliquie, chiamando tal Festa "Il Latte Dentro" e che la Festa del Latte solita farsi il dì di S. Macario, e per essere i giorni piccoli ventosi e piovosi, si trasferisse nel dì della seconda domenica dopo Pasqua di Resurrezione. Il che tutto fu vinto, e da Martino V Sommo Pontefice confermato»Appunti di Ser Carlo Bartoli risalenti alla prima metà del Cinquecento, citati e annotati da Prospero Gasparo Conti, Memorie sulla esistenza e Culto della sacra reliquia che si venera nella Insigne Collegiata di Montevarchi, Montevarchi, 1787, II ed. Montevarchi, 1896, p. 52. L'Immacolata divenne dunque la Festa del Latte Dentro mentre San Macario cominciò ad essere chiamata la Festa del Latte Fuori.

Piano piano però la Festa del Latte Dentro perse la sua importanza fino a scomparire quasi del tutto tra la fine del Cinquecento e l'inizio del Seicento mentre la Festa del Latte Fuori acquisì sempre più popolarità nella comunità di Montevarchi tanto che finì per divenire l'unica e vera festa cittadina e prese ad essere chiamata Festa del Sacro Latte. Nonostante ciò, almeno fino a tutto il Settecento, ogni 3 dicembre alle tre di notte il campanile della collegiata batteva a festa tre rintocchi doppi e per il centro cittadino si accendevano luci e scoppiavano fuochi d'artificio.

L'unica Festa del Latte rimasta continuò ad essere fissata alla seconda domenica dopo Pasqua «fino all'anno 1709 [...] quando dopo l'ultima restaurazione e ingrandimento della Chiesa Collegiata, trasferire dovendosi la Reliquia alla nuova magnifica Cappella, fissato fu dopo molte contestazioni, che l'annuale solenne Festa si celebrasse la prima domenica di settembre. Ed uno de' principali motivi si fu perché mancando assegnamenti per terminare affatto la fabbrica incominciata fino dal marzo del 1706 speravasi nella maggior quantità dello limosime, che i Devoti avrebbero contribuito; essendo che le case nel mese di settembre, per le prossime passate raccolte non mancano di Grasce da far danari. E tanto è vero che l'interesse, il quale molte volte si cuopre col mantello della Religione, egli è sovente la molla delle umane risoluzione anco delle opere di pietà»Prospero Gasparo Conti, cit., p. 52.

Il Capitano della Festa

Dal XVII secolo «fu costume [...] che si creasse ogni anno un Contestabile, il quale era sempre uno della Famiglie principali, e più comode della Terra, e sopraintender dovea, alla Festa in tutto ciò che risguardava il popolare. E nelli Statuti del Comune si vede conceduta dal Gran Duca la Creazione di detto Contestabile sotto nome di Capitano della Festa»Ibid. p. 53.

Il Capitano della Festa cominciava «a esercitare la sua carica il sabato precedente verso la sera quando esciva di casa nobilmente vestito, con quattro Trombe, e quattro Tamburi avanti, e col seguito di più altre persone civili del Paese vestite ancor esse con pompa; delle quali marciavano seco, uno in qualità di Tenente, uno di Alfiere, e due Sargenti armati di partigianaUn tipo di alabarda, e di spada all'uso militare, e col seguito di molte altre persone d'ogni grado, e d'ognì età vestite pulitamente, ed armate di spada, e terzettaUn'arma da fuoco simile alla pistola ma più piccola, tirando scoppi continuamente, e facendo salve in aggradimento della Festa».

Poi «con questa comitiva si portava il Contestabile alla Chiesa all'ora di Compieta, solita cantarsi solennemente per prendere il suo possesso, il quale era questo. Finita la Funzione di Chiesa, usciva fuori nel Cimitero, dove lo aspettavano gli Operai di Fraternita, col loro Capo, detto il Proposto di Fraternità; e questi da luogo alquanto elevato faceva un breve discorso e consegnava solennemente una Bandiera coll'Immagine della Madonna al Contestabile, il quale la riceveva con un altro breve complimento, e la consegnava al suo Alfiere allo sparo di molti colpi, che formavano una salva di allegrezza. Indi, se non era molto tardi, faceva un giro colla stessa Comitiva per la Terra, e ritornava alla propria casa. La mattina della Domenica col medesimo treno, ed anco maggiore per la quantità di quelli, che in qualità di soldati se gli aggiungevano (essendo permesso a tutti il porsi nello squadrone) se n' andava alla Chiesa ad ora comoda per udir Messa, dopo la quale, egli con tutto il seguito invitato dai Festajoli passava nel Salone ad una breve refezione. Finita la quale andava marciando per la Terra, affinché pel concorso del Popolo non nascessero tumulti fino a tanto che venisse l'ora della Processione, alla quale dopo dato egli i suoi buoni ordini, prendeva insieme col Potestà le prime due aste del baldacchino della Reliquia, e gli altri suoi Ufiziali, e Cortigiani le altre. Nel tempo, che si cantava la Messa fuori di Chiesa dopo la Processione, il Contestabile si poneva in qualche parte della Piazza, perché insorgendo tumulti fosse pronto a sedarli coi suoi soldati; e finita la Messa conduceva i Corpi delle Arti, che portavano un'offerta per ciascheduno all'Altare»Ibid., pp. 53-54.

«Ritiravasi dopo questa funzione il Contestabile co' suoi Ufiziali nella ringhiera a mano sinistra della facciata della Chiesa per assistere alla mostra delle Reliquie, e solenne benedizione con quella del Sacro Latte, stando in quella a mano destra il Coro de' Musici, che prevenivano con una strofa dell'Inno "Veni Creator Spiritus" l'annunzio del nome di ciascheduna Reliquia, seguito dopo da una breve sinfonia di Trombe, e da una salva de' soldati. Nel dopo pranzo usciva collo stesso treno, e corteggio al Vespro, e la sera sul tardi si ritirava».

«Nella mattina seguente del Lunedì, correndo la tornata della Congregazione de' Preti, usciva sull'ora della Messa cantata, assisteva al Discorso solito farsi, ed alla Processione: e nel dopo pranzo fu solito chiudere la Festa, o colla rappresentazione di qualche Fortezza espugnata, o con qualche Caccia di Animali, cui era a carico del Contestabile di provvedere avanti, e conservarli. Terminava la Festa all'ore 24 Italiane del detto giorno coll'accompagnamento a casa del Contestabile, il quale senza formalità, e privatamente andava quindi al Salone, dov'era preparata a parte una distinta cena per esso e per quelli, che erano nella Borsa del Contestabile, ed altre tavole per li soldati, che avean frequentato il corteggio. Dopo la cena poi si tirava dalla sopraddetta Borsa il nuovo Contestabile per l'anno futuro».

La grande processione È il cronachista Jacopo Sigoni ad aver tramandato una descrizione di come si svolgesse, tra il XVII e il XVIII secolo, la grande processione per la città della reliquia del Sacro Latte.

Ovviamente apriva il corteo la croce della Fraternita del Latte seguita dalle sei compagnie religiose montevarchine ossia quella degli Azzurri detta anche dei Fanciulli, di San Carlo, di Santa Maria della Neve, di Sant' Antonio Abate, del Crocifisso e del Corpus Domini. Subito dopo le compagnie del contado come quella di Santa Croce a Pietraversa, di San Tommaso a San Tommè o di San Piero a Sinciano.

La Compagnia di Sant' Antonio portava, su una barella dorata e sotto un baldacchino di drappo, un tabernacolo antico contenente vari reliquiari tra i quali ce n'era uno a forma di lanternino, tutt'oggi esistente, che si diceva fosse stato trovato sotto l'altar maggiore della chiesa di S. Lorenzo al Castellare ovvero la primitiva chiesa del castello di Montevarchi.

Quel particolare reliquiario conteneva un pannicello di lino che tuttavia, nonostante i secoli, sembrava addirittura nuovo e, come osservava Sigoni, la cosa era di per sé già una meraviglia «poiché il panno, dopo alcune centinaia d'anni, avrebbe dovuto essere tutto corrotto. Ancor più meraviglioso è il fatto che quel pezzo di stoffa è macchiato di rosso, di un colore che sembra quello del sangue appena sgorgato dalle vene, vivo, mentre sappiamo che il sangue versato su un panno in breve tempo perde il suo colore così rosso e acceso. Anche se questo panno fosse stato dipinto di rosso, dopo un così gran lasso di tempo, avrebbe dovuto essere ugualmente scolorito. È probabile che quello sia sangue dì martiri che si è così prodigiosamente conservato».

In passato si era anche tentato di aprire il lanternino per vedere che cosa contenesse ma, dopo alcuni vani tentativi, si decise di lasciarlo così com'era per non correre il rischio di romperlo e dunque il suo eventuale contenuto è fino ad oggi rimasto un mistero.

La Compagnia del Crocifisso trasportava invece, sempre su una barella dorata e sotto un baldacchino, quella che si diceva fosse la testa di una delle compagne di Sant'Orsola. I fratelli della Compagnia del Corpus Domini caricavano, sopra una portantina di noce intagliato e sotto un baldacchino di velluto rosso, un Cristo scolpito in legno alto più di tre braccia.

Dietro di loro venivano le fanciulle nubili che, in quell'anno, avevano ricevuto la dote di circa trenta scudi dall'eredità di Ser Andrea Bartoli. Indossavano un abito bianco con a tracolla una borsa pendente, simboli rispettivamente del loro nubilato e della dote, con in testa una corona di rametti d'olivo e ogni ragazza era accompagnata da una madrina generalmente più vecchia e ben vestita.

Seguivano i padri cappuccini e gli zoccolanti, che talvolta superavano le sessanta unità, e quindi i padri conventuali del Convento di San Ludovico.

Dopo i frati venivano i preti secolari della Terra di Montevarchi e quelli delle parrocchie di fuori che, accompagnati da squilli di tromba, intonavano alternativamente inni della Madonna, degli Apostoli, dei Martiri, dei Confessori e delle Vergini.

Per ultima passava la reliquia del Sacro Latte. La portantina dorata sulla quale viaggiava la pisside contenente l'ampolla del latte era ricoperta da un baldacchino di tela bianca argentata portato dal Podestà di Montevarchi, dal Capitano della Festa e dai suoi ufficiali.

Al passaggio della reliquia, coloro che assistevano alla processione applaudivano calorosamente ed i soldati la salutavano sparando con i loro archibugi. Una parte dei soldati restava ai lati del baldacchino insieme ad altri ufficiali con la bandiera, l'altra parte seguiva le restanti reliquie con pifferi e tamburi. I soldati erano in tutto circa sessanta.