La pieve di Corbetta o pieve di San Vittore di Corbetta (in latino: Plebis Coriopictensis o Plebis Sancti Victori Coriopictensi) era il nome di un'antica pieve dell'arcidiocesi di Milano e del Ducato di Milano con capoluogo Corbetta.

Il patrono era san Vittore martire cui è dedicata la chiesa prepositurale di Corbetta. La sua festa viene celebrata ancora oggi in paese l'8 maggio.

Geografia Il territorio della pieve di Corbetta era quello tipico della Pianura Padana, pianeggiante e leggermente in discesa nelle aree di confine verso il fiume Ticino. Il capoluogo costituiva il secondo e ultimo punto di posta milanese al quattordicesimo miglio sulla strada di San Pietro all'Olmo, come era chiamata nel medioevo l’attuale strada padana superiore e antica via delle Gallie.

La pieve, all'epoca di Goffredo da Bussero, confinava a nord con la pieve di Parabiago, a nord-est con quella di Nerviano, a nord-ovest con la Pieve di Dairago ed a ovest con la diocesi di Novara. A est la pieve corbettese confinava con quella di pieve di Cesano Boscone ed a sud con quella di Rosate e al Vicariato di Binasco, cui si aggiunse ecclesiasticamente la pieve di Abbiategrasso istituita da San Carlo Borromeo, atto che rifletteva i particolari privilegi di cui il relativo comune disponeva ai fini civili.

Storia Il XIII secolo: le origini La pieve di Corbetta viene citata a partire dall'XI secolo, menzionando la presenza di un primo sacerdote a capo di essa con il titolo di praepositus (prevosto).p. G. Vismara, Corbetta - Cenni illustrativi, Corbetta, 1926.

Notizie più precise sono riferite al XIII secolo quando Goffredo da Bussero, autore del Liber notitiae sanctorum Mediolani ci fornisce dati censitari schematici: la pieve di Corbetta comprendeva i comuni di Abbiategrasso, Albairate, Bareggio, Bernate Ticino, Besate, Boffalora sopra Ticino, Cisliano, Bestazzo, San Pietro Bestazzo, Corbetta, Cassina Pobbia, Lugagnano, Magenta, Marcallo, Menedrago, Mesero, Motta Visconti, Ossona, Ozzero, Bugo, Robecco, Castellazzo de' Barzi, Santo Stefano Ticino, Sedriano, Vittuone, Coronate, Fallavecchia, Ticinello, Ravello, e San Vito.La pieve comprendeva le chiese di San Giulio e San Martino, San Nicolao, oggi nota come santuario arcivescovile della Beata Vergine dei Miracoli di Corbetta, San Vittore in Corbetta, San Vincenzo (Cerello), San Dionigi, Santa Maria, Santo Stefano (Santo Stefano Ticino); Santi Angeli, San Carpoforo, San Giorgio, San Gregorio, San Pietro, San Quirico in Albairate; Santi Faustino e Giovita (Cascina Faustina - Corbetta); Santa Maria (Santa Maria in Campo); Santa Maria, San Nazaro in Bareggio; San Protaso; San Martino; Santa Maria in Bestazzo; San Giorgio in Bernate; Sant'Andrea, Santa Maria in Casterno; Santa Maria, San Martino “in Cornaliano” di Corbetta; Sant'Agata in Cusago; Santa Maria in Carpenzago; Sant'Eusebio, Santa Maria, San Martino, San Pietro in Abbiategrasso; San Donato (Cascina San Donato); Santi Cipriano e Cornelio (Mendosio); San Gregorio, San Lorenzo, San Nazaro in Marcallo con Casone; Santi Cosma e Damiano, Santa Maria, San Martino, San Maurizio, San Pietro, San Quirico, San Salvatore in Magenta; San Biagio (Cascina San Biagio); Santa Maria, Santa Margherita in Mesero; San Bartolomeo; San Cristoforo; Santi Luperto, Claudio e Vittorico, Santa Maria, San Nabore in Ossona; Santa Maria “hospitalis” in Roveda; Santa Maria in Rubone; San Vito (San Vito di Bestazzo); San Quirico, San Remigio in Sedriano; San Giovanni in Cisliano; la canonica di San Pietro (San Pietro all’Olmo); Sant'Agnese, Santa Maria, San Martino, San Nazaro, San Pietro in Vittuone; San Salvatore.

La canonica corbettese, che aveva sede nella chiesa prepositurale di San Vittore martire, comprendeva un prevosto e dodici canoniche, che potevano vantare diritti consistenti su diverse cappellanie sparse sul territorio del corbetteseM. Magistretti, Liber seminarii mediolanensis ossia “Catalogus totius cleri civitatis et dioecesis mediolanensis cum taxa a singulis solvenda pro sustentatione seminarii inibi erigendi” compilato l'anno 1564, in Archivio Storico Lombardo, XLIII, 1916, pp. 509-561..

Nel corso del Trecento cominciò a formarsi la struttura amministrativa secolare ricalcata su quella ecclesiastica, sfruttata dal Ducato di Milano per un miglior controllo del territorio.

I secoli XVII e XVIII: apogeo e fine della pieve civile

Col tempo, la struttura della pieve si consolidò, si ampliò e si semplificò, gestendo localmente l'aspetto religioso delle diverse comunità basandosi essenzialmente sulle principale parrocchie dei centri abitati circostanti la città di Corbetta: San Vittore a Corbetta, San Giorgio ad Albairate, Santi Nazaro e Celso a Bareggio, San Giorgio a Bernate Ticino, Beata Vergine Assunta a Bestazzo, Santa Maria della Neve a Boffalora sopra Ticino, Sant'Antonio abate a Cassinetta di Lugagnano, San Giovanni Battista a Cisliano, Sant'Andrea a Casterno, Santi Nazaro e Celso a Marcallo, Purificazione della Beata Maria Vergine a Mesero, San Cristoforo a Ossona, San Giovanni Battista a Robecco sul Naviglio, Santo Stefano a Santo Stefano Ticino (costituita parrocchia nel 1610), San Remigio a Sedriano, San Vito a Gaggiano, Annunciazione di Maria Vergine a Vittuone.

Malgrado questa fortificazione nelle definizioni interne all'amministrazione della chiesa locale, bisogna ricordare che molti altri centri ben più importanti di Corbetta stessa stavano sorgendo nella medesima area e come tale questi mettevano in discussione l'ormai secolare influenza religiosa della cittadina, che pure manteneva un ruolo primario nell'Ovest milanese.

L'inizio della decadenza della pieve si ebbe nel XVI secolo, con il decreto dell'arcivescovo milanese, il cardinale Carlo Borromeo risalente al 2 aprile 1578, col quale venne staccata dal territorio della pieve di Corbetta la città (e quindi la canonica) di Abbiategrasso che andò a costituire una pieve autonoma con un proprio prevosto a capo. Anche in ambito civile, seppur Abbiategrasso rimase elencato nella pieve di Corbetta,Editto portante la compartimentazione della Lombardia Austriaca, 1786. i particolari e atavici privilegi comunali del borgo gli garantivano una rappresentanza plebanea separata.

Dop il concilio di Trento andò anche diffondendosi la tradizione vicariale che operava per conto dell'arcivescovo, che sottrasse altri territori alla giurisdizione della pieve: Magenta si istituì in vicariato foraneo di Magenta nel 1743, Bernate Ticino nel 1851 e Vittuone nel 1853. Corbetta era all'epoca la seconda pieve milanese per estensione dopo quella della Valsassina.

La soppressione delle pievi La fine del Settecento portò a profonde riforme dell'antico tessuto amministrativo lombardo. Nel 1786 entrò in vigore il piano illuminista dell'Imperatore Giuseppe II che portò la pieve in Provincia di Pavia, scelta che fu tuttavia abrogata cinque anni dopo dal più conservatore Leopoldo II che successe al fratello nel 1790.

Nel 1797 le truppe francesi conquistarono la Lombardia importandovi la rivoluzione giacobina. Le strutture delle pievi non potevano essere accettate dalle illuministiche e laiche idee del nuovo governo, e le pievi vennero sostituite da brevi ed effimeri distretti.Oggi sul territorio dell’antica pieve resistono 20 comuni.

Sul piano religioso, invece, fu nel 1972 che, con il sinodo diocesano indetto dal cardinale Giovanni Colombo, arcivescovo di Milano, la pieve di Corbetta venne abolita e la città venne compresa nel decanato di Magenta e quindi nella zona pastorale IV di Rho. Allo scioglimento la pieve aveva un'area di 264,14 km² e una popolazione di abitanti.

La vecchia pieve di Corbetta ha attualmente lo status di parrocchia, conservando tuttavia ancora oggi alcuni privilegi: l'elezione di un prevosto, il titolo di canonici per i sacerdoti residenti e quindi l'utilizzo della mozzetta secondo le convenzioni locali, oppure il diritto di intrattenere particolari rapporti con la curia milanese, o ancora di nominare propri canonici e di procurare l'acqua santa o gli oli benedetti per tutte le chiese incluse nell'ex pieve, che comprende 29 parrocchie e ricade oggi sotto il decanato di Magenta.

La chiesa capopieve

La chiesa capopieve è dedicata a San Vittore.

Storia Il primo nucleo dell'edificio nacque probabilmente nel III secolo ad opera di san Mona che lo edificò sopra una precedente ara pagana.p. G. Vismara, Corbetta - Cenni illustrativi, Corbetta, 1926 e Balzarotti Andrea, Castellazzo - Volti di un borgo tra storia e natura, Amministrazione Comunale, Tipolitografia Crespi-Corbetta, 2008 La chiesa venne quindi ricostruita in epoca longobarda e ancora nel 1037 in forme romaniche e completata con l'aggiunta di una cripta dedicata a San Materno.

Nel 1535 il tetto crollò distruggendo l'altare maggiore, consentendo però il ritrovamento di alcune reliquie donate al capitolo da Arnolfo di Donnino nel XIII secoloLa notizia si deve allo storico Giorgio Giulini che nelle sue Memorie spettanti alla storia, al governo ed alla descrizione della città e della campagna di Milano ne' secoli bassi, p.III, cita quale fonte Bonaventura Castiglioni: "Volgendo un poco a destra verso il meriggio, troverai un luogo detto anticamente Curiapicta, ed ora Corbetta, borgo senza dubbio antichissimo, dove si vede un tempio di architettura longobarda. Essendo questo rovinato negli anni scorsi, si scoprirono molte sante reliquie delle quali non si aveva cognizione e con esse si trovò una picciola memoria in cui si tratta d'esse e di chi le collocò in quel sito, e del nome antico del luogo che pure prima ignoravasi". Nell'originale di Bonaventura Castiglioni si legge: "Ad dexteram paululum si deflexeris Meridiem versus Curiae Pictae occurres, Corbettam Nostrates appellant, Oppidum dubio procul vetustissimum, Longobardica symmetria constructum habens Templum. Cujus ruina, quae facta est annis superioribus, multas Sanctorum Reliquias, quae ignorabantur, et cum eis memoriolam, in qua mentior habetur, et qui eas reliquias illuc locorum portari curcuit, et nominis eius Oppidi, quod in hunc usque diem ignorabatur aperuit". Tra le tante reliquie conservate nella chiesa si ricordano quelle di Sant'Ambrogio, San Carlo Borromeo, San Vittore, San Felice, San Nabore, San Nicola, Santa Maria Egiziaca, Santa Sabina e altre.

Nel 1570 il cardinale Carlo Borromeo amministrò la cresima sul piazzale, incoraggiando nuovi lavori di restauro che si compirono tra il 1588 ed il 1592, mentre il nuovo campanile venne completato nel 1612, e nuovamente ricostruito tra il 1697 ed il 1699.Archivio della collegiata di San Vittore Martire di Corbetta, registro delle cresime - sezione anagrafica. La chiesa venne nuovamente ristrutturata nel 1725 quando furono distrutti alcuni affreschi provenienti dalla precedente chiesa. Nel 1727 si costruì l'attuale sacrestia, ornata di stucchi e dipinti ad affresco. Nel 1750 la chiesa cadde definitivamente in rovina e se ne decise l'ampliamento grazie ad un progetto dell'architetto Pietro Taglioretti che poté concretizzarsi solo nel 1792. Dopo che il governo rivoluzionario ne ebbe soppresso il capitolo, i lavori per la costruzione dell'edificio ripresero nel 1806 e terminarono nel 1809, mentre tra il 1845 ed il 1848 venne costruita la facciata ad opera dell'architetto Luigi Cerasoli.

Nell'ottobre del 1891 la canonica venne ufficialmente consacrata ad opera di Paolo Angelo Ballerini, patriarca di Alessandria d'Egitto e precedentemente arcivescovo di Milano. I lavori ripresero nel 1898 quando si alzò a 81 m il campanile, che crollò poi rovinosamente il 2 giugno 1902. Nel 1908 il campanile venne ricostruito con un'altezza di 71 metri. Nel 1921 vennero eseguiti degli affreschi ai lati del presbiterio raffiguranti la vita di san Vittore.