Il diritto cinese riguarda lo studio della scienza giuridica relativa alla storia, la tradizione e l'attuale ordinamento vigente nella Repubblica Popolare Cinese.

Storia Cina antica La Cina ha una tradizione giuridica di circa anni, in gran parte di norme scritte. Fino al XX secolo l'esperienza giuridica cinese si è formata in maniera totalmente indipendente dalle esperienze occidentali e si presentava decisamente differente.

La prima pietra miliare del diritto cinese è il Fa jing, il "Classico delle Leggi", risalente al I millennio a.C. e composto da Li Kui, seguito poi dal Qinlü ("Legge dello stato Qin"), compilato basandosi sul primo. Se il primo è stato importante storicamente e culturalmente, il secondo lo è stato politicamente in quanto è stato il primo diritto unitario cinese in sostituzione a quello variegato dei vari regni. Durante il periodo della dinastia Tang il diritto cinese era abbastanza evoluto da poter influenzare quello dei vicini regni, come Giappone, Corea e Vietnam, in particolare nella distinzione tra i "riti" (li) e le "punizioni" (xing). Era un diritto decisamente iniquo e poco sviluppato, creato quasi esclusivamente per far fronte a illeciti di natura criminale.

Il diritto tradizionale cinese è basato su due tipi di fonti, i li e i fa, i primi di origine morale gli altri di origine normativa. La prima forma, basata sugli insegnamenti di Confucio, non concepiva diritti ma solo doveri verso la società o aspetti di essa, come la famiglia; i fa si accostano molto di più all'idea di legge occidentale, ma non hanno avuto sempre un indirizzo univoco, essendosi discostati ad esempio da i li durante la dinastia Qin che ordinò la cancellazione dei libri relativi al confucianesimo, ed avendo invece trovato una forma di raccordo durante quella Han. Il sistema antico era molto chiuso e vedeva la Cina al centro del mondo, oltre che contribuì a plasmare la mentalità cinese, tuttora rimasta, che la legge sia un precetto assoluto e allo stesso tempo un modello di comportamento.

C'è da rilevare che, a contrario di quanto si possa credere, i cinesi scrivevano le proprie leggi sin dai tempi antichi, particolarità che li accosta, per periodo storico e caratteristica, ai romani. Dal VII secolo in poi infatti si sono succeduti vari codici, che loro chiamano lü, a carattere però essenzialmente penale. Nulla hanno a che vedere con i codici europei come quello francese, italiano o tedesco, dato che mai si sono occupati di organizzare lo Stato o le varie amministrazioni. Solitamente si trattava di una copia del codice precedente il quale conteneva alcuni precetti, solitamente penali, che comunque prevedevano poi una pena da infliggere, debitamente aggiornato a seconda dell'evoluzione sociale e culturale.

Si suole far cessare il diritto antico cinese con l'evento chiamato Guerra dell'Oppio (1842). Fattore determinante furono i rapporti tra Cina e i Paesi Occidentali, in particolare l'Impero britannico che siglò il Trattato di Nanchino a fronte del quale ottenne il controllo del porto di Hong Kong fino al 1999. Grazie a questo evento cominciò un'occidentalizzazione del diritto cinese. Fu nel XX secolo che iniziò uno studio approfondito dei sistemi occidentali e le varie codificazioni che susseguirono erano sostanzialmente basate sulle esperienze tedesca e giapponese. Nonostante la legislazione varata non ebbe mai una gran effettività date le turbolenze successive tra nazionalisti e comunisti.

Con l'avvento della Repubblica Popolare Cinese tutte le codificazioni preesistenti vennero però abrogate. L'eredità giuridica di quella esperienze rimase nella Repubblica di Cina, dove tutt'oggi la realtà normativa attuale è figlia di quell'elaborazione.

Repubblica Popolare Cinese La storia del diritto della Repubblica Popolare Cinese può essere diviso in tre fasi: 1949-1957: i primi anni dalla fondazione della repubblica comunista videro un notevole interesse per il diritto ma la totale presa di posizione negativa nei confronti del vecchio sistema cinese storico e, soprattutto, dei sistemi occidentali. Si mirava a costruire uno stato simile all'Unione Sovietica rinnegando completamente i sistemi basati sul diritto romano. 1958-1977: in questa fase si viene addirittura a negare il ruolo del diritto, complice anche lo strappo con l'Unione Sovietica conseguente alla destalinizzazione. Questa fase viene definita dai giuristi cinesi come il momento del nichilismo giuridico, che raggiunse l'apice nella famosa Grande Rivoluzione Culturale. 1978-1989: con la conclusione della Rivoluzione Culturale, la morte di Mao Zedong e l'insediamento definitivo di Deng Xiaoping al Partito Comunista, la Cina conosce un'apertura verso il mondo esterno e un'immediata rivalutazione del diritto. Si riconosce valore anche al diritto romano, in quanto il diritto è una scienza patrimonio dell'umanità e non di un solo stato.

Nell'ultimo periodo vengono elaborati tre concetti che rivoluzionano l'impostazione giuridica cinese: lereditarietà di altre forme di diritto, soprattutto quello romano; il significato sociale di quest'ultimo in un'ottica di mercato e la sua razionalità anche qualora uno stato socialista non lo ammettesse. Partendo da questi presupposti (e facilitati dall'introduzione successiva della proprietà individuale) i giuristi cinesi si sforzano di armonizzare il loro sistema a quello di impronta romanistica (sia di common law che di civil law) predominante in ambito di mercati internazionali.

Sistema legale cinese Suddivisione dei poteri L'organo legislativo cinese è il Congresso nazionale del popolo e precisamente il suo Comitato permanente. Le leggi emanate da questo organo non devono essere contrarie alla Costituzione, ma non vi è una corte costituzionale o un organo giurisdizionale competente che giudichi la loro legittimità costituzionale.

L'organo esecutivo cinese è il Consiglio di Stato, che ha funzioni di governo. Esso è eletto dal Congresso, che elegge altresì il primo ministro.

Al vertice dell'apparato giudiziario c'è la Corte Suprema del Popolo. Al di sotto vi sono i Tribunali ordinari suddivisi in tre livelli: di base, intermedi e superiori. Il potere giudiziario è subordinato al potere politico in quanto i singoli magistrati non hanno garanzie di indipendenza o inamovibilità in quanto nominati, controllati e destituiti dall'assemblea popolare competente. La giurisprudenza svolge un compito di mera applicazione delle norme, in quanto l'interpretazione e la creazione del diritto sono riservati all'Assemblea.

Fonti Il diritto cinese, specialmente in ambito civile, è composto da un vasto e complicato reticolo di norme. La norma primaria è la Costituzione, nella sua quarta redazione entrata in vigore nel 1982 e revisionata a più riprese fino al 2004. Dopodiché ci sono le leggi del Congresso, i regolamenti amministrativi del Consiglio e le leggi particolari degli enti territoriali.

Non esiste un codice civile effettivo in quanto la situazione socio-economica dello Stato non è mai stata stabile ma molto mutevole: si è preferito quindi creare leggi ad hoc in materia, volta per volta, di diritto di famiglia, diritto industriale e così via, in base al momento e in base alla necessità. Una sorta di codice civile embrionale è costituita dai Principi Generali del Diritto Civile, corpus legislativo composto da 156 articoli entrato in vigore nel 1987.

È interessante notare come in Cina esista anche il diritto economico, completamente assorbito da quello civile in Italia ed in altri paesi occidentali: questa ragione si spiega col fatto che lo Stato interviene direttamente sugli aspetti economici della nazione, soprattutto coi cosiddetti "piani statali direttivi". C'è da ricordare infatti che gran parte del settore industriale cinese è ancora di natura pubblica e controllata.

Anche l'ordine gerarchico delle fonti ha generato spesso perplessità e situazioni caotiche dato che non fu disciplinato fino agli anni '80. Una prima bozza di organizzazione è stata fornita dai Principi generali del Diritto Civile del 1986, che hanno decretato la Costituzione come fonte primaria. Una metodica e definitiva sistemazione della gerarchia delle fonti è stata infine apprestata dalla Legge sulla legislazione del 2000, che ha confermato il ruolo primario e fondamentale della Costituzione, alla quale sono sottoposti nell'ordine le leggi nazionali emanate dal Congresso, i regolamenti amministrativi centrali, le leggi emanate dalle Assemblee provinciali e municipali. Ruolo importante hanno le leggi emanate dalle Assemblee delle Regioni Autonome, le quali possono essere anche difformi dalle leggi nazionali ma mai in contrasto, ovviamente, con la Costituzione. La "Legge sulla legislazione" pone poi altri criteri interpretativi: la legge speciale, ad esempio, prevale su quella generale, salvo quando previsto diversamente, e analogamente una legge successiva abroga quella precedente.

Altra fonte primaria del diritto, accanto alla Costituzione, sono il Partito Comunista, l'ideale socialista, il pensiero di Mao e di Deng Xiaoping, la morale etica, eccetera. Previsione dalla forte componente ideologica e politica.

Costituzione

Principi Generali del Diritto Civile Comparati a un codice civile occidentale, questi principi appaiono come una forma embrionale di un codice completo. La Cina ha provato a redigere una fonte normativa di questo tipo sin dagli anni '40, ma le successive relazioni diplomatiche e le problematiche interne hanno da sempre arginato o quantomeno ostacolato la formazione di un corpus civile concreto. Con la fine della Grande Rivoluzione Culturale si è provveduto a ricominciare i lavori per organizzare quantomeno un regime provvisorio: tuttavia l'esecutivo e il Congresso cinesi si sono trovati, a causa dei mutamenti sociali ed economici in corso, a dover emanare leggi civili per materie che necessitavano urgentemente una regolamentazione.

Allo stato attuale quindi i Principi Generali si occupano di ciò che non era stato previsto normativamente in precedenza e sono stati poi integrati da successive norme speciali: la situazione è decisamente caotica e frammentata. Nondimeno l'importanza di questo incompleto corpus è fondamentale nell'evoluzione giuridica cinese dato che ha comunque dato un'organizzazione sistematica a vari principi di diritto civile importati dall'esperienza giuridica occidentale.

Legge sui contratti La legge sui contratti del 1999 è l'attuale testo normativo della materia contrattuale. Soppianta quello che viene definito il Tripode, ovvero tre leggi emanate in materia contrattuale precedentemente a fronte dell'apertura ai mercati della Cina. È divisa in una parte speciale di otto capitoli ed una speciale di sedici, per un totale di più di 400 articoli.

È interessante notare come figura centrale di questa legge sia lo hetong ("contratto") in chiave molto simile a quella occidentale. La prima parte della legge si sofferma su principi di tradizione meramente romanistica, come la posizione paritetica dei soggetti, il principio di equità, il principio della buona fede e quello di liceità. Seguono poi le disposizioni relative alla forma, alla capacità giuridica e agli elementi. Tra gli elementi, spiccano quello della proposta e l'accettazione, che bastano da soli a porre in essere un negozio giuridico. Vengono poi disciplinati il ritiro della proposta o dell'accettazione, le nullità e annullabilità del contratto, l'esecuzione e infine la responsabilità per inadempimento.

10) Legge sui trust... La Cina ha recepito negli ultimi anni un'importante figura del diritto anglosassone (presente anche in Italia), ovvero quella del trust. Dopo alcune bozze legislative, la normativa è entrata in vigore il 1º ottobre 2001. La legge, suddivisa in 74 articoli e 7 capitoli, compie numerose deleghe al Consiglio di Stato, ossia al Governo, per le misure da attuare relative all'organizzazione e gestione delle società fiduciarie.