Novecento è un monologo teatrale scritto da Alessandro Baricco, pubblicato da Feltrinelli nel 1994. Baricco lo compose per farlo interpretare a Eugenio Allegri con la regia di Gabriele Vacis, i quali nel luglio dello stesso anno ne fecero uno spettacolo, che debuttò al festival di Asti. Secondo l'autore il testo può essere definito come una via di mezzo tra «una vera messa in scena e un racconto da leggere ad alta voce».

Nel 2022 Baricco ha lanciato un NFT ricavato dall'opera, chiamato Novecento. The Source Code e consistente in un file audio.

Trama Il monologo è interpretato in prima persona da Tim Tooney, un trombettista che ha suonato per sei anni sul piroscafo transatlantico Virginian, e narra la singolare storia di Danny Boodmann T.D. Lemon Novecento, noto semplicemente come Novecento.

Quando ancora era un neonato, il protagonista viene abbandonato in una scatola sul pianoforte nel salone di prima classe del Virginian, e il 1º gennaio 1900 viene trovato per caso da Danny Boodmann, un fuochista nero che gli fa da padre e che lo battezza con il suo nome, con la scritta presente sulla scatola di limoni (pensando che T.D. significhi "Thanks Danny", cioè "Grazie Danny", come ad indicare che fosse proprio lui a doverlo allevare) e il nome del nuovo secolo appena iniziato: il bambino viene quindi chiamato Danny Boodmann T.D. Lemon Novecento, anche se tutto l'equipaggio userà solo l'ultimo dei suoi nomi. Otto anni dopo, Danny muore in seguito a un incidente sul lavoro; nei giorni successivi il ragazzino scompare misteriosamente nella nave per timore di un'ispezione della polizia, venuta a prelevarlo in quanto orfano. Ricompare in mare aperto, mentre è intento a suonare con maestria il pianoforte, cosa che nessuno gli aveva mai insegnato.

Durante il primo dopoguerra, all'età di 27 anni, Novecento incontra Tim, assunto nel frattempo nell'orchestra del Virginian. È l'inizio di una sincera e duratura amicizia, la quale non finirà nemmeno con l'abbandono della nave da parte del narratore. Danny Boodmann T.D. Lemon Novecento viene descritto da Tim come un uomo con grandi capacità di osservazione e rapido apprendimento, che vive attraverso i desideri e le passioni altrui, si realizza con la musica, vive sospeso tra il suo pianoforte e il mare e, pur non essendo mai sceso dal transatlantico, quando suona riesce incredibilmente a vivere ogni viaggio, ogni luogo ed ogni sensazione che sente raccontare dai passeggeri del piroscafo, mostrando di conoscere molti luoghi senza averli mai effettivamente visitati.

Qualche anno dopo, Novecento viene sfidato in un duello musicale dal famoso pianista Jelly Roll Morton che si vanta di essere l'"inventore del jazz", il quale, conosciuto per i suoi modi di fare spocchiosi ed esibizionisti, non riesce ad accettare che qualcuno possa saper suonare meglio di lui; il protagonista riesce a battere Morton eseguendo un pezzo energico e fulmineo e, a opera compiuta, umilia l'avversario quando accende una sigaretta mettendola a contatto con le corde del piano che ha appena finito di suonare. Il furibondo Morton passa i giorni di viaggio rimanenti chiuso nella sua cabina. Poco tempo dopo, in un momento che Tim definisce "la caduta di un quadro" (cioè un evento improvviso e casuale), Novecento gli rivela di voler scendere per la prima volta nella sua vita dalla nave. La motivazione che spinge Novecento a compiere il grande passo è decisamente assurda, in quanto vuole semplicemente osservare il mare da terra. Tale idea gli è stata messa in testa da un emigrante che gli ha raccontato di aver visto il mare per la prima volta nel fiore della sua vita e che in quella occasione ne aveva sentito la voce; Novecento vorrebbe quindi andare sulla terraferma, vivere per anni lontano dal mare e poi ritornarvi per sentirne la voce. Al momento di scendere, però, Novecento cambia idea e ritorna sulla nave.

Nel 1933 Tim lascia l'orchestra del Virginian, quindi le strade dei due protagonisti si dividono, ma il pianista non lascia mai la nave. Alla fine della seconda guerra mondiale, Tim viene a sapere che il Virginian (ormai ridotto ad un relitto) verrà demolito con un'esplosione e chiede agli operai di attendere in quanto sicuramente il pianista si trova ancora a bordo, nascosto da qualche parte. Dopo alcune ricerche incontra Novecento, il quale però non vuole proprio convincersi a lasciare la nave, e spiega anche come mai non lo fece quella volta che il "quadro cadde": aveva paura della vastità infinita della città e del mondo, lontanissimi dalla finitezza dei tasti del pianoforte o dai limitati corridoi della nave.

Dalla musica, e nello specifico dal pianoforte, Novecento non troverà mai la forza di svezzarsi; non riuscirà mai a superare la sua paura di amare o di crearsi delle radici e quell'inquietudine di non poter vedere neanche lontanamente una fine nel mondo al di fuori del piroscafo. Dedica quindi tutta la sua esistenza a suonare sulla nave, allo scopo di allietare i cuori di chiunque salga a bordo. Piuttosto che raggiungere un compromesso con la vita, preferisce incantare i propri sogni e le proprie speranze e lasciarsi esplodere insieme al bastimento che per tutta la vita ha conosciuto i suoi timori e custodito i suoi desideri.

Trasposizioni Nel 1998 ne è stato tratto un film, La leggenda del pianista sull'oceano, diretto da Giuseppe Tornatore, nel quale i protagonisti Novecento e Tooney (che nel film non si chiama Tim ma Max) sono interpretati rispettivamente da Tim Roth e Pruitt Taylor Vince. Nello stesso anno Edoardo Bennato pubblica un brano ispirato a Novecento, Sempre in viaggio sul mare, contenuto nell'album Sbandato.

Nel 2008 il libro è stato trasposto in fumetto sul numero 2737 del settimanale Topolino. La storia, dal titolo La vera storia di Novecento, è stata riadattata da Tito Faraci (sceneggiatura) e Giorgio Cavazzano (disegni). Le tavole di questo fumetto sono state esposte alla Fiera del libro di Torino dello stesso anno.

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